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KORG Drumlogue Hybrid Drum Machine

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Dopo una lunga attesa, finalmente è disponibile la batteria elettronica a generazione ibrida targata KORG che sembra destinata a riscrivere diverse regole date per scontate nel settore delle drum machine.

Di Enrico Cosimi

drumlogue color

Punto di forza dello strumento è, tra i tanti, l’accesso immediato ad un’architettura di sintesi ibrida che offre diverse tecniche di generazione ottimizzate per compiti timbrici ben caratterizzati: sintesi analogica, campionamento digitale, gestione di algoritmi proprietari o personalizzati attraverso area SDK già sperimentata nei precedenti Prologue e Minilogue XD.

Su tutto, un sequencer per la programmazione ritmica organizzato in Pattern e Song, con efficaci sistemi di umanizzazione complessa applicabile alla struttura originale.

Cherry Audio Elka-X

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Software

Un doveroso tributo al genio di Mario Maggi. L’Elka Synthex è uno dei polifonici analogici più iconici degli Anni 80: dotato di oscillatori controllati digitalmente (praticamente, perfetti nell’intonazione) dotati di cross modulation e pulse width modulation, un flessibile filtro multi modo elaborato attorno a un integrato CEM, un raffinato analog chorus per l’animazione timbrica ed affiancato ad un flessibile Step/realtime sequencer di bordo, lo strumento ha saputo farsi apprezzare da utenti del calibro di Keith Emerson, Jean-Michael Jarre, Geoff Downes, Stevie Wonder, e – a fronte di una produzione numericamente non esorbitante – ha raggiunto oggi cifre da capogiro.

Quasi inevitabile, dopo gli exploit di altre software house e gli arrembaggi tentati (a diversi livelli) da one-man-brand o da spregiudicate cordate di imprenditori nord europei, il rispettoso tributo di Cherry Audio, software house ben nota per le sue eccellenti realizzazioni standalone e modulari.

Elka-X, a fronte di un prezzo più che contenuto, cattura tutto lo spirito timbrico dello strumento originale, offre il 99.9% delle prestazioni hardware (è stata trascurata l’oggettivamente involuta capacità di realtime sequencing della macchina fisica, privilegiando la flessibile struttura di caricamento Step); chi scrive ha avuto l’onore di collaborare per un decennio abbondante con Mario Maggi al purtroppo abortito progetto Synthex-II, quindi è facile immaginare l’emozione con cui ci siamo avvicinati a questa riedizione virtuale, apprezzandone fino in fondo l’eccellente qualità timbrica.

Di Enrico Cosimi

Elka-X Apertura

Contrariamente a quanto accade quando si parla di hardware storici virtualizzati, questa volta non segnaleremo le differenze tra hardware e software, se non nei casi più indispensabili, e affronteremo Elka-X come un polifonico virtuale cui approcciarsi ex-novo. Buona lettura.

Lo strumento in breve

Elka-X è un virtual analog in grado di erogare fino a sedici voci di polifonia organizzabili in due Layer timbrici indipendenti; ciascun Layer può essere attivato in condizioni DBL/Double (due suoni sovrapposti sulla tastiera) o Split (due suoni affiancati ai lati di una Spilt Note selezionabile dall’utente); alternativamente, è possibile usare un solo Layer in modalità monotimbrica Single. Oltre alla programmazione timbrica indipendente, ciascun Layer è dotato di una propria sezione effetti e di una struttura di mixaggio che ne permette la regolazione di volume e posizionamento nell’arco stereofonico. Una sezione Limiter permette di tenere sotto controllo eventuali picchi dinamici indesiderati. Lo Step Sequencer è unico per le due parti timbriche.

Elka-X Schema

Dal punto di vista timbrico, specie se contestualizzato nel periodo storico del pionierismo polifonico, la struttura di voce del Elka-X rivela le interessanti intuizioni originali di Mario Maggi. Ciascuna voce è dotata di due oscillatori indipendenti che, con un generatore di rumore, producono il segnale inviato al filtro multi modo. Dal filtro, il segnale passa nell’amplificatore e da questo raggiunge – nella versione virtuale – la sezione effetti “di Layer” con Chorus, Delay e Reverb. I due segnali Upper e Lower sono miscelati nella sezione Master Volume.

Le modulazioni sono attivate a livello di voce (Cross Modulation e Pulse Width Modulation), a livello di Layer (Pitch Envelope/Glide, Filter Envelope, Amplifier Envelope, LFO 1, Arpeggiator) e a livello comune (LFO 2 e Step Sequencer).

Di quello che c’è, non manca niente.

Organizzazione del programma

Come per quasi tutti i programmi targati Cherry Audio, c’è una Toolbar superiore e una Main Area dove si lavora con la programmazione vera e propria.

Elka-X Toolbar

Toolbar superiore

Contiene i comandi relativi a:

  • New. Spiana il funzionamento del programma predisponendolo alla costruzione timbrica ex novo.
  • Save. Attiva la procedura di salvataggio, con possibilità di predisporre Collection, Category, Name e KeyWord per facilitare le successive operazioni di recupero.
  • Name/Browser. Permette la navigazione all’interno delle programmazioni e dei banchi timbrici precedentemente realizzati. Eventuali modifiche non salvate sono evidenziate con la flag Edited attivata nell’area di testo contenente il nome del preset timbrico.
  • Inc/Dec. Le due frecce permettono lo spostamento unitario da una locazione di memoria all’altra.
  • Undo/Redo. Per annullare o confermare le operazioni precedentemente realizzate.
  • Settings. L’icona a forma di ingranaggio attiva un menu di regolazioni globali divise in comportamento General, Interface, Account, Audio/MIDI. Il loro contenuto e disponibilità varia a seconda dell’attivazione stand-alone o plug-in di Elka-X.
  • Zoom. Varia la percentuale d’ingrandimento 50/150% dell’interfaccia grafica. É possibile attivare anche il comportamento Focus (vedi oltre).
  • MIDI. Il LED si accende per visualizzare l’attività MIDI in ricezione.
  • MIDI Panic. Spegne note eventualmente agganciate.
  • Tempo. Permette di specificare, nel solo modo stand-alone, la velocità BPM di riferimento con cui vengono calcolati i cicli di LFO, i Delay Time e la velocità dello Step Sequencer e dell’Arpeggiator interno.
  • Virtual Keyboard. Utile per programmare suoni innescando l’ascolto direttamente dalla tastiera ASCII del computer.

Attenzione! Con l’attuale revisione firmware, se usate la Virtual Keyboard per inserire dati nello Step Sequencer, sperimenterete un raddoppio numerico degli Step programmati. In assenza di una MIDI Master Keyboard esterna, si consiglia di inserire dati usando il mouse (o altro dispositivo analogo) per cliccare/suonare direttamente sulla rappresentazione grafica delle cinque ottave di tastiera. Musicista avvisato…

  • Oversampling Quality. Espandibile fino a 4x.
  • Help. Lancia il web-browser di sistema e indirizza il lettore sul manuale utente (dalla pagina, è possibile scaricare la versione pdf del manuale).
  • Focus/Reset. Ingrandisce al massimo la schermata principale centrando l’inquadratura attorno all’ultimo comando attivato; da questo, è possibile spostarsi usando i tradizionali comportamenti di scroll orizzontale e verticale. Cliccando nuovamente sul tasto, si riporta la schermata grafica alla dimensione originale.

 

Elka-X Oscillator 1-2

Oscillatori

Gli OSCILLATOR 1 e 2 sono identici tra loro e forniscono il principale materiale audio intonato per i successivi trattamenti.  L’intonazione è regolabile attraverso la selezione di ottava (da 16’ a 1’), semitono (TRANSPOSE da 0 a +12) e centesimi di semitono (TUNE). L’oscillatore produce le quattro forme d’onda Triangle, Sawtooth, Square, Pulse a simmetria variabile (per quest’ultima, è previsto un controllo PULSE WIDTH che altera la simmetria dell’impulso da 0 a 100% – ai due estremi, l’oscillatore produce corrente continua e smette di suonare). Ogni oscillatore è dotato di Volume indipendente.

In ogni oscillatori, è prevista la possibilità di attivare un RING MOD indipendente che somma e sottrae ciascuna armonica prodotta con il segnale ricevuto dall’altro oscillatore; la selezione agli ingressi del Ring Mod è effettuata a valle di ciascun Waveform selector e quindi il risultato in uscita a OSCILLATOR 1 dipenderà comunque dalle forme d’onda selezionate in OSC 1 e OSC 2; se i due oscillatori hanno identica frequenza – con zero battimenti – il segnale in uscita risulterà accordato all’ottava superiore (ricordiamo che, schematicamente, RM = A+B e A-B, dove “A” e “B” indicano i due segnali in ingresso; l’operazione è condotta per ciascuna armonica rilevata nei due segnali). Regolando con accuratezza le variazioni di intonazione e scegliendo forme d’onda sufficientemente complesse (magari, sottoposte a loro volta a lenta PWM), è possibile ottenere risultati inarmonici di grande fascino timbrico.

Modulazioni

È possibile raggiungere l’intonazione dell’oscillatore attraverso il LOW FREQUENCY OSCILLATOR di ciascun Layer attivando le destinazioni OSC 1 e/o OSC 2; parallelamente, si può controllare la transizione fluida tra una nota e l’altra attivando – in modo indipendente per ciascun oscillatore  – il Portamento nella sezione GLIDE/PORTAMENTO; nella stessa struttura, si può innescare l’AutoBend/Pitch Envelope (che qui prende nome di GLD/Glide) regolando intervallo Glide Amount e velocità Speed desiderati. La possibilità di differenziare l’attivazione per i due oscillatori assume senso quando si diversifica con Hard Sync (selettore OSC 2 SYNC) il funzionamento del secondo oscillatore nei confronti del primo. 
Anche il modulo LFO 2 (comune ai due Layer e interpretabile come lfo di performance) può essere indirizzato al controllo in comune sulla frequenza comune dei due oscillatori – perfetto per realizzare il Vibrato statico o sotto controllo della Modulation Wheel (con un pizzico di commozione, ricordiamo che nella macchina hardware originale, troneggiava un raffinato JoyStick XY con cui gestire Bend e Modulation…).

La simmetria dell’onda impulsiva può essere modulata con l’oscillatore a bassa frequenza di Layer attivando le destinazioni PW1 e/o PW2.

É possibile sincronizzare il secondo oscillatore al primo usando il selettore OSC 2 SYNC che non trova posto nel blocco di pannello degli oscillatori, ma è raggiungibile nella sezione a sinistra – immediatamente sotto alla gestione KEYBOARD (la disposizione, che oggi potrebbe sembrare bislacca, rispecchia quanto in voga negli Anni 80; si pensi, ad esempio, alle regolazioni impaginate sul pannello comandi dei sintetizzatori Oberheim OB-X).

Elka-X Noise

Noise

Il generatore di rumore attiva White o Pink Noise differenziati per distribuzione energetica (eguale energia per unite di banda o per ottava) e sottoposti ad un unico controllo di Volume.

Elka-X Multi Mode Filter

Multi Mode Filter

Il filtro offre cinque comportamenti selezionabili:

  • LP1. Passa basso a -24dB/Oct.
  • LP2. Passa basso a -12 dB/Oct.
  • BP1. Passa banda a -6 dB/Oct
  • BP2. Passa banda a -12 dB/Oct.
  • HP. Passa alto a -12dB/Oct.

I quattro modi sono personalizzabili con i controlli di CUTOFF, RESONANCE (raggiunge l’auto oscillazione), ENVELOPE AMOUNT unipolare (è disponibile un selettore ENV INV con cui invertire e la polarità del Filter Envelope) e KEYBOARD [Tracking].

Amplifier

Come tradizione dei polifonici Anni 80, non ci sono controlli dedicati alla gestione dell’amplificatore; le uniche regolazioni attinenti – volume e panpot a parte (non a caso, facenti riferimento ad uno stadio audio successivo all’amplificazione vera e propria) – sono quelle dell’Amplifier Envelope. Ulteriori particolari in seguito.

Elka-X Filter & Amp Env

Filter & Amplifier Envelope

I due Envelope Generator principali dello strumento sono impaginati all’estrema destra del pannello comandi; ciascun Envelope è dotato di ATTACK Time, DECAY Time, SUSTAIN Level e RELEASE Time. Nell’implementazione virtuale, è possibile subordinare la quantità di Envelope indirizzata verso filtro e amplificatore alla dinamica di tastiera; l’effetto è regolabile con i due comandi denominati Velocity.

Ricordiamo che, dentro Elka-X, c’è un terzo (Pitch) Envelope Generator mascherato dall’ambigua dicitura Glide. Ulteriori particolari in seguito.

Elka-X LFO 1

Low Frequency Oscillator 1

Nell’architettura originale dello strumento, c’è un LFO per il Layer inferiore e uno per quello superiore; l’organizzazione originale – invero spartana – è oggi potenziata offrendo in aggiunta alle funzioni di base quel minimo sindacale di aggiornamento che rende il sistema sufficientemente flessibile senza perdere di vista l’immediata efficienza spartana dello strumento originale. Rimane il comportamento monofonico dei due LFO (Upper e Lower).

Il comportamento del Low Frequency Oscillator 1 è personalizzabile in FREQUENCY (valori assoluti o, previa accensione di Sync, calcolati in base al BPM locale o di sistema), Delay iniziale (fino a 30 secondi), Depth A applicata alla prima uscita del circuito e Depth B per la seconda uscita. Le destinazioni del bus A comprendono: OSC1 e OSC 2 Freq, PW1 e PW2. Le destinazioni per il bus B comprendono; Filter Cutoff, Ampl Level, Sequencer Rate. É possibile subordinare l’intensità del trattamento alla lettura della posizione fisica della Modulation Wheel – in questo modo, la modulazione viene scalata e controllata in tempo reale a discrezione dell’utente (ricordiamo che lo stesso risultato è ottenibile anche con il secondo LFO 2 di sistema).

Il circuito del Low Frequency 1 genera forme d’onda Triangle, Sawtooth, Ramp, Square bipolar, Square unipolar (perfetta per i trilli), Random; il ciclo di forma d’onda può essere sottoposto a Reset ogni volta che si intercetta un codice di Nota On.

Elka-X LFO2

LFO 2

Il secondo oscillatore a bassa frequenza ha un comportamento che si applica globalmente all’intero strumento (previa selezione della parte UPPER, LOWER o BOTH). Produce una singola onda triangolare regolabile in frequenza locale o ricava attraverso tasto SYNC dal BPM di sistema.

L’intensità della modulazione, applicata a due destinazioni predefinite e non modificabili (OSC Freq e FILTER Cutoff), è sottoposta all’azione della Modulation Wheel, ma attraverso comando INIT AMOUNT è possibile scegliere quale valore debba eventualmente essere generato in corrispondenza della minima posizione fisica raggiunta dalla Mod Wheel – in questo modo, impostando un qualsiasi valore diverso da zero, LFO 2 diventa una sorgente di modulazione disponibile in modo costante e ininterrotto per la programmazione timbrica della parte UPPER, LOWER o BOTH.

Come nello strumento originale (dove si parlava di Delta Frequency), è possibile definire un’accelerazione nella frequenza rapportata allo spostamento della Mod Wheel (o del JoyStick originale). In questo modo, quando la MW è al minimo ed eventualmente c’è un valore di INIT AMOUNT diverso da zero, LFO 2 gira alla frequenza specificata con il cursore INIT FREQ; se si sposta la MW portandola verso il valore massimo, si può raggiungere la velocità impostata con il cursore FREQ ACCEL; ovviamente, a posizioni intermedie del controller fisico corrisponderanno velocità intermedie tra i valori INIT e ACCEL.

La destinazione TO OSC indirizza la modulazione LFO2 definendo il massimo Amount raggiungibile. A questa, si somma la massima escursione di Pitch Bend per i due oscillatori (cursore BEND).

La destinazione TO FILTER indirizza la modulazione LFO2 impostando il massimo valore assegnato al Cutoff per la triangolare a bassa frequenza (cursore LFO2) o attraverso Pitch Bend (cursore BEND).

Elka-X Glide

Glide/Portamento

Il circuito riunisce due diversi comportamenti relativi al Portamento (cioè all’integrazione dei valori di intonazione ricevuti dalla tastiera/sequencer) e Glide (terminologia con cui Mario Maggi indicava l’AutoBend o – più correttamente – l’attivazione di un Pitch Envelope dedicato all’inflessione dell’intonazione).

Tutti e due i comandi sono attivabili indipendentemente per OSC1 e OSC 2, permettendo così, previa attivazione del SYNC, la creazione del classico suono Laser Harp ottenuto attraverso freq sweep del secondo oscillatore sincronizzato al primo.
Il Portamento è regolabile in Speed (velocità nella transizione tra una nota e l’altra), attivazione complessiva Porta, abilitazione sugli OSC 1 e OSC 2.

Il Glide/AutoBend è regolabile in attivazione GLD, abilitazione sugli OSC 1 e OSC 2, personalizzazione di velocità Speed e direzione Glide Amount. Quest’ultimo controllo è di tipo bipolare: nell’escursione positiva regola l’intervallo discendente del Pitch Envelope; nell’escursione negativa regola l’intervallo ascendente dello stesso controllo. Tecnicamente, oggi può essere più facile fare riferimento ad un semplice Decay Env (o Ramp Envelope, se preferito), regolabile in Amount e Time.

Elka-X Panel Select

Keyboard e gestione della (bi)timbricità

Elka-X è bitimbrico e prevede, per ciascun preset, la possibilità di lavorare in modo SINGLE, DOUBLE o SPLIT; i tre comportamenti sono raggiungibili con altrettanti interruttori dedicati; scegliendo il modo Split, si può decidere quale nota della tastiera fungerà da divisorio tra timbrica superiore e inferiore (la nota si seleziona facendo doppio click sul tasto SPLIT).

La polifonia dello strumento è regolabile complessivamente con il comando MAX VOICES (da 2 a 16 voci); il senso complessivo della regolazione indica che – a fronte di una selezione di valore pari a X, ciascuna parte Upper/Lower avrà a disposizione la quantità corrispondente a X/2 in modalità Last Note Priority.

Ciascun Layer può essere fatto funzionare in polifonia (POLY) o in monofonia personalizzabile SINGL (una sola voce) o UNI (sovrapposizione di X voci definite con il precedente comando MAX VOICES e successivamente distanziate con UNI DETUNE).

Elka-X Keyboard

É possibile impostare CHORD MEMORY, per scrivere un intervallo a n voci che poi verrà eseguito/trasposto parallelamente suonando semplicemente le toniche. Il comportamento degli Envelope Generator può essere subordinato all’esecuzione legata (MULTI TRIGGER spento) o attivato indifferentemente ogni volta che si preme un tasto (MULTI TRIGGER acceso). Come accennato in precedenza, la frequenza del secondo oscillatore può essere subordinata a quella del primo oscillatore attivando il comportamento OSC 2 SYNC.

Come è facile immaginare, una volta attivata la doppia timbrica deve esserci un modo per sintonizzare il pannello comandi sulla programmazione di uno o dell’altro suono: come in analoghi strumenti, l’operazione avviene attraverso tasti LWR e UPPR compresi nella sezione PANEL CONTROL. Il terzo tasto UTIL attiva un comodo menu di servizio con cui è possibile:

  • Scambiare (Swap) i suoni Upper e Lower.
  • Copiare Upper su Lower o Lower su Upper (utile per rimpolpare in raddoppio la potenza fonica dello strumento).
  • Resettare a default i Layer Upper o Lower.
  • Copiare gli effetti Upper su Lower o Lower su Upper.

 

 

Elka-X Arpeggio

Arpeggio

Ciascuna parte timbrica ha accesso al proprio modulo arpeggiatore che può scandire gli accordi eseguiti sulla tastiera permettendo di scegliere:

  • Fino a 4 ottave di Arpeggio Range.
  • Velocità assoluta, espressa in Hertz, o sincronizzata su un valore ritmico calcolato in base al BPM di sistema.
  • Pattern di avanzamento Up, Down, Up&Down, Random.
  • Prolungamento di Hold incondizionato.

Lavorando in Split/Layer, è possibile sovrapporre due Arpeggi differenti, o alternare un comportamento in Hold con uno estemporaneo attivo solamente quando si tengono premute le note della tastiera. Instant Tangerine Dream.

Elka-X Effects

Sezione Effetti

Se nella macchina hardware originale c’era solo l’eccellente Chorus analogico, nella versione Elka-X è possibile arricchire il suono di ciascuna sezione timbrica con una triplice struttura composta da Chorus, Delay e Reverb.

In totale autonomia Lower/Upper, è quindi possibile programmare le tre sezioni di trattamento collegate in modo parallelo alla struttura di sintesi vera e propria (l’uscita del sint è simultaneamente disponibile agli ingressi di Chorus, Delay e Reverb:

  • Chorus. Due comportamenti lento e veloce, più un terzo comportamento somma dei precedenti – come nella macchina originale. Non sono previsti parametri di personalizzazione dell’effetto (per fortuna…).
  • Echo. Quattro algoritmi Standard (digitale), Tape, Ping Pong (digitale con alternanza sui canali sinistro/destro). La velocità delle ribattute può essere impostata in valori assoluti o in intervalli ritmici sincronizzati con il BPM di sistema e compresi tra 1/64 e 8/4. Il Feedback può essere portato al sovraccarico più diabolico. É possibile personalizzare i parametri di Spread per la differenziazione di tempo sinistro/destro, EQ per la chiusura delle acute e Effect Level per il bilanciamento Dry/Wet.
  • Reverb. Quattro algoritmi di Room, Plate, Hall e Galactic (quest’ultimo è estratto da Cherry Audio Dreamsynth). Le regolazioni comprendono Decay time, EQ di tipo tilt LP/HP e Effect Level.

 

Elka-X Master

Master

In base al Layer selezionato con i vicini tasti Upper/Lower, è possibile regolare il Layer Volume e il Layer Panpot in modo indipendente per ciascuna delle due sezioni timbriche. Se necessario, si può isolare in ascolto (LAYER SOLO) la sezione timbrica su cui si sta lavorando.
I due comandi MASTER TUNE e MASTER VOLUME regolano, ovviamente, l’intonazione e il volume finale dell’intero strumento. Come dentro a Voltage Modular, è possibile attivare un LIMITER con cui tenere sotto controllo eventuali saturazioni sul percorso audio di uscita.

Elka-X MIDI Learning

Implementazione MIDI

Tutti i comandi di pannello sono assegnabili ad un preciso MIDI Control Change selezionabile attraverso procedura MIDI Learn: si apre il menu con il click destro per abilitare la procedura di apprendimento MIDI e si procede come di consueto muovendo il controllo hardware con cui si vuole pilotare il parametro selezionato.

Elka-X MIDI

Facendo click sull’interruttore MIDI presente nella Toolbar superiore, si apre la pagina MIDI vera e propria, sotto forma di foglio elettronico potenziato, cui corrisponde, a destra, la visione del pannello comandi con tutti i controlli evidenziati in rosa; mano mano che si procede con gli accoppiamenti parametro/controllo, il foglio elettronico sulla sinistra carica una nuova riga dove è possibile verificare Nome del parametro, tipo di controllo (MIDI CC, MMC, Pressure, Key), valore, attivazione per il singolo Preset o di livello globale per il programma, valori Min e Max (con possibilità di inversione raggiungibile attraverso incrocio dei due valori) ed eventuale trattamento attraverso processore grafico Exp-Lin-Log regolabile.  Nella grafica del pannello, gli accoppiamenti sono riportati numericamente.

Elka-X MIDI Learn

É possibile assegnare precise note MIDI – possibilmente, al di fuori del range normalmente utilizzato in funzione melodico/armonica – per attivare/disattivare il Playback delle tracce di sequenza.

Elka-X Sequencer

Sequencer

Punto di forza dello strumento originale (era possibile sincronizzarlo anche solo battendo a tempo sulla capsula di un SM-57 collegato al Trig Input del Synthex… all’epoca, si faceva questo e altro), il Sequencer di Elka-X lavora unicamente in caricamento Step by Step (nessun rimpianto per l’alternativa Realtime, fin troppo vincolata ai limiti digitali dell’epoca).
La struttura è organizzata in quattro tracce monofoniche indipendenti SEQ1, SEQ2, SEQ3 e SEQ4, ciascuna con 128 possibili eventi di lunghezza (nell’implementazione originale, l’evento era il dato di scrittura, con un peso diverso dal dato di prolungamento Tie/Rest per la nota…) che possono essere fatte partire incondizionatamente, in modo subordinato alla pressione di una nota sulla tastiera, con o senza il Realtime Transpose applicato in base al tasto premuto. La memorizzazione caricata può essere eseguita una sola volta o ripetuta in Loop.  Il Sequencer, che è di livello globale nello strumento, può essere assegnato alla parte timbrica Upper o Lower; durante la programmazione – cioè durante l’inserimento dei dati nelle celle di memoria che corrispondono agli Step, l’utente potrà ascoltare il suono Upper/Lower eventualmente organizzato in Split catturando due suoni nella stessa traccia, ma – successivamente – durante il Playback, l’assegnazione del Sequencer rispetterà in modo rigoroso l’assegnazione SEQ ASSIGN UPPER/LOWER, superando gli eventuali limiti imposti dal punto di split.

Caveat musicus

Occorre imparare come usare il Sequencer nella sua accezione originalmente concepita da Mario Maggi: il Sequencer è un gestore di quattro flussi di dati che possono essere attivati incondizionatamente (tasto PLAY e tasto STOP), possono essere fatti partire appena si preme una qualsiasi nota sulle cinque ottave della tastiera (tasto KEY), possono essere trasposte in tempo reale in base a quale nota viene eseguita (tasto TRNS); quest’ultimo comportamento può sommarsi al Key Start precedentemente incontrato. La durata del Playback può essere indefinita o subordinata al Gate di tastiera usato per attivare KEY l’esecuzione.
Mentre il Sequencer esegue una traccia, è possibile attivare la seconda traccia (occorre richiamare “in battuta” il tasto SEQ ENABL della traccia desiderata) o spegnere SEQ 2 mentre suonano SEQ 1 e SEQ 3.

Il tutto, si badi bene, assegnato ad una delle due parti timbriche, mentre l’altra rimane a disposizione del musicista per fraseggiare, definire armonie o inseguire i più inconfessabili sogni Franke/Froese/Baumann-Haslinger. Paragonato alla blindatura dei classici sequencer “da tastiera”, c’è da perdere la testa.

Il pannello comandi del Sequencer è diviso in diverse aree comandi relative all’inserimento dati, alla navigazione nella Sequenza, all’attivazione e alla sincronizzazione, alla personalizzazione del Playback; non volendo riscrivere il manuale (segnaliamo, per i lettori più feticisti, che l’autore di questo testo è in possesso della stesura manoscritta del manuale italiano “espanso” del vecchio Elka Synthex dattiloscritta da Vincenzo Ricciuti, corretta di pugno da Mario Maggi e da lui poi sostituita in corso con la versione molto più snella, schematica e stringata che poi è stata pubblicata in forma cartacea a corredo dello strumento – prima che lo chiediate, NO: dattiloscritto originale non esce da questa casa e non viene riprodotto), dicevamo, non volendo riscrivere il manuale dello Step Sequencer.

Registrazione e Inserimento dati

Il Sequencer di Elka-X registra unicamente i dati Nota On/Off (ricordiamo, senilmente, che lo strumento originale era sprovvisto di Key Velocity, Aftertouch, Control Change…).

Dopo aver attivato il tasto rosso REC/EDIT, si sceglie quale delle quattro SEQ1.2.3.4 deve essere caricata; il Sequencer è pronto a scrivere qualsiasi nota venga eseguita sulla tastiera. Ogni inserimento dati trova immediato riscontro nella finestra Display Step che mostra il numero progressivo dello Step e, nella finestra NOTE il nome e l’ottava della nota inserita espressi in terminologia anglosassone. Ogni volta che si preme una nuova nota, il contatore grafico documenta l’avanzamento allo Step successivo; durante la registrazione, è possibile muoversi nella Sequenza con le frecce Avanti/Indietro per verificare quanto inserito ed eventualmente correggerlo. Alternativamente alla pressione sulla tastiera musicale (reale o virtuale), è possibile fare click destro sulla finestra NOTE e scegliere la nota desiderata dal (lungo) elenco delle Note MIDI.

  • INS STEP. Attiva l’inserimento, dopo lo Step corrente, di un nuovo Step vuoto pronto per la registrazione.
  • DEL STEP. Cancella lo Step corrente riducendo la durata della Sequenza di un’unità.
  • ADD STEP. Aggiunge uno Step vuoto in coda alla Sequenza allungandone la durata.
  • REST. Occupa lo Step corrente con una pausa.

Terminata la registrazione, basta spegnere il tasto REC/EDIT chiudendo la procedura di inserimento dati.

Per modificare quanto programmato, basta riaccendere il tasto REC/EDIT e navigare manualmente nella Sequenza con i tasti Avanti/Indietro fino a raggiungere lo Step il cui contenuto deve essere alterato o sostituito con una pausa.

Il tasto UTIL attiva un menu a comparsa che permette di trasporre una delle quattro sequenze +/-1 semitono o +/-12 semitoni, copiare il suo contenuto e incollarlo su un’altra Sequenza, cancellare individualmente una Sequenza delle quattro o tutte e quattro le sequenze. In aggiunta, è possibile copiare tutti i dati di Sequenza nella memoria di bordo, incollarli in una nuova destinazione/Preset, copiare solo le sequenze che contengano note al loro interno.

Attivazione e personalizzazione del Playback

Una volta programmata una o più sequenze nella memoria di bordo, è possibile usare i tasti dedicati per personalizzare il Playback.

  • PLAY. La Sequenza (o tutte le SEQ1.2.3.4 eventualmente attivate) partono appena si preme il tastino PLAY.
  • KEY. Il Playback parte appena si preme una qualsiasi nota sulla tastiera musicale; la tonalità delle note programmate nei singoli Step rimane quella originale.
  • TRNSP. La tonalità della Sequenza viene alterata in base a quale nota si preme sulla tastiera musicale. Il tasto C1 corrisponde al valore non transpose. Ricordiamo che, attraverso menu UTIL, è possibile definire rapporti di trasposizione costanti che alterano in modo definitivo quanto programmato.
  • LOOP. Attiva o disattiva la ripetizione incondizionata del Playback.
  • STOP. Ferma ogni forma di Playback. Ricordiamo che, attivando KEY, il Playback dura solamente fintanto che si rimane con una nota premuta sulla tastiera musicale.

Per personalizzare il modo con cui la Sequenza viene eseguita, è possibile intervenire sui comandi:

  • RATE. La velocità espressa in termini assoluti o, previa attivazione del tasto SYNC, in valori ritmici ricavati sul BPM di sistema.
  • GATE. Per definire la percentuale legato/staccato dell’esecuzione di ciascuno Step.
  • SEQ ASSIGN. L’interruttore ruota la programmazione del Sequencer verso il controllo delle voci UPPER o LOWER. Come accennato in precedenza, durante la programmazione in determinate condizioni di SPLIT, è possibile ascoltare gli Step con un suono che intercetta il timbro Upper anche se la sequenza è assegnata a quello Lower; successivamente, durante il Playback, tutto tornerà a posto…

 

Elka-X Apertura

Conclusioni

Elka-X suona in modo sorprendentemente convincente: paragonato alla versione hardware tiene il confronto con successo e, a prescindere dalla veridicità vintage, ha una timbrica seria, professionale, lavorabile, facilmente gestibile nel classico contesto polysinth analog.

Come nello strumento originale, non è lecito attendersi timbriche sperimentali o al confine con la realtà – del resto, quel tipo di polifonico è stato concepito per supplire professionalmente alle esigenze più “temperate” tipiche dell’esecuzione musicale; in ogni caso, innescando il doppio comportamento Ring Mod, è comunque possibile produrre suoni meno convenzionali o diversamente convenzionali all’interno del panorama analogico polifonico.
Tutti i parametri sono gestibili in velocità anche senza leggere il manuale utente; i pochi nuovi parametri aggiunti con sapiente discrezione potenziano in modo significativo la capacità operativa del programma senza stravolgere la filosofia di fondo (come già detto decine di volte: non ha senso comprare un Synthex o un Elka-X se volete fare wavetable o granulazione o physical modeling). Da questo punto di vista, l’aggiunta degli effetti, l’arricchimento di funzioni dentro LFO 1 e l’integrazione della Key Velocity sono da manuale. L’implementazione MIDI risolve in facilità l’interazione con il mondo esterno e l’espansione della originale struttura bitimbrica – con doppia sezione effetti e doppio arpeggiatore – fanno letteralmente decollare lo strumento.
Lo Step Sequencer di bordo tributa tutto il giusto omaggio al genio visionario di Mario Maggi: impostato come macchina per la performance e l’interazione, richiede un approccio rispettoso, ma una volta afferrati i concetti di base si dimostra una vera e propria rampa di lancio per decollare verso i classici stili performativi che hanno fatto il suono elettronico degli Anni 70 e 80.

Non ci sarebbe dispiaciuto, magari in una futura revisione firmware, poter usare il tasto REST per realizzare il TIE Note tra uno step e l’altro, o magari per prolungare arbitrariamente la durata delle note evento – nella macchina originale, il comando era denominato REST/BEAT… basterebbe recuperare questa funzione.

Il rapporto qualità/prezzo è pazzesco. Il software è caldamente consigliato.

Qui, per saperne di più.

ACUSMATIQ XVII DIMENSIONI PARALLELE

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Events, no-categoria

electronic electroacustic festival – Ancona, Mole Vanvitelliana 30/31 Luglio 2022.

La 17° edizione dello storico festival il 30 Luglio ospita Kyle Dixon e Michael Stein i compositori della serie TV Netflix Stranger Things, Emmy Award per un concerto esclusivo in larga parte creato con i sintetizzatori fatti nelle Marche

Anche quest’anno per la sua edizione n. 17 lo storico festival Acusmatiq, ormai quasi maggiorenne, getta uno sguardo avventuroso sulla creatività musicale contemporanea e al tempo stesso rinsalda il rapporto con il territorio che ospita il festival, da sempre molto stretto.

Si inizia Sabato 30 Luglio, alle 21.30 con uno straordinario evento di respiro internazionale: il concerto di Kyle Dixon e Michael Stein, i pluripremiati compositori (anche con il prestigioso Emmy Award) della colonna sonora di quell’autentico fenomeno mediatico che è la serie TV Stranger Things e di innumerevoli altri lavori, una produzione esclusiva che vede in partnership Acusmatiq e il Museo del Synth Marchigiano (che 13 anni fa nacque proprio in seno al festival).

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I due compositori americani, senza dubbio tra i principali artefici della diffusione delle sonorità synthwave nell’ immaginario collettivo globale, presenteranno infatti un lavoro in esclusiva per il festival con gli strumenti del Museo del Synth Marchigiano che useranno nella settimana precedente lo show. Quindi le profonde e sofisticate atmosfere elettroniche a cui ci hanno abituato si sposeranno con nuove suggestioni sonore provenienti dalla storica collezione di sintetizzatori nati nelle Marche, luogo da sempre votato alla creazione di strumenti musicali. Un incredibile cortocircuito culturale che collega dimensioni diverse e apparentemente lontanissime dando vita ad un evento unico ed imperdibile.

IK Multimedia UNO Synth Pro

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UNO Synth Pro Analog Paraphonic Dual-Filter Synthesizer è l’ultimo modello realizzato da IK Multimedia in collaborazione con Sound Machines (Davide Mancini ed Enrico Dell’Aversana) che ha sviluppato l’efficace motore di sintesi. Lo strumento, ora dotato di tre ottave a passo standard, sensibili alla dinamica e al channel aftertouch, coniuga l’irresistibile semplicità d’uso (anche lavorando senza l’Editor gratuito) con una timbrica assai convincente; la solida costruzione e il look accattivante fanno il resto. Insomma, una conferma molto piacevole per il team italiano.

Di Enrico Cosimi

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Come al solito, quando si legge il termine parafonico, la mente vacilla: uno strumento parafonico (cioè quasi polifonico) offre la presenza simultanea di diverse sorgenti audio controllabili individualmente per ciò che riguarda l’intonazione, che confluiscono dentro un unico sistema di filtraggio/amplificazione e articolazione del suono. In questo modo, sommando sulla tastiera le note Do, Mi, Sol (con una timbrica sufficientemente percussiva), si otterrà l’esecuzione di Do, Do+Mi, Do+Mi+Sol, ogni volta con la ri-articolazione delle note/intonazioni precedentemente impegnate. Il limite espressivo ha permesso, negli anni, l’uso creativo di precise tecniche tastieristiche in un comportamento simile al sjidechaining ottenibile con i classici hardware outboard.

Moog MAVIS – Moog Analog Synthesizer Voice

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In principio era il Werkstatt, l’apparecchio concepito per essere assemblato da musicisti volenterosi, ma privi di saldatore: l’apparecchio originale univa la classica struttura oscillatore-filtro-amplificatore con un LFO e un envelope semplificato, più un’ottava di tastiera a bottoni che poteva essere utilizzata per tentare esecuzioni melodiche.

Di Enrico Cosimi

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Lo strumento, predisposto per l’hot rodding interno e la riconfigurazione attraverso tiny wires su multiconnettore dedicato, divenne in breve un must nella galassia dei produttori Ambient/Drone e – grazie anche ad un’espansione Eurorack – ancora oggi ha schiere di estimatori appassionati.

Oggi, Moog Music presenta l’erede del Werkstatt (anche se, come vedremo, per certi versi sarebbe più corretto parlare di un Mother-32 semplificato): il nuovo MAVIS – Moog Analog Synthesizer Voice è uno strumento in scatola di montaggio, che può – ancora una volta – essere assemblato con un semplice cacciavite e che produce timbriche di levatura e controllo tranquillamente adattabili in un contesto di produzione musicale seria.

SOUNDFREAK & Electronic Music Studios (Cornwall)

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Nella comunità dei musicisti elettronici, come in analoghe realtà sociali, esistono riferimenti, feticci, totem, sacri Graal che negli anni diventano sempre più irrinunciabili. All’interno di questo panorama, marchi come Buchla e EMS sono precisi riferimenti di enorme personalità timbrica e comportamentale, ma mentre diversi operatori di settore hanno generosamente attinto ai progetti originali di Don Buchla, restituendoli nei più diversi standard elettromeccanici della sintesi modulare, la severa politica di protezione e tutela messa in atto da Robin Wood (il signor EMS – ininterrottamente attivo all’interno della stessa ditta dagli Anni 70 ad oggi) ha sempre frenato clonazioni, tributi e riedizioni, contribuendo – se necessario – ancora più allo status di icona rarissima che ogni apparecchio targato EMS ha oggi raggiunto (per non parlare delle quotazioni più che collezionistiche).

Di Enrico Cosimi

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Per questo motivo, l’operazione felicemente portata a compimento da SOUNDFREAK – la boutique elettronica messa in attività dalla vulcanica Alina Kalancea (raffinata musicista elettronica e scrupolosa tecnica analogica) è ancora più importante e merita tutto il possibile riscontro: nessuno finora era mai riuscito nella ri-configurazione elettromeccanica dei circuiti originali EMS (oscillatori audio, oscillatori a bassa frequenza, filtri, generatori trapezoidi e generatori noise) portandoli in formato Buchla 4U – con la sostituzione della pin matrix in favore dei connettori misti Banana e 1/8” Tip-Sleeve; nessuno era mai riuscito a fare tutto questo con l’autorizzazione e la collaborazione piena di Electronic Music Studios EMS.  Insomma: se avete un modulare Buchla 200e o 100 (beati voi…), se avete un Easel o un Commander (ancora, beati voi…) e se volete aggiungere al vostro sistema le peculiarità timbriche e performative tipiche degli apparecchi EMS classici (VCS-3, Synthi A, Synthi AKS) con la certezza di poter alloggiare i moduli all’interno delle diverse boat Buchla, questo è il momento giusto.

Non a caso, il sistema SOUNDFREAK & Electronic Music Studios è risultato la sensazione dell’ultima edizione 2022 SuperBooth berlinese; come è facile immaginare, la costruzione boutique  ha standard elevati e costi corrispondenti: la lista di attesa per le macchine attualmente in preorder (si parla di una quarantina di esemplari in lavorazione) si sta via via popolando e le cifre richieste per ciascun modulo, o per il sistema completo, è di poco inferiore ai 6000 euro.

Per frenare le grida disperate del lettore, ricordiamo che con la stessa cifra si compra – in casa Buchla – una manciata di moduli in formato 200 o, tasse comprese, un Music Easel con  tastiera capacitiva; in casa EMS, le quotazioni possono raggiungere un fattore di crescita fino a 10*.

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Il sistema: considerazioni generali

Il sistema SOUNDFREAK è composto da tre moduli (acquistabili ed utilizzabili separatamente) che contengono Triple VCO Bank, Dual Filter/Oscillator e Envelope Generator/Noise Generator. Ciascun modulo, rispetta gli standard elettro meccanici Buchla per quello che riguarda dimensioni, installazione nel cabinet e alimentazione attraverso connettore posteriore.

I circuiti originali EMS rispettano uno standard misto per l’intonazione degli oscillatori, che lavorano a 0.32V/Oct per i due oscillatori audio e 0.24V/Oct per l’oscillatore a bassa frequenza; nei circuiti SOUNDFREAK, l’intonazione è controllata con 1.2V/Oct – cioè, ogni semitono richiede un decimo di Volt, come nei sintetizzatori Buchla.  La tensione di Gate minima richiesta è +4V.

Per controllare gli oscillatori con un sistema EuroRack, occorre moltiplicare 1.2* la tensione di controllo, espandendola fino a raggiungere il valore desiderato – a fronte di diversi moduli dedicati a questo specifico compito, non è impossibile raggiungere per semplice moltiplicazione il valore richiesto.

Le connessioni audio e di controllo viaggiano sul doppio formato Banana plug (con le native capacità di interconnessione e stacking multiplo che rendono superflua la presenza dei multiples) e audio 1/8” Tip-Sleeve. Come è tradizione Buchla, il puntale del connettore 1/8” rispetta il profilo Switchcraft e non è completamente compatibile con il normale mondo EuroRack: è possibile entrare nell’elettronica SOUNDFREAK con tensioni provenienti da apparecchi EuroRack, è possibile ricevere tensioni elaborate da SOUNDFREAK, ma usare cavi patch audio Buchla (ad avercene…) con i materiali EuroRack standard non è mai una buona idea dal semplice punto di vista meccanico.

I tre moduli sono ospitati in una boat originale SOUNDFREAK, con regolari bianchetti in legno di generoso spessore, predisposta per il montaggio in cabinet più grande. Sul pannello posteriore, trovano posto i collegamenti per l’alimentatore esterno (fornito in dotazione) e per la massa di pannello su connettore Banana (non necessaria nelle normali procedure d’impiego). Due asole ricavate sul pannello posteriore e sul fondo della boat garantiscono il passaggio di eventuali flat cable e cavi multicore per il dialogo con altre apparecchiature esterne.  La costruzione è robusta, di alto livello, i pomelli sono quelli originali usati anche da EMS, con il classico codice colore (blu: frequenza, verde: shape, rosso: tempi, argento: tutto il resto).

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TRIPLE VCO

Il modulo contiene i tre oscillatori EMS nella classica configurazione VCO 1 /VCO 2 audio e VCO 3 Audio/Sub Audio. Come sempre, quando si tratta di EMS, le regole possono essere riscritte in modo comodo e nessuno obbliga il musicista ad usare i primi due oscillatori per l’audio e il terzo per le modulazioni: in aggiunta, la struttura a doppia connessione Banana/Audio offre una flessibilità operativa pari o, in certi casi, superiore a quella garantita dalla classica matrice 16 * 16.

VCO 1

Produce onda sinusoide e onda dente di sega; la sinusoide è regolabile in simmetria con il comando SHAPE; il parametro può essere modulato a distanza attraverso connessione Banana non attenuata. Secondo gli standard EMS, i livelli di uscita delle due onde Sine e Sawtooth sono indipendenti. L’implementazione SOUNDFREAK offre la doppia connessione audio 1/8”parallelata con la presa Banana: in questo modo, è possibile usare un generatore simultaneamente come segnale audio e come sorgente di controllo.

La frequenza dell’oscillatore è regolabile localmente attraverso vernier multigiro tra 1Hz e 10 kHz; è previsto un ingresso Banana non attenuato per il controllo a distanza (come sempre, la mancanza di attenuverter è conseguente alla generosa presenza di regolazioni Out Level lungo i punti critici dei circuiti EMS); in aggiunta, si può dosare un segnale audio (su connettore 1/8”) esterno per fare F.M. Exponential; il comando di pannello F.M. regola l’intensità del trattamento.

Direttamente desunto dallo storico repertorio di customizzazioni EMS introdotte da Robin Wood, è possibile dosare l’energia della SYNC desiderata per passare, con fluidità, dal comportamento libero a quello con ilc semplice riallineamento del pilo di forma d’onda (Soft Sync), fino alla più energica Hard Sync con generazione di armoniche estranee al timbro originale.  Come è facile immaginare, facendo interagire SYNC su posizioni intermedie con F.M. in banda audio attraverso altri oscillatori – magari, facendo a scambio di favori in True Cross Modulation – diventa possibile raggiungere timbriche diaboliche.

VCO 2

La dotazione dei controlli è identica a quella del VCO 1, ma il circuito prevede la generazione indipendente e simultanea di forme d’onda Saw-Triangle-Ramp e Pulse-Square con simmetria regolabile attraverso unico controllo SHAPE. Valgono le numerose opzioni di impiego simultaneo dei segnali audio e di modulazione Banana/Audio sui punti critici del circuito (Frequenza full range, F.M., SYNC, SHAPE).

VCO 3

Strutturalmente, l’oscillatore 3 è identico all’oscillatore 2, ma il circuito può lavorare ad una velocità molto più bassa, generando cicli che al massimo raggiungono i 500 Hz. Per tradizione, il VCO 3 svolge i compiti relativi alle modulazioni a bassa frequenza indirizzate alla F.M. o alla SHAPE Modulation degli altri due componenti: come è facile immaginare, nella filosofia EMS/SOUNDFREAKS, nessuna decisione è irrevocabile.

Con l’interruttore LFO/VCO, è possibile modificare il comportamento del terzo oscillatore spostando la sua intonazione tra i due range 1/1000 Hz o 0.5/500 Hz. Tutto il resto è simile a quanto incontrato nel VCO 2.

Considerazioni

Il TRIPLE VCO è una sorgente di comportamenti imprevedibili: può essere impiegato come normale sorgente sonora – a patto di mandargli CV in formato 1.2V/Oct – per compiere ruoli melodici, ma letteralmente brilla quando il musicista inizia a collegare i tre oscillatori in modo da distribuire in maniera incrociata la F.M. Exp, (meglio ancora se con percentuali contenute di SYNC) la SHAPE Modulation e la Pitch Modulation più classica. La disponibilità dei connettori nel doppio formato Banana e 1/8” ampia enormemente le possibilità operative.

Il suono prodotto è completamente sovrapponibile a quello di un EMS classico: per le prove, abbiamo usato in confronto A/B il nostro EMS Synthi AKS acquistato nel lontano 1988 da Robin Wood e abbiamo potuto verificare la completa autenticità della tipica sinusoide deformata (e modificabile in simmetria), la presenza pungente della triangolare/impulsiva modulabili, la voce robusta della denti di sega/rampa.

La costruzione è portata avanti senza badare a spese: potenziometri, pomelli, vernier multi giro sono quelli giusti e l’utente EMS li riconoscerà sotto alle dita; il musicista neofita ne apprezzerà la solida resistenza dove serve e la imprevedibile variabilità dove meno te lo aspetti; le serigrafie verdi su fondo bianco avorio sono ben leggibili; la laconica comunicazione delle label, in perfetto stile britannico, è più che sufficiente per guidare il musicista nelle fasi di patching.

Ricordiamo, per i nostalgici ortodossi, che il circuito originale EMS usa uno standard 0.32V/Oct sul tracciamento dei VCO 1 e 2; per metterli sotto controllo di una tastiera analogica “normale”, basterà scalare a 0.3 la tensione di controllo.

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DUAL FILTER/OSCILLATOR

Un filtro è un filtro è un filtro. Ma se il circuito viene portato in auto oscillazione, produce un’onda sinusoide, di frequenza pari al valore di Cutoff, che può essere usata come sorgente sonora addizionale. Da questa duplice natura trattamento/generazione, la doppia intestazione del modulo DUAL FILTER/OSCILLATOR che contiene due circuiti di filtraggio identici tra loro, ciascuno in grado di erogare trattamento Low Pass Filter  selezionabile -24dB/-18dB a discrezione dell’utente.

Come per il modulo precednte, anche n questo caso la doppia connettività sulle modulazioni amplia in modo significativo le possibilità d’impiego del modulo.  La descrizione dei comportamenti e dei comandi è ovviamente applicabile alle due sezioni del modulo.

FILTER 1 (e FILTER 2)

Di base, un circuito di filtraggio deve offrire ingresso e uscite audio, ingressi di controllo sui parametri significativi, comandi di pannello per la gestione – appunto – dei parametri significativi. L’implementazione SOUNDFREAKS si spinge un pochino oltre.

Sono presenti due ingressi audio parallelati su connettori 1/8” e una uscita audio su identico formato; la pendenza del filtraggio viene deciso con l’interruttore DB che permette la selezione tra  -24dB/Oct e -18dB/Oct. In questo modo, è possibile passare dal suono caratteristico delle macchine EMS più antiche (grosso modo, prima del 1973/74) dotate di comportamento nativo a -18dB/Oct con possibilità di irrigidimento a -24dB/Oct sulle posizioni più elevate di Resonance (per questo, il controllo prende nome RESPONCE) o – a discrezione – lavorare con la configurazione -24dB/Oct tipica delle strutture EMS più recenti. Cambiando il filtro, varia il timbro e varia la caratteristica della Resonance: sperimentare con le due posizioni è altamente consigliato.

I due comandi principali, FREQUENCY e RESPONSE, sono posizionati alle estremità sinistra e destra di ciascun sotto modulo; controllano rispettivamente la Cutoff Frequency e il valore di Resonance messo in ricircolo.

La frequenza di taglio può essere modulata applicando una tensione esterna al connettore FREQUENCY in formato Banana e dosando il voltaggio con il sottostante controllo rotativo; parallelamente, è possibile applicare una seconda modulazione attraverso  segnale audio su formato 1/8” collegato alla porta F.M. e regolato con l’omonimo potenziometro. La somma dei tre valori (FREQUENCY, FREQUENCY Mod e F.M.) definisce il punto di Cutoff del circuito.  In aggiunta, con l’interruttore SLEW, si inserisce una sensibile integrazione che smussa le transizioni brusche all’interno dei segnali di controllo collegati alla porta FREQUENCY: una lenta onda quadra applicata alla frequenza di taglio, con SLEW attivato, si trasforma in una trapezoide non lineare.

Anche la RESPONSE/Resonance può essere controllata a distanza applicando un segnale di controllo dosabile con potenziometro dedicato; i connettori disponibili sono in doppio formato Banana e 1/8” permettendo complessi comportamenti sotto modulazione CV (ingresso Banana) e audio (ingresso 1/8”). La non banalità del circuito permette comportamenti raffinati tanto durante le normali procedure di filtraggio sui segnali esterni quanto nelle condizioni ove il filtro viene portato ad auto-oscillare e, sotto modulazione, l’utente può definire ampiezza e distribuzione del contenuto armonico generato.

 

Considerazioni

Suono liquido e puro quando serve, aggressivo e caratterizzato sotto modulazione estrema. La doppia implementazione di modulazione sulla frequenza di taglio e il controllo a distanza sulla RESPONSE aprono mondi timbricamente meno convenzionali. Anche in questo caso, la filosofia timbrica EMS c’è tutta e i due circuiti hanno tanto da offrire al musicista.

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ENVELOPE SHAPER & NOISE GENERATOR

Il modulo contiene due circuiti indipendenti che riproducono il sistema Envelope Generator + Amplifier nella parte superiore e il Noise Generator vero e proprio nella parte inferiore.

ENVELOPE GENERATOR

Come accennato in precedenza, la sezione ospita il circuito di controllo Envelope Generator e il Voltage Controlled Amplifier posto sotto il suo comando. Da sempre uno dei punti più caratteristici del vecchio sistema EMS, il generatore trapezoide permette di progettare traiettorie di articolazione composte da quattro timer indipendenti:

  • ATTACK. Il tempo necessario per collegare il valore minimo di inizio con il massimo valore di picco raggiungibile dal circuito. Valori ridotti corrispondono ad attacchi pressoché immediati, valori più generosi rallentano progressivamente il transiente di attacco.  Anche se ATTACK lavora come un contatore, il suo funzionamento viene portato a compimento solo se la tensione di Gate persiste, cioè se è sufficientemente prolungata; se il circuito viene innescato da un semplice impulso di Trigger, l’Attack Time potrebbe risultare abortito.  
  • ON. Il tempo con il quale prolungare il valore massimo precedentemente raggiunto a fine Attack (in altri generatori, lo stesso comportamento è indicato come Hold). La durata espressa in valori assoluti viene scavalcata dalla persistenza del Gate che – di fatto – definisce con la sua la fine l’innesco dell’intervallo di tempo ON e  al suo termine –  l’inizio della transizione successiva. Come nel circuito originale EMS, la durata del Decay Time è controllabile a distanza attraverso tensione di controllo non attenuata.
  • DECAY. Il tempo necessario all’Envelope Generator per scendere a zero dopo che il segmento ON è stato completamente eseguito. Il termine trapezoide è – appunto – riferito alla condizione pressoché abituale di Attack e Decay diversi dallo “zero verticale” e ON prolungato significativamente al massimo del valore assoluto.
  • OFF. Il comando permette di attivare/disattivare la ripetizione incondizionata dell’intero ciclo di articolazione. Se OFF è al massimo del valore (posizione completamente oraria), farà raggiungere  il comportamento MANUAL dell’Envelope, cioè renderà transiente il segnale modulante privandolo della ripetizione automatica. Se OFF è posizionato su qualunque valore diverso dal massimo, verrà interpretato come un quarto contatore di tempo passato il quale si riattiverà la sequenza ATTACK  – ON – DECAY.

 

Differenza tra comportamento transiente e ciclico

Se il Trapezoid Generator ripete il proprio ciclo, è possibile ottenere una velocità/frequenza che è il risultato della somma delle quattro durate Attack Time + On Time + Decay Time + Off Time. Come è facile immaginare, valori molto ridotti permettono di ottenere frequenze più acute – che non raggiungeranno mai l’estensione ottenibile con VCO 1 e VCO 2, ma che possono comunque rappresentare un interessante comportamento generativo degno di approfondimenti.

Se invece il parametro OFF viene posto al massimo, cioè in posizione MANUAL, una tensione di Gate ricevuta all’ingresso Banana privo di labeling attiva il contatore ATTACK, il massimo valore fino al Gate Off e, a quel punto, attiva i due contatori ON e DECAY.

L’uscita del segnale di controllo è disponibile alla porta Banana di colore azzurro posta in basso a sinistra, la sua escursione viene scalata unipolarmente con il potenziometro TRAPEZOID. Come nel circuito originale EMS, in base alla consistenza e alla persistenza del segnale di innesco (Gate o Trigger) possono verificarsi cambiamenti anche significativi nella tensione d’uscita. La sperimentazione è fortemente consigliata.

In tutti e due i casi, l’attivazione del circuito Envelope Generator (e le sue eventuali ripetizioni) trova riscontro visivo nel LED rosso di segnalazione.

Amplifier

In maniera “trasparente” per il musicista, c’è anche un Voltage Controlled Amplifier che moltiplica il segnale audio presente in ingresso per il valore di controllo programmato nel Trapezoid Envelope Generator.   

Il circuito prevede quattro ingressi audio parallelati tra loro (connettori 1/8”) che confluiscono nell’amplificatore vero e proprio. L’Envelope Amount è il controllo SHAPER e il volume di uscita dell’intero circuito risponde al comando SIGNAL; l’uscita è disponibile tanto in formato Banana che 1/8” audio.

Noise Generator

Produce rumore il cui colore è regolabile con continuità tra Pink (uguale energia per ottava) e White (uguale energia per unità di banda); è possibile modificare a distanza il valore del parametro COLOR applicando una tensione di controllo all’ingresso Banana.

Il volume di uscita è regolabile con il comando LEVEL; il segnale viene reso disponibile alla porta audio 1/8”.

Considerazioni

Il Trapezoid Generator non è il circuito giusto per emulare comportamenti banalmente percussivi: la sua struttura permette di variare i transienti di attacco ed estinzione, ma non garantisce la possibilità di creare un picco energetico differenziato dalla persistenza di Sustain vero e proprio. Una volta chiarito questo limite, il circuito permette di raggiungere con comodità gli storici comportamenti di articolazione/amplitude modulation tipici della produzione discografica Seventies più legata al filone dello sperimentalismo nord europeo; sarebbe inutile fare nomi, ma basterà segnalare come anche in questo caso l’hardware SOUNDFREAK soddisfi in pieno le aspettative del “tipico” utente EMS.

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Conclusioni

Prezzo richiesto e tempi di realizzazione filtrano in modo significativo il numero dei potenziali clienti; detto nel modo più semplice possibile: se potete permettervi spesa e attesa, procedete con sicurezza perché l’oggetto ha molta musica dentro.
Ovviamente, come per qualsiasi hardware Buchla e EMS, non è lecito aspettarsi precisione degna di uno strumento di laboratorio: il sistema composto dai tre moduli SOUNDFREAK è uno strumento musicale, che fornisce emozioni anche in base alla sottile non linearità del proprio comportamento. Del resto, se siete rimasti stregati dai due marchi di riferimento, è molto probabile che queste cose le sappiate già.
Da questo punto di vista, un semplice Music Easel o un Commander affiancati al SOUNDFREAK creano un sistema sonoro veramente notevole.
Consigliato.

Open Day del Master in Ingegneria del Suono e dello Spettacolo

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Il team di docenti è lieto di invitare i lettori di ACM all’Open Day del Master in Ingegneria del Suono e dello Spettacolo che si terrà Martedì 30 Novembre alle ore 15:00 presso l’Aula Convegni della Macroarea di Ingegneria. Il programma prevede i saluti di apertura del Professor Marco Re che introdurrà gli ospiti della giornata.
La tavola rotonda  “Synth and acoustical instruments” sarà  partecipata dal Dott.  Enrico Cosimi, dal Maestro Maurizio Massarelli (Conservatorio Santa Cecilia) e dal Prof. Marco Re (Dipartimento di Ingegneria Elettronica).
A cura della Redazione di Audio Central Magazine
Locandina2fronte
La presentazione del programma del Master per l’ a.a. 2021/2022 sarà condotta dal Dott. Vittorio Colombo che aprirà la discussione finale.

ARP 2600 M Semi-Modular Synthesizer

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Dopo il successo della versione 2600 FS (Full Scale), era nell’aria da tempo una versione ristretta – di prezzo più contenuto e le cui dimensioni meglio si adattano alla compatibilità EuroRack in studio e alla realtà dei trasporti: il nuovo ARP 2600 M, frutto della strategica decisione KORG di ri-finanziare il progetto originale, offre tutto quello che è necessario per gustare a pieno il suono ARP in configurazione semi modulare, con soluzioni e accoppiamenti che, considerando il rapporto Q/P sfiorano l’irresistibilità.

Di Enrico Cosimi

ARP 2600M hero 2

Quali sono le differenze con il modello ARP 2600 FS? É presto detto: a parte le dimensioni più ridotte (il pannello comandi è ora largo 53 centimetri, praticamente, sporge di poco da un cabinet Doepfer tradizionale…), manca la tastiera mono/bifonica dedicata, sostituita da una KORG microKey 37 USB e, come vedremo dopo, c’è qualche piccola differenza nella dotazione di connettività sul pannello del main unit.

ARP 2600M 2

La struttura è interamente metallica: manca il box in legno tolexato con coperchio, angolari e maniglia; lo strumento ha peso (sei chilogrammi) e dimensioni (520 * 129 * 311 millimetri) ben diverse dalle edizioni precedenti.  I cursori sono morbidissimi e solidi: una gioia sotto le dita.
Il trattamento prodotto dalla molla del riverbero è caldo e avvolgente.

Un amore che dura da molto tempo…

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Bookshelf, Gear, no-categoria, Tutorial, Vintage

Cinquanta anni orsono, Moog Music consegnava un MiniMoog Model D a Keith Emerson; l’evento è stato ricordato dalla ditta in un post recentemente comparso su un social .  La cosa, unita allo sviscerato amore che ci lega allo strumento (e al musicista…), ha innescato una serie di ricordi e – prepotentemente – è tornato alla luce un numero quasi monografico della vecchia, per molti versi storica, rivista cartacea Rec’N’Play, poi confluita nella controversa esperienza di Audio, successivamente incarnate nelle pagine virtuali di Audio Central Magazine dedicata al prestigioso MiniMoog e alla sua importanza per i due iconici tastieristi italo-Prog Flavio Premoli Toni Pagliuca.

Di Enrico Cosimi

emo & mini

Nel vecchio numero di Rec’N’Play, pubblicato la bellezza di diciannove anni orsono – era il Gennaio del 2002 e ancora si usavano i doppi prezzi in Lira/Euro – snocciolavamo nell’ordine:

  • un’intervista esclusiva a Bob Moog, affrontando le peculiarità del Moog Design applicato all’iconica macchina monofonica,
  • un’intervista esclusiva a Toni Pagliuca e al suo rapporto con il MiniMoog visto come main axe tastieristica,
  • un’intervista esclusiva a Flavio Premoli, ovviamente parlando del suono di Impressioni di Settembre,
  • una panoramica sul funzionamento dell’apparecchio, modulo per modulo, circuito per circuito,
  • una panoramica storica sull’evoluzione che collega Model A, Model B, Model C e – finalmente – Model D.

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In aggiunta, c’era anche un articolo che illustrava le mirabolanti capacità del neonato Moog Minimoog Voyager… il resto è divenuto storia.

Arturia MicroFreak Rev 4.0

Written by Enrico Cosimi on . Posted in no-categoria

La nuova revisione software 4.0, squisitamente gratuita, arricchisce le già significative funzioni presenti nel MicroFreak (sia nella versione semplice che in quella bianca nativamente dotata di Vocoder residente).

Di Enrico Cosimi

microf

Basta lanciare il MIDI Control Center di Arturia, farlo aggiornare automaticamente e, successivamente, collegare al PC/Mac lo strumento che deve essere aggiornato. La procedura, finalmente fluida e a prova di errore, trasferisce il nuovo firmware all’interno dell’apparecchiatura che riceve – a discrezione del musicista – un banco Factory 3.0 con nuove timbriche. Si consiglia, preventivamente, di salvare il contenuto dello strumento per trasferirlo successivamente nelle locazioni di memoria rimaste libere.

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