SOUNDMIT – International Sound Summit 2017

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Si procede a gonfie vele verso la meta di Novembre con la realizzazione della prima edizione del SOUNDMIT – International Sound Summit ​, l’unico evento italiano dedicato al mondo degli strumenti musicali elettronici, in particolare ai sintetizzatori.

A cura della Redazione di Audio Central Magazine

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Grazie al successo delle precedenti edizioni del TORINO SYNTH MEETING, SOUNDMIT​ è, con la sua specializzazione, l’evento di settore più grande del sud Europa. Sono quasi 60, ad oggi, i brand che hanno aderito all’iniziativa, direttamente o tramite i distributori italiani, e molti altri stanno arrivando.

Diverse aziende presenteranno al SOUNDMIT​ delle importanti novità nel settore degli strumenti musicali e delle anteprime a livello mondiale, ci sono diverse NDA firmate, per cui non  si può anticipare nulla, ma  il pubblico avrà di che lustrarsi gli occhi nella prima settimana di Novembre.

VCVRack. Appunti di viaggio – I moduli Audible Instruments

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Giunti al terzo appuntamento, è ora di occuparci del nutrito blocco di moduli costruiti sopra i modelli hardware prodotti da Oliver Gillette per Mutable Instruments. Sono moduli non proprio leggerissimi, che – già nella loro versione hardware – incarnano disinvoltamente parecchi vantaggi del dominio digitale e, per questo motivo, si sono da tempo fatti la fama di veri e propri Swiss Army Knife del sintetista modulare.

Di Enrico Cosimi

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La difficoltà principale, con questa categoria di moduli, consiste nel ricordare tutto ciò che è possibile fare individualmente: ogni modulo, infatti, svolge diversi compiti selezionabili e questo obbliga il musicista ad una frequentazione più intensa per raggiungere velocemente un compito/risultato che, altrimenti, può sembrare irrealizzabile o ottenibile solo attraverso collegamenti ben più dispendiosi. You pay what you got.

VCVRack. Appunti di viaggio: i moduli SynthTech e Befaco

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Come promesso, continuiamo la nostra panoramica/wannabe-manuale concentrandoci sulle funzioni dei moduli clonati da altri produttori. È la volta di Cloud Generator, prodotto in hardware da Paul Schreiber di Synthtech.

Di Enrico Cosimi

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Nella sua versione hardware originale, il modulo Synthesis Technology E340 è un VCO doppia uscita (saw/sine) che contiene al suo interno otto generazioni VCO indipendenti. Gli oscillatori residenti possono essere scordati tra loro attraverso comando SPREAD (gestibile dall’esterno con una tensione non attenuata collegata alla porta omonima). In aggiunta, è possibile rendere turbolenta l’intonazione percepita dosando quantità variabili di rumore bianco filtrato passa band che viene applicato alla frequenza. In questo modo, la percentuale di CHAOS può cambiare da una semplice instabilità temporanea a una più grave turbolenza caotica. Il filtraggio passa banda permette di concentrare il comportamento di modulazione su un range operativo che non sia troppo rombante (come nel caso del low frequency noise) o troppo sbianciato sulle acute (white noise puro).

Il ritorno della Sintesi Linear Arythmetic. Roland D-05

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Recentemente, in occasione del trentennale, Roland ha annunciato la commercializzazione del nuovo D-05 Linear Synthesizer che, sfruttando gli standard elettromeccanici della Boutique Series, riproduce le caratteristiche operative della storica Linear Arithmetic Synthesis pionierizzata, appunto, nel 1987 con il modello D-50.

Di Enrico Cosimi

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Dopo il primo annuncio, l’aspettativa è cresciuta significativamente anche se, come sempre per ogni fenomeno che – a suo tempo – aveva monopolizzato il mondo della produzione elettronica, le opinioni sono equamente divise tra desiderio incontrastabile e perplessità per il ritorno di alcune abusate timbriche ormai iconiche. I più giovani, probabilmente, non hanno mai sentito parlare di Digital NativeDance, Pizzagogo, Fantasia, A D A M, eccetera, ma i più senescenti hanno ben viva una serie di “ricordi sonori” di quanto la storica D-50 abbia colonizzato le più disparate produzioni musicali. Ora, history’s repeating con la nuova D-05.

VCVRack. Appunti di viaggio: i moduli Fundamental

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Quando, nella comunità elettronica, esce qualche nuovo programma freeware con approccio modulare e funzioni assai ghiotte, si scatena la libido incontrollata e, nella sunnominata comunità, si scatena la caccia al possibile margine di applicazione. Da questo punto di vista, Rack, il nuovo modulare virtuale open source, sembra destinato a fare molto rumore. Ne abbiamo approfittato per buttare giù qualche riga sul funzionamento dei moduli forniti in dotazione – senza voler, per questo, scrivere un manuale che ancora non c’è…

Di Enrico Cosimi

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Il programma si scarica liberamente da qui, richiede una semplice registrazione e poi, dopo aver scaricato l’installer, da dentro il programma, si possono aggiungere i pacchetti di moduli opzionali – sempre gratuiti – che prendono ampia ispirazione da storici moduli Mutable Instruments, Befaco e Syntech/MOTM. La procedura non è difficile, ma per il classico utente Mac poco esperto in azioni da smanettone, può risultare leggermente ostica. Sia come sia, dopo una fase di convulse false partenze, ora Rack funziona anche con Mac OsX 10.11.6.

Attenzione! Per lavorare, avrete bisogno del click destro; quindi, o configurate appositamente la vostra trackpad, oppure tirate fuori dalla soffitta il vecchio mouse hardware. Ne avrete bisogno. 

FingerSonic EXP-1

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EXPerimental unit 1 è uno strumento musicale che incorpora una batteria elettronica a 10 strumenti, una bassline di sapore vintage, un pianoforte dance oriented, un sintetizzatore virtual analog e uno step sequencer a 16 passi dotato di traccia ausiliaria per la gestione di strumenti esterni.

A cura della Redazione di Audio Central Magazine

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L’apparecchio può essere alimentato a batteria ed è autoamplificato, per poter suonare ovunque; in aggiunta, si possono installare le porte USB e MIDI opzionali (Xpansion 1) per l’interfacciamento veloce con altri apparecchi. La tastiera switch di bordo permette la programmazione di arpeggi, l’esecuzione live e la programmazione del sequencer. Una seconda espanzione Xpansion 2 contiene tre potenziometri per il controllo del bass filter, master volume, treble filter.

Intellijel Plonk

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Il modulo Plonk, frutto dello sforzo congiunto di Intellijel e Applied Acoustics Systems/AAS, è in grado di offrire timbriche interessanti e poco analogiche attraverso l’impiego della sintesi per modelli fisici. In coda a questo testo, trovate diversi link a risorse dove approfondire l’argomento. Per ora, basterà evidenziare grossolanamente come, con questa tecnica, sia possibile emulare un comportamento acustico (corda pizzicata o confricata, membrana percossa, eccetera) modellando – appunto – un meccanismo matematico che reagisce nel modo più accurato possibile. Come è facile immaginare, se un modello matematico raggiunge un livello di complessità analogo a quello del modello reale, il suo impiego potrebbe risultare altrettanto complesso… insomma, un fagotto modellato numericamente (come nel vecchio Yamaha VL-1) potrebbe essere difficile da suonare quasi quanto un fagotto “vero”. Nel caso di Plonk, l’interesse è concentrato sulla produzione timbrica di sonorità (inizialmente) percussive, ma – come sempre quando i sistemi sono flessibili – è facile allontanarsi e raggiungere comportamenti diversi.

Di Enrico Cosimi

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Dal punto di vista fisico, Plonk è largo 12 HP, ha profondità skiff friendly pari a 44 millimetri, assorbe 170 mA dall’asse +12V e 6mA dall’asse -12V dell’alimentazione. Come tradizione Intellijel, organizza la superficie di comando in parametri principali con comando dedicato e attenuverter per la gestione bipolare delle tensioni di controllo. In aggiunta, un irresistibile display OLED a due righe permette la navigazione dei parametri; la polifonia sviluppata è pari a due voci, da non intendersi in senso bachiano del termine, quanto per garantire la giusta sovrapposizione tra le code di decay/release degli eventi percussivi programmati.

Sempre secondo tradizione Intellijel, si può iniziare a smanettare da subito – e i risultati non tardano – ma una letta al manuale operativo è caldamente consigliata.

Frap Tools Sapèl in azione…

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Come minacciato in precedenza, ecco un video senza pretese nel quale valutare il comportamento del modulo Frap Tools Sapèl.

Di Enrico Cosimi

Nel video, l’uscita 2^n (cavo blu) controlla l’intonazione dell’oscillatore, l’uscita n+1 (cavo nero) controlla la frequenza di taglio del filtro per salti stepped, l’uscita fluctuating /(cavo rosso) controlla la frequenza di taglio del filtro in modalità smoothed, l’uscita stepped (cavo verde) controlla l’intensità della fm esponenziale -in banda audio- sull’oscillatore.

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Il cavo giallo porta la frequenza di clock all’innesco dell’unico inviluppo di articolazione/filtraggio.

Buona visione.

Frap Tools Sapèl Tamed Random Source

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In origine, quando il mondo era più buono e sembra ci fossero solo Est Coast e West Coast, la produzione di tensioni randomiche era concentrata su due uniche, antagoniste, scuole di pensiero: per Moog, il Random Voltage Generator 903 era la fonte di rumore bianco o rosa utilizzabile per destabilizzare il comportamento degli altri circuiti; per Buchla, la Source Of Uncertainty 265 era, appunto, la sorgente di possibili comportamenti imprevedibili, ma più influenzabili di quelli Moog, per navigare sulle onde dell’alea. Dopo molti anni, Frap Tools di Simone Fabbri è approdata alla Tamed Random Source Sapél (in dialetto modenese, corrisponde più o meno a caos…) scrivendo un nuovo modo di gestire l’incerto… Il tutto, nella robustezza del formato Euro Rack.

Di Enrico Cosimi

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In breve, Sapèl è una sorgente di tensioni cv randomiche costituita da due sezioni principali che interagiscono tra loro; la prima produce rumore in quattro diverse colorazioni e densità, la seconda – completamente duplicata –  estrae comportamenti randomici con diverse pesature, densità e sbilanciamenti. Le tre sotto unità (noise, random 1 giallo e random 2 verde) convivono pacificamente nel modulo che, dotato della consueta grafica Frap Tools, richiede un periodo minimo di appprendistato, la costruzione è a prova di bomba, le prestazioni sono di prima classe.

Kenton Pro CV to MIDI Converter

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Kenton Electronics ha annunciato l’immediata disponibilità de Pro CV to MIDI, un apparecchio in grado di convertire qualsiasi tensione analogica CV – pitch, pitch bend, modulation, eccetera – in codici MIDI. Pro CV to MIDI è particolarmente utile per quanti lavorano con strutture analogiche di fabbricanti diversi che devono essere messe nella conduzione di poter gestire moduli MIDI o software.

A cura della Redazione di Audio Central Magazine

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PRO CV to MIDI è un’interfaccia CV-to-MIDI completamente configurabile, in grado di tracciare le tensioni di pitch con accuratezza significativa. Supporta gli standard industriali V/Oct, il 1.2V/Oct di Buchla, Hz/Volt di Korg e Yamaha. Gestisce il Pitch Bend, Modulation, tracking non quantizzato e due ingressi CV assegnabili dall’utente.

La risposta è super veloce, con un convertitore 16 bit AD e un selettore di MIDI channel, CV scaling, V-Trig/S-Trig. Le altre caratteristiche comprendono: auto tune, fine tune regolabile, transpose +/-24 semitoni, pitch bend range regolabile (+/-48 semitoni), conversione Clock-To-MIDI.

Sul pannello connessioni, sono disponibili gli ingressi CV/Gate, Aux 1 e Aux 2 su prese mono 1/8” e la porta MIDI Out. Le programmazioni vengono scritte nella EEPROM e rimangono in memoria a macchina spenta.

Qui, per ulteriori informazioni.