A proposito di classici: TimewARP 2600 – Seconda parte

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Software

Riprendiamo il discorso da dove eravamo rimasti, passando in rassegna le fedeli rimodellazioni SW messe in piedi da Jim Heinz di WayOutWare per raggiungere l’elusivo suono dell’ARP 2600. Ora, è il turno del… Filtro

Di Antonio Antetomaso

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Anche il filtro del TimeWARP 2600 è estremamente fedele alla conformazione del filtro della macchina originale, con l’unica differenza che è possibile dosare l’incidenza del CV di tastiera sull’apertura di esso, mentre nella versione originale non è presente l’attenuatore. Approfondendo le ricerche in rete,  appare chiaro come nelle diverse versioni del 2600 “vero”  ci siano differenze in termini di escursioni di frequenze lasciate passare dal filtro.

Il simpatico gioco dell’autunno: parte seconda.

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Come dire: è possibile un differente approccio alla sintesi? Visto che qualche simpatico “traditore” ha ben pensato di rovinare la sorpresa anticipando la soluzione (ma sappiate che ha barato, dato che era già informato), i lettori già sanno che il sintetizzatore impiegato è un semplice Moog Slim Phatty. Capiamone di più…

Di Attilio De Simone

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Ho deciso di sviluppare questo esempio sul Moog Slim Phatty per vari motivi:

  1. Lo strumento lavora col filtro ladder, che ne tipicizza moltissimo il suono;
  2. Il Phatty ha un’architettura hardware chiaramente ispirata al Minimoog e quindi con precisi limiti strutturali per quel che concerne le modulazioni;
  3. Il Phatty viene associato a determinate famiglie sonore, prevalentemente alle famiglie dei bassi, dei pad e dei lead. Sicuramente non viene associato alle sonorità tipiche della musica elettronica avanzata.

In buona sostanza il Phatty è un buon sintetizzatore, con il classico suono Moog, in cui a farla da padrone è il filtro ladder tipico degli strumenti americani, ma dalle possibilità di intervento sul suono molto limitate.

A proposito di classici: TimeWARP 2600 – Prima parte

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Software

 Le macchine ARP mi hanno da sempre affascinato, questo è un dato di fatto. Sarà per la timbrica particolare di fatto molto più metallica, sporca e rude di una macchina Moog, sarà perchè, ascoltando l’Herbie Hancock dei tempi passati quando suonava con gli Headhunters, delle timbriche ricavate da lui sull’Odissey mi sono follemente innamorato, sarà perchè l’ARP 2600 è una costante della musica di Jean Michelle Jarre che adoro, sarà per l’impostazione dell’interfaccia utente che, a mio avviso, mette in condizione subito quest’ultimo di capire chi finisce in cosa e quando….sta di fatto che sui synth ARP sono alla continua ricerca di video su Youtube, di manuali da spulciare, di guide da leggere e soprattutto, di emulazioni software degne di essere chiamate tali.

Di Antonio Antetomaso

 

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Di tutte, forse il fratellone maggiore della serie, l’ARP 2600 è quello che mi ha accalappiato di più, probabilmente a causa del fatto che, come ogni modulare che si rispetti, padroneggiarlo non è cosa da tutti. Delle prerogative che mi hanno preso di più di questa macchina, forse quella più interessante è la sua caratteristica di “modulare a metà”: l’organizzazione, si, a moduli da interconnettere tra loro mediante patch cords ma il corredo di collegamenti “built in” tra i vari moduli per semplificare la vita del programmatore alla ricerca di timbriche veloci e “standard” pronte all’uso. Sto parlando delle connessioni “normalled”, naturalmente…ma andiamo per ordine.

Riaccendiamo il Moog Modular System 55…

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Diciamo la verità: questo articolo confina pericolosamente con lo spam o, se si preferisce, con l’auto promozione; ma l’argomento è – per certi versi – talmente sfizioso che vale la pena di correre il rischio. La cornice è, come da diversi anni, sempre quella: il Conservatorio di Musica Santa Cecilia in Roma – uno dei più antichi d’Italia (se non il più antico…), uno di quelli che, negli Anni 70 ha avuto la sagacia di acquisire strumentazione (per l’epoca) allo stato dell’arte, che oggi brilla di luce propria nello scialbo panorama internazionale.

Di Enrico Cosimi

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Identificata la cornice, giungiamo al soggetto: il venerando Moog Modular System 55, acquisito dal Conservatorio nel lontano 1974, su richiesta di Franco Evangelisti (pioniere della Musica Elettronica – e non solo, alfiere del Gruppo d’Improvvisazione Nuova Consonanza, figura fondamentale per il ruolo di catalizzatore svolto all’epoca). Lo strumento, usato con parsimonia, rispetto e competenza dai docenti di Musica Elettronica che si sono alternati in Cattedra (basterebbe citare Walter Branchi, Riccardo Bianchini, Giorgio Nottoli), è da tempo oggetto didattico sul quale viene incentrata la serie di lezioni relative ai… sintetizzatori virtuali indegnamente tenute dal vostro E.C.

Per questo motivo, in preparazione dell’apertura di “ostilità” che coincide con il ciclo di 10 lezioni, con partenza nel primo trimestre dell’anno venturo, c’è la rituale rimessa a punto dell’apparecchio che – quest’anno – ha coinciso con il suo spostamento in un’aula dedicata alla “didattica analogica”. E non solo.

TheWARP: la resurrezione del 2600?

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Negli anni appena trascorsi, la valutazione media di un ARP 2600 è cresciuta a dismisura, raggiungendo picchi impensabili: oggi, per una macchina in condizioni appena decenti, è facile sentirsi chiedere 6000 euro, mentre per una vera bellezza, il prezzo richiesto può sfiorare i 7000/7500 euro. Se a tutto questo si aggiunge che, già in origine, la qualità costruttiva dei 2600 originali lasciava parecchio a desiderare, è facile capire lo stupore ingenerato. Ma, da oggi, le cose potrebbero cambiare…

Di Enrico Cosimi

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Un gruppo di musicisti e tecnici svizzeri, coordinato da Roberto Ranieri-Seith e Neil Otupacca, si è infatti lanciato nella clonazione (ma sarebbe più corretto parlare di reinterpretazione) dello strumento originale, proponendo TheWarp, una belva alta 12 rack unit che potrebbe dare parecchio filo da torcere ai coraggiosi sintetisti analogici.

Compressore Ottico – IGS Audio Photon 500

Written by Emiliano Girolami on . Posted in Gear, Recording

IGS Audio è una azienda polacca che produce componenti hardware per audio ispirati ai classici analogici dei tempi d’oro. Oltre agli apparati in formato rack 19″ c’è in catalogo una linea in standard API-VPR 500. Il Photon 500 è, come si evince dal nome, un membro di questa famiglia.

di Emiliano Girolami

 

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Si tratta di un compressore ottico con un design che, stando alle dichiarazioni del costruttore, si ispira ai famigerati LA-2A ed LA-4A (vista la costruzione a stato solido propenderemmo, nel qualificare la fonte di ispirazione, per quest’ultimo).

Jupiter-X

Written by Attilio De Simone on . Posted in Gear

Continua il recupero e la ri-realizzazione delle circuitazioni analogiche più note. Questa volta è lo Sviluppatore Jan Östman ad annunciare due nuovi sintetizzatori ispirati agli strumenti Roland degli anni ’80: i synth monofonici Jupiter-X e Ju-X.
Östman sostiene di aver replicato fedelmente il DCO dello Juno-106 sebbene il timer originale 8253 sia stato sostituito con un ATmega.

Di Attilio De Simone

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Lo Jupiter-X è un synth monofonico in formato tabletop che ricrea una sola voce dello storico strumento, utilizzando un DCO Juno. Queste le sue caratteristiche:

Il simpatico gioco dell’autunno

Written by Attilio De Simone on . Posted in Gear

Riprendendo il simpatico quanto arguto gioco estivo ideato dal nostro punto di riferimento, voglio stimolare la vostra riflessione con un giochino ispirato a quello del mio illustre predecessore.

di Attilio De Simone

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In questo caso, per mischiare un poco le carte, abbiamo un solo file da ascoltare e un’unica nota emessa da un unico sintetizzatore analogico monofonico in sintesi sottrattiva. Segnalo che i percorsi audio e di modulazione dello strumento sono estremamente semplici.

Dovete provare ad individuare il sintetizzatore.

Casio Privia PX-5S

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Uno stage piano è un apparecchio destinato a risolvere, in maniera il più possibile definitiva, l’accesso a timbriche professionali di pianoforte acustico (e afferenti, come il pianoforte elettrico, il clavinet, eccetera…) compattando pesi e ingombri in modo da facilitare il trasporto. Casio, marchio veterano nella produzione di soluzioni tecnologiche non convenzionali (basterebbe pensare alla fortunata serie CZ…) si è recentemente lanciata sul PX-5S che coniuga, ad un prezzo incredibilmente vantaggioso, una serie di plus che non possono essere sottovalutati.

Di Enrico Cosimi

Style: "Neutral"

Lo strumento ha peso contenuto (la cosa più impegnativa è la meccanica di tastiera; tutto il resto, praticamente, galleggia in pochi etti), livrea in plastica bianca con campitura azzura e offre un approccio amichevolmente professionale. Sulla destra, il vano batterie nero nasconde l’alloggiamento per le otto pile AA con le quali si può lavorare in autonomia di alimentazione esterna. Attenzione! La superficie gommosa che copre l’alloggiamento delle pile è utilizzabile a tutti gli effetti come appoggio per il vostro iPad. La scelta delle plastiche utilizzate per la tastiera è stata notata da subito: la texture superficiale per i tasti bianchi e neri è volutamente ruvida, una sorta di “iper pattern avorio” che se da un lato può incuriosire il tastierista meno pratico di strumenti acustici, dall’altra conferma al pianista navigato la certezza di un buon grip anche con le dita sudate. Diciamo subito, a scanso equivoci, che lo strumento suona tanto, suona bene e – specialmente se confrontato col suo costo d’acquisto – è irresistibile. Icing on the cake, le dita si trovano velocemente a proprio agio sugli ottantotto tasti pesati. Bene.

Electro Harmonix Clockworks Rhythm Generator/Synthesizer

Written by Redazione Audio Central Magazine on . Posted in Gear

Sempre più spesso, Electro Harmonix (lo storico marchio capeggiato da Mike Mathews) compie autentiche incursioni nel settore tecnologico tradizionalmente dedicato ai tastieristi ed ai synth player. E’ caso del Clockwork, un sistema di generazione e suddivisione di impulsi utilizzabili per gestire eventi ritmici prodotti esternamente all’apparecchio stesso.

A cura della Redazione di Audio Central Magazine

clockworks

Presentato originalmente nel 1970, e oggi potenziato con nuove funzionalità, l’apparecchio può essere utilizzato per generare fino a quattro treni d’impulsi per la sincronizzazione, ciascuno dei quali può viaggiare a velocità ritmiche agganciate per multiplo o sottomultiplo calcolato rispetto al clock di base.