Conosciamo il Brainspawn Forte 3 – Parte prima

Written by Attilio De Simone on . Posted in Software, Tutorial

 

Qualche mese addietro abbiamo proposto questo articolo di presentazione dell’ottimo software della Brainspawn, il Forte 3, i cui dettagli sono disponibili qui. Per i neofiti di questo software suggerisco di andare a leggere l’articolo precedente, così risparmiamo inchiostro virtuale e ci dedichiamo subito al tema oggetto di questo articolo: come realizzare un setup complesso per un concerto, impostando una serie di brani a cui abbinare suoni e strumenti virtuali pilotati da una master keyboard connessa al nostro portatile (il software gira per ora solo sotto piattaforma Windows, quindi i “melomani” sono esclusi a priori).

di Attilio De Simone

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Quello che faremo in questo tutorial sarà impostare il tempo metronomico di ogni brano, caricare gli strumenti da impiegare per ogni brano e creare una scaletta completa per la serata che andremo a fare.

Die Musik von Cluster: Ein Profil von Hans -Joachim Roedelius

Written by Attilio De Simone on . Posted in Tutorial

Hinweis: Dieser Artikel wurde von keinem Muttersprachler geschrieben. Ich entschuldige mich für eventuellen Fehler, Druckfehler und Rechtschreibfehler. Der Artikel ist in deutscher Sprache um einen deutschen Künstler zu ehren.Nähern wir uns einer künstlerischen Persönlichkeit wie der von Hans-Joachim Roedelius, wird es unmöglich, die biografische Ereignisse, die die künstlerischen Geist formiert haben, nicht analysieren.

von Attilio De Simone

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Geboren im Jahre 1934 , hat Roedelius in den Jahren der Kindheit und Jugend die schwierigsten Seiten der europäischen Zeitgeschichte erlebt. Kind im bombardierten Berlin (als Kind macht er Erfahrungen in der Schauspielerei, er war in mehreren Filmen für das Produktionshaus Universum Film) und in den schwierigen Wiederaufbau-Jahren, Jugendlicher und junger Mann in der russischen / kommunistischen Zone Deutschlands ,wird er in die Kasernierte Volkspolizei rekrutiert,flüchtet daraus und bezahlt den Preis einer Freiheitsstrafe. Nach der Entlassung aus dem Gefängnis, eine Ausbildung zum Physiotherapeuten, Krankenfleger und Sterbebegleiter. Schließlich der Zugang zu der Welt der Kunst. Roedelius beginnt durch ganz Europa zu fahren und startet dann nach der Gründung von Kluster und Cluster eine Solo-Karriere als Autodidakt mit vielen Formen des menschlichen Ausdrucks, einschließlich der wichtigsten neben der Musik: der Poesie.

Il mixer analogico – seconda parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Continuiamo con la nostra passeggiata informale all’interno del mixer analogico. Ora, è il momento di affrontare le peculiarità di funzionamento relativo alle mandate, ai comportamenti ausiliari, alle selezioni pre/post fader.

Di Enrico Cosimi

Schermata 11-2456617 alle 15.46.18

Bus ausiliari, mandate effetti e buss recording

La normale struttura di smistamento audio del mixer prevede la possibilità di miscelare insieme diverse sorgenti sonore, governandone i volumi relativi e permettendo di regolare, più a valle nel circuito, l’ampiezza generale del segnale sonoro.  Esiste una modalità operativa in cui è desiderabile poter prelevare quantità e percentuali diverse dai segnali in ingresso: in questo caso, è necessario ricorrere ai bus ausiliari.

Tips and Tricks – Effetti? Con calma e per piacere…

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Spesso, e volentieri, durante le fasi di programmazione timbrica o di produzione elettronica, ci si imbatte nel dubbio: dovrei mettere un effetto su questo suono? Dovrei spendere un poco di CPU per arricchire la timbrica senza lasciar muffire tutta la potenza di fuoco che ho a disposizione?

La risposta potrebbe essere meno semplice di quanto non si possa pensare.

Di Enrico Cosimi

Schermata 12-2456639 alle 18.33.03

Le (poche) righe che seguono si limitano ad elencare alcune considerazioni fuggite dal cuore, per fare ordine nei concetti di base, quelli che guidano le più semplici procedure di programmazione timbriche; nulla di più del buon senso che le nostre nonne usavano quando, davanti al focolare, lavoravano sul pannello comandi degli antichi sintetizzatori analogici.

Standards in pillole – terza puntata: il blues soloing

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Tutorial

E veniamo alla parte di assolo: sulla mano sinistra, block chords a quattro voci o posizioni quartali modali (conto un intervallo di 4 voci dalla nota di partenza seguendo un modo preciso) a partire ancora dalla terza o dalla settima.

COPERTINA

 

Di Antonio Antetomaso

E sulla destra, rullo di tamburi, fa da sovrana la fantomatica scala blues. Trattasi di una scala a 6 suoni, ottenuta dalla pentatonica minore aggiungendo la nota blue, la 5 diminuita.

Il mixer analogico – prima parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Analizziamo la struttura di un mixer analogico di media complessita, identificandone le diverse sezioni e verificando le funzioni precedentemente esplorate.

Di Enrico Cosimi

Schermata 11-2456617 alle 15.35.58

Un mixer è, per sua natura, una struttura modulare, ovvero composta dalla ripetizione ordinata di sezioni più piccole che, affiancate una all’altra, compongono l’insieme operativo desiderato; nel caso dei canali di ingresso, il numero dei medesimi specificherà la quantità simultanea di segnali gestibili.

Standards in pillole – seconda puntata: il Blues

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Tutorial

Ricordo ancora quando, durante il mio primo corso di piano moderno e tastiere, mi vennero spiegate le scale pentatoniche, le scale blues e l’improvvisazione: mi si spalancarono le porte verso un nuovo mondo. Come pure ricordo come vennero frenati gli entusiasmi quando, in gruppo, al grido di “ragazzi ci facciamo un bluesetto?”, tutti quanti partivamo ciascuno per la propria strada, lanciandoci “a capa sotto” in assoli interminabili per poi ritrovarci, dopo circa 5 battute di non si sa quale giro a guardarci in faccia agitando la mano “a cufaniello” su e giù (tipico gesto della tradizione partenopea a voler significare “ma che diavolo stai a fa?”).

Di Antonio Antetomaso

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Perdonate la divagazione filosofica e siate sinceri: a quanti di voi amici musicisti non è capitata una cosa del genere?

Orbene, oggetto di questa nuova pillola è appunto uno degli spauracchi dei novelli improvvisatori: il blues. Naturalmente il tutto riportato ad un contesto più squisitamente jazzistico. La traccia è più o meno quella di questa serie di articoli: storia, teoria, comping, soloing, analisi di esempi consigliati e materiale da prendere in consegna.

Quattro chiacchiere sul suono analogico – quarta parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

E’ il momento di accennare al mixer analogico…  Fintanto che si registra una sola sorgente sonora con un microfono direttamente su un sistema di acquisizione sonora, il mixer è – di fatto – quasi del tutto inutile; le cose diventano più complicate quando il numero dei microfoni (o delle sorgenti sonore) aumenta in maniera sensibile superando i due punti di ripresa facilmente collegabili agli ingressi Left/Right del registratore “tipo”.

Di Enrico Cosimi

Schermata 11-2456617 alle 15.16.20

Compito principale del mixer è garantire la possibilità di dosare in maniera accurata i segnali provenienti da più sorgenti sonore, siano esse riprese con microfoni o direttamente desunte da segnali di linea. Da questo punto di vista, il mixer più semplice ipotizzabile è paragonabile ad una semplice scatola che presenta da una parte un numero x di ingressi e dall’altra una sola uscita: se per ciascun ingresso è disponibile un controllo di volume indipendente, il mixer può già funzionare, mettendo l’utente nella condizione di dosare secondo le proprie necessità i diversi segnali collegati all’apparecchio.

Quattro chiacchiere sul suono analogico – terza parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Il segnale in uscita al microfono, così come si trova è semplicemente troppo basso per poter essere preso in considerazione dagli stadi successivi di trattamento del suono; per ovviare a questo inconveniente, è necessario ingrandirlo sottoponendolo ad una moltiplicazione che è, di fatto, riconducibile ad uno stadio di preamplificazione. La preamplificazione per moltiplicazione di livello è presupponibilmente eseguita senza alterare drasticamente le caratteristiche interne del segnale di partenza.

Di Enrico Cosimi

Schermata 11-2456617 alle 15.11.44

E’ possibile semplificare il funzionamento di un amplificatore, e quindi di un preamplificatore, limitando i concetti necessari alla presenza di un segnale in ingresso che venga moltiplicato per un segnale di controllo. Quest’ultimo può essere il normale Gain presente sul pannello comandi di un amplificatore Hi-Fi o un ingresso per CV esterno come in un qualsiasi sintetizzatore. Quando la moltiplicazione dell’ingresso avviene per un segnale esterno di valore pari a zero, anche il segnale di uscita sarà pari a zero. Se la moltiplicazione avviene per un valore pari a uno, il segnale in uscita avrà livello identico al segnale in entrata e si parlerà di unity-gain amplifier. Se il segnale viene moltiplicato * 2, l’uscita del (pre)amplificatore risulterà più elevata rispetto al segnale in ingresso.

Quattro chiacchiere sul suono analogico – seconda parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Anche il microfono, come lo speaker, è un trasduttore; da un certo punto di vista, il suo comportamento è specularmente inverso a quello del diffusore: nel microfono, è la variazione di pressione sonora che mettendo in movimento la membrana interna genera una variazione di potenziale elettrico rilevabile agli estremi dell’avvolgimento; nello speaker, è la variazione di potenziale elettrico nella bobina che mette in movimento la membrana in cartone  spostando l’aria e ricreando le variazioni di pressione sonora originali.

Di Enrico Cosimi

Schermata 11-2456617 alle 13.21.06

In teoria, una cassa speaker o l’auricolare di una cuffia potrebbero essere utilizzati – con una certa fatica – come microfoni, ma chiaramente i risultati lascerebbero  a desiderare… Tra microfono e speaker ci sono ovviamente delle differenze: il cono di un altoparlante è troppo pesante per poter essere spostato da un suono che non sia meno che assordante; nei microfoni dinamici, l’elemento al quale è attaccata la bobina magnetica è costituito da una leggerissima membrana  (sensibile al minimo spostamento) e la corrente utilizzata è significativamente più bassa di quelle utilizzate per pilotare gli altoparlanti.