Giovanotti, andiamoci piano: mono o stereo?

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Contrariamente a quanto succede con il normale ascolto musicale, nel mondo dei sintetizzatori, la stereofonia è una delle opzioni.  Salvo rare eccezioni, che cercheremo di mettere a fuoco nelle righe sottostanti, un sintetizzatore – specie se di vecchia scuola – può tranquillamente lavorare in modalità mono aurale senza che il musicista debba considerarsi un reietto della società.

Di Enrico Cosimi

gio 05 waldorf-q

La struttura di sintesi classica, quella per intenderci composta da VCO-VCF-VCA e succedanei digitali, è intrinsecamente mono aurale: il singolo mix delle sorgenti sonore procede nel singolo filtro e poi passa nel singolo amplificatore. Solo a quel punto, se ritenuto opportuno dal progettista, può – o non può – trovare posto un modulo di Stereo Pan più o meno arricchito da automatismi vari.

Ma, allora, cosa esce dalle classiche uscite Left/Mono e Right dello strumento elettronico? E’ così indispensabile occupare due canali nel mixer per aprirli poi in full stereo?

Nella migliore delle ipotesi, una spazializzazione ottenuta in maniera meccanica attraverso panpot automatizzato (basterebbe ricordare il vecchio Auto Pan della DX-7 MkII ) o un trattamento del segnale mono aurale attraverso l’eventuale sezione effetti di bordo: chorus, short modulation, eccetera sono fatte apposta per aprire il fronte sonoro sfasandone e riarticolando il contenuto armonico.

gio 05 yamaha

Come è facile immaginare, le cose cambiano drasticamente quando la struttura di sintesi sia realmente articolata attorno alla possibilità di smistare diverse sorgenti su diversi percorsi audio. Proviamo a fare qualche esempio.

 

Smistare attraverso un mixer evoluto

Il non mai abbastanza lodato Waldorf Q era dotato di tre oscillatori smistabili, a discrezione dell’utente, sul primo o sul secondo filtro di bordo; tralasciando per un attimo le complesse interazioni serie/parallelo/pan tra i due filtri, basterà ricordare come – nella sezione Mixer dello strumento tedesco – fosse possibile indirizzare il segnale di ciascun oscillatore verso il primo o il secondo filtro, con possibilità di trattamento differenziato. Peccato, per rimanere attinenti al tema, che cotanta bellezza finisca nell’unico amplificatore di bordo. Ancora una volta, la stereofonia percepita è retaggio della doppia sezione effetti.

 

Gio 05 voyager

Percorsi differenziati

Nell’altrettanto epocale Moog Minimoog Voyager, il segnale miscelato dei tre oscillatori, del noise e dell’eventuale external input può essere fornito in parallelo ai due filtri configurati low pass. Il meccanismo hardware di uscita prevede l’indipendenza fisica tra primo filtro, amplificatore dedicato con uscita individuale e secondo filtro, con ulteriore amplificatore dedicato e uscita individuale.

In questo modo, pur non potendo differenziare le sorgenti verso i due filtri, si possono far lavorare differentemente i due low pass, impostando frequenze di taglio spaziate – magari con picchi di risonanza significativi – che, una volta affidati alle uscite left e right possono aprire parecchio la timbrica. Lo stesso inviluppo ADSR che anima l’articolazione delle due frequenze di taglio, se lavora a partire da valori nominali differenziati, creerà nell’ascoltatore l’impressione di uno spostamento sonoro tra le due casse, dal filtro più chiuso a quello più aperto e ritorno. Provare per credere.

 

Gio 05 synthex

Sorgenti panpottate

Nel non mai abbastanza lodato Synthex, Mario Maggi ha seguito una strada diversa: invece di sfruttare il fronte stereofonico attraverso traiettorie e movimentazioni automatizzate, ha preferito panpottare individualmente le otto voci interne, che risultano quindi differenziate nella posizione occupata… Non è tutto: ciascuna voce è richiamata in allocazione randomica, ovvero il musicista non sa quale delle otto voci (e delle otto posizioni panpot corrispondenti risulterà operativa al prossimo nota on; in questo modo, il fraseggio “saltella” qua e la nell’arco stereo e l’esecuzione per accordi apre in maniera notevole.

 

Gio 05 mackie

…ma allora?

A meno di non avere un mixer line stereo, come il vecchio Mackie LM3204, nel quale ogni canale gestiva due segnali left e right, molto spesso può essere ecologicamente corretto collegare in mono l’uscita del sintetizzatore, contando eventualmente sulle aperture impartite attraverso un qualsiasi effetto esterno – in barra o in insert, avremo modo di parlarne a breve.

Alternativamente, se proprio non potete fare a meno di lavorare con le aperture, potete prendere il vostro venerando Prophet 5 (il classico esempio di polifonica analogico mono timbrico mono aurale…), buttarlo dentro un qualsiasi chorus/short mod (sia esso uno scintillante TC Electronic, o un più sanguigno Electro Harmonix) e collegare in stereo l’effetto al mixer.

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