Behringer Model D

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Il Mooog Minimoog Model D è, probabilmente, il sintetizzatore monofonico più iconico dell’epoca moderna: usato da migliaia di musicisti, ha contribuito a definire un suono elettronico caratterizzato dall’energia timbrica e dalla falicilità d’utilizzo, specie nella programmazione di sonorità semplici da approntare sulla sua interfaccia utente. Seguendo una strategia produttiva consolidata dai riscontri commerciali, Behringer ha messo su strada una versione miniaturizzata (nel prezzo e nelle dimensioni) del popolare monofonico statunitense, alterandone in parte il circuito originale per includere alcune interessanti espansioni; lo strumento, ovviamente, si chiama Model D, per gli amici, Boog.

Di Enrico Cosimi

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Molto si è discusso, e si continuerà a farlo, sui risvolti filosofico/etici  di operazioni che, a parecchi, sono sembrate disinvolti prelievi di altrui farine; come qualunque laureato in Giurisprudenza potrà confermare, un conto è la Legge, un conto è la giustizia, un contro è il mondo commerciale. In queste righe, non affronteremo la questione (ognuno è libero di pensarla come meglio crede)  e ci limiteremo ad analizzare l’apparecchio nei suoi comportamenti operativi e nella sua resa timbrica. Buona lettura.

Il Behringer Model D è ospitato in un cabinet la cui sagoma segue (con maggior profondità) quella già in uso nel Moog Mother-32/DFAM, ma questa volta la larghezza è pari a 70 HP; le dimensioni fisiche dell’oggetto corrispondono a 90 x 374, 136 mm, il peso pari a 1.7 kG e la costruzione – significativamente migliore negli esemplari commerciali di quanto non fosse nei primi modelli mostrati nei diversi eventi fieristici – è robusta; le dimensioni (molto) ridotte dei comandi su pannello frontale possono scoraggiare i musicisti dalle mani particolarmente grosse, ma non impediscono l’utilizzo anche live dell’apparecchio (lasciando stare il paragone Boog vs. Boutique, è necessario essere intellettualmente onesti nei confronti dello “smanettamento live” sul pannello comandi analogico: molto spesso, l’operatività richiesta è limitata a Cutoff, Emphasis, Amount e Filter Decay Time… nulla di così intricato).

L’alimentazione esterna è fornita attraverso alimentatore dedicato 12VDC 1000A e, nel caso del montaggio EuroRack – per il quale lo strumento è predisposto elettricamente e meccanicamente, occorre prevedere, come per le analoghe realizzazioni Moog, la disponibilità di 1 Ampere sul ramo +12V. Lo strumento viene fornito corredato di Quick Guide (deve essere integrata dal full manual pdf reperibile in rete), una coppia di cavi EuroRack 1/8” TS, un flat cable 10 to 16 point per l’alimentazione EuroRack (un plus che ci piacerebbe venisse adottato anche nei corrispondenti apparecchi provenienti dagli Stati Uniti).

Come tutti gli apparecchi analogici, una volta acceso, è necessario attendere almeno quindici minuti per raggiungere una sufficiente stabilizzazione termica che influenzerà positivamente l’intonazione dei tre oscillatori interni.

Sul pannello posteriore dell’apparecchio, trova posto il blocco da 4 mini dip switch con i quali impostare il Canale MIDI di ricezione (nel montaggio EuroRack, il Canale MIDI diventa automaticamente il numero 01, a meno di non intervenire a colpi di SysEx), la presa dell’alimentatore esterno e la coppia di connessioni HIGH e LOW level per il collegamento con i sistemi di amplificazione (tra le due uscite c’è una differenza pari a 30 dB) – come da precise disposizioni indacali, qualsiasi Model D deve essere collegato sfruttando l’uscita high level.

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Lo strumento

Per chi non avesse mai visto un Minimoog (vero o virtuale), riassumiamo in breve le caratteristiche dello strumento, evidenziando le aggiunte offerte dall’implementazione Behringer (in seguito, scenderemo nei particolari):

  • Tre oscillatori audio, dotati di sei forme d’onda ciascuno, regolabili in frequenza, forma d’onda e livello d’uscita. Il terzo oscillatore può essere sganciato dal Keyboard Tracking e usato come sorgente di modulazione.
  • Un External Input per il filtraggio di segnali esterni, dotato di regolazione di livello, In assenza di segnali esterni, il Boog procede automaticamente all’audio feedback, normalizzando l’uscita dello strumento all’ingresso External e producendo il sovraccarico di energia sulle basse frequenze, con saturazione feroce del timbro che Arturia chiama Brute Factor.
  • Un Noise Generator regolabile in volume e in selezione White/Pink, Può essere usato anche come sorgente di controllo, ma in quel caso il selettore di panello alterna Pink/Red.
  • Un filtro 24dB/Oct risonante che nel Boog può essere configurato in comporrtamento Low Pass o High Pass.
  • Un primo amplificatore VCA controllato dal generatore di inviluppo dedicato. Un secondo amplificatore in serie al primo, dedicato al controllo da parte della dinamica e/o di tensioni CV esterne.
  • Una coppia di Envelope Generator ADSR, nel classico formato con controllo D che regola simultaneamente il Decay Time e il Release Time. E’ possibile disabilitare su base individuale il Release per ciascuno dei due inviluppi (nel Moog Model D, la disabilitazione è globale sui due inviluppi).
  • Un LFO dedicato (aggiunta Boog che recupera le aggunte circuitali messe in campo da Moog nel Minimoog Model D Reissue 2016) che offre onda triangolare o quadra, regolazione di frequenza e (Initial) Modulation Depth integrabile a distanza con il MIDI CC 01 Mod Wheel.
  • Predisposizione ai percorsi di Frequency Modulation su VCO 1 e 2 e su Cutoff Modulation da parte di Osc 3 / Noise Generator o Filter EG / Internal LFO (come nel Minimoog Model D Reissue 2016).
  • Glide regolabile.
  • Main Tune.
  • Output Volume, con Main On/Off sul percorso audio di uscita, Headphone Volume con uscita dedicata, generatore di riferimento A-400 (con funzioni aggiuntive per la configurazione di alcuni parametri ausiliari).
  • Nell’implementazione Boog, sono presenti connessioni Input/output analogiche in formato EuroRack per raggiungere i punti più significativi del circuito.
  • Connessioni USB Type-B bidirezionale e MIDI In/MIDI Thru per il controllo a distanza e la possibile configurazione PolyChain (fino a sedici macchine integrate in polifonia).

 

Operatività preliminare

Come accennato in precedenza, dopo aver acceso l’apparecchio, è caldamente consigliato lasciarlo scaldare per almeno 15/20 minuti fino a raggiungere la giusta stabilizzazione termica; passata la fase iniziale di riscaldamento, si può procedere ad accordare i tre oscillatori dello strumento usando il Reference Tone interno A-440 Hz prodotto dal generatore dedicato (anche questo, vista la natura analogica, nel tempo tenderà a perdere la precisione iniziale, ma la curva temporale sarà molto lunga).

Ovviamente, non si sentirà nulla se:

  • il Main Out Switch non è aperto,
  • il Main  Volume non è alzato,
  • il Sustain Level del Loudness Contour  non è a 10,
  • la Cutoff Frequency del FIlter non è a +5,
  • il Volume di almeno un oscillatore non è al massimo e il corrispondente interruttore On non  aperto.

Una volta terminata la fase di accordatura, siamo pronti per approfondire il funzionamento dell’apparecchio.

 

Sezione per sezione

Nel design del Moog Minimoog Model D, il percorso operativo sul pannello comandi parte da sinistra e procede verso destra, dalle regolazioni principali, alle regolazioni degli oscillatori, del mixer, del filtro, dell’amplificatore, fino al livello finale di uscita.

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Sezione MIDI

Contiene il blocco con le tre connessioni di controllo digitale.

USB Type-B

Può essere usata bidirezionalmente per ricevere dati MIDI dal Mac/PC (il Boog Model D viene visto attrraverso drive generico) e rispondere ai comandi Nota On/Off, Pitch Bend, Modulation Wheel, System Exclusive. L’apparecchio non trasmette e non riceve MIDI CC per i comandi di pannello).

MIDI In

Permette di ricevere i codici di controllo esterni, vedi sopra.

Midi Thru

Echeggia quanto ricevuto alla porta MIDI In e, in configurazione PolyChain, permette la costruzione di un network esteso fino a un massimo di 16 Model D simultaneamente disponibilli. Prima di salpare verso i più inconfessabili wet dreams, non dimenticate che 16 Model D integrati in polifonia corrispondono a sedici pannelli comandi da programmare su identica timbrica e richiedono un investimento pari a 380 € x 16 = 6080 € – per non parlare dell’ingombro. Realisticamente, un sistema a quattro macchine può essere più che sufficiente a placare la sete di accordi con il Model D.

 

Sezione CONTROLLERS

Il primo VCO è privo di regolazione Frequency perché – nel design “economico” dello strumento originale Moog – lo si considerava costantemente posizionato su intonazione nominale; per questo motivo, il big knob TUNE agisce sull’accordatura dell’intero strumento e quindi anche sul VCO 1. Il comando non agisce sul VCO 3 quando questo viene sganciato dal Keyboard Tracking attraverso interruttore OSC 3 CONTROL.

Immediatamente sotto, trova posto le regolazioni di GLIDE Time (non c’è l’interruttore Glide On/Off e quindi – in mancanza di un controller MIDI dedicato – occorrerà ricordarsi di portarlo al minimo per minimizzarne l’effetto. Vicino, il comando MOD MIX permette di effettuare crossfade tra le due sorgenti di modulazione scelte con la coppia di interruttori sottostanti; in questo modo, è possibile scegliere tra quattro sorgenti OSC 3 / FILTER EG e NOISE (MOD SRC) / LFO miscelabili, per coppia, lungo l’escursione del controllo MOD MIX.  La posizione sinistra dell’interruttore NOISE (MOD SRC) / LFO collega il generatore di Pink/Red Noise, ma se qualche tensione esterna di controllo è agganciata alla porta jack MOD SOURCE prenderà il posto del rumore.

Come già detto a proposito del Moog Minimoog Model D Reissue 2016, la possibilità di controllare l’intonazione degli oscillatori attraverso Filter Envelope è indebolita dalla mancanza della Hard Sync sugli oscillatori VCO 2 e VCO 3.

Model D Square LFO Model D Triangle LFO

Una volta selezionata la sorgente LFO, si può sfruttare l’oscillatore a bassa frequenza residente (non disponibile nel design originale 1970 e introdotto nel 2016): dotato di due forme d’onda selezionabili (triangolare e quadra), ha regolazione LFO RATE di pannello (da 0.5 Hz a 200 Hz, che salgono fino a 300 Hz se si usa un CV esterno di controllo).

Il segnale di controllo in uscita al crossfader MOD MIX è scalato per il valore del comando di pannello MOD DEPTH; quest’ultimo (secondo collaudate modalità operative, ad esempio, nel Moog Minitaur/Sirin) lavora come initial modulation level in assenza di informazioni MIDI, ma appena lo strumento riceve il MIDI CC 01 Mod Wheel, quest’ultimo controllo assume piena funzione. Non ci sarebbe dispiaciuto avere, in quest’ultima condizione, una conversione di funzionamento MOD DEPTH come regolatore di final amount.

Come vedremo in seguito, con il MIDI System Exclusive, è possibile alterare l’escursione della Pitch Wheel e scegliere comportamenti soft/med/hard per la curva di risposta alla Modulation.

Quale che sia la miscela di sorgenti di modulazione impostata nella sezione, il segnale non sarà applicato alla frequenza di VCO 1 e VCO 2 o alla CUTOFF Frequency se i due interruttori OSCILLATOR MODULATION e FILTER MODULATION non vengono accesi.

Nel confronto diretto tra Behringer Model D e Moog Minimoog Model D vintage, il clone moderno mostra una minor escursione raggiungibile con il MOD DEPTH seppure messo al massimo; in alcuni casi – specialmente quando si usa il Noise per controllare la Cutoff Frequency – questo può portare a suoni “meno aperti”. Al musicista valutare se la differenza valga 9/10 del prezzo richiesto per “the real thing”. 

Nell’esemplare in nostro possesso, la curva del potenziometro MOD DEPTH presenta nella seconda parte della sua escursione una quantizzazione per semitoni facilmente verificabile regolando, verso la frequenza degli oscillatori, il segnale di controllo FILTER EG messo con il Sustain al massimo. Misteri insondabili dell’engineering.

 

Connessioni CV afferenti alla sezione Controller

A discrezione del musicista, è possibile prelevare il segnale CV delle due onde LFO Triangle e LFO Square dalle uscite dedicate; l’ampiezza del segnale generato (+/-2V) non è sufficiente a innescare, per l’onda quadra, il Gate On dei due inviluppi (servirebbero +5V) e questo, in assenza di un offset o di una pompatina esterna, non è bello.

L’eventuale sorgente di modulazione esterna utilizzabile al posto del Noise è collegabile alla porta MOD SOURCE. La velocità del circuito LFO addizionale è controllabile a distanza attraverso tensione LFO CV applicata alla porta omonima; in questo modo, si può – ad esempio – far accelerare la modulazione con l’aftertouch di tastiera.

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OSCILLATOR BANK

Contiene i tre oscillatori audio dell’apparecchio (ricordiamo che il VCO 3 può essere sganciato dal controllo di tastiera e usato come sorgente di modulazione). Come in ogni sintetizzatore analogico che si rispetti, l’oscillatore fornisce almeno tre controlli relativi a intonazione, forma d’onda e livello d’uscita; nelle implementazioni basiche – come nel progetto originale Moog Model D – non è possibile agire su hard sync, pwm, shaping o altre piacevolezze: la semplicità di fondo del sistema torna a vantaggio del musicista offrendo una immediatezza operativa difficilmente raggiungibile in apparecchi più complessi.

Tutti e tre gli oscillatori sono regolabili in frequenza attraverso selettore di ottava RANGE (con escursione LO, 32’-2’); in posizione LO, l’intonazione dell’oscillatore precipita in banda sub audio per compiti di modulazione (OSC 3) o per la produzione di impulsi isolati nel tempo (OSC 1 e 2). Gli oscillatori 2 e 3 offrono regolazione di FREQUENCY con escursione variabile -7/+7.

La scala grafica di pannello di questo controllo non corrisponde ai semitoni di scostamento e, vista anche la notevole tendenza alla saturazione raggiungibile nel MIXER audio, per raggiungere con accuratezza gli intervalli paralleli desiderati, si consiglia di attenuare significativamente i livelli degli oscillatori prima di lanciarsi in “accordature Prog-Rock”. 

Il corredo di forme d’onda disponibili comprende sei opzioni (Triangle, Tri-Ramp, Ramp, Square, Narrow Pulse, Narrowest Pulse) con variazione Saw al posto della Tri-Ramp per il terzo oscillatore; le forti implementazioni di modulazione, per quest’ultimo giustificano la presenza di una forma d’onda ad alta vocazione ritmica come la Sawtooth.

Model D Triangle  Qui a fianco, la Triangle Wave (OSC 1-2-3).

Model D Tri-Ramp Qui a fianco, la Tri-Saw Wave (OSC 1-2).

Model D Ramp Qui a fianco, la Ramp Wave (OSC 1-2-3).

Model D Square  Qui a fianco, la Square Wave (OSC 1-2-3).

Model D Pulse 30% Qui a fianco, la Pulse Wave al 30% (OSC 1-2-3).

Model D Pulse 20% Qui a fianco, la Pulse Wave al 20% (OSC 1-2-3).

Model D Saw OSC 3 Qui a fianco, la Saw Wave (Osc 3).

 

Il design spartano dello strumento originale, dicevamo in precedenza, non prevede alcuna forma di Pulse Width Modulation, ma un comportamento timbricamente simile è raggiungibile aprendo nel MIXER due oscillatori regolati su Saw e Ramp in lieve detune tra loro. Provare per credere. 

Il livello degli oscillatori è regolabile, ovviamente, nella successiva sezione MIXER.

La frequenza di OSC 3 può essere sganciata dal controllo della tastiera agendo sull’interruttore verticale OSC 3 CONTROL; in questo modo, la sua intonazione (o, in LO Range, la sua velocità) è gestibile solo atraverso comando OSC 3 FREQUENCY.. Quest’ultimo espande la propria escursione per coprire maggiori variazioni di funzionamento.

La modulazione di frequenza esponenziale è applicabile all’intonazione dei tre oscillatori audio (o dei soli due oscillatori attivi in banda audio) portando l’interruttore OSCILLATOR MODULATION in posizione ON. Ricordiamo che l’intensità della modulazione dipende dall’azione del comando MOD DEPTH e/o dalla posizione della Modulation Wheel sulla tastiera esterna.

 

Connessioni CV afferenti alla sezione OSCILLATOR BANK

E’ possibile controllare l’intonazione dei tre oscillatori (o solo dei primi due, se OSC 3 viene sganciato dal Keyboard CONTROL) attraverso tensione ricevuta alla porta OSC 1V/OCT. Ovviamente, la tensione di controllo si somma a quanto ricevuto su USB/MIDI, ma a differenza di questo controllo, non passa attraverso l’integrazione Glide/Portamento.

 

Sezione MIXER

Come è facile immaginare, anche senza aver mai visto lo strumento vero, il MIXER è il punto di somma dal quale le cinque sorgenti (OSC 1, OSC 2, OSC 3, EXTERNAL IN e NOISE) vengono accese, livellate e successivamente inviate alla sezione di filtraggio. Ciascun segnale è dotato di un controllo di VOLUME e un interruttore ON/OFF.

L’impostazione del Behringer Model D privilegia in modo significativo l’aggressività timbrica –  l’impressione è quella di voler risultare più convincenti del vero..  – e, per questo motivo, la saturazione audio può andare a discapito della chiarezza timbrica: anche se un chitarrista griderebbe allo scandalo, il musicista è caldamente consigliato a sperimentare con regolazioni di volume diverse da “10” e, specie nelle tessiture estreme basse ed acute, a provare valori (molto) più contenuti. 

Il canale NOISE VOLUME permette di regolare il segnale generato dal Noise Generator interno; quest’ultimo produce rumore bianco e rumore rosa (differenti per pesatura energetica e maggior attività sulle basse) che oltre ad essere disponibili in audio, sono attivi anche come sorgente di modulazione ai danni della FREQUENCY degli oscillatori e del Filter CUTOFF.

Nella macchina originale, quando si usa il percorso di Noise Modulation, il comportamento del selettore White/Pink viene convertito in Pink/Red. Non siamo riusciti a capire – in assenza di documentazione tecnica – se questa scelta sia rispettata anche nel Behringer Model D – di sicuro, tra i nostri esemplari targati 1970 e 2016 e la clonazione targata Behringer c’è una sottile differenza nelle turbolenze. Come al solito, tutti i paragoni tra hardware analogici nuovi e hardware analogici (ab)usati dalla metà del secolo scorso lasciano sempre il tempo che trovano.

Il canale EXT IN  VOLUME permette di processare qualsiasi segnale eventualmente collegato alla porta EXT; da qui, procederà verso il filtro e risulterà udibile se l’inviluppo di ampiezza è attivato (Gate On) e se la Cutoff Frequency  è sufficientemente “aperta”. Un led di segnalazione OVERLOAD permette di visualizzare eventuali livelli pericolosi in audio.  Nel Behringer Model D (come nel Moog Minimoog Model D targato 2016), in assenza di segnali esterni il controllo permette di dosare il ricircolo di Model D Output signal riportato all’ingresso del filtro. Il percorso di feedback così realizzato – in assenza di inversione di polarità – produce un feroce sovraccarico di energia sulle tessiture basse del segnale, con il raggiungimento di distorsione autenticamente rombante (quella che Arturia chiama brute factor…); questa energia distorsiva è attenuata, per sovraggiunta inversione di fase, quando il musicista alza il valore della Resonance. Si consiglia di sperimentare con cautela il comportamento partendo da due, poi tre, oscillatori in lieve detune.

 

Connessioni audio afferenti alla sezione MIXER

Come accennato in precedenza, è possibile collegare qualsiasi segnale all’ingresso EXT dello strumento; il bilanciamento delle cinque sorgenti sonore è disponibile all’uscita MIX (l’eventuale prelievo non interrompe la catena audio). La mancanza di un simmetrico Filter Input rende impossibile l’inserimento di eventuali processori esterni nella struttura di sintesi. Peccato.

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Sezione MODIFIERS – FILTER

Il filtro del Moog Minimoog Model D è una versione econonomizzata del classico Moog 904A Transistor Ladder presente nei prestigiosi sistemi modulari; nel progetto originale, il segnale viene processato con una pendenza pari a -24dB/Oct e, in corrispondenza della frequenza di taglio, si presenta con polarità a -180°.

A differenza del design originale, il filtro del Behringer Model D offre un doppio comportamento FILTER MODE LO/HI, per il funzionamento Low Pass o High Pass; questo, unito a un peculiare comportamento del controllo Resonance in High Pass Mode riconduce il comportamento timbrico al modello Moog Mother-32 (ulteriori particolari in seguito).

Il filtro è regolabile con tre comandi di pannello CUTOFF FREQUENCY, EMPHASIS (per gli amici, Resonance) e AMOUNT OF CONTOUR (sempre per gli amici, Envelope Amount). La frequenza di taglio è il punto letto a livello -3dB dal quale lo Slope di filtraggio inizia a scendere; la Resonance EMPHASIS è la quantità di segnale Filter Out sottoposto a inversione e immesso nuovamente nel filtro; con il comportamento Low Pass, produce prima un’enfatizzazione audio nel punto di Cutoff e, continuando a incrementare il valore di EMPHASIS, raggiunge un feroce incremento di livello sulla Cutoff Frequency che porta il circuito all’instabilità e all’auto oscillazione sinusoide. Se, invece, il comportamento scelto è High Pass, oltre all’enfatizzazione si ottiene anche il recupero delle basse frequenze, fino a raggiungere qualcosa di simile al Band Reject Mode.

La frequenza di taglio raggiunge praticamente i 20 KHz, ma in modo HP – per un gioco di fasi e ricircolo di segnale – si ha l’impressione che lo slope sia meno severo e non ci sia tutta l’eliminazione delle basse frequenze che sarebbe lecito pretendere. Da un certo punto di vista, il comportamento è musicalmente più accettabile; a livello di correttezza circuitale, occorre ascoltare con attenzione per farsi una propria opinione.

Ancora, la frequenza di taglio è controllata da:

  • il comando CUTOFF FREQUENCY di pannello, che decide il punto di intervento;
  • il generatore di inviluppo dedicato, attivato in base al valore di AMOUNT OF CONTOUR stabilito dal musicista;
  • il Keyboard Tracking, regolabile con i due interruttori KEYBOARD CONTROL 1 e 2 (rispettivamente, attivano 1/3 e 2/3 dell’intero CV di tastiera permettendo sia il controllo in temperamento equabile della sinusoide generata per auto oscillazione, sia l’apertura timbrica sulle tessiture più acute della tastiera).

Come è facile immaginare, nel paradigma squisitamente sottrattivo dello strumento, il filtro – e più ancora la frequenza di taglio – riveste un’mportanza particolare per raggiungere l’espressività desiderata. Con tutti i bonus di questo mondo, innescati dal prezzo d’acquisto irresistibile, se siete interessati al comportamento High Pass, vi consigliamo comunque un ascolto preventivo dello strumento per decidere se e quanto la cosa faccia per voi.

Il generatore d’inviluppo dedicato al filtro è identico a quello utilizzato per l’articolazione dell’amplificatore; per questo motivo, rimandiamo la sua – veloce – descrizione – al blocco di testo dedicato a quest’ultimo.

La modulazione sulla CUTOFF Frequency deve essere attivata accendendo l’interruttore FILTER MODULATION, portandolo in posizione ON; relativamente alle sorgenti di modulazione interne, vale quanto detto a proposito della sezione CONTROLLER.

 

Connessioni di controllo CV afferenti alla sezione FILTER

Oltre ai controlli locali, è possibile pilotare la frequenza di taglio con un eventuale segnale CV esterno collegato alla porta CUT CV. Il segnale di controllo elaborato dall’Envelope Generator dedicato al filtro è disponibile come uscita CV all’uscita FILT CONT; per funzionare, deve essere innescato (oltre che da USB/MIDI) da un’eventuale tensione Gate +5V presentata alla porta FC GATE.

Attenzione!!! Per usare Behringer Model D nel completo dominio analogico di controllo, è necessario portare il Gate esterno alle due porte FC GATE e LC GATE: questo comporta la disponibilità di un multiplo estero o quantomeno di un patch cord Stackable. Non sarebbe male prevedere una normalizzazione interna che permettesse ad un’unico Gate esterno collegato all’ingresso LC GATE di abilitare tutti e due gli inviluppi. Ovviamente, a fronte di un inviluppo di ampiezza costantemente attivato in Sustain On, si può “ritmare” il suono del sintetizzatore lavorando con un Gate direttamente collegato alla porta FC GATE. Questa flessibilità operativa – che, come segnalato poche righe più sopra, non viene a costo zero per il musicista – è negata agli strumenti originali. 

 

Sezione MODIFIERS – LOUDNESS CONTOUR/AMPLIFIER

Come tradizione in questa generazione di strumenti analogici, l’amplificatore non possiede controlli veri e propri che non siano quelli relativi al generatore di inviluppo dedicato. In questo modo, il LOUDNESS CONTOUR (costantemente collegato con la massima ampiezza operativa al primo dei due amplificatori interni) è l’unica cosa che può essere afferrata e regolata dal musicista per variare la pronuncia e l’articolazione di livello dello strumento.

Gli inviluppi originali Moog per questa categoria di apparecchi sono in formato Attack, Decay/Release, Sustain; cioè, il controllo rotativo DECAY governa simultaneamente il Decay Time e il Release Time. A discrezione del musicista – in modo indipendente sui due inviluppi – si può abilitare o disabilitare il segmento di Release agendo sui due interruttori dedicati FILTER DECAY e LOUD DECAY (la discrepanza dei termini usati – Decay per indicare Release – è quella presente negli strumenti originali).

Onestamente, e con un occhio alla pratica d’utilizzo, sarebbe stato forse più funzionale continuare ad accoppiare le due accensioni Release degli inviluppi con un unico interruttore di pannello, riservando il secondo – magari – all’abilitazione/esclusione del Glide/Portamento. E’ infatti assai difficile che si possa desiderare un lungo Release sull’amplificatore con una secca chiusura del filtro o – simmetricamente – un inutile lungo release sul filtro troncato dalla brusca chiusura di livello. Provare per credere. 

Anche se le serigrafie di pannello riproducono le escursioni dello strumento originale (da 1 msec a 20 sec), quanto dichiarato nel manuale operativo limita i tempi di A tra 1 msec e 10 secondi, mentre allarga i tempi di Decay e Release tra 4 msec e 35 secondi. Sotto le dita, questa è una delle cose più immediatamente discostanti nella valutazione dell’autenticità di funzionamento.

Ancora una volta, valutare l’escursione dei tempi ottenuta attraverso un condensatore vintage, cotto e ricotto da cinquant’anni di carico e scarico, nei confrronti di un analogo circuito moderno lascia abbastanza il tempo che trova, ma la segnalazione doveva essere fatta.

 

Connessioni di controllo CV afferenti alla sezione LOUDNESS

Si può controllare esternamente il livello del secondo amplificatore in serie, portando un segnale CV alla porta LOUD CV (in questo modo, da sempre, si creano accenti e variazioni di livello). In assenza di tensione esterna, il secondo amplificatore è mantenuto sempre aperto da una tensione costante generata internamente alla macchina.

L’inviluppo di articolazione LOUDNESS CONTOUR può essere innescato dall’esterno attraverso tensione di Gate +5V collegata all’ingresso LC GATE (ricordiamo che la square wave generata dal LFO interno non ha ampiezza sufficiente per questo tipo di utilizzo… quindi, niente timbriche isoritmicamente auto generative. Il segnale di controllo generato dal secondo envelope generator è disponibili per usi esterni alla porta LOUD CONT.

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Sezione OUTPUT

Contiene la regolazione VOLUME complessiva dell’apparecchio, un LED di segnalazione POWER per l’accensione, l’uscita in formato 1/8” AUDIO MAIN (che, come la coppia di uscita sul pannello posteriore, è subordinata all’accensione dell’interruttore MAIN OUT ON), l’uscita PHONES per l’ascolto in cuffia, dotata di regolazione VOLUME indipendente e – per finire – l’interruttore A-440 per la generazione del segnale di riferimento, utile durante le inevitabili procedure di accordatura degli oscillatori. Ma non solo…

 

Switch A-440: raggiungere comportamenti particolari

La filologica mancanza di un display di bordo, e la discutibile propensione al solo System Exclusive per raggiungere parametri particolari (…quanto sarebbe stato più comodo un editor dedicato?) ha convinto i softwaristi Behringer a sfruttare questo interruttore usandolo, entro cinque secondi dall’accensione dell’apparecchio, per attivare/disattivare alcune importanti funzioni operative; in base al numero di click On/Off effettuati con l’interruttore, è possibile attivare o disattivare:

  • Multi Trigger On (fare On e Off sull’interruttore)
  • Multi Trigger On (fare nuovamente On e Off sull’interruttore)
  • Note Priority Last/Low/High selezionabili a rotazione (fare On e Off e On sull’interruttore ogni volta)
  • Poly Chain On (fare On e Off e On e Off sull’interruttore)
  • Poly Chain Off (fare nuovamente On e Off e On e Off)

Il LED di segnalazione POWER lampeggia veloce due (Multi Trigger), tre (Note Priority) e quattro volte (Poly Chain) alla conferma; lampeggerà più lentamente (sempre due, tre o quattro volte) alla negazione dei tre parametri.

Il comportamento Multi Trigger permette di articolare gli inviluppi ogni volta che si preme una nuova nota anche se non si è rilasciata quella suonata precedentemente. Nelle macchine “antiche”, questo non era possibile e, per ottenere l’articolazione della nuova nota era necessario suonare “staccato”, preoccupandosi quindi di aver rilasciato tutte le note precedentemente suonate; il vecchio standard operativo era chiamato dagli antichi cartaginesi Single Trigger, in opposizione al modo introdotto dai Scipione l’Africano, appunto definito Multiple Trigger. (Just kiddin’…).

La Note Priority bassa, alta o ultima definisce se la tastiera viene letta da sinistra (low note priority), o da destra (high note priority) o se venga invece sempre interpretato l’ultimo tasto abbassato (last note priority); ancora una volta, nel vecchio mondo analogico, il limite tecnologico imponeva come default la low note priority; se volete fraseggiare come Rick Wakeman, con veloci trilli di ottava, dovete impostare la low note priority dell’epoca.

Il comportamento poly chain permette di collegare fino a 16 apparecchi Behringer Model D in un unico sistema polifonico; il costo dell’intera operazione non è contenuto – ne parlavamo altrove – e la densità timbrica potrebbe risultare ingestibile, ma il divertimento è assicurato (specie quando occorre programmare sedici volte lo stesso timbro, una volta per ciascun pannello comandi…).

 

Il giardino dei supplizi – System Exclusive

Diversi parametri non banali ma di raro utilizzo possono essere raggiunti solo inviando via USB al Behringer Model D stringhe di sistema esclusivo appositamente compilate (ad esempio, attraverso MIDI OX o applicativo similare).

Il format del messaggio SysEx è il seguente:

F0 00 2032 aa bb cc dd ee ff F7

  • F0 è l’identificativo di sistema esclusivo.
  • 00 20 32 è l’identificativo Behringer.
  • I sei valori aa bb cc dd ee ff contengono i comandi e i valori veri e propri.
    • aa è riservato.
    • bb è il numero identificativo del device (possono essercene 16 in Poly Chain, o si può usare 7F per influenzare tutti i device eventualmente connessi – il numero del device non corriponde obbligatoriamente col suo canale MIDI).
    • cc è il numero del parametro che si vuole raggiungere (vedi sotto).
    • dd è il numero del sotto parametro che si vuole raggiungere (vedi sotto).
    • ee è il valore MSB del parametro (se l’escursione del parametro è compresa tra 0 e 127, il valore di ee è pari a zero).
    • ff è il valore LSB del parametro, con escursione da 0 a 127 o (in esadecimale) da 00 a FF.
  • F7 è la fine del sistema esclusivo.

Comandi raggiungibili

Attenzione! I default segnati sono quelli della Rev 1.1.1

cc 0A Global Settings

  • dd 00 MIDI Channel / ff da 0 a 15 / default = 0
  • dd 01 Key Priority / ff 0-low, 1-High, 2-Last / default = Last
  • dd 02 Multi Trigger / ff 0-0ff, 1-0n, 2-On / default = Off
  • dd 03 Pitch Bend Range / ff da 0 a 12/ default 12
  • dd 06 MIDI IN Trasnpose / ff da -12 a +12 (0-24) / default = 12 (non traspose)
  • dd 07 MIDI Note Zero Volt / ff 0-127 /  default = 36
  • dd 08 Poly Chain / ff 0-Off, 1-On/ default = 0-Off
  • dd 09 Device ID / ff 0-15 / defautl 0
  • dd 0A Ena/Dis MIDI Ch Switches / ff 0-ena, 1-dis / default = 0
  • dd 0B Modulation Curve / ff 0-Soft 1-Med, 2-Hard/ default = soft
  • dd 0C Pitch Bend Mode / ff 0-range fixed, 1-range settable / default = 0-fixed
  • dd 0D Poly Chain Style / ff 0-New Style, 1-Old Style / default = 0-new

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In uso

Behringer Model D costa poche centinaia di euro e promette l’accesso a un comportamento timbrico che costa (se siete fortunati) dieci volte di più… è chiaro che, da qualche parte, devono essere prese delle scorciatoie.

Per prima cosa, le dimensioni generali e dei controlli di pannello: i vecchi strumenti analogici dello scorso secolo erano concepiti per essere suonati non solo dalla tastiera (a proposito, la sua smaterializzazione è un altro bel sistema per risparmiare dobloni…), quanto attraverso movimentazione diretta dei comandi di pannello. Quando il pannello comandi e i suoi controlli si miniaturizzano significativamente, le cose diventano oggettivamente più scomode. Ovviamente, se siete un certo tipo di produttore, potreste non avere mai bisogno di cambiare qualcosa durante l’esecuzione o pensare di potervela cavare con le automazioni di parametro MIDI CC: nel primo caso, l’apparecchio fa al caso vostro; nel secondo, siete sfortunati perché Behringer Model D non trasmette e non riceve MIDI CC per i comandi di pannello.

Per quanto ci si voglia girare attorno, la domanda che aleggia nell’aria è sempre quella: quanto è autentico timbricamente questo strumento e quanto può essere paragonato allo strumento vero.  La premessa, ripetuta milioni di volte è che due macchine analogiche distanziate da decenni di uso – per quanto circuitalmente uguali – non suoneranno mai perfettamente uguali (così come due Telecaster o due Steinway con identici legni, ma appartenenti ad epoche diverse non suoneranno uguali).

Corollario inevitabile alla premessa sono – assolutamente da non sottovalutare – le differenze nei circuiti dei due strumenti: il filtro è diverso, i tempi degli inviluppi sono diversi, le regolazioni Release On/Off indipendenti possono portare a comportamenti non congrui, il Multiple Trigger e le note priority diverse da Low devono essere evitati come la peste se cercate l’autenticità.

In aggiunta a tutto questo, bisogna poi tenere presente l’apparente diversa taratura dei livelli nel mixer (che privilegiano l’aggressivita timbrica ottenuta attraverso saturazione) e il peculiare comportamento del filtro in High Pass mode: in quest’ultimo caso, non si può certo parlare di differenza, visto che nello strumento originale il passa alto non c’è, ma di comportamento sonoro non convenzionale, degno insomma di un ascolto preventivo.

Fatta la tara a tutte queste considerazioni, dimenticando l’enorme differenza di prezzo, la domanda rimane: come suona il Behringer Model D? Suona bene quando si tratta di urlare e trasudare aggressività, è molto efficiente nella somma delle tre saw wave sparate a mazzetta dentro al filtro low pass, è in grado di demolire più di un sub da 18” grazie alla notevole energia erogata sulle basse frequenze, è rombante nei comportamenti percussivi e tranciante nei lead. Sicuramente, non è uno strumento timido o tale da emergere con fatica attraverso il mixaggio più affollato.

E allora? L’impressione è simile a quella che si prova quando ci si nutre con cibo commerciale – chiamatele “patatine”, anche se sono purea di patate pressata in stampi e cotta per elettromagnetismo:  l’ipersapore timbrico può essere simile alla droga e risultare più che autentico, più vero del vero… una sorta di realtà sonora aumentata che potrebbe portare a frustrazione quando, prima o poi, il musicista si trovasse a suonare sul Minimoog vero.

Questo iperrealismo sonoro, lo ripetiamo, è concentrato solo nella direzione dell’uso più rauco e tipico del Minimoog Model D: uno strumento che può urlare e bucare in lead qualsiasi mixaggio. Quando ci si allontana dalla condizione hyper lead, o dalla condizione ballsy bass, la differenza tra USA e China è più evidente – non migliore o peggiore, ma differente. 

Quando si ha questo chiaro in mente, la soddisfazione è ancora superiore.

Post Scriptum. Nei primi esemplari a disposizione dei frequentatori delle fiere di settore, le plastiche degli switch, il loro montaggio meccanico, i potenziometri e i pomelli erano – diciamolo una volta per tutte – imbarazzanti e lontani da uno standard professionalmente accettabile. Oggi, l’esemplare in vendita ha potenziometri fermi, interruttori altrettanto fermi (rimane la brutta plastica porosa, ma prezzo alla mano ce ne facciamo una ragione, e la difficile “afferrabilità” delle micro manopole; la solidità complessiva è molto cresciuta. 

Compratelo con serenità.Ma con consapevolezza.

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Comments (27)

  • Bobtrade

    |

    Bellissima recensione, però quando c’è già il Roland SE-02 sul mercato che ha l’auto tuning messo a punto da StudioElectronics e perfezionato nel corso degli anni, digital delay, sequencer, patch memory, feedback interno e costa al max 150€ in più.. perchè uno dovrebbe prendere un Boog?

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      forse per i 150 euro in più e per le dimensioni più ridotte?

      Reply

    • Attilio De Simone

      |

      Il Roland mi sembra molto più lontano dal Minimmog rispetto al Behringer, dal punto di vista sonoro. Sono strumenti molto diversi da quel punto di vista.

      Reply

  • Paolo Conti

    |

    Salve Maestro

    Come alternativa software propongo: The legend, Diva, Monark, Mini v3 e Minimosta.
    Quale scegliere?

    Reply

    • Attilio De Simone

      |

      Oscilloscopio alla mano (pardon a video), l’emulazione più vicina dovrebbe essere The Legend.

      Reply

    • Attilio De Simone

      |

      Si, Monark è quello che ha un suono più musicale e “elettrico”.

      Reply

  • Attilio De Simone

    |

    Per quel poco che ho avuto modo di testare nella mia vita, sembr che il Boog sia ispirati ai primi modelli di Minimoog, quelli che portavano l’etichetta R.A. Moog, i quali hanno quella botta maggiore di potenza degli oscillatori che escono dal mixer rispetto a quella dei Minimoog successivi. Sarebbe interessante fare dei confronti tra i Boog, l’R.A. Minimoog e il Minimoog standard. Comunque alla fine si tratta di sfumature, non si può pretendere la perfezione da uno strumento che costa un decimo dell’originale, se costa così poco da qualche parte sono andati a risparmiare. Il boog va preso per quello che è e fa quello che promette di fare: suono ispirato al Minimoog e funzionalità simile con alcune variazioni.

    Reply

  • Attilio De Simone

    |

    Chiudo con una domanda: la differenza che c’è tra i Boog e un Minimoog è la stessa che c’è tra due Minimoog prodotti in periodi diversi e con 50 anni di “biografie elettriche” diversi?

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      no, ci sono differenze “piu serie”:

      – il filtro è più simile a quello del Mother-32 che non quello del Minimoog Model D
      – i tempi degli inviluppi sono diversi (più corto A, più lunghi D e R)
      – i due Release sono sganciabili in modo indipendente
      – non si può spegnere il portamento, solo metterlo al minimo
      – la quantità di modulazione, a rotella completamente aperta, è appena minore (quest’ultimo POTREBBE essere collegato alla mod curve selezionata)
      – il mixer ha livelli audio nominali molto più elevati (distorce di più, in bene e in male)
      – l’external input è già mappato per fare feedback, come nel Minimoog 2016 Edition

      Reply

  • Davide Burattin

    |

    Provato & ascoltato profondamente.
    Magnifico. Lo aspettavo da anni.

    Reply

  • Paolo Rossi

    |

    Enrico, perchè non un video ?
    O dove di può trovare ?

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      perché, ora non ho tempo di farne…
      sono già previsti video su model d, grand canyon, volca modular e volca drum

      Reply

  • mirko

    |

    Buonasera,
    qualcuno di voi sa forse se il Moog Subharmonicon è destinato ad uscire sul mercato?
    Sapete forse per quale ragione non è mai stato mandato in produzione?

    Grazie mille

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    perché parlarne qui?

    ad ogni modo, come per tutti gli apparecchi che vengono proposti PRIMA ai partecipanti dei MoogFest ed Engineering Workshop, anche il Subharmonicon dovrebbe andare in distribuzione l’anno successivo al suo uso nel MoogFest…

    Reply

  • mirko

    |

    Mi scuso,
    ma utilizzando la funzione “cerca” questo mi sembrava l’unico articolo attinente dove porre la domanda.
    Perdonatemi e grazie ancora per la risposta.
    Speriamo lo mettano in produzione.

    Reply

  • Paolo Conti

    |

    Salve Maestro

    Mi riesce difficile capire l’uso di questi oggetti senza poter memorizzare alcun preset.

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      una volta, era così… ancora oggi c’è qualcuno che non ha bisogno delle memorie e preferisce usare la vecchia maniera 😀

      Reply

  • mirko

    |

    Scusate posso fare un’altra domanda relativa al MoogFest e al Engineering Workshop o potete indicarmi la sezione corretta dove postarla?

    Grazie mille

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    scherzi a parte, domanda pure, ma calcola che le informazioni serie sull’evento sono reperibili sul sito moog music

    Reply

  • mirko

    |

    In realtà ho cercato sul sito Moog ma ciò che parla dell’edizione 2018 è pieno di link morti. Tra l’altro su molti forum c’è scritto che il SubHarmonium non andrà in produzione.
    Comunque vorrei sapere: quali sono le macchine della serie Moog presenti in questo video ufficiale di presentazione? Specie l’ultima che fa da vocoder?

    https://www.facebook.com/moogmusicinc/videos/2326874190922691/?sfnsn=cl

    Grazie mille veramente

    Reply

  • mirko

    |

    In realtà il sito Moog ha pochi link per quel che riguarda l’edizione Engineer Workshop Moogfest 2018. In molti forum addirittura si vocifera che il SubHarmonicon non vedrà la luce per il pubblico…
    Comunque vorrei chiedere: in questo video di presentazione Moog quali macchine vengono usate?

    Grazie mille

    https://www.facebook.com/78706090101/posts/10156900352395102/?sfnsn=cl

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      è troppo presto per trovare info sull’edizione 2019 e, probabilmente, le informazioni sull’edizione 2018 sono ormai sepolte nel rollback del sito…

      comunque, dal basso verso l’alto, le macchine del video sono:

      – vocoder
      – subharmonicon
      – dfam
      – bfam

      la seconda e la quarta non sono ancora state commercializzate, la prima è stata annunciata per il workshop 2019

      Reply

  • Graziano

    |

    Nel model d è possibile salvare patch? O carta e penna

    Reply

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