Moog System 15. Tutta un’altra storia

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Complice la consueta cortesia di Midiware, siamo riusciti a mettere le mani su uno dei due Moog System 15 – dei 150 costruiti in tutto il mondo – recentemente ricommercializzati da Moog Music. Diciamo subito che non si tratta di una clonazione, quanto di una vera e propria riproduzione, con gli stessi componenti, le stesse tecnologie, lo stesso modo di assemblare e costruire, lo stesso (purtroppo) prezzo delle macchine antiche.

Di Enrico Cosimi

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Chi scrive ha il privilegio di mettere professionalmente le mani, ormai da 5 anni a questa parte, sul Moog Modular System 55 di proprietà dello Stato Italiano, giacente presso il Conservatorio di Musica Santa Cecilia in Roma e ha, come dire, nell’orecchio e sotto le mani, il comportamento del modulare vintage (quello di Santa Cecilia è targato 1974, ed è stato acquistato per diretto interessamento del Maestro Franco Evangelisti, al quale è stata recentemente intitolata un’Aula del Conservatorio): per farla breve, il nuovo System 15 suona come il vecchio System 55. Fatte salve le differenze nella disponibilità dei moduli e nella dotazione.

Il sistema 15 è quello più piccolo tra le tre configurazioni ready to go della maturità Moog; in alternativa, il musicista facoltoso poteva scegliere il System 35 (il cabinet slanted, per intenderci) o il System 55 (la versione più appetibile); nel caso di budget molto contratti, era possibile scendere al System 12, cioè prendere la versione 15 lasciando fuori il Fixed Filter Bank che, per le induttanze utilizzate e l’impegno costruttivo, è sempre stato un modulo molto costoso.

 

Dotazione di moduli

Visto velocemente, il System 15 è una sorta di Minimoog Model D on steroids, con in più il banco di filtri risonanti: ci sono due oscillatori 921B, sotto controllo di un unico Driver 921A e un terzo oscillatore 921 “full range” che può essere impiegato tanto come modulatore LFO/VCO, quanto come generatore autonomo.

A differenza dei sistemi più grandi, nel System 15 è necessario collegare fisicamente l’uscita CV della tastiera con gli ingressi Frequency 1V/Oct degli oscillatori; per questo motivo, nella fascia bassa del cabinet è prevista l’interfaccia di riferimento per le tre linee di controllo 1 – 2 – 3 CV e Switch Trigger. Come tradizione Moog, le linee 1 e 2 fanno riferimento alla tastiera (monofonica come la 951, bifonica come la 952 o la nuova 953), o al ribbon controller opzionale; la linea 3 è invece dedicata allo Step Sequencer 960, se disponibile.

Avremo modo di segnalare successivamente il comportamento della nuova tastiera 953: una riedizion 5 ottave del comportamento bifonico, con raffinate opzioni di regolazione e gestione.

Oltre agli oscillatori, è possibile sfruttare il doppio Noise Generator White/Pink.

Tutto il blocco delle sorgenti sonore può essere processato nel Mixer CP… qui, arriva una delle differenze fondamentali tra vecchi sistemi modulari e nuovi strumenti integrati Moog: il mixer è dotato di una severa personalità timbrica; può saturare il segnale in maniera complessa – se richiesto – o può essere usato con maggior accuratezza; in tutti i casi, il musicista deve armarsi di seggiola e frusta per domare la belva feroce.

Oltre al Fixed Filter Bank, con i suoi 12 tagli di intervento, è possibile processare il segnale nel filtro Low Pass 904, il filtro Moog per eccellenza. I musicisti abituati alla comodità della vita moderna, troveranno spartana l’implementazione del filtro che non ha alcun tipo di attenuazione per i segnali di controllo: per abbassare la quantità d’inviluppo, è necessario passarne il segnale attraverso il modulo Attenuator.

I due VCA Moog tirano fuori una dinamica che eccede – di poco – gli 80 dB; anche in questo caso, la differenza tra mondo antico e mondo moderno si sente tutta; basta poco per trovarsi schiacciati contro la parete; occorre andare con cautela.

Gli inviluppi sono i classici 911, dono di Moog e Ussachevski all’umanità; il loro formato è T1, T2, T3, Energy, cioè Attack, Decay, Release e Sustain. Se andate dritti sul quarto pomello, regolerete il Sustain (Energy) e non il Release…

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La tastiera 953

Con altri 700 e passa dollari, ci si aggiudica la nuova tastiera analogica 953. In origine, c’erano i modelli 951 – monofonica a cinque ottave, low note priority, e 952 – bifonica a quattro ottave, con controlli completamente indipendenti per le due tensioni generate simultaneamente. Oggi, la 953 può lavorare con due fronti di controllo low e high, liberamente assegnabili (CV 1 e CV2) da pannello comandi. Ciascuna sezione è dotata di controlli indipendenti per Range, Scale (… avete voluto la bicicletta? Ora, tarate) e Glide Time.

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Una sezione in comune permette la gestione On/Off dei Glide, la subordinazione del Glide al Gate di tastiera (per interrompere o meno l’integrazione al Nota Off o lasciarla raggiungere la destinazione desiderata); si può scegliere tra il classico comportamento EXP nella curva di Glide o il più moderno Linear Constant Rate; questione di gusti.

Con cosa può essere usata questa tastiera? Contrariamente a quanto sperano pervicaci utenti, che andrebbero pubblicamente spennacchiati, per voler mandare l’acqua in salita, la nuova 953 può essere usata solo, SOLO, con i modulari Moog Music: usa,  infatti, il connettore multi Amphenol originale – del quale NON è pubblicata la piedinatura – e non può essere collegata, a meno di non massacrarla significativamente, ai vari Synthesizers.com, Moon Modular, Mos-Lab, Club Of The Knobs, eccetera. Moog e basta. Punto.

 

In uso

Almeno una volta nella vita, se non fosse per i 10000 dollari richiesti, un producer elettronico dovrebbe fare l’esperienza di mettersi attorno al collo i cavi, iniziare il patching con il System 15, alzare il volume sul sistema di ascolto e sentire vibrare l’intera palazzina. Non ci sono pietre di paragone, non c’è niente che suoni allo stesso modo, non c’è nulla che abbia la stessa esasperata potenza. Può non piacere il suono Moog, si possono considerare più adatti al proprio discorso altri suoni analogici (banalmente, KORG, ARP, Arturia, Novation, Roland, Buchla, Serge…), ma niente suona come MoogE niente suona come un Moog Modular privo di briglie.

Punto.

Ce n’è ancora uno disponibile presso Midiware: trovate 10000 dollari (più altri 700 per la tastiera) e affrettatevi.

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Comments (6)

  • Francesco R

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    Ciao Enrico! Quindi per te ci stanno tutti i 10,000 US dollars se confrontato ai 3000 euro della versione di Club of the Knobs?

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      • Enrico Cosimi

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        ma, tanto, è divenuto un dibattito di lana caprina: i System 15 sono praticamente esauriti in tutto il mondo…

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  • Francesco

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    accidenti! giudizio inequivocabile!

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  • Roberto

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    Ciao Enrico, con “assolutamente” intendi dire che ci sono delle differenze sostanziali rispetto ai cloni “diretti” di ad esempio Mos-Lab, Synth-Werk o COTK? Quali, al di là del rapporto qualità / costo tra i cloni e l’originale? E`un punto che mi interessa enormemente soprattutto in relazione a differenze sul piano timbrico (non parlo delle FFB, lì ovviamente la differenza tra le versioni a induttori e quelle senza si sente, ma in particolare degli oscillatori e filtri)… grazie e un caro saluto!

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    • Enrico Cosimi

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      si si, cotk (che suona benissimo) e il mio dotcom sono, tutto sommato, “normali e moderni”, cioè controllati e controllabili; con il System 15, sei sempre sull’orlo dell’errore di regolazione: i livelli nel mixer possono raggiungere valori estremi, gli oscillatori possono uscire dai margini di un impiego musicale, il banco di filtri con le induttanze è un’altra cosa rispetto ai suoi succedanei; filtri e inviluppi lavorano in maniera più “violenta”. A Santa Cecilia, ho in uso dal 2011 il Moog System 55 fatto comprare nel 1974 da Franco Evangelisti: ha ESATTAMENTE lo stesso comportamento del nuovo System 15. Garantito al limone.

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