ELKA Synthex: cronaca di un ritorno annunciato

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Events, Gear

Lo scorso Giovedi 16 Aprile, in quel del Mövenpick Hotel (o come diavolo si scrive…), proprio di fronte al MusikMesse Frankfurt, si è tenuta una riunione di presentazione alla stampa della nuova iniziativa Bring Elka Back che – tra i suoi frutti più immediati – porterà (…ma sarà vero? Leggete qui sotto…) ad un ritorno del glorioso Synthex di Mario Maggi, il polifonico analogico che più di tanti altri ha segnato il suono degli Anni 80.

Di Enrico Cosimi

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Quello che segue è un riassunto corretto completo di quello che, di importante, si è parlato nella riunione, al netto delle chiacchiere e delle considerazioni spesso strampalate che stanno girando da qualche giorno in rete. Del resto, in un’epoca di tuttologia applicata allo stile di vita, è il meno che possa capitare. Se siete curiosi di sapere chi, come, cosa, dove, quando e per quale motivo, continuate la lettura. Se, invece, non ve ne frega nulla, continuate felicemente nelle vostre attività del Sabato mattina…

L’antefatto è ormai noto a molti: nelle scorse settimane, si sono rincorsi in rete gli annunci relativi a un non meglio identificato movimento di pensiero denominato Bringelkaback. Tutto attaccato.

Rappresentati di questa struttura hanno contattato diversi giornalisti della stampa specializzata (tra cui, indegnamente, il vostro), invitandoli a una press conference al di fuori della MusikMesse per presentare “il nuovo Synthex”.

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Per farla breve, una volta raggiunta la conference room Matterhorn 1, questo è quello che è progressivamente emerso nell’ora abbondate di discussione tra i presenti:

  • Un gruppo di investitori finlandesi, con a capo Jukka Kulmata (da venti anni attivo nel settore degli strumenti musicali nel suo paese) ha rilevato i materiali rimasti di GeneralMusic e ha rilevato gli assets di ELKA – a suo tempo, assorbita da GeneralMusic/GEM.
  • All’interno degli assets di ELKA, è subito saltato agli occhi il valore storico del vecchio Synthex e la possibilità di recuperare in qualche modo lo strumento.
  • Parte significativa della motivazione è frutto di Paul Wiffen (lo vedete in azione nella foto qui sopra, assieme al suo vecchio Synthex); Wiffen, nei lontani Anni 80 ha avuto un ruolo significativo nella divulgazione dello strumento all’interno del panorama discografico britannico.

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  • A oggi, non esiste alcun nuovo Synthex: quello usato per la comunicazione dell’iniziativa è uno strumento vintage sopravvissuto agli abusi del tempo.
  • Bringelkaback ha lanciato su Indiegogo un’iniziativa di crowdfunding con la quale finanziare – attraverso preorder impegnativo – la costruzione del nuovo strumento in 125 esemplari numerati.
  • In pratica, viene chiesto un deposito iniziale di 3181 dollari per partire, da Settembre 2015, con la produzione dei nuovi 125 strumenti.
  • Finora (16 Aprile 2015), non sono stati dati chiarimenti sul numero minimo di preorder necessari per far partire l’operazione – se si rispetta la tradizione, occorrerebbe recuperare almeno un 50% dell’intero quantitativo, ma non è detto che nelle prossime settimane le cose saranno chiarite.

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  • Il nuovo Synthex – che, ora, ancora non esiste, sarà frutto di un reverse engineering su un vecchio esemplare, ridisegnando tutte le schede in maniera tale da rispettare dimensioni e funzionalità – al fine di garantire la retrocompatibilità dei componenti. In questo modo, le nuove schede potranno essere inserite nei vecchi strumenti eventualmente necessitanti di sostituzioni.
  • Dopo un teorico studio di fattibilità, che ha coinvolto un “personaggio Genelec” e di Andrea Capitelli, un ingegnere della vecchia Generalmusic, Jukka si è convinto della possibilità di poter rimettere in piedi il vecchio strumento.

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  • A questo punto, entra in gioco il discorso dei componenti sensibili: l’integrato filtro CEM e l’integrato BBD relativo al Chorus. Quest’ultimo, grazie alla massa di impieghi in ambiente chitarristico, è meno difficile da reperire; il problema rimane per il CEM – perlomeno nell’informazione dell’uomo della strada. A questo punto, prende la parola Jukka per dichiarare che…
  • Bringelkaback ha accesso a 1000 (125 x 8) integrati filtro CEM NOS, cioè vecchi e non utilizzati; in qualche caso, si tratta di esemplari non certificati a suo tempo da Doug Curtis, nella maggior parte dei casi – parole testuali – occorrerà verificare la funzionalità di questi integrati che sono vecchi di trenta anni e che dovranno durare per altri trenta anni.

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  • Ad oggi, il team di Bringelkaback non ha ancora contattato Mario Maggi per capire se, come, dove e quando possano esserci margini di collaborazione. Chi scrive, ha avuto l’onore (e l’onere) di fare da consulente per Mario dalla seconda metà degli Anni 90, potendo quindi testimoniare non solo dell’assoluto genio del personaggio, ma anche della sua forte gelosia nei confronti del suo Synthex. Speriamo che questo approccio si concretizzi e che i finlandesi possano lavorare affiancati da Maggi.

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  • Sia come sia: se la fase del fund raising e dei preorder sarà felicemente superata da oggi fino a Settembre, partirà la produzione dei 125 esemplari, che andranno in consegna a Dicembre di quest’anno. Il prezzo di crowfunding 3181 USD raggiungerà, per i ritardatari “post preorder” quota 5000 USD.
  • Ad oggi, non è dato sapere se – oltre ai 125 esemplari contenenti i 1000 CEM NOS – sarà possibile reperire altri vecchi integrati per assicurare una linea di assistenza/sostituzione/riparazione sugli strumenti vintage attualmente in giro per il mondo.

Terminata la comunicazione ufficiale, abbiamo avuto modo di scambiare opinioni con Jukka Kulmaka che ci ha rivelato il suo “piano B” – parallelo al primo – teso a verificare la fattibilità di una ripresa costruttiva delle vecchie linee di integrati Curtis Electro Music, in prima battuta dedicata al solo filtro, ma successivamente dedicata all’intera linea. Come è facile immaginare, l’operazione ha impegnato – a diversi livelli – molti operatori del settore nell’ultimo decennio e non è MAI andata a buon fine per la tragica obsolescenza dei componenti e delle linee di produzione ad essi necessarie. Ovviamente, la speranza è l’ultima a morire.

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Nell’augurare ogni miglior fortuna alla coraggiosa iniziativa Bringelkaback, speriamo di cuore che la cosa possa realizzarsi, meglio ancora se con Mario Maggi all’interno dell’operazione.

Ah, dimenticavamo: ad oggi non esiste alcun Synthex ricostruito. L’apparecchio fotografato e ripreso per la comunicazione dell’iniziativa è uno dei tanti strumenti vintage che girano (a prezzi variabili tra i 5000 e i 7500 euro) per il mondo.

Sull’argomento, questo è. Tutto il resto sono chiacchiere apocrife.

 

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Comments (31)

  • alessandro

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    ma come caspita si fa ad aprire un crowdfunding, senza avere un prototipo da fare sentire ai finanziatori? Come caspita si fa a dire abbiamo 1000 cem ma bisogna vedere se funzionano, ma dai a me sembra una presa per i fondelli.

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    • Attilio De Simone

      |

      L’idea di base del crowfunding è proprio questa: finanziare progetti che esistono solo sulla carta. il problema non è la presenza o l’assenza di un prototipo, ma tutto il resto….

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    • Enrico Cosimi

      |

      beh, come funziona il synthex lo sanno tutti…
      i problemi non sono convincere sulla resa timbrica 😉

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      • Marco

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        scusa l’ignoranza Enrico,ma pensi che non esista una soluzione alternativa a questi filtri CEM?Vuoi che in tutto il mondo dell’elettronica non si possano trovare altre soluzioni che non compromettano il suono di questo meraviglioso dinosauro della musica elettronica?

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        • Enrico Cosimi

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          Marco, si può sicuramente – il mondo non si è fermato con la morte di Doug Curtis, così come non si è fermato quando le BBD sono uscite di catalogo… – è che quando ti imbarchi in questo tipo di “operazione nostalgia”, DEVI per forza avere i materiali originali o loro riedizioni moderne, altrimenti uno strumento vale l’altro 😉

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  • Attilio De Simone

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    Lo dicevo che le variabili incontrollabili sono tante. Ci sono troppi punti interrogativi e questi chiedono soldi all’utenza per una scommessa. Soprattutto l’idea di lavorare ancora con la componentistica vecchia di trent’anni è molto pericolosa. Si cacciano soldi in anticipo su una scommessa e si riceve una bomba ad orologeria perchè nessuno può garantire nulla sulla durata di un componente vecchio di trent’anni, inutilizzato e semmai conservato in condizioni di cui dubito si possa sapere qualcosa con certezza.

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    • Enrico Cosimi

      |

      tra l’altro, fatte le debite differenze, è lo stesso tipo di approccio che mise in piedi Zappa con gli altri proprietari di NED Synclavier II per tenerlo in vita…

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  • Michele

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    Effettivamente la storia del crowfounding è piuttosto scandalosa. Dov’è il rischio d’impresa? Tutti quanti son capaci di fare i culattoni con il culo degli altri….

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    • Attilio De Simone

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      Il problema non è il crowfounding che esiste da tempo e ha permesso a tante belle idee sviluppate da outsiders di prendere vita, inoltre nell’ambito dei synth spesso è funzionato così. Quando uscirono i Moog bisognava pagare oltre il 50% in anticipo affinchè Bob Moog potesse acquistare i componenti necessari per la realizzazione e dopo 6-12 mesi Moog informava che lo strumento era pronto e che si poteva saldare il resto per spedire il synth. Se pensi che questa sia la preistoria, pochi anni fa la AKS fece un crowfounding per poter produrre qualche decina di esemplari del VCS e anche in quel caso in pochi giorni fu sold out. Non è il crowfounding che mi stupisce quanto il fatto che chiedano soldi in anticipo per un progetto che mi sembra molto lontano dalla concretezza.

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  • Antonio Antetomaso

    |

    Personalmente mi sembra un’idea al limite della sostenibilità. I motivi a mio avviso sono diversi:

    1) Gli integrati CEM sono ormai estinti e con essi le linee di produzione, reputate ad oggi non più convenienti da manutenere. Come fai a fare una proiezione del business intrapreso nel tempo basandoti solo “forse” sulla vendita di 125 esemplari? E poi? Come li manutieni, come integri una domanda di mercato maggiore e non prevista?

    2) Siamo sicuri che l’interesse per un synth del genere, per quanto geniale possa essere stato (tutto il mio rispetto per questa macchina e per il suo creatore) possa essere ancora così vivo da sostenere l’idea di una sua riedizione, addirittura non introducendo niente di nuovo? Voglio dire, anche Vogel ha rifatto il CMI 30A, ma assolutamente reingegnerizzato ed in linea con lo stato dell’arte in termini di potenza elaborativa, anche se decisamente uno strumento per pochi visti i prezzi. Riproporre la stessa macchina di tanti anni fa con gli stessi integrati, con il mercato di ora e con il boom dei polifonici analogici alle porte? Boh…

    3) Dopo che ho speso i soldi per l’investimento e ho il mio nuovo Synthex…ho pure il rischio di non poterlo più riparare vista la componentistica obsoleta? Ari boh…

    4) Come si fa a riproporre una nuovo processo di produzione della macchina originale senza non fare quantomeno un contratto a vita con il suo creatore? Che tra l’altro potrebbe guidare nella risoluzione delle “cose che sono piaciute di meno all’epoca”? Ari ari boh.

    Cmq, se son rose…
    My two cents 😉

    Reply

  • Attilio De Simone

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    Ma non fanno prima a realizzare un nuovo tipo di filtro che si avvicini per caratteristiche al CEM? Non credo che una cosa del genere sia impossibile. C’è riuscito Dave Smith con ottimi risultati sonori, perchè non dovrebbero farlo altri? Riproporre paro paro macchine dell’epoca ha un senso relativo. Sono passati molti decenni e non sono passati invano. Ci sono tanti vantaggi nelle nuove tecnologie, perchè non sfruttarli e riproporre un Synthex 2 che prende le parti migliori del vecchio strumento integrando nuove cose (più lfo, più inviluppi indirizzabili a più sorgenti, sequencer meglio gestibile e arpeggiatore, un delay analogico) realizzato con componentistica moderna. A sto punto mi sembra più onesta la politica portata avanti da Dave Smith: strumenti polifonici dal cuore analogico gestito digitalmente con una ricchissima matrice di modulazione e tante cose aggiuntive a prezzi ragionevoli.Spendere tra i 3 e i 5mila euro per uno strumento messo in piedi con componentistica dell’epoca non ha tanto senso, tanto vale allora andarsi a pescare un Synthex vintage che tra i 5 e i 6mila si trova. Ma si sa, la componente emotiva gioca sempre a favore di chi propone queste iniziative.

    Reply

    • Rigel

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      Caro Attilio, hai perfettamente centrato il punto.
      Salvo poi avere tanta gente incazzata perché il nuovo prodotto Dave Smith non suona come quello vecchio, ha tutto un substrato digitale che OMMIODDIO che schifo, tanto vale acquistare un VA.
      Parlando con tanta gente questo tuo “c’è riuscito benissimo con ottimi risultati” è ben lungi dalla realtà…
      Quindi forse, alla fine della fiera, puntare su un clone del prodotto originale ha commercialmente più senso.

      Reply

      • Attilio De Simone

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        Secondo me i nuovi prodotti non devono suonare come quelli vecchi, ma devono solo ispirarsi alle cose buone del passato. Non voglio aprire una diatriba sugli strumenti DSi ma a me sembra che Smith sia riuscito a fare benissimo questa cosa: metabolizzare l’esperienza del passato e andare avanti con cose nuove. Non parlando dei DSi espressamente digitali in tanti aspetti e parlando solo di quelli con la struttura di suono prettamente analogica (mopho, tetra, prophet 8, prophet 6) l’elemento digitale è solo di controllo e non influenza il suono (anche sui Moog di ultima generazione sono basati su un uso intenso di tecnologie digitali, ma nessuno dice nulla, forse perchè il marchio Moog ha un appeal maggiore e ci si fida di più?). Un clone del prodotto originale con componentistica dell’epoca per me non è un’operazione commerciale ma una bomba ad orologeria. Riterresti affidabile un’automobile costruita oggi con parte della componentistica fondamentale presa da una fabbrica dismessa nel 1985? Qui si cerca di prendere per la gola gli utenti ma cosa accade se dopo 10 giorni dalla fornitura a un centinaio di synth non funziona più il fitlro? suicidio di massa o mettono a disposizione un filtro moderno alternativo? ma poi a questo punto un synth moderno vale l’altro.

        Reply

    • 05k

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      Non hanno cercato di coinvolgere Mario dall’inizio,
      il che già in partenza non è una bella cosa, oltre a tutti gli altri aspetti campati in aria.

      Addirittura proporre una evoluzione (Synthex 2) sarebbe quantomai azzardato e scorretto.

      Se si sono imbarcati in una iniziativa del genere, dubito che abbiano le competenze per poter realizzare uno strumento che, a mio parere, solo una persona al mondo può veramente trasportare non nell’attualità, ma direttamente nel futuro..

      Reply

      • Enrico Cosimi

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        calcola che è dal 1995 – more or less – che con Mario si sta discutendo e riscrivendo spec sheets relative all’ipotetico polifonico mark II… chissà se prima o poi ce la farà…

        Reply

      • Enrico Cosimi

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        a margine, hanno anche perso la battaglia legale sull’uso del nome…

        Reply

  • sandro

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    Ma a questo punto, non farebbero prima e meglio a produrre delle schede spare?
    Negli anni le venderebbero tranquillamente dato che i synthex continueranno a rompersi inevitabilmente.
    O, meglio ancora, fare una nuova CPU card e un nuovo assigner retrocompatibile e plug and play?
    Una implementazione MIDI come signore comanda e cosi via?
    Un numero significativo di Synthex considerati irreparabili tornerebbe sul mercato.
    Con i soldi delle schede spare uniti al crowdfunding sarebbe fattibile.

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      nei loro piani, l’idea del “supporto tecnico” alle macchine vintage già in giro per il mondo, è molto chiara… del resto, una volta sviluppate le schede, SE RIESCI A RISOLVERE IL PROBLEMA DELL’APPROVVIGIONAMENTO CEM/BBD, hai ampiamente scalinato 😀

      staremo a vedere

      Reply

      • Attilio De Simone

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        Considerando che non sono stati realizzati, tra prima seconda e terza serie, più di 1850 Synthex e quanti ce ne staranno in giro, non so quanto senso commerciale abbia mettere in piedi una struttura per il supporto tecnico. Alla fine quanti Synthex ci saranno in giro tra quelli rimasti ancora attivi tra i 1850 prodotti a suo tempo? 500, 1000? Che senso avrebbe mettere in piedi un business per dare supporto tecnico a qualcosa che può diventare difettosa tra 1, 5 o 10 anni e poi bisogna anche vedere se il musicista ha voglia di farlo riparare.

        Reply

  • BobSorsi

    |

    Il problema mi sembra squisitamente finanziario… peccato che nelle nostre terre con fior di ingegneri a disposizione e di menti geniali (vedi Maggi) non ci sia nessun capitano che coraggiosamente inizi il varo…ma non un semplice remake…. vorremmo una new story…

    Reply

  • Enrico Cosimi

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    sicuramente, loro vogliono aprirsi anche il fronte del retrofit e dell’assistenza per le vecchie macchine; per questo motivo, sono obbligati – e si stanno impegnando come dicono – a fare un feroce reverse engineering delle schede originali, per garantire la retro compatibilit e la sostituibilità bidirezionale…

    a questo punto, i margini di manovra per fare una clonazione del filtro cem diventano MOLTO stretti, a meno di non buttare in gioco quantità di denaro spaventoso…

    ma è evidente che tutto questo denaro non c’è, altrimenti farebbero a meno del crowfounding

    miei 2 centesimi

    Reply

  • Attilio De Simone

    |

    intanto con questa trovata sono riusciti a far parlare di sè….

    Reply

  • synthy

    |

    io so solo, e di certo, che nelle operazioni finanziarie il core, il nocciolo caldo, non viene mai svelato, perchè accà nisciuno è fiesso!

    my 2 cents

    Reply

    • Attilio De Simone

      |

      ma questa non è un’operazione finanziaria, è un’operazione di recupero di uno strumento vintage come se ne sono già fatte in passato.

      Reply

  • daniel

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    Io penso che in futuro poco lontano,il tempo che si abbassano i prezzi sulle stampanti 3d,le cem o altri tipi di transistor introvabili come le solite state,una volta che si ha lo schema interna, si potranno replicare tranquillamente in casa,così questi bei colossi synth vintage,potranno riprendere vita

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      e che c’entra la stampa 3D con un integrato?
      non devi mica rifare il suo ingombro tridimensionale…

      Reply

  • Mario

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    Alla fine era solo fumo e niente arrosto, Dott. Cosimi ci aveva visto giusto, come sempre!

    “THE ELKA SYNTHEX CAMPAIGN ON INDIEGOGO HAS NOW ENDED. WE’RE SADDENED THAT WE DID NOT REACH THE FUNDING TARGET.

    THIS UNFORTUNATELY MEANS THAT ELKA SYNTHEX WILL NOT BE COMING BACK AFTER ALL. WE THANK EVERYONE WHO CONTRIBUTED AND SUPPORTED US.

    ALL CONTRIBUTIONS HAVE BEEN REFUNDED. CONTRIBUTORS WILL RECEIVE THESE REFUNDS IN THEIR PAYPAL ACCOUNT, OR ISSUING CREDIT CARD (WITHIN 5 DAYS). IF YOU HAVE ANY FUTHER QUESTIONS ABOUT THE REFUND PROCESS PLEASE CONTACT INDIEGOGO.

    IT WOULD HAVE BEEN COOL TO BRING ELKA SYNTHEX BACK.”

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      purtroppo, quando vai a cacciarti in un ginepraio di vecchi componenti difficili da reperire, in un macello di proprietà intellettuali, eccetera, si finisce sempre per trovarsi mal messi…

      Reply

      • Attilio De Simone

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        d’altra parte la faccia finta commossa dell’ideatore del crowfunding mentre suona il synthex non deve aver convinto molte persone a investire sul suo progetto…..

        Reply

        • Enrico Cosimi

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          mah, quella penso abbia poche responsabilità… a Francoforte, ho avuto l’impressione che fosse in buona fede – non che questo lo giustifichi nei confronti dell’impossibilità dell’operazione, però (forse) si è cacciato in un problema senza rendersi conto del problema stesso…

          Reply

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