Me & My Modular . I Formati – Quarta Parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Nel 1996, il mondo era più buono: la comunità dei musicisti elettronici viveva sospesa nel protocollo MIDI, le DAW erano ancora un concetto relativamente fumoso, le grosse ditte nipponiche dominavano il pianeta con strumenti digitali infarciti di Linear Arithmetics, Advanced Wave Management e altre meraviglie… In quel di Ditzingen, Dieter Doepfer intraprendeva un piccolo passo per l’uomo, ma un grande balzo per i musicisti elettronici, riconfigurando parte dei circuiti analogici che aveva sviluppato in precedenza per adattarli meccanicamente ai cabinet rack da 3 + 3 unità di altezza. Era nato il formato Euro Rack.

Di Enrico Cosimi

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Oggi, sembra impossibile pensare ad un mondo modulare senza Euro Rack, ma per l’epoca il nuovo standard meccanico ed elettrico passava in secondo piano, rispetto alla disponibilità di moduli analogici con i quali configurare, nuovamente, un sistema di sintesi personalizzato. Non dimentichiamo che – per l’epoca – la sintesi modulare sembrava un hobby snob per musicisti con tanto tempo libero e scarse necessità professionali (niente memorie, niente polifonia, comportamenti semplici, eccetera).

Saint Louis: 40 anni suonati bene

Written by Redazione Audio Central Magazine on . Posted in Tutorial

Riceviamo e pubblichiamo volentieri. Il Saint Louis, nel cuore di Roma, avvia il quarantesimo anno accademico. Un successo dietro l’altro per la storica scuola di musica moderna romana, ormai al vertice di rapporti internazionali di grande rilievo. E’ infatti la prima e unica Istituzione privata di Alta Formazione Artistica in Italia autorizzata dal Ministero del’Istruzione e dell’Università a rilasciare titoli accademici di primo e secondo livello, quindi laurea triennale e specialistica, uunicum in Italia
A cura della Redazione  di Audio Central Magazine
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Un primato che ha destato grande interesse in tutti i Conservatori europei tanto che in soli 2 anni il Saint Louis ha stipulato ben 40 relazioni bilaterali stabili con 40 diversi Conservatori in Europa per progetti Erasmus, progetti di scambio di allievi, docenti musicisti in visita nelle rispettive Istituzioni per seminari e workshop, concorsi internazionali ideati e promossi dal Saint Louis e veicolati nei più svariati Paesi europei.
Recentissima la notizia che il Saint Louis, con il proprio progetto “Italian Jazz on the road“,  è fra i 9 vincitori del bando straordinario per il Jazz del Ministero per i Beni culturali, su un totale di oltre 100 domande presentate da Enti di tutta Italia, un progetto innovativo che porterà 50 musicisti giovani talenti italiani e la loro musica originale in tutta Europa, coinvolgendo attivamente anche musicisti e studenti europei.
Lo sviluppo del Saint Louis negli anni è stato straordinario. Fondato nel 1976, ha ospitato artisti del calibro di Pat Metheny, Jack Dejohnette, Jim Hall, Joe Pass, Dominic Miller, John Patitucci, Enrico Pieranunzi, Stef Burns, Paolo Fresu, Niccolò Fabi  e centinaia di altri grandi personaggi.  Si è sviluppato fino alla fine degli anni ’90 con una sola sede a Roma che contava 7 aule e circa un centinaio di allievi ogni anno, una realtà di nicchia ma di alta qualità nel Rione Monti di Roma.
Poi, negli ultimi 18 anni, sotto l’impulso della nuova direzione del M° Stefano Mastruzzi, divenuto direttore appunto alla fine del 1998, l’attività è stata rivoluzionata e portata a livelli di eccellenza e avanguardia mai conosciuti prima, sviluppando non solo il Jazz ma aprendo nuovi dipartimenti di Popular Music, Musica per Film, Musica eletttronica e Sound engineering.
Oggi, nel 2015, il Saint Louis ha un corpo stabile di 110 docenti, solo negli ultimi 5 anni sono stati creati altri 24 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato e ospita ogni anno 1.600 allievi provenienti da tutta Italia e da molti Paesi europei ed extra-europei, con un trend di crescita del 6% annuo, incremento costante negli ultimi 8 anni, persino nel periodo di piena crisi internazionale.
Un chiaro segnale che le famiglie italiane credono ancora nella Cultura come migliore forma di investimento per il futuro dei propri figli e non rinunciano pur nelle difficoltà a una formazione di alto livello che possa offrire opportunità lavorative in Italia e all’estero.
Il Saint Louis dispone di 48 aule, 3 studi di registrazione, 3 collane discografiche, una collana editoriale didattica, un’agenzia di Management e produzione, un Centro studi e ricerca all’avanguardia.
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Ora, alla soglia dei 40 anni il Saint Louis apre la quarta sede su Roma, sempre nel rione Monti che verrà inaugurata il prossimo 24 settembre 2015; altri spazi, altri orizzonti, altri 800 metri quadri costruiti sopra una domus di epoca romana visibile e visitabile, con studi di registrazione, aule e sale prova a testimonianza di un fermento culturale e artistico in continua ebollizione che per generazioni di ragazzi rappresenta il luogo dove coltivare la propria arte e costruire il proprio futuro, dalla formazione alla produzione fino all’inserimento nel circuito lavorativo.
Guardando al futuro.
Il Saint Louis ha definito gli obiettivi dei prossimi 3 anni, con progetti ambiziosi:
  • aprire un dipartimento dedicato alla musicoterapia, sia come formazione di operatori che come vero e proprio centro per la terapia, che possa portare giovamento nella cura di particolari disabilità e ritardi. Un investimento importante da parte del Saint Louis per una finalità sociale di grande importanza.
  • potenziare Radio Saint Louis per portarla a 3 canali, uno già attivo dedicato al Jazz, uno dedicato alla popular music e un canale interamente concepito per la musica elettronica.
  • internazionalizzare ulteriormente la propria attività, portando 50 giovani talenti in tour per l’Europa e tutto il proprio corpo docente a tenere saggi, concerti e lectio magistralis nei Conservatori di tutta Europa.
  • creare 30 nuovi posti di lavoro per i propri diplomati.
  • supportare 3 orchestre stabili oltre alle formazioni residenti già esistenti.
  • potenziare il dipartimento JUNIOR dedicato ai giovanissimi allievi, parliamo della fascia dai 5 ai 16 anni, attualmente a numero chiuso per soli 100 iscritti, portandola a 300 posti disponibili ogni anno.

La sezione junior del Saint Louis sviluppa già dai 4-5 anni le potenzialità e le attitudini musicali dei bambini con metodologie moderne e attraverso un attento equilibrio fra musica classica e musica jazz-pop, tra studio e divertimento, favorendo in particolar modo da subito il concetto di musica di gruppo, in piccoli Ensemble di giovanissimi musicisti in erba, ensemble che si esibiscono in club e festival, nonostante la tenera età e che sono stati anche ospitati recentemente in note trasmissioni Rai.

Qui, per ulteriori informazioni.

 

Altre quattro chiacchiere sul sintetizzatore

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Dunque dicevamo: cosa occorre tenere presente prima di entrare nel negozio (reale o virtuale)? Di sicuro, occorre sapere con certezza ciò di cui si ha bisogno…

Di Enrico Cosimi

 

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Comportamenti timbrici dedicati

Comprare un sintetizzatore per fare groove di batteria significa volersi del male, a meno di non scegliere dei sintetizzatori appositamente concepiti per questo scopo. DSI Tempest, Elektron A4 e tanti altri sono dei sintetizzatori, ma sono concepiti per ottimizzare la produzione di timbriche ad andamento percussivo.

ME & MY MODULAR 04. I Formati – seconda parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Siamo ancora nelle fasi preliminari del nostro viaggio all’interno della galassia modulare; per la precisione, ci stiamo occupando di capire in che modo sia possibile realizzare meccanicamente un sistema di moduli aderendo ad uno standard piuttosto che ad un altro. Il problema dei formati, appunto… Ancora qualche parola sul formato 5U, prima di passare ad altro argomento.

Di Enrico Cosimi

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Dicevamo: le ultime quisquilie e pinzillacchere relative al 5U… Anche se MOTM è alto 5U, non può essere installato a cuor leggero dentro un sistema che già sia stato configurato per lavorare con Moon Modular, COTK e DotCom: la cadenza delle forature di pannello e le larghezze dei moduli finiscono per lasciare una serie di spazi morti inutilizzabili all’interno del cabinet. Intendiamoci, tutto è possibile, ma se l’occhio vuole la sua parte, bisogna prendere decisioni anche basandosi su queste minuzie.

E, ora, passiamo al Frac Rack

ME & MY MODULAR 03 – I Formati (prima parte)

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Continuiamo con le tappe di avvicinamento forzato e cautelato al mondo della sintesi modulare hardware. Prima ancora, o parallelamente, alle decisioni su quale strada percorrere come configurazione, è necessario decidere che tipo di formato hardware si preferisce utilizzare. La scelta non è solo “di ingombro”, ma ha delle conseguenze importanti.

Di Enrico Cosimi

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In questa come in altre fasi della nostra procedura di sopravvivenza al modulare, la nostra Bibbia sarà il prezioso sito www.modulargrid.net, dove confrontare in velocità e scioltezza le informazioni indispensabili (che poi approfondiremo sui siti web dei diversi costruttori).

Dicevamo: occorre prendere una decisione sul formato da adottare…

ME & MY MODULAR 02 – Preliminari alla configurazione

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Le chiacchiere sono a zero: una volta deciso per il modulare non rimane che ordinare i moduli necessari. E, a questo punto, iniziano i problemi. La configurazione di un sistema modulare è un’operazione raffinata, densa di pericoli, non immediata, ma – per un certo tipo di utenza – altamente gratificante. Tutto sta nell’intensità della proiezione del desiderio, cioè nell’elaborare a priori le strategie che si intenderanno mettere in pratica quando il sistema sarà finalmente disponibile.

Di Enrico Cosimi

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Peggio ancora, parallelamente alle fasi di configurazione, occorre prendere un’altra enorme decisione: la scelta del formato hardware che si intende adottare per la propria struttura. Dal momento che, per ovvi motivi tipografici, non è possibile sviluppare i due argomenti simultaneamente, forzeremo il percorso logico affrontando prima le argomentazioni generiche per la configurazione (avremo modo più avanti di scendere nel dettaglio) e dopo i meccanismi che possono guidare la scelta verso Euro Rack piuttosto che Frac Rack, o far optare per il più impegnativo 5U piuttosto che per i formati proprietari Modcan, Serge e Buchla. Ogni caso, arbitrariamente, a suo tempo. Per ora, occupiamoci di come affrontare l’argomento configurazione. O, quanto meno, di come approcciare l’argomento…

ME & MY MODULAR -01- Perché un sintetizzatore modulare

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Premessa. In origine, negli Anni 60 del secolo scorso, i sintetizzatori erano solo modulari, costuiti cioè da circuiti meccanicamente indipendenti, alloggiati nello stesso contenitore (il cabinet) che forniva loro alimentazione; all’interno dello strumento, il musicista costruiva fisicamente le connessioni ritenute necessarie alla realizzazione del circuito desiderato. In assenza di collegamenti (con cavi schermati patch cords, spinotti patch pins o altri sistemi proprietari), semplicemente, il sintetizzatore modulare non suonava.

Di Enrico Cosimi

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La struttura modulare era la più semplice da gestire dal punto di vista del costruttore (circuiti di ridotte dimensioni, facili da ingegnerizzare e produrre con sufficiente costanza qualitativa, economia di scala relativamente favorevole, eccetera) che del musicista (possibilità di configurare – consapevolmente – il proprio strumento in base alle necessità, privilegiando i circuiti/comportamenti ritenuti più importanti, elevato impatto visivo tanto durante le fasi di progettazione timbrica quanto di produzione sonora); solo in un secondo momento, la diffusione su larga scala dello strumento elettronico impose, commercialmente, l’esistenza di strutture semi integrate e semi modulari (con seriazioni e ricadute diversificate per mercati e ambienti culturali).

LINUX – Seconda parte: Plugin ed effetti

Written by Francesco Bernardini on . Posted in Tutorial

Abbiamo visto nella precedente puntata come funziona l’audio sotto Linux e dato una veloce occhiata agli ambienti di produzione più diffusi, Ardour su tutti. Una volta messa su la nostra DAW, però, sarebbe il caso di equipaggiarla con qualche effetto e qualche strumento: in questo secondo appuntamento ci dedicheremo, per l’appunto, a tutto l’armamentario che possiamo montare a mo’ di plugin sulla nostra workstation.

Di Francesco Bernardini

Prima di passare alla rassegna del software, però, solo un breve accenno chiarificatore sui vari formati di plugin che incontreremo nel nostro smanettare con l’audio sotto Linux: com’è tipico in ambiente open source, i vecchi formati (quando funzionano bene) sono “duri a morire” e ancora oggi è possibile trovare lo stesso plugin in versione LADSPA/DSSI o LV2… che vuol dire?

LINUX – Prima parte

Written by Francesco Bernardini on . Posted in Tutorial

Un giretto nell’universo open source: guida all’audio su Linux.  Prima parte: la gestione dell’audio e le principali DAW in ambiente Linux.

Ricordo benissimo la faccia del commesso del negozio di strumenti musicali al quale, rigirandomi per le mani una Focusrite Scarlett che avevo intenzione di buttare nel setup per un progetto elettroacustico (lo so, mi merito la derisione eterna e 100 frustate per questo), ho chiesto con totale candore: “…ed è compatibile con Linux, vero?”

di Francesco Bernardini

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Lui si è tirato indietro come gli avessi chiesto se ne esistesse una versione a benzina, ha sgranato gli occhi e mi ha sussurrato: “Eh, questo non possiamo dirlo”. Così, come se gli avessi chiesto di dirmi se Dio esiste, o cosa c’è dopo la morte, o se i buchi neri aprono davvero nuove dimensioni come in Interstellar. Poi si è ripreso e mi ha spiegato: “Eh, sai, cioè, nel senso, funzionare so che funziona, ma non esiste una certificazione per Linux ufficiale. Con Linux è tutto un po’ così”.

E aveva straragione: con Linux è tutto un po’ così. Ed è bellissimo.

Ah, per la cronaca, la Scarlett funziona da dio sotto Linux :-)

MIDI RPN & NRPN – Capiamoci qualcosa

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Tutorial

Dopo una serie di appuntamenti di carattere prettamente recensivo, vorrei “rompere un po’ le righe” proponendovi una chiacchierata dal sapore più squisitamente didattico (mamma mia che parolona…) incentrata su di un tema che abbiamo già affrontato in passato, ovvero il protocollo MIDI.
COPERTINA
Di Antonio Antetomaso

Nel dettaglio, durante lo scorso appuntamento, si è discusso brevemente della storia e delle caratteristiche del protocollo MIDI e si è spostato decisamente il focus sullo standard GENERAL MIDI, che ha provato a fare un po’ di ordine nell’universo delle possibili implementazioni della specifica da parte dei costruttori di strumenti musicali.