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Behringer Model D. Hype, Spleen and Ideal

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Da qualche settimana, a seguito del news bombing messo in atto da Uli Behringer, si fa un gran parlare della nuova ondata di clonazioni low cost promesse dallo spregiudicato imprenditore. Dopo una falsa partenza – tutti ricorderanno il nulla di fatto rappresentato dall’annunciata clonazione Arp Odyssey – e dopo una conferma, tutto sommato in linea con i prezzi di mercato, del polifonico DeepMind 12, Behringer ha sparato con alzo zero una bordata di notizie relative a future clonazioni di Minimoog Model D, Oberheim OB-Xa, Oxford Synthesizers Company OSCar, e ARP 2600. Non è questa la sede per analizzare le ricadute legali e i margini operativi di operazioni effettuate contro proprietà intellettuali acclarate e tutelate – il web è già tutto un fuoco di community dove si discute spaccando il condesatore e il codicillo in quattro… in questa sede, ci limiteremo ad analizzare le informazioni finora in nostro possesso. Ovvero: è possibile attendersi un clone del Minimoog Model D per un prezzo annunciato di 400 dollari?

Di Enrico Cosimi

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A questa risposta non si può arrivare prima di chiarire alcuni aspetti non secondari della questione:

  • chi scrive è un convinto utilizzatore di prodotti originali Behringer (interfacce audio USB e Firewire, patchbay audio con estese capacità di riconfigurazione, eccetera); simultaneamente, siamo tra i primi a renderci conto della tendenza cromosomica di questo marchio – perlomeno in un periodo risalente a qualche anno addietro – a trattare in maniera spregiudicata progetti e realizzazioni altrui, che spesso usate come base di partenza per successive rielaborazioni commerciali. A suo tempo, chiedemmo a Greg Mackie come si sentisse nei confronti della proliferazione di mixer Mackie-wannabe targati estremo oriente e ricevemmo una risposta tanto sconsolata quanto venata di pragmaticità imprenditoriale…
  • il Minimoog Model D è uno strumento tuttora in produzione, il cui aspetto e marchio sono tutelati legalmente in molti paesi del pianeta; tra l’altro, Mike Adams – l’attuale presidente della Moog Music – non è quello che a Roma si direbbe un personaggio dolce di sale (vi siete mai chiesti perché, ad un certo punto, dai prodotti software Arturia sia sparito il brand “Moog”?). Insomma, per quanto la diseguaglianza commerciale tra i due marchi sia evidente (Moog Music è una ditta di artigianato elettronico dove lavorano una trentina di tecnici/comproprietari, Behringer è un enorme contenitore di marchi mollteplici, con ettari e ettari di sterminate fabbriche nella Cina profonda…), andare a colpire direttamente il piccolo Davide indifeso potrebbe risultare più complesso del previsto per il Golia di turno.
  • Sia come sia, non dimentichiamoci che viviamo in un epoca di spiccato utilitarismo, dove siamo tutti pronti a gridare contro la distruzione del piccolo commercio Km Zero, per poi tornare ad acquistare velocemente in e-commerce dal solito gigante GAFA che sta influenzando il futuro dell’intero pianeta… 😛

Moog Minimoog Model D old vs new

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Chi ci conosce sa bene con quanto ritegno ci siamo tenuti fuori dalle classiche discussioni “è meglio il nuovo riedizione o il vecchio sbidonato”… il paragone tra oggetto antico vintage e sua riedizione o clonazione o rimodellazione è, da sempre, uno dei topic più caldi che qualsiasi gruppo sociale possa mettere in campo per astiose discussioni. Tanto in ambiente hammondistico – per carità! – quanto in quello più sintetico, si sprecano pareri, opinioni e punti di interpretazione molto spesso viziati da un problema di fondo: l’impossibilità fisica, per la maggior parte delle persone di mettere insieme – nello stesso ambiente – due versioni dello stesso, pregiato, oggetto. Nuovo e vecchio.

Di Enrico Cosimi

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Per questo motivo, complice la squisita cortesia di Midiware, finalmente, siamo riusciti a fare una prova A/B tra il nostro vecchio Minimoog Model D SN 1845E (approssimativamente 1971-72… non chiedeteci di svitare il blocchetto delle wheel per andare a controllare esattamente la data) con il nuovo Minimoog Model D SN 007 orgogliosamente rimesso in produzione da Moog Music nel 2016. I risultati, come ampiamente prevedibile, sono assolutamente lusinghieri nei confronti del nuovo esemplare. Tra i due, c’è la stessa differenza riscontrabile tra due macchine vintage; una differenza, insomma, fisologica qua

ndo si parla di due sintetizzatori analogici non realizzati in tecnologia SMD.

Di seguito, qualche video e qualche considerazione riassuntiva.

Il Saint Louis College of Music si regala un sistema modulare Moog

Written by Redazione Audio Central Magazine on . Posted in Events

La prestigiosa scuola di musica romana ha fatto un importante investimento per ampliare la sua offerta formativa acquistando un Model 15 Moog per i corsi di sintesi del suono. Il sistema modulare verrà presentato il prossimo Sabato 14 Gennaio presso la nuova sede di Via Baccina con un evento pubblico pomeridiano (dalle 14.30 alle 18.30) che vedrà  la partecipazione del Prof. Luca Proietti della Saint Louis, affiancato (indegnamente) da Enrico Cosimi.

A cura della Redazione di Audio Central  Magazine

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Dal 1976 il Saint Louis è fra le più rinomate realtà didattiche musicali di eccellenza di respiro europeo, con oltre 1.800 allievi ogni anno provenienti da ogni Paese. Vanta un corpo docente stabile composto da 120 docenti di fama nazionale, diretto dal 1998 dal M° Stefano Mastruzzi. Ha 4 sedi nel cuore di Roma (nel Rione Monti, tra il Colosseo e Via Nazionale). È dotata di 50 aule multifunzione, 5 studi di registrazione per la didattica e per le produzioni discografiche. Il Saint Louis è la prima e unica Istituzione privata di Alta Formazione Artistica Musicale in Italia autorizzata a rilasciare diplomi accademici di I e II livello, in Jazz, Popular Music, Musica Elettronica, Regia e Tecnico del suono e Composizione, con lo stesso identico valore legale dei diplomi di Conservatorio, pertanto equivalenti a lauree di I e II livello. Artisti di tutto il mondo hanno contribuito negli ultimi 35 anni alla didattica del Saint Louis con incontri e seminari, fra cui Pat Metheny, Dizzy Gillespie, Jack De Johnette, John Patitucci, Frank Gambale, Marcus Miller, Dave Holland, Peter Erskine, Scott Henderson, Mike Stern, Robben Ford, John Abercrombie, Bob Mintzer e numerosi altri.

Moog System 15. Tutta un’altra storia

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Complice la consueta cortesia di Midiware, siamo riusciti a mettere le mani su uno dei due Moog System 15 – dei 150 costruiti in tutto il mondo – recentemente ricommercializzati da Moog Music. Diciamo subito che non si tratta di una clonazione, quanto di una vera e propria riproduzione, con gli stessi componenti, le stesse tecnologie, lo stesso modo di assemblare e costruire, lo stesso (purtroppo) prezzo delle macchine antiche.

Di Enrico Cosimi

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Chi scrive ha il privilegio di mettere professionalmente le mani, ormai da 5 anni a questa parte, sul Moog Modular System 55 di proprietà dello Stato Italiano, giacente presso il Conservatorio di Musica Santa Cecilia in Roma e ha, come dire, nell’orecchio e sotto le mani, il comportamento del modulare vintage (quello di Santa Cecilia è targato 1974, ed è stato acquistato per diretto interessamento del Maestro Franco Evangelisti, al quale è stata recentemente intitolata un’Aula del Conservatorio): per farla breve, il nuovo System 15 suona come il vecchio System 55. Fatte salve le differenze nella disponibilità dei moduli e nella dotazione.

Le forme d’onda del Moog Modular System 55

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

In una delle tante discussioni che si aprono sui social network, si è parlato della corrispondenza (tutta da verificare) tra pulizia grafica delle forme d’onda analogiche e loro valore timbrico. Nel ricordare che, incredibile dictu…, stiamo parlando di strumenti musicali e non di apparecchiature di laboratorio, ci siamo divertiti a catturare le principali forme d’onda analogiche generate da un venerando e venerabile Moog System 55 Modular Synthesizer, entrato in Conservatorio S. Cecilia a Roma, nel lontano 1974, su richiesta del Maestro Franco Evangelisti.

Di Enrico Cosimi

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Di seguito, gli screen shot campionati con un banale freeware di analisi. Gli oscillatori catturati sono: un Moog 921B Oscillator, tenuto sotto controllo dell’adiacente Moog 921A Oscillator Driver,  un Moog 921 Full Range Oscillator, dotato di più ampie capacità di copertura frequenziale. Livelli e accordature sono stati resi il più possibile identici – nei limiti concessi dalla struttura analogica e dall’età dello strumento. Come buono premio (è Gennaio, e ci sentiamo tutti più buoni), ci sono anche il Pink e White Noise prodotti dal Moog 903 Random Signal Generator.

Buona visione.

Moog Mother-32. Le ultime cose da sapere…

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Per entrare nel Setup Mode del Moog Mother-32 è necessario usare una combinazione di tasti abbastanza complessa: (SHIFT)+RESET+SET END+8. Dopo aver premuto questa combinazione, con le frecce LEFT/RIGHT si sceglie una di tre pagine di parametri relativi ai comportamenti selezionabili.

Di Enrico Cosimi

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Le tre pagine sono relative a: Pagina 1: modalità indirizzabili per la porta ASSIGN; Pagina 2: MIDI Channel; Pagina 3: Tempo Input Mode.

Moog Mother-32. Sequencer e non solo

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Continuiamo con la programmazione approfondita del Pattern.

Di Enrico Cosimi

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Oltre che per collezionare un certo numero di Step/Nota, il Sequencer del Mother-32 è in grado di effettuare da subito una scelta relativa agli attributi collaterali per ciascun passo di sequenza. Con una logica per certi versi simile alla storica architettura della TB-303, è possibile dotare ciascuno step di comportamenti individuali che, eseguiti uno appresso all’altro, rendono viva e affascinante la lettura del Pattern.

Moog Mother-32. Iniziamo a scavare – quarta parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Come tutte le macchine delle ultime generazioni, anche il Moog Mother-32 è dotato di Step Sequencer integrato. Come tutte le macchine di un certo ingombro, le funzioni di sequenza trovano posto in doppia fila, cioè richiedono da parte del musicista un passaggio intermedio per la selezione dei parametri; in questo modo, si risparmia spazio sul pannello comandi, ma è richiesta una dose appena più alta di pazienza per espugnare i comportamenti forniti.

Di Enrico Cosimi

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Cosa abbiamo a disposizione per le nostre operazioni di sequenza? L’interfaccia utente dello strumento offre un’ottava di tastini disposti in posizione cromatica (vedremo dopo come gli stessi tastini facciano anche altre cose…), due selettori Increase/Decrease per lo spostamento delle ottave, ma anche per il raggiungimento della Location desiderata e per la selezione di diversi parametri attivi. Poi, c’è una nuvola di cinque tastini dedicati (o doppiamente dedicati) che danno accesso ai comandi real time più importanti; il potenziometro di TEMPO/GATE LENGHT (SWING) permette di inserire diversi valori estemporanei lungo le fasi di programmazione.

Queste sono le frecce al nostro arco; ora, bisogna fare amicizia con lo Step Sequencer.

Moog Mother-32. Iniziamo a scavare – terza parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Procediamo per la tombola (grr…) passando in rassegna le funzioni offerte da Mother-32 per generare e modificare i segnali di controllo. Ricordiamo che questi sono necessari per tenere insieme il sistema indicando cosa deve essere fatto e come il compito debba essere eseguito.

Di Enrico Cosimi

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L’illustrazione qui sopra permette di identificare velocemente, in azzurro, controlli e connessioni relative alle due principali sorgenti di controllo “autonome” dello strumento: oscillatore a bassa frequenza LFO e generatore d’inviluppo EG. Ci sarebbe anche la piccola tastiera cromatica in basso, ma faremo finta di nulla…

Moog Mother-32. Iniziamo a scavare – seconda parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Dunque dicevamo… é il momento di affrontare la struttura di sintesi vera e propria. Ieri, abbiamo pubblicato lo schema a blocchi allegato al manuale; ora, partiamo con l’oscillatore e poi, a seguire, vedremo gli altri circuiti presenti nel motore di sintesi.

Di Enrico Cosimi

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Sorgenti sonore

La schermata qui sopra evidenzia, in un esaltante violetto, i controlli e le connessioni immediatamente riferibili alla generazione sonora. Ricordiamo che Mother-32 possiede un oscillatore e un generatore di rumore bianco.