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La voce del filtro

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Tutorial

Direttamente da Il manuale del piccolo smanettone, Vol. I (“La sintesi sottrattiva”), Tomo II (“I filtri”), capitolo V (“Mirabilia”):

Dicesi auto-oscillazione del filtro passabasso la curiosa situazione che si viene a creare nel momento in cui si regolano taglio e risonanza del filtro medesimo su valori rispettivamente minimi e massimi; più ancora che il segnale filtrato, ciò che verrà percepito sarà una sinusoide di frequenza equivalente a quella di taglio. 

Di Jacopo Mordenti

vecchio tomo

 

Ovvero: una volta portato in auto-oscillazione un LPF, l’altezza del timbro risultante si troverà di fatto ad essere demandata al cutoff. Ne consegue che modulando il cutoff si modulerà l’altezza, vi pare?

LFO a briglia sciolta: una modulazione strategica

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Gear, Tutorial

Avete mai a che fare con una linea di basso sintetico? Io sì, e ogni volta rischiano di essere dolori: il timbro programmato con tanta cura magari è bello, incisivo… ma piatto.

di Jacopo Mordenti

bassman

Alla prova del nove (tradotto: ascoltando e riascoltando il pezzo nel suo complesso) i nodi vengono al pettine: tanto più se pilotato da un arpeggiatore o da una sequenza prestabilita, nell’arco di poche battute il basso mi finisce per risultare noioso, stancamente ripetitivo, musicalmente inefficace.

L’imbuto e la cornucopia (seconda parte)

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Recording, Tutorial

Passiamo dall’universale al particulare: per scompaginare le carte del routing del segnale ci appoggiamo alla combinazione fra 1616m di E-MU e Cubase LE di Steinberg. La prima, ancorché fuori produzione, è una scheda audio che si fa forte non solo e non tanto di un nutrito parco di input e output, quanto soprattutto di un programma di controllo piuttosto flessibile: Patchmix DSP, un vero e proprio mixer virtuale modulare.

Di Jacopo Mordenti

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Il secondo, ancorché privo di molte features dei fratelli maggiori, risulta essere a tutt’oggi una DAW completa e capace di lavorare agevolmente su più bus di uscita (fino a 4, per l’esattezza).

L’imbuto e la cornucopia (prima parte)

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Recording, Software

Complice probabilmente la proverbiale leggerezza dei menù delle feste, mi capita in questi giorni di fare un sogno ricorrente: mi trovo nel mio home studio e vorrei tanto registrare qualcosa, ma quando mi avvicino alla mia DAW tutto quello che trovo è… un imbuto.

Di Jacopo Mordenti

mbuto

Sissignori: un imbuto, dove tutto confluisce e nulla fuoriesce. Una gabbia dorata straripante di tracce, di virtual instruments, di effetti: possibile che non ci sia modo di scardinarla? Possibile che non ci sia modo di trasformare l’imbuto in una cornucopia?

Lo chef consiglia: Matrix 1000 & Pod X3 Pro

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Recording, Software

Prendete un Oberheim Matrix 1000, lavatelo e fatene quattro parti: un basso, degli ottoni, un syncomp, un lead. Fate  saltare il tutto in un Ableton Live Launchpad Edition in cui avrete avuto l’accortezza di far appassire un riverbero semplice semplice. A metà cottura aggiungete i modelli fisici di un Line6 Pod X3 Pro e fate ritirare.

Le ricette di Jacopo Mordenti

Una spolverata di brickwall limiter e potete impiattare.

Oberheim Matrix 1000… ma non si potrebbe sentire qualcosa?

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Gear, Tutorial

Dove eravamo rimasti? Ah, si: un rapido assaggio del pargolo. E dunque eccoci qua, alle prese con quattro preset del Matrix 1000 appena tweakati per mezzo del programmer Access; preset nello specifico coadiuvati da una traccia ritmica e arrangiati in Live. Niente effetti, se non un po’ di riverbero. Niente compressione, se non un pizzico di limiting cautelativo. Volevate il Matrix 1000? E adesso pedalate

di Jacopo Mordenti

Correva l’anno: Oberheim MATRIX 1000

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Gear

Correva l’anno 1987, e una travagliata Oberheim lanciava sul mercato un sintetizzatore analogico polifonico a sei voci stipato in una misera unità rack: il Matrix 1000. Ultimo capitolo di una saga avviatasi qualche anno prima con Matrix 12, Xpander, Matrix 6 e Matrix 6r, il nuovo arrivato puntava tutto sul concetto di “accendi, seleziona & suona”… non fosse altro perché, da pannello, non era – e non è – in alcun modo editabile.

Di Jacopo Mordenti

Possibile?

Negli oscuri meandri del campionatore

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Pare proprio che ci siamo: nel nostro computer ci sono non uno ma trentatre piccoli file .wav che fremono dalla voglia di essere letti dal nostro campionatore. Pronti, partenza, via? Macché: l’operazione di traghettamento – triste ma vero – potrebbe non essere troppo agevole, e questo sulla base della macchina di cui si dispone. Quali filesystem digerisce?

di Jacopo Mordenti

Quali formati supporta? Entusiasti avvisati: ci vuole un attimo per ritrovarsi impantanati nella palude delle conversioni, dell’interfacciamento SCSI, del sample dump.

C’era una volta il campionatore – Il necessaire del campionarolo

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Gear, Software, Tutorial

Fissiamo un obiettivo: dare in pasto al nostro campionatore delle forme d’onda semplici semplici, ovvero niente più delle canoniche dente di sega, quadra, triangolare pronte all’uso. Per fare ciò, come prima cosa acquisiremo dei campioni molto brevi in numero di due per ottava (DO e FA#), da C1 a C6; in secondo luogo tratteremo tali campioni per renderli quanto più funzionali possibile allo scopo; infine li assembleremo in tre multisamples direttamente all’interno del nostro campionatore.

di Jacopo Mordenti

La condicio sine qua non affinché la giostra si metta in moto è un oscillatore che ci fornisca il materiale di partenza: se è vero che di oscillatori (hardware o software) è pieno il mondo, è vero anche che non vogliamo fare la fine dell’asino di Buridano, perciò ci rivolgiamo baldanzosi a un prodotto software gratuito come Charlatan. Trattandosi di un VSTi, Charlatan richiede un programma che possa ospitarlo e – giustappunto – campionarlo: orientiamoci su VSTHost, che – bontà sua –  è a sua volta gratuito, non richiede istallazione e può fungere di fatto da recorder audio.

Apriamo Charlatan all’interno di VSTHost e programmiamolo in modo da far lavorare solo e soltanto OSC 2: nessun’altra generazione, nessun filtro, nessuna modulazione. Limitiamoci a scegliere la forma d’onda da cui partire (ad esempio la quadra) e a regolare il volume MASTER in modo che l’ampiezza del segnale prodotto da Charlatan non raggiunga lo 0.0 dB. A questo punto non dobbiamo fare altro che attivare il recorder audio di VSTHost (configurato magari per ottenere file mono) e suonare in punta di mouse, uno dietro l’altro, i DO e i FA# da C1 a C6: un’operazione che volendo si può automatizzare facendo riprodurre a VSTHost un apposito file MIDI precedentemente creato (ad esempio con VSTSeq).

Apriamo il file audio appena creato con un editor, ad esempio Wavosaur (magari in versione portable): il colpo d’occhio ci restituisce le undici note campionate, che dobbiamo separare fra loro in altrettanti file. Menù Tools > Slicing/Region > Auto slice region: non resta che selezionare una alla volta le varie aree (con un doppio clic al loro interno) e copiare & incollare in un nuovo file (che chiameremo, ad esempio, SQUARE C1, SQUARE F#1, SQUARE C2, ecc. ecc.).

Bene: undici file, undici campioni… ventidue punti di loop da trovare. Semplifichiamoci la vita e appoggiamoci a Endless Wav, avendo cura di intervenire su ogni campione con:

  • DC Filter e DC Offset, all’interno della voce Tools.
  • Normalizzazione, all’interno della voce Tools.
  • Ricerca automatica dei punti di loop, attraverso la funzione Adjust S+E (con algoritmo extra large) in Helper Search…. Da notare come tale ricerca non prescinda da un iniziale posizionamento manuale dei punti di Start e End all’interno del campione. Non solo: se l’algoritmo extra large non portasse a buoni risultati, nulla vieta di riposizionare Start e End e affidarsi a un altro algoritmo (dynamic piuttosto che short, ad esempio).
  • Specificazione della Root-Key (C1 corrisponde a 36, F#1 a 42, C2 a 48, e così via).
  • Specificazione della funzione Truncate at end.

Salvati di volta in volta gli undici file (prego notare la dimensione irrisoria che possono vantare a fine trattamento!), non ci resta che ripetere le operazioni fin qui descritte per le altre forme d’onda di Charlatan: dente di sega e triangolare. Una volta che avremo allestito il nostro bel gruzzoletto di campioni, sarà il momento di predisporre il loro traghettamento all’interno del nostro campionatore.

Quando il gioco si fa duro…

C’era una volta il campionatore – prima parte

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Gear, Software, Tutorial

C’era una volta… 

– Una super workstation da mille millanta euro! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un campionatore.
Non era una macchina di lusso – non più, certo – ma un semplice riempitivo per rack troppo sguarniti, di quelli che rimangono a prendere polvere nei negozi o che giacciono spenti negli studi.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo catafalco capitò nell’antro di un tastierista irrecuperabilmente testardo…

 

Con buona pace di Carlo Collodi, qui e ora un’improbabile fiaba sul campionatore potrebbe davvero avere un incipit simile. Perché diciamo le cose come stanno: protagonista di primissimo piano della produzione musicale fra Ottanta e Novanta, oggi il campionatore tende a essere percepito – e dunque utilizzato – alla stregua di un ingombrante residuato bellico.

di Jacopo Mordenti