Studiologic Sledge 2.0

Written by Redazione Audio Central Magazine on . Posted in Gear

La nuova versione software caricabile sul popolare Sledge Synthesizer potenzia in maniera significative le funzioni di bordo. Sviluppato in collaborazione tra Studiologic e Waldorf, il sintetizzatore utilizza un processore precedentemente collaudato nella popolare serie Blofeld e, oggi, portato a coprire tutte le esigenze del musicista professionista che necessiti di un polysynth virtual analog a cinque ottave.

Sledge2

A cura della Redazione di Audio Central Magazine

Le nuove caratteristiche comprendono:

  • Auto Dual Mode; due suoni diversi simultaneamente, organizzabili in split o layer a discrezione dell’utente; le timbriche  possono lavorare con polifonia definibile a priori e essere salvate in Dual Sound combination.

  • Sample Player; come nel Blofeld, è ora attivabile un’area Flash Memory di 60 Mb che può caricare qualsiasi segnale audio come “opzione waveform” per l’OSC 1 e, conseguentemente, può essere modificato con tutto il normale corredo di parametri di sintesi. I campioni possono essere editati tramite trasferimento USB.
  • Pitch & Hold; i layer upper e lower sono indipendenti per selezione/abilitazione dei comportamenti Pitch Bend e Hold Pedal.
  • Reverb & Delay; particolarmente criticata, nella prima versione, la disposizione degli effetti che vedeva sullo stesso processore il riverbero o il delay, finalmente è stata potenziata con un nuovo algoritmo mono processore che offre contemporaneamente riverbero e delay.
  • Enhanced Polyphony; ventiquattro note di polifonia simultanea, organizzabile in due parti timbriche indipendenti.

Qui, ulteriori informazioni.

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Comments (8)

  • Paolo

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    Ciao Enrico, vorrei chiederti: consiglieresti lo Sledge a uno come me che non sa suonare la tastiera, ma ama molto la musica elettronica (soprattutto anni ’70-’80) e vorrebbe cominciare a conoscere il mondo della sintesi elettronica? Mi piace il fatto che abbia un sacco di potenziometri per controllare il suono, ma forse è sovradimensionato per i miei scopi oltre a costare un bel po’ ed essere voluminoso… ciao.
    p.s. non so suonare la tastiera ma non è mai troppo tardi… se pensi che ho imparato a suonare la chitarra a 36 😀

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    • Enrico Cosimi

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      caro Paolo,
      Sledge è una macchina polifonica, cioè concepita per assistere l’esecutore/tastierista/sintetista nella gestione di parti musicali che prevedano l’impiego di più voci simultaneamente e – quasi sempre – gestite con tutte e due le mani sulle cinque ottave disponibili; tutto ciò implica una certa generosità nelle sue dimensioni, che sono sicuramente più imponenti di quelle di un classico sintetizzatore monofonico a tre ottave, se non in forma di modulo tabletop (“da tavolo”), se non addirittura in formato software. :-)

      Lo strumento è sufficientemente completo e immediato da garantire una buona competenza sulla materia anche partendo da zero, senza eccessive difficoltà o senza curve di apprendimento particolarmente prolungate.

      E’ chiaro che mettersi dentro casa un’astronave a cinque ottave deve essere giustificato dalla volontà di usarla “con le due mani” e non solo come oggetto didattico; in caso contrario, forse conviene prendere in considerazione un sintetizzatore ANCHE MONOFONICO di dimensioni più ridotte, magari semplice nella sua struttura (per non annegare nel mare delle possibilità) come potrebbero essere (elenco modelli molto diversificati per prezzo… controlla tu) i vari Novation BassStation II, Arturia MiniBrute, ARP Odyssey by KORG, KORG MS-20Kit o MS-20M, Moog Sub 37.

      Ma anche, nel mercato dell’usato, potrebbero andare benissimissimo Clavia Nord Lead 2, 3 o 4, KORG Radias (e già iniziamo a essere di fronte ai comandi doppia funzione), Access Virus TI2 (e già le cose diventano più impegnative da gestire).

      Tieni comunque presente che lo Sledge, specie in rapporto alle funzioni che offre, alla varietà di controlli accessibili e alle cinque ottave, COSTA POCO…

      fammi sapere!

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  • Paolo

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    Grazie… al momento non so nemmeno se posso e cosa posso permettermi di spendere, ma intanto mi informo… ultimamente mi ha preso la passione per i sintetizzatori, e da ossessivo compulsivo quale sono, da qualche giorno mi sono buttato a pesce su questo sito/blog e su altri per cercare di imparare il più possibile, anche solo per passione… ad esempio non avrei mai immaginato che degli apparecchi elettronici potessero avere problemi di intonazione come una chitarra! Una macchina con molti controlli senza che ci sia necessità di un pc per farla suonare fa al caso mio, da dilettante stregone quale sono. Le mie esperienze con i synth al momento si limitano a due effetti per chitarra che conoscerai il Microsynth della EH e il Ring Modulator della Moog (che non ho più sigh), i quali se non altro mi hanno fatto fare conoscenza dei concetti di resonance, frequency, forme d’onda e filtro… quelli sono i suoni con cui mi piacerebbe giocare, a fare il krautrocker de noantri, oppure il new waver fuori tempo massimo (anche il revival è passato ormai 10 anni fa 😀 ). Questi sono i miei suoni di riferimento, gli Harmonia, i Kraftwerk, i Japan di Barbieri/Sylvian, gli Ultravox, insomma ci siamo capiti. Giusto un’altra domanda poi ti lascio in pace, ma i synth a due sole ottave come il Novation Bass Station e compagnia, non sono pensati per la techno, l’electro o la house? Od ho capito male?

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    • Attilio De Simone

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      Il numero di ottave dei synth non è indicativo di nulla. E i moduli sonori, che non hanno tastiera, per quale genere sarebbero indicati?
      Un synth è un synth e basta, il genere di impiego lo determinano gli utilizzatori. Basti pensare al minimoog che in oltre 40 anni di storia musicale è stato impiegato in tutti i generi musicali. Il numero di ottave non indica nulla, se non un minor costo quanto minore è il numero di ottave impiegate. Poi basta un cablaggio midi ad un’altra tastiera per estendere il numero di ottave a piacimento. Un synth come il Bass Station trova spazio in qualsiasi genere musicale.

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      • Paolo

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        Grazie per la risposta e le spiegazioni. Come ho scritto, pur essendo un grande appassionato di musica, del mondo dei synth so molto poco e mi sto informando da me. Mi facevo quelle domande in base anche a ciò che avevo letto in giro. Pensavo che un synth con sole due ottave fosse pensato per chi non avesse bisogno di una grande estensione tonale, e che dei prodotti più moderni fossero indirizzati a un pubblico più interessato alla musica techno/house e tutto quello che ci gira intorno. Presumo pure che un produttore realizzi uno strumento pensando a un certo tipo di utenti. Però certamente è come dici tu che sei esperto della materia. D’altronde con una Strato non devi suonarci per forza country e blues, è uno strumento e quello che conta è la creatività di chi lo utilizza.

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        • Attilio De Simone

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          Il numero di tasti al giorno d’oggi è irrilevante e la loro estensione sonora non dipende dal numero di tasti. Molti produttori propongono strumenti con pochi tasti sia per poter offrire strumenti a prezzi contenuti pur mantenendo profondità e completezza di programmazione, sia perchè lo spazio a disposizione di molti musicisti è poco (soprattutto chi ha un home studio). Il genere c’entra poco con il numero di tasti (considera che gran parte dei synth monofonici degli anni ’70 avevano tastiere con tre ottave e il minimoog ne aveva tre ottave e mezza, quindi l’estensione dei monofonici è sempre stata limitata). Il Bass Station è un synth analogico orientato verso le sonorità di basso, ma in realtà si riescono a tirare fuori più o meno sonorità di tutti i tipo. Sta al musicista decidere che genere farci con il bass station, ma non mi sento di avvicinarlo a tutti i costi ad un genere musicale. Ovviamente i produttori cercano di realizzare prodotti che vendano il più possibile e quindi cercano di indirizzare gli strumenti all’utenza più numerosa, ma questo non significa che uno strumento come il bass station non sia molto flessibile e non possa essere usato a seconda delle esigenze del musicista.

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  • Giovanni

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    Visto i gusti musicali, io propenderei per un polifonico.
    E se uno impara a suonare la chitarra a 36 anni certamente non si spaventa di imparare uno strumento a tastiera da grande….

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    • Paolo

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      Grazie per l’incoraggiamento! Per ora cominciamo a mettere i soldi nel porcellino piano piano, poi si sceglierà il da farsi… secondo me se uno si impegna e affronta con coraggio la curva di apprendimento iniziale, anche in età matura si possono ottenere buoni risultati… di certo non sono diventato Robert Fripp così come non ambisco a diventare Tony Banks, ma se uno sta sempre a rimandare ti rimangono solo i rimpianti.

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