Arturia Keylab 49 e Analog lab – seconda parte

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in no-categoria

Riprendiamo la nostra passeggiata assieme ad Arturia Keylab 49, andando a descrivere, in questa seconda e ultima puntata, il motore di sintesi del prodotto, costituito a sua volta non da circuiti e transistors ma da un virtual instrument software comandabile via midi e fruibile in multi piattaforma (Windows o Mac OSX).

Di Antonio Antetomaso

COPERTINA

Prima di partire, consentitemi una piccola precisazione sul controller hardware: oltre ai modelli a 25, 49 e 61 tasti, è disponibile anche una versione ad 88 tasti pesati e realizzati con meccaniche Fatar, rispondente al nome di Keylab 88 ed apparsa sul mercato parecchio dopo la serie oggetto di questo articolo. Trovate maggiori dettagli qui.

Orsù dunque, partiamo con l’analisi di Analog lab. Fruibile sia in modalità standalone che in hosting sulle principali DAW di mercato mediante i protocolli VST, AU o RTAS, esso si configura come un software virtual analog che racchiude in un unico prodotto 5000 e spicci preset tratti dalle principali emulazioni virtual analog di Arturia contro i 3000 della versione precedente (cominciamo bene).

Eh già perchè anch’ esso, come il controller hardware, si configura come l’evoluzione del motore software relativo alla vecchia serie Analog Experience the Laboratory e come esso consente l’editing delle varie timbriche offerte utilizzando un set ridotto di controlli e di gradi di libertà, rispetto al prodotto software da cui il singolo preset è tratto.

Mi spiego meglio: selezionato un preset tratto dal prodotto CS-80 V, su di esso è possibile intervenire solo sui parametri controllati dai controlli rotativi, dagli sliders e dai pulsanti della Keylab corrispondente e al massimo su quelli, anche se si usa un altro MIDI controller.

Le manopoline e gli sliders di Keylab sono infatti mappati uno a uno con i “virtual pippoli” della versione software, per cui più di quello non si può fare. Attenzione però, perchè il tutto viene meno se si ha installato il prodotto da cui il preset è tratto: in tal caso infatti, da Analog lab, cliccando su un apposito tasto, si può accedere direttamente al virtual instrument in oggetto ed operare al massimo delle sue possibilità.

Ma procediamo per ordine, iniziando a dare un’occhiata all’interfaccia principale con cui si presenta il software, completamente rinnovata rispetto alla versione precedente:

 

FIGURA1

Apriamo la cassetta degli attrezzi e cominciamo l’analisi al microscopio alla ricerca delle novità.

Benchè rinnovata, l’interfaccia offre pressochè la stessa modalità operativa di Analog Experience the laboratory. In alto è offerta una toolbar da cui è possibile gestire i presets (salvataggio, richiamo e così via), accedere alla configurazione del software e, novità, selezionare il tipo di controller utilizzato. 

 

FIGURA2

Analog lab è infatti retro compatibile con le vecchie versioni “Analog experience”. Bella scoperta, sono controller MIDI anch’essi o no? Sissignore, ma selezionando tali controller come sorgenti MIDI, il software si riconfigura automaticamente per essere automaticamente associato ai messaggi di CC giusti. Altrimenti dovrei operare un mapping tra la mia componente hardware generica e il software. Un disastro, se volete,  vi torna?

Nella medesima toolbar, è possibile selezionare la modalità operativa del software: SOUND o MULTI, perfettamente in linea con quanto offerto dal controller Keylab e descritto nella prima puntata.

Scusa e se ho il vecchio controller che succede? Niente di trascendentale, cliccando sul pulsante “SCENE” il software commuta in modalità MULTI, come è facile aspettarsi. Insomma, la modalità “SCENE” è veramente un caro ricordo…se la rivolete indietro dovete continuare ad utilizzare la vecchia versione del software, cosa questa comunque possibile. Verrebbe da chiedersi come mai sia stata eliminata del tutto e non semplicemente affiancata alla versione MULTI…who knows?

Immediatamente al di sotto della toolbar è presente la schermata principale dell’applicazione, divisa in due sezioni. Quella di sinistra offre, di fatto, l’elenco di preset per categoria selezionata o l’elenco completo se non abbiamo applicato filtri.

 

FIGURA3

I preset sono comodamente “percorribili” avanti e indietro utilizzando il coltrollo rotativo “Value” della Keylab. Scelto quello di proprio interesse basta pigiare sul “pippolo” per caricarlo alla velocità della luce. Di ogni preset sono mostrati diversi meta dati: nome, categoria, autore, livello di preferenza e così via.

Nella sezione di destra sono presenti tanto i dettagli relativi al preset caricato, quanto i parametri sulla base dei quali è possibile filtrare l’elenco mostrato sulla sinistra.

 

FIGURA4

Tralasciando i secondi, di lampante significato (è possibile filtrare per synth e/o per categoria di timbro), concentriamoci per un attimo sulla parte alta della schermata, assai interessante.

In essa è possibile visionare i parametri di dettaglio della timbrica, agire su alcuni di essi (es. la sincronizzazione o meno dell’LFO al clock di sistema nel caso della patch in oggetto) secondo la patch caricata e, rullo di tamburi agire direttamente sul synth virtuale da cui è tratta la patch. Basta cliccare sul pulsante “EDIT” e, a patto di avere il virtual synth Arturia corrispondente installato ed abilitato nel pannello opzioni di Analog lab, vedrete comparire una roba del genere:

 

FIGURA5

Il virtual synth caricato è automaticamente impostato con i settaggi relativi al preset di Analog lab caricato. Occhio però alle modifiche perchè bisogna salvare sia il preset sul virtual synth, sia il nuovo preset su Analog lab, in modo da associarlo ai settaggi effettuati da noi sul primo software. Poco male, basta prenderci un po’ la mano.

Cliccando infine su Studio View, di ha una panoramica tridimensionale di uno studio virtuale in cui sono disposti tutti i virtual synth di Arturia ed è evidenziato il synth da cui è tratto il preset caricato. Questa è una novità rispetto alla versione precedente. Tutto qui? A che serve? Beh, cliccando su un synth all’interno dello studio vengono presentati a sinistra tutti i preset di quel synth. Diciamo un altro modo di filtrare i preset di Analog lab, ecco.

 

FIGURA6

E passiamo alla modalità MULTI, si è detto, la vera grossa e appetitosa novità della nuova versione. In tale modalità è possibile, CPU permettendo, creare delle timbriche davvero micidiali date dal layering di timbriche di base di Analog lab o dal loro splitting su tutta la superficie della tastiera: va da sè che se vi occorrono 4 o 5 suoni su diverse porzioni di tastiera, la versione di controller che fa per voi non è di certo quella a 25 tasti, convenite?

Anche per la modalità MULTI, la schermata centrale è divisa in due sezioni: quella di sinistra dedicata alla scelta di un MULTI preset da caricare e quella di destra che consente di operare granularmente sul timbro caricato.

 

FIGURA7

Operare su un MULTI significa sostanzialmente scegliere le timbriche di base che lo compongono, decidere di dedicare a ciascuna di esse tutta la superficie di tastiera o parte di essa e decidere quale dei controlli della parte hardware controlla cosa di quale timbro. Più facile a dirsi che a farsi, credete a me.

 

FIGURA8

Nella sezione in basso è presente una ricostruzione UNO a UNO in virtuale del controller hardware selezionato in alto. Inutile dire che i controlli reagiscono ai movimenti effettuati sulla parte hardware e mostrano il parametro che governano. Tale parametro può essere modificato usando il comodo menu a discesa attivabile mediante il selettore a finestra sotto il relativo controllo.

 

FIGURA9

FIGURA10

A sinistra e a destra della tastiera virtuale sono presenti due sezioni a comparsa. La prima consente di decidere i preset da assegnare a ciascuno dei 10 slot di memoria (snapshot) comandabili dagli altrettanti pulsanti sulla Keylab. Per assegnare i preset basta aprire la sezione di sinistra,  selezionare le timbriche desiderate dall’elenco al centro di cui sopra e trascinarle nelle posizioni target mostrate a destra, come illustra la seconda figura di seguito.

 

FIGURA11

FIGURA12

La seconda sezione a comparsa, sulla destra della tastiera, consente di programmare i drum pads con gli accordi da eseguire:

 

FIGURA13

 

Al dunque

Come (credo) si è potuto capire dalla recensione, il prodotto in questa nuova versione mi ha convinto, e non poco. Diciamo che l’ho trovato il giusto coronamento di un’ idea già di per sè vincente alla nascita. Relativamente al controller hardware, la nuova versione ha dalla sua, si è detto, una maggiore robustezza, completezza e qualità dei materiali costruttivi, nonchè una piacevolezza al tocco nettamente migliorata. Relativamente al software, le vere sorprese arrivano lì, a cominciare dalla qualità audio. Analog experience the laboratory suonava e non c’è dubbio, ma faticava ad uscire in un mix. Analog lab è una bomba in tal senso: suono poderoso e dinamico, timbriche convincenti…insomma degno del nome Arturia.

La modalità MULTI è poi la prerogativa che mi ha entusiasmato di più: come già asserito, provare un layering con le timbriche virtual analog di Arturia significa non rinunciarci più parola mia. Quindi, alla domanda:” l’upgrade vale la pena?”. La risposta è:” sicuramente si e di corsa per la parte software”. Relativamente al controller hardware, al momento non mi risultano presenti sul mercato offerte speciali per chi volesse “aggiornare”, ragione questa per la quale spendere la cifra piena di 329 euro potrebbe rivelarsi eccessivamente impegnativo per chi possiede già la vecchia versione. Se però deciderete di vendere il vecchio controller per procedere all’acquisto di quello nuovo sicuramente non farete male e rimarrete soddisfatti del nuovo acquisto, credete a me.

 

Bene amici, è tutto.

Restando a disposizione per commenti, suggerimenti e richieste di chiarimenti vi rimando ai prossimi appuntamenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Comments (4)

  • danilo

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    Salve,nella versione a 25 tasti e’ presente a corredo anche tutta la parte software delle versioni maggiorate??se non erro si può acquistare per 180euro o giu’ di li….

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    • Antonio Antetomaso

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      Ciao,

      il pacchetto software a corredo è sempre lo stesso. Il prezzo si aggira intorno ai 200 euro e spicci, spiccio più spiccio meno.
      A presto.

      Reply

  • David

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    Ciao Antonio, proprio in questo giorni Arturia ha rilasciato una versione black edition della serie Keylab con incluse le versioni full version del Prophet V, Solina, Uvi Grand Piano Model D. Native Instruments ha risposto con i nuovi controller Komplete Kontrol S, con i quali ora hai la Komplete Select che comprende 10 plugins della serie Komplete tra cui Monark e Massive. Sono indeciso tra le due soluzioni, tu quali consigli e che riflessioni potresti fare in merito? grazie!

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  • Domenico

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    quindi per far comparire col tasto edit, l’interfaccia virtuale dei synth bisogna comprare i pacchetti sul sito arturia? e me il tasto edit non esce e non ho capito bene cosa devo fare

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