Postille critiche per una Storia della Tecnologia Musicale – 02

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Il secondo, grande, appuntamento con i ragionamenti attorno alla Tecnologia in Musica è, inevitabilmente, quello con il Telharmonium di Taddheus Cahill. Come accennato la volta scorsa, queste righe non vogliono – e non possono – essere un manuale storico: casomai, si presuppone da parte del lettore una conoscenza seppur superficiale del fatto storico, in modo da partire con esso e arrivare a “spremere” spunti di riflessione in qualche maniera trasversali alla tecnologia stessa e al suo impiego nell’evoluzione del linguaggio musicale elettronico.

Di Enrico Cosimi

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La considerazione più banale, quando si parla di Telharmonium, è relativa alla portatilità dello strumento musicale elettronico, ovvero alle risorse di portatilità offerte dalla tecnologia disponibile contestualmente all’introduzione del nuovo mezzo espressivo. Come è facile concludere, per chiunque abbia una seppur minima conoscenza delle vicissitudini passate da Cahill con il suo strumento, è chiaro che undici vagoni ferroviari non sono sinonimo di facilità nello spostamento.

Postille critiche per una Storia della Tecnologia Musicale – 01

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Questa settimana, dopo la lunga pausa estiva, è ripresa la didattica che, indegnamente, porto avanti all’interno del Corso di Laurea in Tecnologie per i Media e per la Comunicazione. Come tradizione, le prime lezioni sono dedicate a una sorta d’inquadramento storico relativo a cosa è successo di significativo nello scorso secolo, collegando – ove possibile – l’evoluzione della Musica Elettronica al progresso della Tecnologia (si noti l’uso del maiuscolo) applicata a questa forma espressiva.

Di Enrico Cosimi

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Questa volta, nell’anno di grazia 2015, voglio provare a riversare periodicamente sulle pagine virtuali di ACM gli spunti di riflessione, quelle tematiche che potrebbero divenire domanda d’esame per il frequentante, ma che possono assumere valore di spunto sul quale riflettere per qualsiasi musicista elettronico che voglia non limitarsi alla ubiqua cassa dritta. Insomma, come dicevano ai bei tempi: “se non conosci quello che è successo prima, come fai a decidere cosa sarai domani?”.

OSCiLLOT 03 – verificare vibrato e hard sync

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E’ il momento di verificare i comportamenti di modulazione esponenziale e lineare sulla frequenza dell’oscillatore “tipo” OSC A. Funzionerà tutto come nel mondo analogico?

Di Enrico Cosimi

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Il sistema non è difficile da verificare, funzione dopo funzione. Per analizzare la risposta operativa alla FM lineare, non c’è nulla di più semplice che collegare alla porta LIN dell’oscillatore portante, cioè di quello collegato in audio, l’uscita di un secondo oscillatore modulante. Ovviamente, ma non in maniera obbligatoria, sarà utile controllare tutti e due gli oscillatori con il Keyboard Control Voltage, portando l’uscita PITCH del modulo MIDI TO CV/GATE all’ingresso CV1 del nuovo oscillatore.

OSCiLLOT 02 – Iniziamo dalle sorgenti sonore

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Quasi sempre, per capire come funziona un sistema di sintesi, si parte da chi genera fisicamente il segnale audio. Possono essere oscillatori, lettori di campioni, versioni intermedie delle due tecnologie… in tutti i casi, le sorgenti sonore sono alla base del nostro funzionamento. Dopo aver recuperato i moduli a corredo della patch di Default che suggerivamo nel precedente appuntamento, siamo pronti per installare il nostro primo modulo “serio”: l’OSC A.

Di Enrico Cosimi

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Già dal primo sguardo, rivela interessanti caratteristiche operative. Premesso che, come per quasi tutti i moduli di OSCiLLOT, è possibile fare riferimento a una Info residente nel programma stesso, occorrerà passare in rassegna le prestazioni offerte, in modo da poterle poi apparecchiare con un corredo di moduli necessari alle successive investigazioni pratiche.

OSCiLLOT 01 – Fare amicizia

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Da quando è stato annunciato, fino alla sua diffusione, OSCiLLOT di Max4Cats ha fatto battere velocemente il cuore degli “addetti ai lavori didattici” e dei musicisti elettronici in cerca di un buon sistema modulare. Orfani del vecchi Clavia Nord Modular G2 Demo Editor, che una miope pigrizia ha lasciato sbattere fuori dal mercato per la feroce politica di upgrade Apple, molte persone stanno ancora cercando una piattaforma sufficientemente pratica per insegnare e imparare la sintesi del suono.

Di Enrico Cosimi

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OSCiLLOT non è gratuito, ma (a parte la curiosissima e discutibilissima politica di vendita, che nega l’esistenza di licenze educational multiple) può candidarsi naturalmente al ruolo ancora vacante; tutto questo, potenziato da due fenomenali attrattori culturali come Ableton LiveMax/MSP (scusate se è poco). Nel corso di questi appuntamenti, vedremo di capire quali sono le funzionalità e quali i limiti – ce ne sono, è inutile negarlo – del nuovo sistema di sintesi modulare.

ME & MY MODULAR 09 – Navigare tra i comportamenti

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Il titolo apparentemente sibillino cela una domanda angosciosa: ho veramente bisogno di tutto quello che il progettista si affanna ad infilare nel proprio circuito? Come faccio a isolare, nella massa di modelli offerti dal mercato, il tipo di modulo – cioè di comportamento – che mi serve?

Di Enrico Cosimi

MM 09 MakeNoise STO

La domanda non è delle più facili e, se sottovalutata, può portare a spese folli, talida azzerare velocemente il budget più generoso. E’ vero che, per certi musicisti, la disponibilità funzionale diventa un motore irresistibile per la creazione e la composizione (come dire: compongo in un certo modo perché posso fare certe cose), ma è anche vero che maggior consapevolezza porta a maggior controllo sul risultato finale.

Per questo motivo, inizieremo ad interrogarci sulle funzioni più generiche dei circuiti più indispensabili, verificando – caso per caso – le possibili variazioni sul tema, le loro conseguenze sull’operatività e (ove applicabile) le condizioni ottimali di utilizzo. Tanto per non sbagliare, inizieremo dall’oscillatore.

ME & MY MODULAR 08 – Configurazioni pre definite

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La volta scorsa, avevamo verificato le opzioni di generazione e trattamento del suono presenti all’interno della struttura Foundation 3.1 elaborata da Pittsburgh Modular. Ora, è il momento di concentrarci sulle sorgenti di controllo.

Di Enrico Cosimi

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Ovviamente, partiamo dal MIDI 3, cioè dall’interfaccia MIDI che è in grado di convertire i dati digitali in comportamenti CV/Gate monofonici o bifonici. Come è facile immaginare, il MIDI non deve essere visto come un nemico dell’analogico, ma come una comoda sorgente di Gate per innescare “in battuta” gli inviluppi (basta una traccia di note MIDI accuratamente programmata) o come un sistema per automatizzare comportamenti melodici. In tutti i casi, rappresenta la vostra porta di comunicazione con il PC.

Piccolo dizionario KORG MS-20 : Synth Generico

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Dicebamus… le differenze di terminologia e i funzionamenti del KORG MS-20 (macchina pionieristica, appartenente ad un’epoca di scarsa standardizzazione tecnica) nei confronti delle procedure di nomenclatura abituali. Ieri abbiamo parlato del Control Panel; oggi, passeremo velocemente in rassegna il Patch Panel.
Di Enrico Cosimi

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Per navigare attraverso il Patch Panel, procederemo per righe orizzontali, da sinistra in alto verso destra in basso. Buona navigazione.

Piccolo dizionario KORG MS-20 : Synth generico

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In uno dei più popolari social network, sta girando da qualche ora uno scambio di opinioni relativo alla terminologia seminale (e, per certi versi, non standardizzata) adottata da KORG sullo storico sintetizzatore KORG MS-20. Per questo motivo, complice il blocco forzato da 35° esterni e la comoda vicinanza di un ventilatore Marelli degli Anni 20, eccoci a stendere un dizionario KORG MS-20 : Synth generico.

Di Enrico Cosimi

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Vogliatelo prendere come un divertissement innocuo. Buona lettura.

ME & MY MODULAR 07 – Prendere ispirazione da qualche sistema preconfigurato

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Grosso modo, ora le idee dovrebbero essere più chiare, perlomeno per quanto riguarda pregi e difetti dei diversi sistemi modulari. Facendo astrazione sulle caratteristiche e sulle difficoltà di scelta tra sistema 5U e Frac Rack, facendo finta che il mondo sia buono, proviamo a ragionare su qualche configurazione precostituita, cioè analizziamo le logiche che sono dietro alle decisioni del costruttore per proporre un sistema ottimizzato per un compito piuttosto che per un altro.

Di Enrico Cosimi

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Per partire, useremo un sistema molto tradizionale, ma non privo di sorprese, come il Pittsburgh Modular Foundation 3.1. Quando il dollaro era buono, prima che – con ineffabile saggezza – si preferisse privilegiare chi vende piuttosto di chi compra, affrontare il Foundation 3.1 significava spendere solo 1999 dollari americani. Oggi, significa spendere ben 1999 dollari americani; la differenza non è tanto sottile. Sia come sia, concentriamoci sulle sue caratteristiche e vediamo di arrivare al perché certi moduli sono stati inseriti in un sistema che dovrebbe essere adatto a svolgere compiti molto differenziati, ma non eccessivamente caratterizzati.