L’imbuto e la cornucopia (prima parte)

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Recording, Software

Complice probabilmente la proverbiale leggerezza dei menù delle feste, mi capita in questi giorni di fare un sogno ricorrente: mi trovo nel mio home studio e vorrei tanto registrare qualcosa, ma quando mi avvicino alla mia DAW tutto quello che trovo è… un imbuto.

Di Jacopo Mordenti

mbuto

Sissignori: un imbuto, dove tutto confluisce e nulla fuoriesce. Una gabbia dorata straripante di tracce, di virtual instruments, di effetti: possibile che non ci sia modo di scardinarla? Possibile che non ci sia modo di trasformare l’imbuto in una cornucopia?

Mi sveglio e metto a fuoco il problema: il routing del segnale. Costruisco mentalmente, un tanto al chilo, il tipico percorso di un’ipotetica sorgente hardware – un sintetizzatore, ad esempio – da registrare:

Schermata 01-2456308 alle 15.43.45

 

Scompongo i termini della questione: il sintetizzatore – bontà sua – suona, producendo un segnale analogico; la scheda audio acquisisce tale segnale, lo converte in digitale e lo trasmette al pc; la DAW di turno, infine, lo memorizza sotto forma di file di cui rende possibile una successiva lettura. Proprio tale successiva lettura – ovvero il riascoltare quanto registrato – comporta un significativo arricchimento dello schema di cui sopra:

Schermata 01-2456308 alle 15.44.53

 

Niente di esoterico: semplicemente una conversione a ritroso del segnale, che – ancora digitale – viene trasmesso dalla DAW alla scheda audio e da essa convertito in analogico, pronto per tornare nel mondo dell’hardware ed essere percepito attraverso cuffie, casse, ecc. ecc. Benché semplicistico, così articolato lo schema risulta confortevole e, in termini di registrazione & riascolto, tutto sommato efficace; tuttavia un occhio attento avrà notato come l’interazione fra le parti – fra hardware e software, in soldoni – si limiti al minimo sindacale, disegnando un flusso del segnale piuttosto lineare, se non rigido. E se provassi a scompaginare le carte?

Perché farlo: perché – poniamo – sono proprio curioso di sentire l’algido Absynth di Native Instruments – un alfiere dei virtual instruments –  processato ritmicamente dai filtri analogici del MidiMurf di Moog. Oppure perché sospetto che azzardare un certo qual reamping, combinando un timbro della PC3 di Kurzweil – precedentemente registrato – agli algoritmi del POD HD Pro di Line6, potrebbe regalare delle belle soddisfazioni. E così via: i motivi si trovano.

Come farlo: con una scheda audio dotata di un congruo numero di input e output, con una DAW in grado di lavorare con più bus… e con i suggerimenti che troverete nella seconda parte di questo articoletto. Rimanete sintonizzati.

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Comments (1)

  • Antonio Antetomaso

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    Grande. Aspetto con impazienza 😉

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