Qualche divagazione a seguito di “Whiplash”

Written by Francesco Bernardini on . Posted in no-categoria, Tutorial

“Ma d’un tratto capii che pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti s’affidano all’ispirazione”Alex – Arancia Meccanica (1971)

Di film che parlano di musica – o che di musica si nutrono – ce ne sono tanti, ma si tratta sempre, per lo più, di opere che vedono alla questione da un punto di vista inesorabilmente cinematografico: la musica, la sua storia ed i suoi meccanismi sono visti – al più – come una sorta di metafora. Che si tratti di chitarre, pugilato o karate poco cambia: il meccanismo narrativo che viene esposto è per lo più quello che sta alla base di gran parte del cinema di arti marziali (per non citare Rocky): c’è l’allievo, il maestro, e una sezione di allenamento che preluderà al successo finale contro le forze del male.

Di Francesco Bernardini

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E’ molto raro il caso in cui, invece, la musica stessa sia il fulcro narrativo dell’opera: accade solo quando il progetto è concepito da chi possiede un’autentica nozione di causa su ciò di cui si sta parlando, e quando costui è mosso dall’unico intento di riferire al pubblico ciò che ha visto in prima persona e che conosce meglio: simile ad un reportage di guerra, “Whiplash” (esce in questi giorni) è probabilmente il migliore (se non l’unico) film a tema “integralmente” musicale degli ultimi dieci anni.

Sintesi granulare 2 – dalla teoria alla pratica

Written by Francesco Bernardini on . Posted in Tutorial

Nella scorsa puntata abbiamo esplorato la storia della sintesi granulare, partendo dalle intuizioni prettamente “scientifiche” di Dannis Gabor e passando per l’elaborazione “musicale” di Iannis Xenakis, fino ad arrivare alle soglie dei giorni nostri con la possibilità di sperimentare in lungo e in largo le molteplici sonorità che questa tecnica offre, magari semplicemente scaricando un paio di programmini e giocando a muovere i parametri col mouse. Già, ma quali parametri muovere?

Di Francesco Bernardini

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In questa puntata ci addentreremo un po’ più in profondità nella questione tecnica e vedremo come la sintesi granulare – come abbiamo già avuto modo di affermare – non sia tanto un “effetto” (anche se serve pure per effettare e processare il suono), quanto – molto più drasticamente – un modo diverso di concepire la modellazione del suono stesso.

Sintesi granulare 1 – Che cos’è e da dove viene questa roba

Written by Francesco Bernardini on . Posted in Software, Tutorial

“Ogni suono, così come anche le sue variazioni più continue, è assimilabile ad un insieme di un numero sufficientemente alto di particelle elementari: durante l’attacco, il sostegno e il decadimento di un suono complesso, migliaia di suoni puri appaiono in intervalli di tempi più o meno brevi” [Iannis Xenakis]

Per l’appunto, la sintesi granulare è quel processo mediante il quale viene generato un suono che è la somma di tanti altri piccoli suoni.

Di Francesco Bernardini

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Spesso ci si riferisce a questa tecnica come fosse per lo più slegata da un’osservazione concreta di un qualche fenomeno naturale di riferimento, e fosse determinata invece da valutazioni di stampo speculativo (tanto per dirla in termini pomposi ma sintetici): in altre parole, se ne parla come se si trattasse di un effetto “esotico” che agisce sul suono a mo’ di “gioco di prestigio”, e raramente si prende in considerazione l’idea che l’efficacia di questa metodologia di sintesi stia nel fatto che (come accade per gran parte delle cose) essa non faccia altro che tentare di replicare – per quanto approssimativamente – la natura più basilare di alcuni fenomeni acustici.

Facciamo un po’ di drone music con Waldorf Nave

Written by Attilio De Simone on . Posted in Software, Tutorial

Dopo molti mesi di utilizzo di Waldorf Nave, è molto piacevole ammettere di non essere ancora riuscito a raggiungere i limiti di questo strumento. Questo versatilissimo sintetizzatore si è rivelato molto efficace nella realizzazione di strutture dronanti, in costante movimento. Vediamo come creare una struttura di sicura efficacia e su quali parametri interagire in tempo reale per animare il nostro drone.

di Attilio De Simone

 

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Innanzitutto dobbiamo partire dalla tabella delle forme d’onda. Su Wave 1 e Wave 2, ho prescelto la tabella denominata “Spectrum #3”. Uno dei parametri fondamentali su cui poter giocare dal vivo è il parametro “Travel” che determina la velocità di passaggio da una forma d’onda all’altra della tabella.

Brutemachine! – Come trasformare il MicroBrute in una drum-machine 

Written by Francesco Bernardini on . Posted in Gear, Tutorial

Microbrute è un piccolo sintetizzatore monofonico prodotto da Arturia che sta incassando un discreto successo sia per la fascia di prezzo in cui si colloca che per il fatto di possedere, nonostante tutte le limitazioni del caso, una sua personalità vera e propria in grado di farlo “saltare fuori” dal solito sound. Credo che questo sia in larga misura merito del comparto di filtraggio, che suona “diverso” dal solito fin dalle prime pernacchie che si tirano fuori dallo strumento.

Di Francesco Bernardini

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Un’altra caratteristica saliente è la presenza di un essenziale – quanto efficace – sequencer interno. La possibilità di registrare pattern di note e (importantissimo) di pause ci consente da subito di giocare a fare Moroder a Berlino; un knob è dedicato al rate (velocità) del sequencer e tutti i controlli di segnale (inviluppo, frequenza del filtro etc.) sono sincronizzabili con il rate del sequencer stesso e/o con l’LFO (tramite selettore sull’LFO stesso + matrice CV), il quale  ci fornisce le tre classiche forme d’onda: pulse, saw e triangle.

C’è polifonico e polifonico: qualche esempio

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Ieri, parlavamo delle differenze “interne” al funzionamento di un sint polifonico rispetto al sistema monofonico. A questo punto, sarà meglio ragionare su cosa non c’è nel sistema polifonico, facendo riferimento ai rutilanti Anni 80 dello scorso secolo.

Di Enrico Cosimi

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Come direbbe un ben noto parlamentare: con la crana, si aggiusta tutto… E’ ovvio che, potendo pagare, si può pretendere una struttura di sintesi polifonica tanto densa di moduli e comportamenti da far impallidire il monofonico “tipo”… E’ altrettanto ovvio che il polifonico di fascia alta risulterà costoso, difficile da gestire, difficile da progettare e impaginare sul pannello comandi; una vera medaglia a due facce.

Vediamo di fare qualche esempio banale. Ci limiteremo a tre casi, ma l’esperienza (e la curiosità) individuale porterà il lettore a facili collegamenti mentali.

Perchè un polifonico suona diverso da un monofonico

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Tanti anni orsono, quando ancora i dinosauri regnavano sulla terra, chi scrive tornava orgogliosamente a casa portando un Polymoog nuovo di pacca da affiancare al Minimoog Model D che già, da tempo, faceva parte del personale armamentario. Nei sogni del periodo, le possibilità millantate del Polymoog lasciavano sperare di poter replicare “n” volte la potenza timbrica offerta dal monofonico, con la stessa dinamica, la stessa articolazione, la stessa espressiva e devastante potenza timbrica. Non era così.

Di Enrico Cosimi

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Sarebbe bastato un ascolto approfondito di Brain Salad Surgery – e, in special modo, della suite Karn Evil Nine – per capire che gli accordi presi da Emo sui prototipali Lyra & Apollo (antesignani del Polymoog) erano timbricamente molto lontani dalle densità armoniche raggiunge in single voice mode dal Modular 3C e dal Minimoog… ma, all’epoca si era molto ingenui e la constatazione, semplicemente, passò in secondo piano. Quello che non passò fu la delusione di scoprire, nel Polymoog una sorta di glorificata tastiera archi, appena più potente dal punto di vista dei risuonatori degli inviluppo di (pseudo)articolazione e della gestione dinamica di tastiera. Il discorso era un altro: fatti salvi determinati accorgimenti – e, certe volte, neppure con quelli, un synth polifonico non può suonare come un synth monofonico. Punto.

Il simpatico gioco dell’autunno: parte terza

Written by Attilio De Simone on . Posted in no-categoria, Tutorial

Andiamo sul concreto. Come detto nel precedente articolo, l’obiettivo della mia intuizione è quello di creare una catena di modulazione in grado di gestire indipendentemente ogni singolo parametro di controllo del Moog Slim Phatty. Di solito si considerano molti parametri di gestione del suono come parametri statici che contribuiscono a determinare il suono e anche se vengono modulati, la modulazione avviene solo per qualcuno di essi ma non per tutti, contemporaneamente e con sorgenti di modulazione indipendenti. Io, invece, volevo una o più sorgenti di modulazione destinata ad un solo parametro.

Di Attilio De Simone

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In buona sostanza, per me ogni singolo parametro non deve essere più considerato un semplice elemento di controllo, ma un vero e proprio musicista che deve costantemente “eseguire” qualcosa, e la “partitura” da eseguire è rappresentata dalle impostazione della modulazione.

Il simpatico gioco dell’autunno: parte seconda.

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Come dire: è possibile un differente approccio alla sintesi? Visto che qualche simpatico “traditore” ha ben pensato di rovinare la sorpresa anticipando la soluzione (ma sappiate che ha barato, dato che era già informato), i lettori già sanno che il sintetizzatore impiegato è un semplice Moog Slim Phatty. Capiamone di più…

Di Attilio De Simone

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Ho deciso di sviluppare questo esempio sul Moog Slim Phatty per vari motivi:

  1. Lo strumento lavora col filtro ladder, che ne tipicizza moltissimo il suono;
  2. Il Phatty ha un’architettura hardware chiaramente ispirata al Minimoog e quindi con precisi limiti strutturali per quel che concerne le modulazioni;
  3. Il Phatty viene associato a determinate famiglie sonore, prevalentemente alle famiglie dei bassi, dei pad e dei lead. Sicuramente non viene associato alle sonorità tipiche della musica elettronica avanzata.

In buona sostanza il Phatty è un buon sintetizzatore, con il classico suono Moog, in cui a farla da padrone è il filtro ladder tipico degli strumenti americani, ma dalle possibilità di intervento sul suono molto limitate.

Reaktion Sound Deep Time – Tips’n tricks

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Gear, Software, Tutorial

Iniziative come quella di Michele Laneve e Gabriele Achilli, aka il team di Reaktion Sound  vanno sostenute ed incoraggiate dal momento che esse, a mio avviso, sono la prova dell’eccellenza a cui si può arrivare se spinti dalla passione e dalla voglia di creare qualcosa di buono e ben concepito.  Per chi si fosse perso la puntata ad essi dedicata, basterà ricordare che in sintesi questi due ragazzi, forti della loro esperienza con l’ambiente di programmazione Reaktor di Native Instruments, hanno creato due cloni virtuali dei “giocattolini” di casa Doepfer noti con il nome di Dark Energy (synth analogico) e Dark Time (step sequencer analogico).

Di Antonio Antetomaso

COPERTINA

E, icing on the cake, hanno offerto il primo “free of charge”, mentre il secondo ad una cifra simbolica di 19 euro, cifra che poi salirà all’altrettanto simbolico valore di 29 euro a fine novembre. Si poteva mai resistere dal mettere le mani sopra le loro creazioni? Ma figuriamoci. Ragion per cui, mano al portafogli virtuale, ho acquistato il Deep Time, onde poterlo saggiare con mano.