Le string machine: dall’analogico al virtuale – Prima parte

Written by Attilio De Simone on . Posted in Gear, no-categoria, Software, Tutorial

Sono passati tanti anni dai magici tappeti sonori di Oxygene di Jarre o dalla storica introduzione di Shine On You Crazy Diamond dei Pink Floyd, in cui un sol minore frutto di un mix tra un accordo di un Arp Solina, un pad di bicchieri di cristallo sfregati, un Hammond e una pedaliera Moog Taurus ha fatto disperare per quasi 40 anni i musicisti che cercavano di ricreare quel suono. Dicevamo: sono passati decenni dal periodo in cui queste macchine cominciarono a riempire i solchi di migliaia di LP, dalla musica progressive alla disco dance, eppure il fascino di quegli strumenti resta ancora oggi immutato nel tempo. Cerchiamo di capirne di più

Di Attilio De Simone

logan

In principio erano i Combo Organ

Esiste uno stretto legame ingegneristico che di fatto rende più che semplici parenti le string machine e i combo organ, quei simpatici organetti dai colori sgargianti che negli anni ‘60 si proponevano come alternativa all’organo di riferimento (l’Hammond) coniugando contemporaneamente anche trasportabilità e  “leggerezza” (intesa rispetto al peso mastodontico dell’Hammond, tutto è relativo nella vita).

Questa caratteristiche resero i combo organo molto utilizzati presso i nascenti gruppi beat e pop della metà degli anni ‘60 e caratterizzarono il suono di molte hit dell’epoca. Prima di andare a vedere marche e modelli degli organi, andiamo ad analizzare la tecnologia impiegata.

Avendo l’ambizione di posizionarsi sul mercato come alternative leggere e trasportabili rispetto all’Hammond, gli sviluppatori dovettero ricorrere alla tecnologia dei divisori di frequenza per garantire la polifonia agli strumenti senza dover impiegare la pesante e ingombrante tecnologia dei Tonewheel degli Hammond.

Lo standard tecnologico dell’epoca era la tecnologia a divisione di frequenza, che portò alla realizzazione di organi combo con al loro interno 12 oscillatori intonati ognuno su una nota differente e in cui ogni oscillatore generava le varie sottofrequenze della nota su cui era intonato per tutte le ottave di cui la tastiera era composta. Riassumendo: l’oscillatore intonato sul Do generava contemporaneamente lo stesso Do per tutte le ottave della tastiera, naturalmente ad altezze differenti. Il risultato di questa tecnologia era la polifonia a spese della flessibilità del suono, la divisione genera una degradazione della forma d’onda originaria determinando le tipiche sonorità zanzarose degli organi combo. A dare colore al suono provvedevano poi i filtri e la catena di modulazione che spesso, sugli strumenti più evoluti, era ricchissima.

Farfisa_Compact_Duo

I modelli più noti di organi combo sono sicuramente i Vox Continental e Jaguar, i Farfisa Combo Compact, Professional e Fast, il Gibson G-101, Elka X 705 e gli Organi Logan.

gibson_g101

 

In questa policromatica galleria di organi a farla da padroni sono stati i produttori italiani, sia come sviluppatori per un proprio marchio (Farfisa e Elka per esempio) che come produttori per conto terzi, non a caso il modello più ricercato di Vox Continental è proprio il made in Italy (realizzato presso gli stabilimenti EME), che aveva un suono più aggressivo e brillante ed è timbricamente molto simile al  modello Gibson G101 presente sui dischi più famosi dei Doors, la band che ha reso celebre questo organo più di altri gruppi.

 

Vox_Continental

La scissione

In una prima fase, i produttori di organi iniziarono a realizzare modelli di combo sempre più sofisticati, che grazie ad una ricca serie di filtraggi e a settaggi di inviluppi differenti, riuscivano ad offrire sonorità sempre più variegate che si discostavano dai suoni standard dell’organo a transistor. Colorati pulsantoni switch per i suoni di archi, ottoni, pianoforti, clavicembali, percussioni cromatiche, cominciarono ad affollare sempre più frequentemente il banco comandi degli organi e i musicisti cominciarono a sfruttare queste sonorità in modo sempre più intenso. Fra i primi a beneficiare di questi suoni furono i musicisti della scuola tedesca del Kraut Rock, che utilizzava questi suoni per generare tappeti eterei e spaziali su cui poter sviluppare la struttura della propria musica. Si aggiunsero subito i musicisti progressive a cui non sembrava vero di poter sostituire il Mellotron (a causa della difficoltà nell’intonare lo strumento, che lo rendeva uno strumento quasi esclusivamente da studio) con uno strumento più leggero e correttamente intonato.

elka-rhapsody-610

A quel punto i produttori, visto il crescente interesse per questa sezione sonora, cavalcarono le richieste di mercato e realizzarono lo spin off degli organi combo: le cosiddette string machine o macchine orchestrali.

solina

Tra i produttori troviamo la Logan Electronics con i modelli Hohner String Melody I, II e String Orchestra, Arp con i modelli Solina, Omni, Quartet e Quadra, Roland con RS 101, 505 e VP330 e gli italiani Farfisa con Synthorchestra, Soundmaker e la Elka con la fortunata serie Rhapsody.

solina_se

 

Tutte queste macchine erano incentrate su una migliore gestione degli inviluppi (negli organi combo si poteva giocare quasi sempre solo con il pedale del volume per ottenere una varietà dinamica dell’ampiezza del suono) e molti parametri per l’animazione che, come abbiamo detto, di base era piuttosto statico per via della tecnologia dei divisori di frequenza. Abbiamo, quindi, un fiorire di modulatori, chorus, vibrati, questo finché un francese di nome Jean Michel Jarre non decise di provare l’effetto che avrebbe fatto l’abbinamento di un Logan ad un Phaser e a doppio delay, cambiando per sempre il sound della musica elettronica.

 

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Comments (16)

  • K

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    Adoro il mio ARP Solina, è un Mark I originale, la primissima versione.
    Anche quello nasceva allora come versione “portatile” (mica tanto è puttosto pesante!) del Eminent Theatre 310 (anch’esso usato da Jarre).
    I circuiti BBD migliori furono introdotti allora, e restano imbattuti con molti cloni in outboards moderni.
    Tra i Farfisa manca la menzione al Polychrome, ma ci sono tantissimi String Synthesizers, alcuni più famosi/fortunati di altri. Difficilmente emulano realisticamente i suoni degli archi, e di rado sono pilotabili in CV. Attendiamo la seconda parte ! 😉

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  • Antonio Antetomaso

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    Da grande estimatore delle string machine, non posso non ringraziarti per questo interessante articolo. Spero che vorrai approfondire il discorso “emulazioni”, assai interessante a mio avviso. Tra l’altro io trovo che le string machines della sample library Nord siano tra le più convincenti e suonabili che abbia mai avuto sotto le mani. Un saluto.

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    • Attilio De Simone

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      Ciao Antonio, onestamente non amo molto le librerie di campioni per le string machine, perchè non riescono ad emulare in modo credibile proprio la divisione di frequenza, che rende così tipici questi strumenti. Ritengo molto più interessanti le emulazioni virtuali, che ricreano l’architettura sonora di quelle macchine e quindi riescono ad avvicinarsi a quelle sonorità molto di più. Ma, come direbbe qualche personaggio di Supergulp, il seguito alla prossima puntata….

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      • Antonio Antetomaso

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        Guarda, la penso anche io come te. Ma a parte lo Xils-lab V+ non ho trovato nulla di particolarmente convincente che non fosse basato sui campioni. Avendo poi ascoltato i campioni Nord ho dovuto ricredermi. Attendo con ansia e curiosità. Grazie e complimenti ancora.

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        • Attilio De Simone

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          Su pc ci sono varie alternative davvero interessanti dal punto di vista sonoro. Comunque un pò di pazienza e saprai tutto…. Se non vuoi attendere mandami una email.

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          • Antonio Antetomaso

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            Immaginavo….per MAC il cerchio si assottiglia. Comunque attendo volentieri, ci mancherebbe. Un saluto.

            Reply

  • nicola

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    per colpa vostra adesso sto guardando i farfisa combo organ
    ma quanto erano fighi?

    Reply

  • nicola

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    ma possono funzionare anche come tastiere in CV , che ne so da accompagnare ad un synth monofonico?

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  • Enrico Cosimi

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    purtroppo no, i circuiti a divisione di frequenza non lavorano con CV e Gate; l’unica eccezione sono le macchine Roland RS e ARP Omni, ma sono limitate al controllo monofonico…

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  • nicola

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    e se si usa un envelope follower?
    altra domanda: e possibile collegarci delay e distorsore per creare suoni ancora più fighi (per me) o non si può?
    sto guardando un farfisa vip 205r e mi piace parecchio il suono!

    aiuto la scimmia non mi molla

    Reply

  • Enrico Cosimi

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    delay e distorsero senza problemi…
    envelope follower non ti serve a niente :-)

    Reply

  • nicola

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    l’envelope follower per usare la tastiera delll’organo per suonarci un synth monofonico, no?
    sbaglio?

    Reply

  • Fulvio

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    Articolo bellissimo…posseggo una crumar multiman(del 75 presumo),vorrei sapere qualcosa di più a riguardo dato che di informazioni se ne trovano ben poche..avrebbe bisogno di una revisione perché attacco e dacay del filtro non funzionano…però suona…e attaccata con un flangerfa fa invidia a qualsiasi ARP dolina :)))

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    • Attilio De Simone

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      Devi portare la tastiera da un tecnico di cui ti fidi.

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  • nicola

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    salve, un dubbio atroce mi pervade l’esistenza! per il farfisa vip 500 che io sappia è necessario un amplificatore , volevo sapere se è possibie utilizzare lo stesso 2 casse amplificate da studio!

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    • Enrico Cosimi

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      se l’uscita è su connettore jack ¼”, perché no?

      Reply

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