n-Lab Monolite K

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Software

Lo scorso anno, la soft house italiana n- Lab presentava una ghiotta ensemble per Reaktor 5.x (non per Reaktor Player, si badi bene…) in grado di realizzare, con minimo sforzo e massimo rendimento, timbriche adattissime all’estetica drone minimale. In questo modo, il primo Monolite si è creato un solido riscontro all’interno di un’agguerrita comunità. Oggi, è il turno di Monolite K, versione potenziata e, per molti versi, irresistibile (specie se valutata alla luce dei 10 euro di donazione richiesti).

Di Enrico Cosimi

Le caratteristiche funzionali sono assai interessanti: struttura monofonica, articolata con tone cut filter e grainer unit (per la granulazione di segnale), inviluppo di ampiezza ADSR dotato di key velocity e glide; struttura effetti con 17 algoritmi residenti selezionabili dal musicista e automatizzabili tramite XY pad vettoriale.

C’era una volta il campionatore – L’appetito vien mangiando

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Software, Tutorial

Dove eravamo rimasti? Ah, si: cosa tirare fuori dal nostro campionatore – un E4XT Ultra di E-MU – una volta che gli abbiamo dato in pasto tre forme d’onda semplici semplici. Alcune idee che più espresse non si può.

Di Jacopo Mordenti

Prendiamo il multisample dell’onda quadra e processiamolo con uno dei filtri passabasso a disposizione: perché non con quello con pendenza pari a 36 db per ottava, per dire? Regoliamo il cutoff su valori molto modesti per poi fiondarci sulla matrice di modulazione: da una parte facciamo sì che il cutoff sia modulato dall’apposito inviluppo, dall’altra che la  risonanza risponda alla modulation wheel. Portiamoci poi nella pagina di editing del suddetto inviluppo per mettere mano agli stadi di esso e definire così la traiettoria del cutoff: attacco inesistente, decadimento rapido, sustain discreto… e il nostro synthbass si direbbe pronto.

KONTAKT SCRIPTING TUTORIAL – PRIMA PARTE

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Software, Tutorial

Benvenuti a questa nuova miniserie di articoli che vuole avere lo scopo di offrire un piccola guida step by step nei meandri dell’ambiente di scripting di Kontakt, uno dei migliori (se non il migliore… ma restiamo cauti) campionatori software presenti sul mercato. Come da copione mi preme sottolineare che la serie non si prefigge di coprire tutti gli aspetti della programmazione in ambiente Kontakt, ma vuole fornire gli elementi di base per mettere poi in grado l’utente di approfondire le tematiche di proprio interesse da solo.

di Antonio Antetomaso

Iniziamo dalle definizioni, linguaggio di scripting… cosa è?

La risposta è abbastanza semplice: un linguaggio di scripting è un linguaggio di programmazione le cui istruzioni vengono interpretate da uno strato software (interprete, per gli amici) e mandate in esecuzione direttamente sull’ambiente target. Nel caso in esame, mandare in esecuzione uno script significa impartire una serie di istruzioni a Kontakt che consentono di estenderne significativamente le potenzialità: da semplici script di automazione che agiscono in base alle azioni del musicista a veri e propri moduli aggiuntivi che elaborano e riproducono campioni corredandoli con effetti non direttamente offerti dal setup di base del programma: basti pensare ad un modulo dedicato al piano Fender Rhodes…come diavolo facciamo a riprodurre il BARK del piano elettrico? Semplice, con uno script di Kontakt…

Naturalmente “semplice” non lo è affatto… un passo alla volta.

Moog Minitaur Rev 2

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Software

Dopo aver riscritto le regole del synth bass, il Minitaur si rifà il look aggiungendo alle già entusiasmanti prestazioni una carrettata di interessanti novità che lo rendono ancora più desiderabile. L’apparecchio, che come botta è quello che più si avvicina ai picchi dinamici raggiungibili con il vecchio Model D, è ora in grado di memorizzare patches e dialoga con un editor nuovo di pacca.

Di Enrico Cosimi

La memorizzazione dei preset avviene previo trasferimento dei medesimi dall’editor (nuovo nuovo…) all’hardware; tenendo premuto il tastone Glide, si scrolla in avanti (con il tasto VCO 1) o all’indietro (con il tasto VCO 2) fino a raggiungere la timbrica desiderata; per uscire dalla modalità di scroll e riportare in linea l’intero pannello comandi, basta premere simultaneamente VCO 1 + 2 sempre con Glide abbassato.

SYNTHOGY IVORY II – WHAT DO YOU WHAT FROM YOUR PIANO?

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Software

Oggetto di questo nuovo appuntamento insieme è l’analisi di uno dei “giganti” dell’ emulazione del piano acustico. Gigante in prima istanza per la quantità di campioni adoperata… capiremo insieme se gigante anche in termini di resa timbrica. Ivory II di casa Synthogy, nasce, appunto come evoluzione della versione 1.x del prodotto, disponibile sul mercato da almeno  5 anni e ormai fuori mercato. Quindi sostanzialmente un software ultra collaudato e che nel tempo ha subito notevoli miglioramenti.

Di Antonio Antetomaso

Dicevamo gigante, perché Ivory II viene venduto come un set di 11 DVD per un totale di 77 GB su disco solo per il pacchetto base, che copre l’emulazione di tre pianoforti celebri:

  •  Yamaha grand C
  • Bosendorfer imperial 290
  • Steinway model D

i3 DSP-Quattro v 4.2

Written by Redazione Audio Central Magazine on . Posted in Recording, Software

Limitato alla sola piattaforma Mac, il potente editor audio prodotto da Stefano Daino è giunto alla nuova revisione che, oltre a correggere fastidiose seccature nella preview di elaborazione, incorpora nuove funzionalità per la gestione della creazione CD. Come di consueto, molti bulloni sono stati stretti e l’impatto d’insieme è dei migliori. L’agone degli editor audio è costantemente in ebollizione, ma la nuova 4.2 dovrebbe tenere per un discreto periodo.

A cura della Redazione di Audio Central Magazine

Tra le nuove funzionalità, è possibile elencare: il comando di PreRoll, per semplificare le procedure di ingresso rec e play; la risoluzione di un seccante glitch sulla gestione della preview audio durante le operazioni di editing e applicazione dei comandi process; la balistica dei meter RMS è stata corretta ed è ora affidabile come deve essere.

La  sample rate può essere modificata facilmente all’atto della scrittura di file in salvataggio; la compatibilità con i plug-in terze parti è stata potenziata.

La costruzione dei CD è facilitata dalle possibilità di esportare layout di sample rate e bit depth a discrezione; anche l’integrazione con il formato MP3 è stata potenziata; durante l’esportazione audio, è visibile la durata complessiva del programma musicale.

Il programma supporta completamente Mac OsX 10.8.

 

 

Reactable Mobile

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Software

Sviluppato in ambiente accademico, ma con più di un occhio aperto verso la produzione musicale militante, Reactable ha letteralmente scosso dalle fondamenta l’edificio della musica elettronica, dimostrando che è possibile divertirsi in maniera socialmente aggregativa anche quando si suona, si programma, si ascolta. Non che prima la musica elettronica fosse solo roba per barbosi professori in vena di spaccare capelli in quattro, ma – sicuramente – l’effetto visivo della performance su Reactable è insuperabile, specie quando il musicista ha una anche minima propensione all’intervento ritmato.  Lo scorso anno, nel più generale filone di iDevicing, anche Reactable è stato fatto migrare su iPhone/iPhad, per la gioia dei musicisti in movimento.

di Enrico Cosimi

Perché i musicisti dovrebbero essere felici di avere Reactable su iPad? Perchè la versione “statica” del sistema è più ingombrante di un timpano sinfonico, con un’enorme caldaia nella quale è alloggiato il videoproiettore e lo specchio a 45° che tiene in piedi tutto il sistema bidirezionale di comunicazione tra struttura e oggetti. La confusione sale? La mente vacilla? E’ il caso di rinfrescare velocemente i concetti di base.

C’era una volta il campionatore – Il necessaire del campionarolo

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Gear, Software, Tutorial

Fissiamo un obiettivo: dare in pasto al nostro campionatore delle forme d’onda semplici semplici, ovvero niente più delle canoniche dente di sega, quadra, triangolare pronte all’uso. Per fare ciò, come prima cosa acquisiremo dei campioni molto brevi in numero di due per ottava (DO e FA#), da C1 a C6; in secondo luogo tratteremo tali campioni per renderli quanto più funzionali possibile allo scopo; infine li assembleremo in tre multisamples direttamente all’interno del nostro campionatore.

di Jacopo Mordenti

La condicio sine qua non affinché la giostra si metta in moto è un oscillatore che ci fornisca il materiale di partenza: se è vero che di oscillatori (hardware o software) è pieno il mondo, è vero anche che non vogliamo fare la fine dell’asino di Buridano, perciò ci rivolgiamo baldanzosi a un prodotto software gratuito come Charlatan. Trattandosi di un VSTi, Charlatan richiede un programma che possa ospitarlo e – giustappunto – campionarlo: orientiamoci su VSTHost, che – bontà sua –  è a sua volta gratuito, non richiede istallazione e può fungere di fatto da recorder audio.

Apriamo Charlatan all’interno di VSTHost e programmiamolo in modo da far lavorare solo e soltanto OSC 2: nessun’altra generazione, nessun filtro, nessuna modulazione. Limitiamoci a scegliere la forma d’onda da cui partire (ad esempio la quadra) e a regolare il volume MASTER in modo che l’ampiezza del segnale prodotto da Charlatan non raggiunga lo 0.0 dB. A questo punto non dobbiamo fare altro che attivare il recorder audio di VSTHost (configurato magari per ottenere file mono) e suonare in punta di mouse, uno dietro l’altro, i DO e i FA# da C1 a C6: un’operazione che volendo si può automatizzare facendo riprodurre a VSTHost un apposito file MIDI precedentemente creato (ad esempio con VSTSeq).

Apriamo il file audio appena creato con un editor, ad esempio Wavosaur (magari in versione portable): il colpo d’occhio ci restituisce le undici note campionate, che dobbiamo separare fra loro in altrettanti file. Menù Tools > Slicing/Region > Auto slice region: non resta che selezionare una alla volta le varie aree (con un doppio clic al loro interno) e copiare & incollare in un nuovo file (che chiameremo, ad esempio, SQUARE C1, SQUARE F#1, SQUARE C2, ecc. ecc.).

Bene: undici file, undici campioni… ventidue punti di loop da trovare. Semplifichiamoci la vita e appoggiamoci a Endless Wav, avendo cura di intervenire su ogni campione con:

  • DC Filter e DC Offset, all’interno della voce Tools.
  • Normalizzazione, all’interno della voce Tools.
  • Ricerca automatica dei punti di loop, attraverso la funzione Adjust S+E (con algoritmo extra large) in Helper Search…. Da notare come tale ricerca non prescinda da un iniziale posizionamento manuale dei punti di Start e End all’interno del campione. Non solo: se l’algoritmo extra large non portasse a buoni risultati, nulla vieta di riposizionare Start e End e affidarsi a un altro algoritmo (dynamic piuttosto che short, ad esempio).
  • Specificazione della Root-Key (C1 corrisponde a 36, F#1 a 42, C2 a 48, e così via).
  • Specificazione della funzione Truncate at end.

Salvati di volta in volta gli undici file (prego notare la dimensione irrisoria che possono vantare a fine trattamento!), non ci resta che ripetere le operazioni fin qui descritte per le altre forme d’onda di Charlatan: dente di sega e triangolare. Una volta che avremo allestito il nostro bel gruzzoletto di campioni, sarà il momento di predisporre il loro traghettamento all’interno del nostro campionatore.

Quando il gioco si fa duro…

C’era una volta il campionatore – prima parte

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Gear, Software, Tutorial

C’era una volta… 

– Una super workstation da mille millanta euro! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un campionatore.
Non era una macchina di lusso – non più, certo – ma un semplice riempitivo per rack troppo sguarniti, di quelli che rimangono a prendere polvere nei negozi o che giacciono spenti negli studi.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo catafalco capitò nell’antro di un tastierista irrecuperabilmente testardo…

 

Con buona pace di Carlo Collodi, qui e ora un’improbabile fiaba sul campionatore potrebbe davvero avere un incipit simile. Perché diciamo le cose come stanno: protagonista di primissimo piano della produzione musicale fra Ottanta e Novanta, oggi il campionatore tende a essere percepito – e dunque utilizzato – alla stregua di un ingombrante residuato bellico.

di Jacopo Mordenti

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