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Wavetable: la sintesi del camaleonte

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Tutorial

In principio era la forma d’onda, dannatamente statica. Sì, certo: il contenuto armonico di essa poteva essere filtrato, così da alterarne – magari dinamicamente – il profilo, ma ciò non toglie come – per dire – una dente di sega rimanesse di fatto una dente di sega, pure data in pasto al più bieco passa basso modulato dal più bieco inviluppo.

di Jacopo Mordenti

Poi, la luce: nel 1978 Wolfgang Palm, la mente di PPG, rilascia il Wave Computer 360, con il quale si affaccia sul mercato il concetto di wavetable. L’unico oscillatore della macchina non produce una forma d’onda, bensì legge una tabella che ne ospita, una dietro l’altra, un certo numero: in prospettiva, modulare tale lettura spalanca le porte a timbri nuovi, cangianti, evolutivi. Roba da camaleonti.

 

Jump. Linee guida e variabili

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Tutorial

Gli ottoni sintetici che caratterizzano Jump, la hit dei Van Halen del 1984, vennero originariamente realizzati con l’OB-X di Oberheim, capostipite della fortunata serie OB rilasciata a partire dal 1979.

Di Jacopo Mordenti

L’architettura relativamente semplice dell’OB-X, realizzata peraltro in dominio puramente analogico, fa sì che tali ottoni siano replicabili senza eccessive difficoltà su numerosi sintetizzatori attualmente in produzione: vediamone i punti chiave.