Apogee Groove

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, no-categoria, Recording

Quando si vuole far uscire audio da un laptop, per piacere personale o per professione, di solito iniziano i guai. La qualità nativa delle porte audio built-in è spesso allineata sullo standard 44.1 kHz/16 bit che risale – è meglio ricordarlo – agli Anni 80 dello scorso secolo. Per questo motivo, esiste una serie pressochè sterminata di hardware dedicate alla gestione professionale multivia; in questo comparto, il marchio Apogee non ha certo bisogno di presentazioni.

Di Enrico Cosimi

Groove

Se il mondo professionale e quello prosumer hanno di che saziarsi con facilità, diverso è il discorso relativo alla gestione di alta qualità per l’audio inteso come godimento dello spirito. Ancora una volta, Apogee può venire in nostro soccorso con la piccola, divertentissima, interfaccia Apogee Groove.

Il sistema è talmente semplice da risultare irresistibile – e, come vedremo, nella sua semplicità, finisce per innescare desideri che troveranno soddisfazione solo nei modelli di fascia più alta prodotti dallo stesso marchio. Immaginate una scatoletta poco più grande di un accendino Bic, diciamo due accendini Bic accoppiati, che dialoga con il vostro laptop attraverso cavo Micro USB/USB fornito in dotazione e che offre, all’utente, connessione per la cuffia e due semplici tastoni con i quali alzare e abbassare il volume. Tutto qui. Plug, play and enjoy aural pleasure.

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Perché?

La piccola Apogee Groove lavora con una connessione USB 2.0 su Mac e su PC e può gestire audio in densità 24 bit, con una velocità di campionamento fino a 192 kHz. Insomma, un altro modo di ascoltare musica, che rende impietoso il confronto con le prestazioni native delle porte audio built-in nel nostro laptop. La massima risposta in frequenza e la più bassa distorsione misurabile sugli hardware della stessa fascia di mercato sono ottenute impiegando tecnologia Current Drive per pilotare le cuffie (Apogee suggerisce fior di cuffie da un sacco di talleri, ma il sistema funziona benissimo anche con headphone set meno blasonati – in questo momento, chi scrive sta letteralmente monopolizzando l’attenzione del Vagone 7 Frecciarossa, sfoggiando una vera cuffia da marconista, scomodissima, mentre si spara a tutto spiano le backing tracks di Karn Evil 9.

A maggior garanzia del flusso ininterrotto e non deformato di dati audio, è presente un Quad Sum DAC design che impiega quattro convertitori audio DAC per canale. il tutto sotto la benedizione di un altro minaccioso tool tecnologico: la ESS Sabre DAC Technology con ESS Sabre 32-bit Hyperstream.

Paura, eh?

 

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Feeling

Apogee Groove è realizzata in alluminio, a dispetto delle sue dimensioni, ha un peso “giusto” per non sembrare un giocattolo e, forte della sua bustina in seta, può essere portata ovunque con rilassata eleganza per isolarsi in un mondo di puro ascolto musicale.

Gulp! (vorrei tanto che…)

Usare Apogee Groove consiste in due sempici passi: fare i collegamenti e regolare i volumi con i due tastoni incremento/decremento. Da irresponsabili incontentabili impenitenti (i.i.i.) quale ci professiamo, non ci sarebbe dispiaciuto avere anche una conversione audio in ingresso – un’acquisizione ADC, per intenderci, un ingresso audio… – invece, Groove  offre solo un’uscita stereofonica che può essere configurata per gestire ascolto in cuffia, o con opportuni adattatori non forniti in dotazione, per pilotare una coppia di monitor amplificati.

E’ banale, ma è sempre meglio ricordarlo: nel catalogo Apogee non è difficile trovare una pletora di hardware dedicati all’acquisizione e alla restituzione di audio digitale in percorso bidirezionale. Insomma, se quello che cercate è una scheda audio di dimensioni minime, per poter realizzare i vostri provini mentre il Frecciarossa sfreccia (che altro, se no?) a 300 kmH, Apogee sarà ben feclice di soddisfare la vostra fame di portatilità e di ingressi audio. “Questa” interfaccia è solo per ascoltare, non per stendere tracce audio in ingresso al laptop. 

Perdindirindina!

Conclusioni

Apogee Groove suona tanto, suona benissimo, è piccola, elegante, trova posto anche nella tasca più affollata e – coadiuvata da una buona cuffia – garantisce ore di puro piacere uditivo. In periodi angosciosi come questo, è brutto dirlo, ma è una realtà, potersi ritagliare una mezzora di ascolto concentrato nella full immersion dei 24 bit / 192 kHz con il nostro artista preferito, è un lusso da non sottovalutare.

Il prezzo? Come dicono gli americani, you pay what you got.

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Comments (10)

  • Simone

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    Ho letto molto sul web di “audio ad alta risoluzione” e ho trovato pareri molto discordanti: alcuni sostengono sia tutta un’altra cosa, altri che sia abbastanza inutile (cioè che il nosto orecchio non è in grado di distinguerlo dall’audio a 44.1KHz). Lasciando perdere chiacchiere teoriche sul teorema del campionamento di shannon e quant’altro, mi piacerebbe sapere se all’ascolto diretto effettivamente ci sia una differenza…e soprattuto se per percepirla servano apparecchi mirabolanti tipo cuffie, casse e orecchie bioniche :)

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    • Enrico Cosimi

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      premesso che sono scettico per natura, ascolto musica – quando ho tempo, cioè raramente – usando hardware eterocliti o, indifferentemente, materiale professionale, con questo scatoletto una differenza C’E’… che poi servano delle buone cuffie e delle condizioni ambientali tali da poter apprezzare le sfumature, è un dato di fatto

      che poi si stia parlando di sfumature e non di macro differenze maggiore/minore, è un altro dato di fatto

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  • guido

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    ma andando ancora più al sodo, senza paracadute mi butto e domando:

    assodato che una differenza all’ascolto, seppur di sfumature, ci sia, tra 44.1Khz/16bit e 192Khz/24bit;
    immagino che essa abbia luogo solo ed esclusivamente nel caso in cui il file che mettiamo in riproduzione sia STATO CAMPIONATO a sua volta a 192Khz/24bit.

    giusto?
    (le domande ignoranti di un giovedì confuso)

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    • Enrico Cosimi

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      gli ammeregàni dicono “Garbage In – Garbage Out”, cioè se entra immondizia, esce immondizia…

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    • frabb

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      non è proprio così, ma la quantità di variabili in gioco esclude una discussione teorica che sia nel contempo sensata e completa: dovremmo star qui a menarcela a suon di equazioni e testi complicatissimi per anni, più o meno. Ti faccio un esempio pratico: in studio usiamo una scheda di quelle “serie”, di quelle robe che ti davano con protools e tutta la compagnia, insomma roba “pro”. La usiamo (non so perchè) a 48khz. A casa smanetto con una schedina normale da 200 euro e lavoro di prassi a 96khz. Beh, attaccate tutte e due in studio agli stessi monitor, suona meglio quella a 48, ma di brutto. Ergo: non si tratta tanto di frequenze di campionamento e bit di dinamica, quanto dell’insieme di tutta la faccenda teorico/pratica, componentistica, costruzione, attenzione ai dettagli etc etc… Alla fin fine non rimangono che le nostre orecchie per valutare, indipendentemente dai parametri matematici. Se il prof. dice che questo coso suona BENE io mi fido di lui, a qualsiasi frequenza di campionamento.

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  • Attilio De Simone

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    La questione è che nel mondo dei computer “la matematica è un’opinione”, nel senso che se è vero che teoricamente 192/24 suonano meglio di 44100/16 non è detto poi che all’atto pratico questa differenza sia audibili. Perchè il risultato finale dipende da tanti fattori, da tutta la componentistica hardware (semmai usi una scheda a 192/24 ma la ascolti tramite dei monitor da pc, oppure utilizzi dei cavi di scarsa qualità, o le cuffie non sono da audiofili) perchè vale la regola: nell’audio la massima qualità che ottieni è data dalla massima qualità che si riesce a tirare fuori dal peggiore dei componenti impiegato. Per esempio, se hai computer, scheda audio, monitor di qualità 10 ma hai un cavo audio di qualità 5 (per fare un esempio molto semplicistico) la massima qualità che tiri fuori è di livello 5. Senza dimenticare che se ascolti un cd audio commerciale puoi avere la scheda che ti lavora alla massima risoluzione possibile, ma sempre musica a 44100/16 ascolti perchè quella è la risoluzione dei cd audio standard.

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    • frabb

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      pur essendo daccordo col 99% di quanto scrivi, ribadisco che il teorema secondo cui 44khz riprodotti con una periferica che spara a 192khz sono uguali a quelli riprodotti da una che spara a 44khz in quanto la qualità del campionamento del segnale di origine è la medesima è QUASI giusto, ma nella realtà dei fatti non è così (lo sarebbe se tralasciassimo teoricamente tutto il discorso sui driver e sul software che è atto a riprodurre l’audio). Tutto il resto che scrivi, ovvero il fatto che purtroppo l’audiofilia si fonda sul concetto del livellamento “al minimo”, è oro colato per chiunque voglia imparare l’ABC di questa insana malattia.

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      • frabb

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        per inciso, non si tratta di “sentire cose in più”, che NON ci sono e che comunque, a meno di non essere dotati di un udito da super-eroe della marvel, NON POTREMMO UDIRE, ma di un discorso più ampio che riguarda la “libertà di azione” a livello di ricampionamento software… lavorare con flussi a 192khz/32bit, anche utilizzando campionamenti da un qualisiasi CD a 44Khz/16 bit, è tutto un altro mondo rispetto al lavorare alla stessa frequenza di campionamento della sorgente. Monolake ha inciso un disco (“Ghost” o qualcosa del genere mi par di ricordare) dove giocava appunto con le frequenze di registrazione, “abbassando” le freq ultrasoniche e normalizzandole nella gamma delle frequenze udibili al fine di ottenere degli artefatti (fantasmi, per l’appunto) sonori ascoltabili….. è solo un esempio, ma se ne potrebbero fare di analoghi per tutto quanto riguarda la riproduzione dell’audio in generale….

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        • Attilio De Simone

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          Ma la questione non è il ricampionamento software o altro, ma di semplice ascolto di files audio in formato standard audio-cd (indipendentemente che si usi o meno un cd audio). Esperimenti come quello di Monolake non aggiungono e non tolgono nulla alla storia della musica, si tratta di esperimenti tecnici, ma il contenuto artistico non mi sembra così sconvolgente.

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  • Cactusound

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    Non si può però parlare solo con la matematica, ci sono convertitori sul mercato che a 44.100 suonano meglio di altri a 96.000 per via di scelte costruttive e materiali.
    Ho usato nel tempo (dal 1996) schede e prodotti audio digitali di tutti i tipi e di tutte le “forme”. Attualmente preferisco l’uso di una scheda PCI ingegnerizzata nel 2000 che si mangia a colazione il 90% delle balsonate schede USB/firewire/quant’altro che escono a ripetizione sul mercato oggi. Anche a parità o a superiorità di frequenze. (portabilità e compatibilità sono un altro discorso)

    Detto questo, per tornare sul tema principale, ho testato la suddetta Groove e una scheda dal costo di 20-30 euro (non faccio nomi ma magari metto un link: http://www.pssl.com/images/Default-Image/500/UCG-102.jpg
    Non ci si crederà ma le differenze sono irrisorie e a mio avviso, levato l’effetto placebo dell’oggetto nuovo e di marca, non valgono economicamente la pena. [ambiente professionale, varie cuffie Sennheiser, Grado, Beyerdynamic, più persone all’ascolto]

    Rimane però il fatto evidente che qualsiasi soluzione esterna di una minima decenza risulta in genere un miglioramento all’ascolto della stragrande maggioranza delle schede audio integrate nei PC portatili.

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