Buchla Music Easel – Primo approccio

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B.E.M.I. è la sigla che contraddistingue la nuova vita commerciale del marchio Buchla; l”abbreviazione deve essere sciolta come Buchla Electronic Music Instruments. Con la nuova vita, è finalmente giunto un nuovo standard costruttivo che, insieme a una conquistata solidità economica, garantisce il musicista sulla solidità dell’investimento. Parliamo di investimento perché, nonostante il Music Easel sia il Buchla più economico attualmente reperibile sul pianeta, è comunque uno strumento da quasi 4000 euro, cifre che è necessario muovere con una certa consapevolezza. In questo primo appuntamento, cercheremo di mettere a fuoco le competenze indispensabili, quelle senza le quali un sintetista anche esperto annaspa miseramente di fronte alla “filosofia Buchla”.

Di Enrico Cosimi

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Concepito nel lontano 1974, come apparecchio onnicomprensivo per la produzione di musica elettronica “in movimento”, il Music Easel è stato ripresentato nel 2012 e, dopo un’attesa durata un anno e mezzo abbondante, è finalmente disponibile per i fortunati musicisti che lo hanno ordinato all’epoca. La stessa Ditta produttrice è rimasta sorpresa dal successo riscontrato con il nuovo Easel, ormai prodotto ampiamente sopra il migliaio di esemplari. Nel corso della nostra povera vita ottuagenaria, abbiamo avuto modo di mettere le mani su cinque diversi Easel (tra manifestazioni fieristiche e acquisti di fortunati mortali), confermando quella che era un’impressione già forte al primo impatto: ogni macchina suona lievemente diversa dalle altre, è tarata con tolleranze vagamente diverse e ha, come dire, una personalità analogica che si riconosce. Del resto, come per le motociclette, anche i sintetizzatori analogici sono oggetti che nascono con un’anima e una serie di caratteristiche non necessariamente riproducibili alla perfezione tra un esemplare e l’altro: il 95% delle prestazioni è costante, ma quel 5% di variabilità produce storia a se. Non male…

Doepfer A-138u Dual Micro Mixer

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Ancora in versione stra-preliminare, non possiamo non tenere d’occhio il piccolissimo mixer annunciato da Doepfer per il suo sistema Euro Rack; il modulo, largo solo 4 unità verticali – in pratica, sufficienti per alloggiare i jack mini da pannello e il loro dado di fissaggio – contiene due unità indipendenti che possono essere concatenate tra loro.

Di Enrico Cosimi

A138u

L’impostazione low cost è confermata dall’apparente mancanza di regolazioni per i livelli: ciascuna delle due sezione operative è dotata di tre ingressi e un’uscita di somma. Solo il primo dei due mixer prevede, attraverso trimmer raggiungibili sulla scheda componenti (quindi, non in tempo reale durante la procedura esecutiva o di programmazione), la regolazione dei tre livelli in ingresso.

Moog Theremini

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Complice un allievo compiacente, siamo riusciti a mettere le mani sul piccolo Theremini di casa Moog, l’apparecchio che – per prezzo e prestazioni – sembra destinato, quando arriverà in quantità sufficienti per il nostro mercato, a rinverdire l’interesse dei musicisti per questo peculiare strumento.

Di Enrico Cosimi

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Diciamo subito che, a fronte di una spesa inferiore ai trecento euro, non è lecito aspettarsi la stessa suonabilità dei modelli più grandi. Attenzione! Stiamo parlando di “suonabilità”, non di prestazioni o di timbrica. Il punto sensibile dell’apparecchio è la conversione della vicinanza/lontananza tra mani del musicista e antenne pitch/volume: quando il meccanismo è risolto con due belle bobinone alte trenta centimetri (come nei modelli RCA e Big Briar, o Moog vecchia serie), le note sono molto meno difficili da intonare; quando le bobine sono altre pochi centimetri, come nel modello Etherwave e Etherwave Plus, le note sono difficiline da intonare; con il nuovo Theremini, l’impegno richiesto al musicista cresce… non c’è nulla di impossibile (anche lasciando inattivata l’opzione di auto tune), ma – semplicemente – occorre impegnarsi un pochino di più.

Gugabox ARR – Analog Rytm Randomizer

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Ci siamo occupati recentemente della Analog Rytm by Elektron, una batteria elettronica analogica (ma non solo) che, dotata di un corposo sequencer di bordo, sembra destinata a riscrivere diversi standard della programmazione e della produzione elettronica. Il problema, più o meno riconosciuto da tutti gli utenti, è che AR è, per l’appunto, fin troppo corposa, al limite della complicazione. Per questo motivo, Gugabox ha recentemente presentato un randomizzatore “su donazione” che sembra fatto apposta per risolvere le eventuali crisi da mancanza d’ispirazione o da eccessiva difficoltà.

Di Enrico Cosimi

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La randomizzazione può avvenire in maniera globale o filtrando, selettivamente, uno o più blocchi operativi; in questo modo, si può lasciare a disposizione del motore automatico di ri-programmazione le pagine di Synth, o Sample, o Filter, o Amp o LFO… o fare un bel ALL Randomize e godersi il risultato.

Attenzione! Il motore di randomizzazione non interviene sui campionamenti digitali (casomai, sulla selezione numerica del campionamento) e neppure sulla programmazione ritmica dei trigger.

Con una semplice donazione, vi mettete la coscienza in pace e (per Mac e PC) siete pronti ad affrontare le delizie della programmazione casuale.

 

Resident Audio T4

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Grazie alla consueta, puntuale, disponibilità di Midiware, siamo riusciti a mettere le mani sopra un primo esemplare d’interfaccia audio/MIDI Resident Audio T4, apparecchio Thunderbolt based che offre gestione audio bidirezionale su quattro canali indipendenti. Eravamo già stati schiaffeggiati dalle torreggianti prestazioni degli apparecchi Resident Audio in quel di Francoforte, in un private meeting al MusikMesse che ci aveva lasciato oggettivamente senza fiato. Ora, finalmente, arrivano i primi esemplari e – per dirla tutta – sembra proprio che dovremo abituarci ad un nuovo raising the bar per lo standard tecnologico dell’audio digitale.

Di Enrico Cosimi

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L’interfaccia è alloggiata in un robusto scatolotto di alluminio e libidinoso plexyglass nero (che stiamo facendo di tutto per non toccare con i nostri polpastrelli… è giusto si sappia). L’aspetto è raffinato, diverso dal solito, amichevole e pratico al tempo stesso. Una volta alimentata, attraverso cavetto Thunderbolt (ulteriori particolari in seguito) fornito in dotazione, la T4 rivela un’efficace implementazione dei LED ring con codice colore attorno ai comandi principali e digerisce senza fatica apparente quattro canali audio indipendenti 24 bit/96 kHz. Scusate se è poco.

Corsynth C016 Dual Loopable VC AD Envelope

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Gli inviluppi loopable sono una vecchia certezza della sintesi analogica: da Don Buchla in avanti, la possibilità di ripetere indefinitamente un inviluppo (trasformando in comportamento LFO modulabile) o di collegare in cascata diversi inviluppi semplici ha rappresentato un’interessante espansione al comportamento standardizzato oscillatore – filtro – amplificatore. Ora, è il turno di Corsynth.

Di Enrico Cosimi

Corsynth

Realizzato in formato 5U, largo due unità e alimentabile tanto in standard Synthezizers.com che MOTM, il modulo C106, di base, lavora come doppio Attack/Decay Envelope, fornito di ampie possibilità di controllo analogico. In questo modo, oltre a generare due meccanismi LFO pilotabili, può essere sfruttato come gneratore audio, dual pulse delay, eccetera.

Club Of The Knobs C911P & C995P

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I due apparecchi, rispettivamente Polyphonic Envelope Generator e Poly Attenuator, sono i punti di forza nella strategia COTK di avvicinamento alla polifonia modulare. Come saprà sicuramente chiunque abbia osato raggiungere comportamenti polifonici all’interno di un sint modulare, il dover moltiplicare tutti i moduli necessari per il numero delle voci di polifonia porta immediatamente l’utente in una condizione di disperata povertà assoluta. Da questo punto di vista, l’approccio COTK è interessante per la sua impostazione di “polifonia indifferenziata”, che ricalca – per parecchi aspetti – quello seguito dai primi, storici, design polifonici del secolo scorso.

Di Enrico Cosimi

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In pratica, si forniscono al musicista con velleità polifoniche, cinque generatori d’inviluppo dotati di ingresso Gate indipendente, uscita CV indipendente (bipolare), controlli T1, T2, T3 e Sustain in comune con predisposizione per la modulazione CV dall’esterno. Basta avere cinque oscillatori, cinque filtri e cinque amplificatori – con una tastiera pentafonica o con altro opportuno controller – per articolare indipendentemente le linee di polifonia, che condivideranno le stesse regolazioni Attack (T1), Decay (T2), Sustain (Esus), Release (T3). Limitato? DIfficoltà di accettare la stessa regolazione per tutti e cinque gli inviluppi? Del resto, lo stesso comportamento omogeneizzato sull’articolazione era stato pionierizzato negli storici ObX, Prophet 5, eccetera.

Pittsburgh Modular Dual Ring

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Il doppio modulatore ad anello inaugura la serie dei moduli Pittsburgh prodotti in serie limitata. In pratica, per un numero contingentato di pezzi, in un periodo di tempo volutamente limitato, saranno disponibili – caso per caso – diversi circuiti particolari non abitualmente riportati nel catalogo ufficiale. In questo modo, i musicisti alla ricerca del comportamento sfizioso, o della chicca unica e irripetibile, potranno contare su caratteristiche d’impiego interessanti e destinate ad una quasi certa rivalutazione commerciale.

Di Enrico Cosimi

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Un modulatore ad anello è un semplice circuito che produce, alla sua uscita, somma e sottrazione per ciascuna coppia di armoniche riscontrate nella coppia di segnali all’ingresso; se lo stesso segnale è collegato alle due porte, in uscita si ottiene lo stesso suono all’ottava superiore. Entrando nel circuito con due semplici sinusoidi A e B, si otterrà A+B e A-B, ma (attenzione…), vista la natura di modulazione bilanciata propria del RM, mancheranno i segnali originali A e B.

Doepfer A-190-8 MIDI Interface

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Doepfer A-190-8 MIDI Interface

Dieter Doepfer, il padre del formato Euro Rack, ha da tempo popolato il suo catalogo moduli con parecchie interfacce MIDI/CV e CV/MIDI; una delle più interessanti realizzazioni è il modello A-190-8, dedicato alla conversione di clock tra formato digitale e corrispettivo mondo analogico TTL.

Di Enrico Cosimi

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Le caratteristiche più interessanti del modulo sono auto esplicative: ingresso MIDI e/o USB per i segnali da convertire, gestione dei codici MIDI Realtime Start, Stop, Continue, Clock. L’apparecchio fornisce simultaneamente uscite convertite TTL con divisori già applicati – atti a rendere musicalmente gestibile il flusso d’impulsi pari a 96 impulsi a quarto; le uscite previste comprendono: 96 (cioè 24 impulsi per quarto su misura da 4/4), 32 (cioè 32 impulsi per misura, ovvero 8 impulsi a quarto), 16 (quattro impulsi per quarto), 8 (due impulsi per quarto), 1 (singolo impulso all’inizio della misura).

Elektron Analog Rytm – quarta parte

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Finalmente, la luce in fondo al tunnel: stiamo per terminare la lunga cavalcata che ci ha portato a conoscere le innumerevoli funzionalità offerte dalla potente batteria elettronica made in Sweden. Questa volta, è il turno delle ultime – ma non meno importanti – caratteristiche relative alle pagine di sintesi (compreso il motore di sampling) e a quelle degli effetti. Buona lettura.

Di Enrico Cosimi

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Come accennato nelle volte precedente, il suono prodotto dalla AR è il risultato della coabitazione di una linea di sintetizzatore vera e propria con una linea di sample player; i due generatori confluiscono all’interno di un filtro multimodo, di un amplificatore, per poi terminare nei quattro effetti compressore, distorsione, delay e riverbero. Mentre la pagina di sample player è sufficientemente “stabile”, quella relativa al comportamento di generazione in sintesi analogica del suono è sottoposta alle “variazioni contestuali” offerte dalle diverse Machine, cioè agli algoritmi di comportamento generativo che – pur rimanendo nel dominio analogico – è possibile scegliere per realizzare al meglio la cassa piuttosto che il cowbell o l’open hat rispetto al floor tom; la volta scorsa, abbiamo fatto una full immersion nelle Machines. Ora, è il momento di passare alle finestre/pagine di sintesi e gestione.