Come sopravvivere a una discussione di laurea

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Events, Tutorial

Chi ci conosce sa che ci alterniamo tra l’attività notturna  di musicista elettronico e giornalista musicale e l’attività diurna con docenze varie, presso sedi disparate. Nelle recenti ore di luce, abbiamo partecipato – indegnamente – a una densa sessione di laurea. Anzi, a una Sessione di Laurea. Le righe che seguono raccolgono impressioni e suggerimenti che, speriamo, potranno tornare utili a chi dovrà affrontare per la prima volta il periglioso passo.

Di Enrico Cosimi

tesi

Intendiamoci: non si parla di come si prepara una Tesi di Laurea (per quello, si presuppone che il rapporto franco e continuativo tra studente, relatore e correlatore culminerà con un elaborato di qualità stellare); cercheremo, invece, di evidenziare ciò che è necessario organizzare prima, durante e immediatamente dopo la discussione vera e propria.

Domare PowerPoint (e Keynote)

La parola d’ordine è provare tutto prima, assicurandosi che ogni cosa funzioni perfettamente. In base al tempo disponibile (chiedere, nelle settimane a ridosso, indicazioni chiare al relatore ed attenersi a quanto stabilito), occorre prevedere una diapositiva a minuto (massimo un minuto e mezzo a diapositiva), evitando al minimo transizioni elaborate ed effetti grafici che servono solo a appesantire la CPU (su quest’ultimo argomento, vedi passim).

Una volta che l’argomento è chiaro, la sequenza delle slide è definita, la struttura della presentazione è chiusa, occorre verificare che tutto proceda senza intoppi. Se il laptop è troppo lento, o – peggio ancora – non c’è, si può ricorrere ad un prestito da parte di amici compiacenti (ma sono cose che vanno verificare prima, specie se in ballo c’è una transizione da Mac OsX a Windows o viceversa) o si può trasferire il file della presentazione su una chiavetta USB e usare – verificare prima – il computer dell’aula.

 

Compatibilità dei file

Quando i video proiettori e le chiavette USB non creeranno più problemi, farà freddo all’inferno. Se dovete portare il vostro file PowerPoint su una chiavetta USB, fate due copie su due chiavette. Verificate che la formattazione della chiavetta sia compatibile con il computer che userete. Meglio optare per una formattazione FAT. Mai, mai, M A I formattare con WindowsNT o con altri elitari sistemi che non garantiscono la diffusione – a meno che non sia proprio quello lo standard richiesto dalla Commissione e dalla Facoltà. Se la pennetta USB è una 1.0 e ci mette cinque minuti per trasferire due mega di file, frullate la pennetta nel secchio della plastica e compratene una più performante.

 

Accesso alla rete

Di solito, il Wi-Fi delle Università italiane funziona in modo tollerabile, ma la legge di Murphy è in agguato e, se nella vostra presentazione fate riferimento a contenuti disponibili in rete, meglio evitare  guai scaricando i suddetti contenuti nel vostro HD e usandoli offline.

A seconda dell’argomento, potrete offrire una prova simulata, catturando le schermate dei diversi siti, o salvando in formato archivio web i primi due livelli del portale che dovete/volete (di)mostrare alla Commissione. Non fidatevi: se qualcosa può andare storto ci vià. Il server potrebbe andare giù nel momento meno opportuno, potrebbe cancellarsi la password, potrebbe esserci uno sbalzo di tensione che manda in tilt il router, qualcuno potrebbe aver spento il Wi-Fi la sera prima e il personale tecnico potrebbe non essere disponibile. Se, nella pratica della frequenza in Facoltà avete già sperimentato incubi del genere, trasferite i contenuti in rete all’interno del vostro HD e lavorate in differita. Dichiarerete onestamente che avete preferito la fluidità e la sicurezza all’alea imponderabile e la Commissione accetterà di buon grado. Se, invece, è una tesi sperimentale su una nuova interfaccia grafica per siti interattivi, il Web 4.0, in una Facoltà ad elevato impatto informatico… beh, le cose dovranno funzionare.
Ma, per sicurezza, tenetevi sempre copia completa di tutto il lavoro su un HD. Meglio su due.

 

Il prototipo in discussione

Se sostenete una Tesi su una nuova interfaccia di controllo per la generazione sonora, la Commissione sarà più che ben disposta nei confronti di un prototipo su scheda millefori, tenuto insieme con filo di ferro e nastro gaffa. Non preoccupatevi dell’aspetto esterno – a meno che non dobbiate discutere di Interfaccia utente nella realizzazione CAD elettromeccanica – e fate in modo prima che la sessione abbia inizio di verificare il corretto funzionamento dell’apparecchio.

Se non vi fidate, o se non potete spostare metri cubi di materiale visti i tempi ristretti, organizzatevi con un amico e fate una ripresa video chiara e con buona qualità audio; nel video, mostretete il prototipo funzionante in condizioni di laboratorio. Se possibile, prevedete diversi punti di ripresa e fatevi aiutare da qualcuno nel montaggio. NON ve la potrete cavare con l’iPhone tenuto a mano libera…

 

Prove audio

Quasi sempre, l’impianto audio residente in Aula è targato Cartagine e ha una risposta in frequenza compresa tra 3000 e 5500 Hz. Dovete provare come si sente il vostro lavoro, specie se discutete una tesi sulle dinamiche interpretative nel pianismo mitteleuropeo del secolo scorso.

Le prove si fanno quando l’aula è disponibile. Si viene a sapere quando l’aula è disponibile chiedendolo al professore (ma non è raro che il prof sappia solo cosa accade nelle sue ore…) o al personale tecnico della Facoltà.
Dal personale tecnico, dovete sapere se c’è una cabina di regia, se c’è una derivazione audio sulla cattedra, eccetera. Di seguito, in semplice elenco di domande che devono trovare risposta.

  • C’è un impianto audio? Come si accende?
  • C’è un mixer per collegarsi in audio? È posizionato sulla cattedra, in un armadio rack o in una cabina di regia?
  • C’è una chiave che deve essere chiesta a qualcuno? Ci sono regolazioni che non devono essere toccate?
  • Che formato usano le connessioni degli ingressi audio? Ci sono ingressi microfonici (non vi servono) e ci sono ingressi di linea (sono quelli che vi servono)? Connessione RCA, Jack ¼” Tip-Sleeve sbilanciato, Geloso (ahi ahi ahi), XLR, euro rack (difficile, ma potrebbe accadere…). Procuratevi il cavo giusto per uscire dal vostro computer ed entrare nell’impianto.
  • Non perdete tempo con la vostra interfaccia audio, a meno che non stiate discutendo una tesi sul mastering 192 kHz e/o le conseguenze della loudness war nella cività occidentale. Di solito, la tragica porta audio built in del vostro laptop sarà più che sufficiente (44.1 kHz, 16 bit come negli Anni 80 e passa la paura).
  • Dove è la spina per la corrente? È in formato Siemens o è “italiano bipasso”? Avete il cavo giusto per collegare l’alimentatore del vostro laptop? NON fidatevi della batteria del vostro laptop: portare l’alimentatore e verificate di poterlo attaccare alla tensione di rete.
  • C’è spazio, nella ciabatta (nella carpetta… occhio alle variazioni regionali) per un adattatore Siemens? Dovrete procurarvi un riduttore apposito? Prevedete una gita dall’elettricista o al più vicino Brico.
  • Se ci sono molti laureandi, è previsto un file gathering in modo da usare tutti quanto l’unico computer dell’aula, oppure ognuno dovra portare il proprio laptop?
  • Se si usa il computer “collettivo”, quali sono i formati audio, video e di presentazione supportati? Che sistema operativo? Che porte di collegamento? C’è una porta SD Card?

 

Il tempo è denaro. Il suono anche

Se la vostra discussione prevede l’ascolto di file audio diversi, occorre assicurarsi preventivamente di aver ottimizzato il loro funzionamento; per questo motivo, è necessario:

  • Tagliare il file audio facendo in modo che inizi direttamente al punto che interessa; state sostenendo una Tesi su “Paul Stanley e l’importanza del vibrato nel Glam Rock”: è inutile sottoporre la commissione all’ascolto di: “You want the best and you’ve got it… the hottest band in the world… Kiss!!!”, più altri dieci secondi di applauso. Partite direttamente da quando attaccano gli strumenti.
  • Verificate la possibilità di tenere aperto un editor audio (Audacity, Wavelab, DSP-Quattro con i marcatori già posizionati per raggiungere facilmente punti critici dell’ascolto. Sempre che il vostro laptop sia sufficientemente robusto da consentire l’apertura simultanea di PowerPoint ed Editor audio.
  • Uniformate i livelli audio di uscita, facendo in modo che non ci siano file audio a -30 dB e altri a +6 dB… a meno che non vi interessi dare una scossa tellurica al pubblico eventualmente distratto.

A proposito: non sottovalutate la possibilità di lasciare un file audio di prova con il quale testare la correttezza delle connessioni audio, la giustezza dei livelli di ascolto e il buon funzionamento dell’insieme prima che la Commissione vi dia la parola .

 

Prove video

Hic sunt leones. Incredibilmente, far vedere un video proiettore al laptop (specie se si lavora in una condizione ansiogena) è più difficile che convincere Quincy Jones a produrre il nostro album. Verificate prima che ci sia una prolunga di formato e connessione compatibile (VGA o HDMI?). Verificate se è necessario acquistare un adattatore per l’uscita video del vostro computer (consolatevi: un domani doveste intraprendere la carriera didattica, l’adattatore video diventerà il vostro miglior amico).
Pretendete di fare una prova video in aula e verificate la definizione del video proiettore: in base a quella, vi converrà uniformare la dimensione delle vostre slide. Di solito, 1024 punti non si rifiutano a nessuno, neppure nelle condizioni più disagiate; quasi sempre, 1200 punti possono essere gestiti; è già più difficile trovare video proiettori HD o superiori.

Specie se il laptop non è il vostro, chiarite una volta per tutte il misterioso problema della duplicazione dello schermo e della disposizione monitor. Dovete vedere sul laptop quello che viene proiettato; non fatevi fregare dalle lusinghe di Keynote, con le sue schermate differenziate pubblico/conferenziere. Semplificare è la parola d’ordine.

 

Non fidatevi della porta HDMI

Ha una brutta tendenza ad impadronirsi dell’audio, ruotandolo automaticamente lungo il suo connettore e lasciandovi annaspanti di fronte al mixer audio. Se il dubbio vi assale, controllate nelle Preferenze di Sistema che il vostro laptop stia continuando a usare come periferica di uscita l’opzione Built-In o Altoparlanti Interni, o come diavolo è indicato; se, automaticamente, il sistema ha switchato in favore della HDMI, recuperate il controllo della faccenda e tornate sul sano, vecchio, impianto audio attraverso connessione Built In.

Non è uno scherzo. È capitato, in una Facoltà che è giusto e pio non nominare, discutere diverse tesi senza rendersi conto di ascoltare non dall’impianto di sala, ma dall’ascolto monoaurale del proiettore HDMI sospeso sulle teste dei partecipanti. Lamentandosi per lo scarso volume sonoro ottenibile. È successo. Succede. Succederà ancora.

 

Un laptop è un laptop è un laptop

Spegnete il Wi-Fi del computer che usate per la discussione. Disabilitate eventuali filtri anti virus dopo aver caricato i file audio necessari. Evitate la comparsa di perniciose pop-up window che vi ricordano cose inutili, che chiedono conferma, che vi distraggono.  In quel momento, e per le prossime due ore, il laptop non esiste agli occhi di Google, di Facebook, della vostra posta elettronica, del mondo virtuale.

 

Al dunque. Iniziare a parlare  – cosa dovete aver fatto prima

Se parlare di fronte al pubblico vi crea problemi – e non c’è nulla di male – vi conviene fare le prove, allenandovi a esporre l’argomento di fronte ad un pubblico di amici (dovranno rimanere seri: minacciate pene corporali, eccetera) o compagni di vita. Cronometratevi e verificate di rimanere dentro ai tempi concordati; di solito, specie se la sessione vede dieci o più laureandi, si finisce per avere dieci o quindici minuti massimo di tempo disponibile per la discussione. Anche se avete scoperto tracce inequivocabili di vita su Marte, allenatevi a comunicarle in dieci minuti. Se andate lunghi, riprovate e organizzate una scaletta degli argomenti. A proposito…

 

Organizzare una scaletta degli argomenti

In una Tesi di Laurea, tutto è importante, ma è probabile che – salvo esaltanti eccezioni – i componenti della commissione siano già consapevoli dell’inquadramento storico  indispensabile al vostro argomento. Questo vi permetterà di fare un rapido accenno e risparmiare tempo devolvendolo alla parte più succosa della vostra presentazione.

Ovviamente, ciò non significa sottovalutare o tralasciare la preparazione dell’argomento: dovete essere in grado di rispondere senza battere ciglio all’eventuale domanda “ma siamo nella Seconda Guerra Mitridatica?” come “In che anno  stato pubblicato Switched-On Bach?”.

 

Cacciarsi nei guai da soli…

“Giuseppe Garibaldi, che è nato nel…” pausa, panico, vuoto mentale.

Ve lo ha chiesto qualcuno quando è nato Garibaldi? Senza evocare reticenze adatte a contesti mafiosi, ricordate di non cacciarvi nei guai per eccesso di zelo. Se le date sono il vostro punto debole, o le segnalate nella slide o glissate signorilmente sull’argomento.

 

Vendere la propria merce

Avete lavorato sodo per realizzare la vostra tesi; anche se non ci sono più gli anni di lavoro del vecchio ordinamento, è probabile che abbiate passato mesi e mesi e mesi a scavare ammassando materiale. Ora, dovete presentarlo in modo chiaro, professionale, logico. Non c’è niente di meglio che provare con un parente poco interessato: dimostrate a voi stessi che  i Sistemi di rampe e piani inclinati nell’edilizia abitativa della prima regione ostiense sono un argomento con il quale gli/le farete perdere la puntata chiave di Tempesta d’amore. Verificate se siete in grado di vendere la Neurosecrezione dei molluschi a un padre ipnotizzato dalla monumentale carbonara appena impiattata. Magari, in casi estremi, rispettate le prime forchettate.

 

La Commissione

In base all’argomento di Tesi, i componenti della Commissione possono annaspare disperatamente non capendo nulla, possono tuffarsi nei rispettivi smartphone spettegolando sui social media, possono ascoltare col fucile puntato aspettando il primo errore, possono annuire e seguire con attenzione.
Allenatevi a valutare il vostro pubblico: se è distratto, dovete risvegliare il suo interesse con il ritmo di parola, con il tono/volume della voce, con la validità dell’argomento.

Se, nella fase di installazione dell’argomento, identificate un uditore preferenziale, presidente o altro componente, agganciatelo con lo sguardo e non perdetelo durante l’esposizione. Gli altri, seguiranno a traino o – a seconda dei casi – continueranno a chattare. Sic transit.

Abituatevi – ci vuole pratica – a non farvi distrarre dalla distrazione altrui. Credete nel vostro lavoro, conoscete il vostro lavoro, avete ottenuto risultati originali e degni di pubblicazione. Se due terzi della commissione sono troppo distratti per capire che “L’infinito” leopardiano lo hanno scritto Bigazzi, Cavallaro e Mescoli, peggio per loro. Moriranno ignoranti.

 

Capire chi è il poliziotto buono e chi è il poliziotto cattivo

Conoscere da prima i nomi di chi costituisce la Commissione è cosa buona e giusta; vi permette di identificare chi potrà essere – in base all’argomento di Tesi – il vostro interlocutore privilegiato, chi potrà teoricamente crearvi dei problemi, chi sarà gloriosamente disinteressato al vostro argomento.
Non sottovalutate l’effetto destabilizzante delle domande fuori luogo, e fuori contesto, con le quali – più spesso di quanto si dovrebbe – taluni tendono a interrompere per il solo gusto di sembrare simpatici a tutti i costi. Se la vostra panoramica su un argomento erpetologico viene interrotta da “tra i serpenti, hai incluso anche le femministe?” (è successo…), rispondete velocemente “No, magari affronteremo l’argomento nel prossimo dottorato” e andate avanti. La cosa importante è avere chiara la scaletta degli argomenti e riprendere velocemente il filo dell’esposizione.

 

Minimizzare gli incidenti di percorso

Nella comunità degli esecutori, si usa dire “quando fai un errore, e non è un brano classico, ripeti l’errore una seconda volta per depistare gli ascoltatori…”. In ogni caso, l’errore è sempre dietro l’angolo: un lapsus, una data clamorosamente sbagliata, una nota presa male, eccetera.  Si va avanti con professionalità, minimizzando l’accaduto, rimandendo impassibili durante l’esecuzione (niente gesti di stizza, niente commenti fuori luogo, niente pugni agitati contro il destino cinico e baro), si chiede velocemente scusa durante la discussione “scusate, intendevo dire Robert ARTHUR Moog, non Albert…” e si chiude l’episodio. Più date evidenza all’errore, più questo sembrerà grave ai vostri occhi.

 

Memoria o spartito

Ovviamente, ci riferiamo al “diploma” del vecchio ordinamento. Il programma da concerto prevede una durata minima di 45 minuti; teoricamente, non c’è differenza nella valutazione di un’esecuzione condotta a memoria versus un’esecuzione con tanto di aiutante volta pagine. Se la carta stampata vi sta stare più tranquilli, usatela. Non portate musiche fotocopiate; la legge parla chiaro.
Se avete bisogno di qualcuno che vi giri le pagine, organizzatevi prima. Idem, se avete bisogno di un pianista accompagnatore: dal classico avviso in bacheca al giro dei parenti, verificate e ri-verificate le diverse disponibilità.

 

Quando vi chiedono: che farai “dopo”…

Un elaborato di Tesi è un contenitore di conclusioni, ma può anche essere il primo passo per un successivo approfondimento post-laurea. Preparatevi, e parlatene chiaramente col vostro professore, a parlare con consapevolezza di dottorati di ricerca, con e senza borsa, di approfondimenti post laurea, eccetera. Avete messo su strada una Ferrari rombante: ora dovete dimostrare di saperla guidare nella direzione desiderata. Non fatevi prendere alla sprovvista; non confessate “non ci ho ancora pensato”. Nessuno sposa nessuno per allegria.

 

Ringraziamenti

Devono rimanere nella stampa dell’elaborato di Tesi; nella discussione, è inutile ringraziare il professor Capicchioni, i propri genitori o il proprio compagno. Si proceda dritti per l’argomento, affrontandolo con sicurezza.

 

Applausi

Anche se viviamo in un’epoca di spettacolarizzazione assoluta e trasversale, teoricamente sarebbe meglio non applaudire immediatamente dopo aver sentito il Presidente di Commissione pronunciare la fatidica sentenza: “per i poteri conferitimi dalla Legge italiana, la nomino Dottore in…”. Allo stesso modo, guantiere di sfogliate, pizzette e suoni di vuvuzelas dovrebbero trovare posto fuori della sala dove si discute la Tesi. Gli esami sono pubblici, ma il pubblico dovrebbe essere – per così dire – trasparente…

Idem con patate per tutto quello che riguarda tradizioni più o meno consolidate nei diversi atenei (bagni nella fontana, arrampicate acrobatiche, lancio di fuochi d’artificio, suovetaurilia, eccetera); gioia contenuta e – fuori dal temenos– foto di gruppo con il capo cinto di lauro saranno più che sufficienti.

 

Riprese cinematografiche, fotografiche, fonografiche

Il giudizio della Commissione esaminatrice è, per legge, insindacabile. Cioè i n s i n d a c a b i l e. Questo significa che, il Presidente di Commissione può chiedere – ed ottenere – che non vengano fatte riprese della discussione (potrebbero essere usate per impugnare la valutazione). Se il genitore commosso (giustamente) o lo zio precipitosamente tornato dalle lontane Americhe per assistere alla Laurea del nipote non riescono a trattenere la smania documentativa, che almeno lo facciano in maniera discreta senza farsi notare: niente treppiedi, niente servizio fotografico, niente telecamere 4K, niente luci di tipo matrimoniale. Con discrezione, dal posto dove si è seduti, si può registrare la cerimonia senza sbracciarsi e senza disturbare il normale procedere. Non dimenticate che state documentando in deroga a una regola precisa.

 

Bambini, tosse e altri transienti indesiderati

In maggior misura se non si tratta di una Laurea, ma di quello che – nel vecchio ordinamento – si chiamava Diploma di compimento superiore, se c’è qualcuno che illustra il proprio lavoro, o esegue il programma da concerto della durata minina di 45 minuti, occorre mantenere il più rigoroso silenzio. Il piccolo Poldino (anni due) che piange e non ne può più, potrà essere intrattenuto in corridoio da cugini più grandi; allo stesso modo, tosse da fieno, allergia al polline (nelle prime sessioni estive) et similia possono convincere i partecipanti a mantenere un profilo più defilato, almeno sedendosi vicino a una porta d’uscita, ove rifugiarsi all’ennesimo – squassante – attacco di tosse.

Se si assiste a un diploma strumentale, non si applaude tra un brano e l’altro – anche perché, di solito, il Presidente di commissione o chi per lui interagisce con l’esaminando e la loro concentrazione non deve essere interrotta.

È probabile che, se siete arrivati a sostenere il Diploma in strumento, avrete già suonato in pubblico e avrete già sostenuto esami, quindi sarete abituati alla temporanea assenza di gravità che, a brano concluso, assale quando non c’è l’applauso e la Commissione rimane in silenzio. Mentre le ultime note si smorzano, levate le mani dalla tastiera (if any) con un gesto corretto, senza sciatteria, senza spezzare la magia, ma neanche langlangizzandovi… poi, chiudete lo spartito e volgetevi verso la commisione. Se ci sono domande, rispondete, altrimenti chiedete  conferma per partire con il brano successivo, pezzo romantico, sonata o altro.

 

Comunque vada, sarà un trionfo.

Tags: ,

Comments (4)

  • Andrea

    |

    ciao Enrico,
    ottimo articolo per chi si trova prossimo al Gran Finale; di mio posso dire che dopo la laurea ho avuto la possibilità di partecipare ad un convegno e avevo a disposizione una cassetta/cd con dei brani da far sentire mentre esponevo le mie mirabili considerazioni (estrapolate dalla tesi)… e me ne dimenticai (preso da ansia) fino a quando una buon’anima del pubblico mi sollecitò con un “adesso, dai, facci sentire qualcosa”.
    Andrea

    Reply

  • Marco Giorcelli

    |

    Maestro, Lei ne sa più di Gandalf. E adoro il modo in cui scrive.

    Reply

Leave a comment

Inserisci il numero mancante: *