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SYSTEM EXCLUSIVE: quando il pannello non basta più – Seconda parte

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Tutorial

Dopo la panoramica sull’argomento e il ripasso dell’esadecimale effettuati nella prima puntata, riprendiamo senza indugio ulteriore la nostra analisi dei messaggi di system exclusive, partendo proprio dall’esempio visionato la volta scorsa.

Di Antonio Antetomaso

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F0   41   10   42   12   40007F   00   41   F7

Analizziamo la struttura del messaggio per poi entrare nel dettaglio di ogni singola parte. Piccola precisazione introduttiva: l’esempio in esame fa riferimento ad un messaggio costruito per un equipment Roland ma i concetti che analizzeremo possono essere facilmente generalizzati per cavarsi d’impaccio con altre apparecchiature; tutto ciò di cui abbiamo bisogno oltre alla teoria è ovviamente il manuale dell’apparecchiatura che abbiamo sottomano, sezione relativa all’implementazione del protocollo MIDI.

SYSTEM EXCLUSIVE: QUANDO IL PANNELLO NON BASTA PIU’ – PRIMA PARTE

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Tutorial

Oggetto di questo articolo è un argomento non proprio facile facile ma che, se usato correttamente, può costituire un valido strumento per sfruttare al meglio tutte (e sottolineo tutte) le risorse del vostro sintetizzatore consentendovi di spremerlo come un limone accedendo a parti di esso non direttamente/facilmente accessibili mediante la plancia di programmazione.

 Di Antonio Antetomaso

Chi ha letto il mio precedente articolo sullo standard General MIDI avrà notato (spero) tra le righe una sorta di promessa di parlare dell’argomento; orbene, ferie finite, è ora di mantenere quella promessa. Cercherò anche di rendere la materia meno ostica possibile anche se, ormai lo abbiamo capito tutti, quanto più uno strumento è potente tanto più è difficile da imparare perché tanto più numerose sono le variabili da governare.

CASE STUDY – Roland Juno 60 – Terza Parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial


Come promesso la volta scorsa, è il momento di affrontare la struttura di filtraggio dell’ensemble Junatik e, successivamente, procedere nel percorso audio fino a raggiungere l’uscita. Il compito è impegnativo – sicuramente difficile per un neofita di Reaktor – ma, vista la qualità e l’arditezza di alcune soluzioni adottate da Holzamer (il padre della ensemble in questione), vale la pena di stringere i denti e andare avanti con l’impegnativa corvè.


di Enrico Cosimi

Macro VCF

Il motore di filtraggio vero e proprio è racchiuso nella sub Macro Filter, tutto il resto del circuito visibile nell’immagine è relativo alla gestioine dei percorsi di controllo sulla frequenza di taglio.

CASE STUDY: ARP ODYSSEY Terza Parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Concludiamo la nostra cavalcata di (ri)programmazione affrontando un problemino non da poco, relativo alla generazione di controllo bifonico all’interno della struttura di sintesi squisitamente monofonica a nostra disposizione.

Di Enrico Cosimi

Bifonia Low – High Priority
L’implementazione della bifonia è meno banale di quanto potrebbe sembrare ad una prima analisi; l’ostacolo maggiore è – all’interno del Demo Editor – il combattimento contro la monofonia di base su cui è impostato il programma; per sconfiggerla, è necessario costruire un percorso che, nella singola voce generata, renda indipendenti i due oscillatori nei confronti del controllo di tastiera. Vediamo di capire come fare.

CASE STUDY: ARP ODYSSEY. Seconda parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Riprendiamo la modellazione dello storico ARP Odyssey, condotta all’interno del linguaggio di programmazione object oriented Clavia Nord Modular G2 Demo. Come dicevamo la scorsa volta, nel corso della programmazione siamo stati, siamo e saremo costretti a diversi compromessi inevitabili visto l’alto livello operativo del linguaggio Clavia. Ciò non toglie che l’esperienza acquisita in questo formato ci permetterà di navigare più velocemente un domani che, con coraggio e sprezzo del pericolo, dovessimo approdare su linguaggi più complessi e di basso livello, come N.I. Reaktor o MAX/Msp et similia.

Di Enrico Cosimi

E’ il momento di affrontare i generatori di modulazione (ovvero, LFO, ADSR e AR), i modificatori di controllo (ovvero Sample & Hold e Sample & Hold Mixer) e le strutture di controllo più subdole, come la trasposizione di tastiera, la gestione della bifonia e l’articolazione automatizzabile degli inviluppi.  Come al solito, procediamo dal semplice al complesso.

CASE STUDY: ARP ODYSSEY. Prima parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Nei lontani Anni 70, il bifonico ARP Odyssey era l’alternativa obbligata per quanti consideravano il suono Moog troppo “maschile e preponderante”: con una sorta di coazione a ripetere, il tastierista dell’epoca doveva trascinarsi sul palco organo Hammond, Minimoog D, ARP Odyssey, ARP Omni, Fender Rhodes e Clavinet. Immancabili, quindi, gli antagonismi tra i due monofonici di bandiera. Per questo motivo, ma anche come antidoto al caldo soffocante, ci divertiremo – è un termine minaccioso – a rimodellare il comportamento dell’ARP Odyssey all’interno di un classico linguaggio di programmazione object oriented. Come al solito, tutto quello che è messo in pratica all’interno di una struttura di programmazione può essere esportato con relativa semplicità.

Di Enrico Cosimi

La struttura dell’Odyssey è semplice, ma resa flessibile dalla gran quantità di controlli a doppia funzione che, letteralmente, gremiscono il pannello frontale; in questo modo, un singolo potenziometro può dosare l’amount di due sorgenti di modulazione, lasciando la scelta al musicista.

The GAIA Project: Synth Pad in pratica

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Bando alle ciarle: ascoltiamo qualcosa di tappetoso generato con il Roland GAIA. Come dicevamo la volta scorsa, la costruzione della timbrica Synth Pad procede attraverso una serie di passi più o meno obbligatori, riprodotti nel video che correda questo articolo. Andiamo per ordine.

di Enrico Cosimi

Per prima cosa l’inviluppo: non troppo percussivo, non troppo lento e rilassato… insomma, che sia giusto per tenere gli accordi e coprire, con un minimo di release, il passaggio da una triade all’altra. Se siete in possesso di tecnica pianistico/organistica tale da sorreggere l’esecuzione polifonica, allenatevi – con l’occasione – a seguire le diverse parti interne: non si va in galera per le quinte e le ottave parallele, ma ci si può divertire a rendere meno banale i passaggi La min, Sol, Fa (tanto per citarne qualcuno di veramente famoso).

The GAIA Project – Synth Pad?

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Cosa c’è sotto alla linea melodica? Cosa tiene insieme – come un vero e proprio collante sonoro – la ritmica, il solista e le parti di contorno? La risposta, specie nella produzione musicale in forma song, è una sola: il pad. Dietro questo termine si cela un’intera famiglia timbrica che ha caratteristiche ricorrenti: scarso ingombro armonico, facilità d’inserimento nel mixaggio, assenza di picchi ritmico/dinamici tali che possano distogliere l’attenzione dal protagonista principale dell’arrangiamento. In poche parole: un suono che si nota solo quando è finito…

di Enrico Cosimi

Volendo generalizzare, il pad perfetto è proprio quello che si nota meno, che non da fastidio in alcun modo; ovvio che, se si esagera con la definizione di “non dare fastidio”, si finisce per atterrare sulle onde sinusoidi – ritenute, a torto o a ragione, le meno intrusive – ma qui si cela uno dei tanti pericoli del pad: le sinusoidi pure, specie se eseguite per pallettoni, cioè per note lunghe, diventano rapidamente insostenibili per l’orecchio… la loro estrema staticità mette a dura prova l’orecchio e l’interesse dell’ascoltatore. Meglio, a quel punto, innescare un qualche regime di micro variazione che possa tenere più viva l’attenzione. In questa sessione, ci occuperemo della parte teorica, per poi – la prossima volta – scendere sulla terra e verificare con mano la fattibilità delle varie opzioni di programmazione.

The GAIA Project – Programmare un Synth Bass

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Tra le tante timbriche che è possibile programmare con un sintetizzatore analogico standard, quella di basso è tra le più immediate, se non altro per la grande varietà di modelli cui fare riferimento; questo significa che, a fronte di una relativa velocità nel raggiungere un buon risultato, il musicista si trova poi di fronte a tantissime possibilità di variazione e personalizzazione tra cui scegliere.

 

di Enrico Cosimi

Non è questa la sede per scegliere al posto degli altri, ci limiteremo a tracciare la sequenza di passi necessari al raggiungimento di una sonorità di synth bass “plain vanilla”; buona un poco per tutto, verificando e identificando, da quel punto in poi, le possibili vie di approfondimento e caratterizzazione timbrica.

PIANO COMPING & VOICING IN PILLOLE – Prima parte

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Tutorial

Benvenuti in questo blocco di articoli incentrati su due temi assai ampi (il comping e il voicing, appunto…) di cui, con umiltà e basandomi  sulla mia esperienza  musicale, vorrei parlarvi sinteticamente, fornendo una serie di “tips & tricks” pronti all’uso.

 

di Antonio Antetomaso

 

Prima di partire, qualche piccola premessa: pur essendo pianista e, quindi, pur parlandovi di questi concetti con un minimo di orientamento verso il mio strumento, essi possono essere facilmente estesi agli altri strumenti che hanno (anche) il ruolo di accompagnamento all’interno di una band (es. la chitarra). Parleremo di questi temi puntando un pochino più  al genere jazzistico anche se i concetti  possono essere impiegati tranquillamente in altri generi.