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Linux parte terza: strumenti

Written by Francesco Bernardini on . Posted in Software

Dopo la breve panoramica sul mondo dell’audio in ambienti open source, e dopo una prima occhiata a DAW e plugin, passiamo ora ad una rassegna della parte più “succosa” della scena “FLOSS” (Free Linux Open Source Software): strumenti, sintetizzatori, generatori di rumori, drum machines e tutto quanto può essere genericamente impiegato come “generatore di suono”.

Di Francesco Bernardini

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C’è da anticipare che, come già accennato, in ambiente Linux le cose sono un po’ diverse rispetto alle normali dinamiche che regolano il mercato del software proprietario: in genere, in ambito open source, non vi è alcun interesse a “fare concorrenza” o soverchiare in qualche modo il lavoro altrui con il proprio, e se un progetto svolge bene il proprio compito, è probabile che gli sforzi della comunità di programmatori e appassionati si indirizzino nel migliorare o ampliare in qualche modo ciò che già esiste invece di creare un prodotto alternativo partendo da zero. Ne deriva che, in ambito audio così come in ogni altro campo di applicazione, la scelta complessiva tra i vari programmi sia numericamente ristretta ma qualitativamente elevata (per lo meno in generale).

LINUX – Seconda parte: Plugin ed effetti

Written by Francesco Bernardini on . Posted in Tutorial

Abbiamo visto nella precedente puntata come funziona l’audio sotto Linux e dato una veloce occhiata agli ambienti di produzione più diffusi, Ardour su tutti. Una volta messa su la nostra DAW, però, sarebbe il caso di equipaggiarla con qualche effetto e qualche strumento: in questo secondo appuntamento ci dedicheremo, per l’appunto, a tutto l’armamentario che possiamo montare a mo’ di plugin sulla nostra workstation.

Di Francesco Bernardini

Prima di passare alla rassegna del software, però, solo un breve accenno chiarificatore sui vari formati di plugin che incontreremo nel nostro smanettare con l’audio sotto Linux: com’è tipico in ambiente open source, i vecchi formati (quando funzionano bene) sono “duri a morire” e ancora oggi è possibile trovare lo stesso plugin in versione LADSPA/DSSI o LV2… che vuol dire?

LINUX – Prima parte

Written by Francesco Bernardini on . Posted in Tutorial

Un giretto nell’universo open source: guida all’audio su Linux.  Prima parte: la gestione dell’audio e le principali DAW in ambiente Linux.

Ricordo benissimo la faccia del commesso del negozio di strumenti musicali al quale, rigirandomi per le mani una Focusrite Scarlett che avevo intenzione di buttare nel setup per un progetto elettroacustico (lo so, mi merito la derisione eterna e 100 frustate per questo), ho chiesto con totale candore: “…ed è compatibile con Linux, vero?”

di Francesco Bernardini

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Lui si è tirato indietro come gli avessi chiesto se ne esistesse una versione a benzina, ha sgranato gli occhi e mi ha sussurrato: “Eh, questo non possiamo dirlo”. Così, come se gli avessi chiesto di dirmi se Dio esiste, o cosa c’è dopo la morte, o se i buchi neri aprono davvero nuove dimensioni come in Interstellar. Poi si è ripreso e mi ha spiegato: “Eh, sai, cioè, nel senso, funzionare so che funziona, ma non esiste una certificazione per Linux ufficiale. Con Linux è tutto un po’ così”.

E aveva straragione: con Linux è tutto un po’ così. Ed è bellissimo.

Ah, per la cronaca, la Scarlett funziona da dio sotto Linux :-)

Sintesi granulare 3 – Facciamo un po’ di rumore 

Written by Francesco Bernardini on . Posted in Tutorial

Nelle precedenti puntate dedicate alla grainsynth abbiamo avuto modo di compiere un breve excursus storico/tecnico di questa particolare forma di sintesi, partendo dalle origini delle teorie di Dannis Gabor per poi passare al lato pratico della faccenda, e programmando un essenziale pitch-shifter, basato per l’appunto sulla granulazione audio, con il quale eravamo già in grado di modificare durata e frequenza di un campione mantenendo indipendenti tra loro questi due parametri (ovvero modificando l’uno senza variare l’altro).

Di Francesco Bernardini

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Questa volta cercheremo di mettere in pratica quanto finora esposto nel tentativo di estrapolarne una qualche forma di musicalità, e tentando dunque di utilizzare la sintesi granulare come un vero e proprio “strumento” invece che come mero “effetto speciale audio”.

Qualche divagazione a seguito di “Whiplash”

Written by Francesco Bernardini on . Posted in no-categoria, Tutorial

“Ma d’un tratto capii che pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti s’affidano all’ispirazione”Alex – Arancia Meccanica (1971)

Di film che parlano di musica – o che di musica si nutrono – ce ne sono tanti, ma si tratta sempre, per lo più, di opere che vedono alla questione da un punto di vista inesorabilmente cinematografico: la musica, la sua storia ed i suoi meccanismi sono visti – al più – come una sorta di metafora. Che si tratti di chitarre, pugilato o karate poco cambia: il meccanismo narrativo che viene esposto è per lo più quello che sta alla base di gran parte del cinema di arti marziali (per non citare Rocky): c’è l’allievo, il maestro, e una sezione di allenamento che preluderà al successo finale contro le forze del male.

Di Francesco Bernardini

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E’ molto raro il caso in cui, invece, la musica stessa sia il fulcro narrativo dell’opera: accade solo quando il progetto è concepito da chi possiede un’autentica nozione di causa su ciò di cui si sta parlando, e quando costui è mosso dall’unico intento di riferire al pubblico ciò che ha visto in prima persona e che conosce meglio: simile ad un reportage di guerra, “Whiplash” (esce in questi giorni) è probabilmente il migliore (se non l’unico) film a tema “integralmente” musicale degli ultimi dieci anni.

Sintesi granulare 2 – dalla teoria alla pratica

Written by Francesco Bernardini on . Posted in Tutorial

Nella scorsa puntata abbiamo esplorato la storia della sintesi granulare, partendo dalle intuizioni prettamente “scientifiche” di Dannis Gabor e passando per l’elaborazione “musicale” di Iannis Xenakis, fino ad arrivare alle soglie dei giorni nostri con la possibilità di sperimentare in lungo e in largo le molteplici sonorità che questa tecnica offre, magari semplicemente scaricando un paio di programmini e giocando a muovere i parametri col mouse. Già, ma quali parametri muovere?

Di Francesco Bernardini

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In questa puntata ci addentreremo un po’ più in profondità nella questione tecnica e vedremo come la sintesi granulare – come abbiamo già avuto modo di affermare – non sia tanto un “effetto” (anche se serve pure per effettare e processare il suono), quanto – molto più drasticamente – un modo diverso di concepire la modellazione del suono stesso.

Sintesi granulare 1 – Che cos’è e da dove viene questa roba

Written by Francesco Bernardini on . Posted in Software, Tutorial

“Ogni suono, così come anche le sue variazioni più continue, è assimilabile ad un insieme di un numero sufficientemente alto di particelle elementari: durante l’attacco, il sostegno e il decadimento di un suono complesso, migliaia di suoni puri appaiono in intervalli di tempi più o meno brevi” [Iannis Xenakis]

Per l’appunto, la sintesi granulare è quel processo mediante il quale viene generato un suono che è la somma di tanti altri piccoli suoni.

Di Francesco Bernardini

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Spesso ci si riferisce a questa tecnica come fosse per lo più slegata da un’osservazione concreta di un qualche fenomeno naturale di riferimento, e fosse determinata invece da valutazioni di stampo speculativo (tanto per dirla in termini pomposi ma sintetici): in altre parole, se ne parla come se si trattasse di un effetto “esotico” che agisce sul suono a mo’ di “gioco di prestigio”, e raramente si prende in considerazione l’idea che l’efficacia di questa metodologia di sintesi stia nel fatto che (come accade per gran parte delle cose) essa non faccia altro che tentare di replicare – per quanto approssimativamente – la natura più basilare di alcuni fenomeni acustici.

Brutemachine! – Come trasformare il MicroBrute in una drum-machine 

Written by Francesco Bernardini on . Posted in Gear, Tutorial

Microbrute è un piccolo sintetizzatore monofonico prodotto da Arturia che sta incassando un discreto successo sia per la fascia di prezzo in cui si colloca che per il fatto di possedere, nonostante tutte le limitazioni del caso, una sua personalità vera e propria in grado di farlo “saltare fuori” dal solito sound. Credo che questo sia in larga misura merito del comparto di filtraggio, che suona “diverso” dal solito fin dalle prime pernacchie che si tirano fuori dallo strumento.

Di Francesco Bernardini

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Un’altra caratteristica saliente è la presenza di un essenziale – quanto efficace – sequencer interno. La possibilità di registrare pattern di note e (importantissimo) di pause ci consente da subito di giocare a fare Moroder a Berlino; un knob è dedicato al rate (velocità) del sequencer e tutti i controlli di segnale (inviluppo, frequenza del filtro etc.) sono sincronizzabili con il rate del sequencer stesso e/o con l’LFO (tramite selettore sull’LFO stesso + matrice CV), il quale  ci fornisce le tre classiche forme d’onda: pulse, saw e triangle.