Quattro passi con Analogue Systems French Connection

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Vintage

Gironzolando tra i corridoi dell’ultimo Musikmesse francofortino, insieme al prode Frankie Bellani, ci siamo imbattuti nelle riedizioni filologiche dei Trautonium e MixturTrautonium. Immediatamente, è nato un ritorno d’interesse per il tipo di controller lineare – un ribbon ante litteram, da un certo punto di vista – che permette notevoli comportamenti espressivi (a parto di dedicargli un discreto periodo di tempo); dal ribbon alle Ondes Martenot, il passo è stato breve e, dalle Ondes Martenot al French Connection targato Analogue Systems, il passo è stato ancora più breve.

 

di Enrico Cosimi

French Connection è un keyboard/ribbon/wire controller sviluppato da Analogue Systems sia per rinforzare le capacità espressive del modulare proprietario RS System, sia (nel 1995) per venire incontro alle necessità dei Radiohead, che dal vivo non volevano rischiare l’integrità delle Ondes Martenot di proprietà di Johnny Greenwood. Sia come sia, French Connection – ad un prezzo importante, ma non proibitivo – riunisce interessantissime funzionalità di controllo applicabili a qualsiasi struttura analogica che lavori negli standard 1 V/Oct per gli oscillatori e +5V per il Gate… praticamente, il 99,9% del mondo analogico attualmente in circolazione.

Piano Comping & Voicing in pillole – Terza parte

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Tutorial

Benvenuti all’ultima puntata di questa mini serie dedicata al tema “voicing” e “comping”. Dopo esserci lasciati con i voicing e le posizioni da utilizzare in situazioni di piano solo o duo, oggi ci concentriamo sugli accorgimenti da utilizzare, per lo meno a mio avviso, quando si suona in band o, comunque, quando si ha a disposizione un (contrab)bassista pronto a riempire le nostre armonie.  Dando per scontati i concetti di armonizzazione, intervalli, circolo delle quinte ecc., in quest’ultima puntata, dato che la “ciccia” è davvero tanta, procederemo più speditamente verso il pratico.

di Antonio Antetomaso

Da che cominciamo? Beh, direi dalla considerazione più ovvia: ABBIAMO IL BASSO! OK, bella scoperta, quindi? Come “quindi”, sapete tutto!! Se il basso suona la tonica, perché mai dovremmo suonarla pure noi? Magari anziché la tonica potremmo utilizzare, a parità di dita, soluzioni che prevedano più estensioni e che arricchiscano il contesto armonico in cui si muovono i nostri bravi solisti.

La Trilogia Berlinese

Written by simonquasar on . Posted in Neuköln

Si dice Neukölln o Neuköln? L’assenza furtiva di una elle mi è sembrata l ́occasione adatta per fare un pò di filologia… E’ il 1976, e sopra l’Europa si stagliano due folte nubi: da un lato quella del capitalismo, della moda e del consumismo “a stelle e strisce” e dall’ altro quello dell’ortodossia comunista che isola, controlla e occulta. La Berlino di cui vogliamo parlare è quell’isola (felice?) in un mare rosso. Berlino Ovest, così la chiamano, vive in un’ asfissiante claustrofobia che sta canalizzando energie esplosive in grado di fare tabula rasa con il passato, per far spazio a qualcosa di impensabile e straordinariamente moderno.

di simonquasar

Quando David Bowie arriva in questa Berlino qualcosa di molto importante è già accaduto; dal primo dopoguerra la Germania occidentale ha vissuto un felice periodo musicale: la musica elettronica è nata con una veste colta in una città chiamata Darmstadt e durante il suo sviluppo, la si vede spesso affiancata alla musica rock creando le forme complesse ed articolate del Krautrock con il quale partono proprio i Kraftwerk, che in questi anni si prendono anche il gravoso compito di “sintetizzare” il tutto e di portarlo al grande pubblico – non solo – creeranno uno stile nuovo che influenzerà in maniera drastica tutta la musica nei decenni successivi.

Yamaha DX-7: riparliamo di FM e non solo – seconda parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial, Vintage

Grazie al fortuito incontro con una Yamaha DX7 Mk1, casualmente capitata sotto le nostre grinfie, abbiamo l’occasione che aspettavamo per rispolverare la vecchia timbrica FM e verificare, con orecchie targate 2012, se il suono dello strumento in modulazione di frequenza linea fosse veramente – a quasi trent’anni di distanza – così spaventosamente rivoluzionario come sembrava all’epoca.

 

Di Enrico Cosimi

Questa è anche l’occasione per rimettere le mani su un’instant vintage che, prima o poi, finirà per valere una barca di quattrini. Un’occasione ghiotta, insomma…

The GAIA Project – Synth Pad?

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Cosa c’è sotto alla linea melodica? Cosa tiene insieme – come un vero e proprio collante sonoro – la ritmica, il solista e le parti di contorno? La risposta, specie nella produzione musicale in forma song, è una sola: il pad. Dietro questo termine si cela un’intera famiglia timbrica che ha caratteristiche ricorrenti: scarso ingombro armonico, facilità d’inserimento nel mixaggio, assenza di picchi ritmico/dinamici tali che possano distogliere l’attenzione dal protagonista principale dell’arrangiamento. In poche parole: un suono che si nota solo quando è finito…

di Enrico Cosimi

Volendo generalizzare, il pad perfetto è proprio quello che si nota meno, che non da fastidio in alcun modo; ovvio che, se si esagera con la definizione di “non dare fastidio”, si finisce per atterrare sulle onde sinusoidi – ritenute, a torto o a ragione, le meno intrusive – ma qui si cela uno dei tanti pericoli del pad: le sinusoidi pure, specie se eseguite per pallettoni, cioè per note lunghe, diventano rapidamente insostenibili per l’orecchio… la loro estrema staticità mette a dura prova l’orecchio e l’interesse dell’ascoltatore. Meglio, a quel punto, innescare un qualche regime di micro variazione che possa tenere più viva l’attenzione. In questa sessione, ci occuperemo della parte teorica, per poi – la prossima volta – scendere sulla terra e verificare con mano la fattibilità delle varie opzioni di programmazione.

Audio digitale: l’ascolto (è) consapevole?

Written by Luigi Agostini on . Posted in Recording, Tutorial

Sono un convinto relativista, ben poche verità sono assolute secondo me. Molti di voi leggendo queste parole penseranno “ fatti tuoi”, altri perderanno interesse nell’articolo, ma se state continuando a leggere per favore tenete la mia dichiarazione in debita considerazione. Questo perché mi appresto a confutare in parte quanto ho detto nell’articolo precedente. Articolo che, se lo avete letto con attenzione, già denunciava un’ambiguità sostanziale nel suo contenuto. Se l’ascolto naturale è sempre 3D, perché utilizzare qualcosa di più di un singolo diffusore per ascoltare l’audio registrato?

 

di Luigi Agostini

Il concetto che utilizzerò per ribaltare in parte quanto avevamo apparentemente stabilito è quello di “riproduzione digitale” di un evento, tanto caro a Benjamin. Cercherò, in pratica, di portare la vostra attenzione sul fatto che stiamo parlando di mero materiale registrato. La realtà intesa come esperienza sensibile, secondo me, può essere superata soltanto dalla pura fantasia, mai da un costrutto umano più o meno tecnologico. Quindi ogni tentativo di simulare o riprodurre un evento passato è destinato a fallire miseramente se paragonato alla possibilità di vivere personalmente l’evento stesso. Ma che valore ha il materiale che abbiamo creato, cercando utopisticamente d’imprigionare un frammento della nostra esistenza?

Yamaha DX-7: riparliamo di FM e non solo – prima parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial, Vintage

Quando, all’inizio degli Anni 80, la Yamaha commercializzò la prima versione della Yamaha DX-7, lo shock culturale fu enorme e travolse indifferenziatamente gli ambienti accademici e le fasce più estreme del mondo elettronico: per una significativa serie di motivi, lo strumento incarnava tali e tante innovazioni da rappresentare – come in effetti è stato – una vera e propria pietra miliare nell’evoluzione del suono elettronico.

di Enrico Cosimi

Cosa aveva di così incredibile il nuovo strumento? Oltre alle caratteristiche endogene, utilizzava una serie di soluzioni operative che risultarono – in breve – del tutto rivoluzionarie. Andiamo per ordine.

Aspettando la prova del Moog Minitaur

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Quando Moog Music si muove, c’è sempre da stare attenti… Con una heritage a dir poco esagerata, Moog Music ha recentemente tirato fuori dal cilindro il piccolo Minitaur Analog Bass Synthesizer, un synth bass che incarna la sezione di generazione timbrica della famiglia Taurus per aggiornarla allo stato dell’arte attraverso connessione USB bidirezionale e gestione dei parametri CC MIDI.

di Enrico Cosimi

Come è ovvio, questa non è la prova dell’apparecchio – dovrete aspettare ancora qualche giorno (il tempo necessario per raccogliere le idee e fare il punto della situazione…), ma una sorta di anticipazione/work in progress su questo apparecchio che – lo avrete capito – ha il potere di solleticare i peggiori istinti del musicista alla ricerca di basse frequenze.  Come dire: vogliate gradire un antipasto…

Studiologic Sledge Synthesizer

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Frankfurt MusikMesse 2012, Gear

Ne avevamo parlato a suo tempo in altre comunità, in occasione della Winter NAMM 2012; ovviamente, il Musikmesse è stato un pochino il banco di prova su ci verificare i progressi compiuti dal progetto italo-tedesco Sledge. Come ormai noto, lo strumento è un virtual analog sviluppato attorno a un DSP prodotto da Waldorf,  già utilizzato per il fortunatissimo Blofeld Synthesizer, e sapientemente alloggiato in un front panel ingegnerizzato da Studiologic avvalendosi delle migliori menti disponibili nel settore. Da questo punto di vista, l’albero genealogico che si cela dietro al pannello comandi dello strumento è, a dir poco, impressionante.

di Enrico Cosimi