ACIDLAB.de MIAMI

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

ACIDLAB è un aggressiva firma tedesca che produce raffinati cloni delle storiche macchine Roland TB-303 Bassline e TR-808 Rhythm Composer, apparecchi che non hanno certo bisogno di presentazioni per quanto riguarda caratteristiche timbriche, funzionali e – sotto diversi punti di vista – culturali. Grazie alla consueta disponibilità di Alex Cecconi/New Groove, siamo riusciti a mettere le mani sulla Miami Drum Machine, TR-808 clone con tutte le carte in regola per produrre musica elettronica su basi solide.

Di Enrico Cosimi

Come l’apparecchio originale, Miami riunisce in un unico cabinet il doppio comportamento di sound generator (per la produzione delle timbriche percussive) e di “drum computer” (come si diceva una volta, per la programmazione di pattern e tracks); la struttura di funzionamento timbrico è interamente analogica e i suoni sono quelli giusti, l’unica cosa che è cambiata – oltre la dimensione del case – è la scelta pressochè inevitabile della componentistica in montaggio SMD, con la quale è possibile contenere i costi e garantire una costanza qualitativa pressochè perenne. In più, rispetto alla 808 originale, si è dato sfogo al Decay della Kick Drum, che ora può risuonare moooolto più a lungo del modello originale, facilitando così la tortura di woofer e subwoofer.

Lo strumento

Alimentata con un power pack esterno, fornito in dotazione, Miami ricalca fedelmente l’impostazione di pannello della 808 originale, distaccandosene in maniera significativa per le sezioni dedicate alla sincronizzazione ed all’editing, ma garantendo immediato accesso e colpo d’occhio al mixaggio delle 15 timbriche residenti (più Accent), alla programmazione step ed alla selezione del PreScale di battuta.  Se avete qualche minima esperienza con la 808 originale, potrete quasi fare a meno di leggere il manuale; idem con patate, se avete già giocato con ReDrum, all’interno del Reason Rack.  Di base, Miami permette di programmare 12 banchi da 16 Pattern ritmici cadauno (differenziati per dimensione e PreScale), organizzandoli in Track (una volta, si sarebbero chiamate “chain” o “song”…) con cui coprire la parte percussiva della composizione. Il musicista ha a disposizione una matrice di 16 linee parallele (una per strumento, accento compreso), ciascuna dettagliabile in un massimo di 16 step e programmabile tanto in tempo reale, quanto in modalità passo dopo passo.  Ogni strumento ha la propria uscita audio individuale (ci sono, come nella macchina storica, alcune scorciatoie ed accoppiamenti di timbrica sulla stesso circuito di generazione…) e, una volta prelevato dalle direct out, sparisce dal Mix Out monoaurale; in questo modo, si può processare qualsiasi timbrica con eventuali trattamenti esterni. Il tutto, può lavorare rispettando l’Internal Clock (40-300 bpm), il Din Sync Roland a 24 ppq (internal o external) o il MIDI Clock.

Cosa c’è di diverso

Dal punto di vista timbrico, la differenza più eclatante è nella lunghezza massima del kick drum decay, che ora raggiunge escursioni esagerate, adatte alle produzioni più acide; la modifica è ampiamente evidenziata nel manuale utente. Per il resto, le timbriche sono quelle della 808 originale; non contenti di una normale esperienza uditiva, siamo andati a recuperare una TR-808 vintage e, perlomeno nell’esemplare in nostro possesso, abbiamo notato come alcune sonorità della 808 “vera” siano accordate più basse; non ci sarebbe nulla di strano se, vista l’età pluridecennale dell’apparecchio, la natura analogicamente vintage (o vintage analogica) del medesimo, ci trovassimo di fronte ad un esemplare che richiede una certa qual taratura nei trimmer interni, per riportare gli oscillatori sui valori nominali. Di fondo, comunque, Miami suona tale e quale alla 808, con la stessa violenta dinamica analogica che l’ha resa famosa nel mondo.

Lasciamo per un attimo il mondo timbrico e concentriamoci sulle funzionalità; a differenza del progetto originale, Miami può essere programmata in tempo reale usando simultaneamente tutti gli strumenti residenti; nella vecchia 808, era necessario selezionare uno strumento alla volta e suonarlo in realtime utilizzando il tastone tap in fondo a destra; qui, basta entrare nella modalità Tap Write per usare Miami con la stessa comodità con cui si utilizza(va)no le varie SP-12, MPC-60, eccetera. Ogni tastone, ovviamente non sensibile alla dinamica, innesca cassa, rullante, tom, lo-mid-high, rim shot, clap, eccetera.

Altra differenza veniale con la 808 è l’abbandono dell’articolazione A-B di programmazione; nel modello originale, ciascuna delle sedici locazioni pattern è organizzata in due sub pattern identici (A e B) che possono essere eseguiti individualmente o alternati A-B A-B A-B per lavorare su figurazioni ritmiche lunghe 2 battute; Miami ha abbandonato questa logica e, nel caso sia necessario lavorare con 2 battute, occorre programmare separatamente la frase A in un pattern e la frase B in un altro, per poi linkarli insieme. Come avviene il link? Nella maniera più semplice del mondo: si premono insieme i due tasti corrispondenti ai pattern e li si lascia eseguire alternatamente all’apparecchio; se si premono più di due tasti contemporaneamente – anche tutti e sedici – o se si includono più di due pattern all’interno dei tasti premuti, il motore provvederà ad eseguirli tutti in sequenza; in questo modo, si possono assemblare pattern da due o più battute, o pattern da nove quarti, o da sette, o da tre battute da quattro e una da uno… insomma, c’è la massima libertà.

E’ sparito anche il comportamento Fill In-Intro, che permetteva (nella 808 originale) di richiamare automaticamente 4+4 pattern ogni 4, 8, 12, 16 o 32 battute per fare i lanci… Nella Miami, sarete obbligati a programmare i cambi necessari durante l’assemblaggio delle Tracks di esecuzione. Si può sopravvivere…

Parliamo di connessioni: come nella macchina originale, si può prelevare uno strumento alla propria uscita dedicata, sottraendolo al mix globale; è sparita la doppia uscita hi/low level e, a differenza della 808, c’è una sola possibilità di programmare trigger con la ritmica desiderata (in corrispondenza dell’uscita ACcent – realizzata, in modo assai previdente, con connettore minijack compatibile Euro Rack); ricordiamo che nella vecchia 808 era possibile programmare tre trigger buss separati, corrispondenti a ACcent, RiMShot e CowBell.

In uso

Miami lavora con i pattern – singole unità ritmiche gestibili per durata e prescale – o con le track – concatenazioni di pattern programmati in precedenza. Per programmare un pattern, è necessario definire la durata assegnata a ciascuno step (cioè il prescale) e poi stabilire la durata “di battuta” espressa in numero di step. Nella normale condizione lavorativa, quattro quarti, i sedici step valgono ciascuno un sedicesimo, pertanto i primi quattro interruttori di step coprono il primo quarto, gli step/interruttori da 5 a 8 coprono il secondo e così via. Una cassa in quattro sarà quindi programmata secgliendo la scala più in basso delle quattro disponibili e accendendo gli step 1, 5, 9, 13.

Ma è possibile assegnare agli step valori da 1/32 (e, in questo caso, i sedici tastoni copriranno solo mezza battuta da quattro quarti, cioè 2/4), o si può assegnare allo step un valore di terzina, magari programmando 12 o 15+1 ottavi…, o si può lavorare per sestine con 6+6+4 a disposizione. Attraverso la Lenght di battuta, si definisce quanto deve durare, in termini di step, il pattern; in questo modo, con la scala a sestine, si può chiudere la battuta al dodicesimo step e gestire solo 6 + 6 step, con la scala per terzine, si può sempre chiudere a 12 e avere 3 + 3+ 3+ 3. Con un minimo di pratica, si riesce a programmare tutto quello che si vuole.

Come fare per evitare l’andamento rigidamente metronomico? Come conferire un minimo di umanità analogica all’esecuzione? Ad esempio andando ad evocare i due diversi tipi di shuffle (con intervento sulle note 2 e 4 della quartina, o sulle  3, 7, 11, 15 in perfetto stile CR-8000.

La sincronizzazione è garantita tanto sotto controllo MIDI In quanto sotto gestione Sync, questa volta bidirezionale In/Out; ricordiamo – per chi si fosse messo in ascolto solo ora – che quasi sempre un cavo MIDI non va bene per gestire il Din Sync: se siete fortunati, e il vostro cavo MIDI è di quelli “ciccioni” con tutti e cinque i poli saldati, potrete lavorare tranquillamente; ma se invece è un cavo MIDI “vero”, con soli tre connettori attivi, sarete nei guai. Comunque sia, Miami può lavorare in clock interno, trasmettendo Sync out nel più perfetto stile Roland, può essere subordinata al clock MIDI ricevuto dall’esterno o può andare di pari passo con il Sync Roland ricevuto da fuori. In uno dei video che accompagnano questo articolo (anzi, in due dei video…) la batteria Acidlab è controllata via Sync dalla veneranda TR808.

Oltre a suonare le programmazioni interne, Miami può rispondere ai codici MIDI Note On ricevuti e comportarsi come un qualsiasi expander hardware: basterà accenderla tenendo premuto il tasto Write/MIDI Expander, per poter sfruttare la classica mappatura Do-Kick, Re-Snare, eccetera; inutile dire che, a fronte della riconquista simultanea di HandClap e Maracas, non è possibile pilotare i suoni con la dinamica MIDI, ma solo innescare – sopra a key vel 100 – l’inserimento dell’Accent.

Se avete bisogno di un hardware analogico per le vostre percussioni e non siete disposti a pagare 2000 euro per una 808 vintage, questa è la macchina che fa per voi.

In conclusione, come di consueto, ringraziamenti, ola e standing ovation per Alex Cecconi di NewGroove, che come al solito ha cortesemente fornito la Miami; standing ovation anche per Marco Ciccotti che ha fornito la sua preziosa TR808 vintage.

 

Tags: , , , ,

Trackback from your site.

Comments (23)

  • Peet

    |

    sarebbe anche interessante una comparazione a 3 con la piccoletta della MFB (la 522) che timbricamente somiglia molto ad una tr-808

    Reply

  • Manfredo

    |

    Salve Enrico, complimenti per la bellissima recensione.
    A proposito di sincronismo midi, ho notato che la Miami non ha il midi out, questo perchè non trasmette CC.
    Domanda: se la Miami dovesse essere utilizzata come master, il SYNC OUT della Miami, va collegato al midi in di altre apparecchiature midi utilizzate come slave, giusto?
    Ti ringrazio per la risposta.

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      Ciao Manfredo,
      la MIAMI è concepita per essere una “master analogica” e controllare eventuali altri apparecchi esterni solo attraverso il din sync di antica memoria (quando lo switch è in sync out); purtroppo, non tira fuori il clock MIDI e – attenzione! – il clock Sync TTL non è compatibile con il MIDI (anche se la presa sembra la stessa).

      Tra l’altro, non tutti i cavi MIDI possono funzionare come semplici connettori per la trasmissione del Sync TTL: nel MIDI, c’è una certa piedinatura prevista, nel Sync ci sono tutti i connettori saldati… insomma, occorre fare delle prove o recuperare i vecchi cavi pentapolari degli Anni 70.

      Come risolvere il problema? Questa può essere una soluzione NON commerciale:
      http://obsoletetechnology.wordpress.com/projects/midi-syncsync-midi-converter/

      oppure, puoi cercare un Korg KMS-30 usato, che é in grado di convertire bidirezionalmente MIDI-Sync e Sync-MIDI; ma è materiale talmente obsoleto che non mi stupirei ti chiedessero diverse centinaia di euro… ;-(

      il percorso inverso, a parte che MIAMI riceve MIDI e converte in Sync, può essere fatto con questo:
      http://www.schneidersladen.de/en/doepfer-converter-msy2-midi-to-sync-2

      (ma è argomento che non ci riguarda…)
      in bocca al lupo!!!

      p.s. ovviamente, la cosa più economica consiste nell’usare MIAMI sempre come slave, eh eh

      Reply

      • Manfredo

        |

        Grazie mille della celere risposta.

        Reply

  • fabrizio

    |

    Enrico mi chiedevo se, visto il fatto che i tasti della miami non sono ovviamente sensibili alla dinamica, quest’ultima poteva essere controllata per esempio con un MPD akai attraverso un sequencer tipo ableton

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      se non ricordo male – non la uso in questo modo, quindi la memoria è appannata… – quando la usi come expander MIDI puoi solo gestire Accent On/Off superando la soglia di key velocity 100.

      da questo punto di vista, le vecchie implementazioni MIDI Kenton e Groove (per TR-808 “vera”) erano assai superiori: ho avuto diverse 808 e le usavo quotidianamente come expander (erano gli anni d’oro della programmazione MIDI…) e, oltre a sbloccare la simultaneità handclap + suono alternativo, avevi il completo controllo dinamico suoi suoni.

      qui, ti devi adattare 😉

      Reply

  • fabrizio

    |

    LA Bd è micidiale ma su Clap non c’è storia, quello della 808 è troppo uno schiaffone! non ha eguali!

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    ti garantisco che se le metti A/B, suonano uguali quando serve e la cassa è meglio in assoluto; comunque, con i quattro trimmer interni, puoi regolare clap, tom, conga e snare come vuoi…

    calcola anche che la 808 del video ha trenta e passa anni di lavoro sul groppone… di sicuro, non è più con le tarature originali 😉

    quello che non si è capito (e anche altri lo hanno notato) è perchè certi suoni della MIAMI sono stati accordati un semitono sotto – forse, quando hanno fatto le regolazioni campione, si sono basati su una 808 “scordata”?

    boh…

    Reply

  • fabrizio

    |

    bho… io nel video sento che il clap della 808 ha la “botta” più incisiva rispetto alla miami, ma comunque quest’ultima mi piace e vorrei comprarla perchè una 808 originale che costa il doppio e che non so quanto mi dura data l’eta come tu stesso dici, non è il caso. Tuttavia permane qualche dubbio: “ci sarebbe qualcos’altro intorno a quella fascia di prezzo che suona meglio”? Intanto mi prendo per natale un bel mophp x4 :). Anzi visto che ci sono: a quando un bell’articolo Maestro?

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    sul fronte 808 non hai alternative: o gli lasci 2000 euro e prendi l’originale, o ti muovi sulla MIAMI…

    per il mopho 4, vediamo cosa si può fare con Alex Cecconi :-)

    Reply

  • fabrizio

    |

    Grande Alex Cecconi aka New Groove! mi pare ovvio… 😉 bipp bipp

    Reply

  • raffaele

    |

    azz…però pagare1800 euro in + per un suono di clap…vabbè che l’ORIGINALE è l’ORIGINALE,però mi sembra un po’ eccessivo :)

    Reply

  • Paolo

    |

    Complimenti (come sempre) per recensione e video.
    mi scuso se arrivo così tardi…
    Ma volevo chiedere se era possibile pilotere i patter interni della miami da midi esterno (oltre al sync time), cioè se faccio andare in slave la drum può essere solo usata come exspander creando delle sequenze all’esterno o dal midi esterno posso dare il sync e far partire le patter/trak interne alla miami?

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      la devi accendere come “midi expander” e, a quel punto, ogni strumento risponde a una nota MIDI diversa… 😉

      Reply

      • Paolo

        |

        Quindi niente star/stop dei pattern interni e shuffle miami…
        Peccato. :-(
        Grazie della rapina risposta!

        Reply

        • Enrico Cosimi

          |

          non mi sono spiegato:

          se accendi la macchina in modalità “midi expander”, la puoi “suonare da fuori” mandandogli do per la cassa, re per il rullante, eccetera

          se la usi normalmente, le mandi clock e start/stop e la sincronizzi da fuori agganciando l’esecuzione dei suoi pattern interni alla tua daw

          Reply

  • Paolo

    |

    Ok grazie mille ,ora ci sono. (forse è colpa mia… so de coccio)

    Reply

Leave a comment

Inserisci il numero mancante: *