Waldorf Zarenbourg – Seconda parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Esaurite le presentazioni di rito, non rimane che discutere delle due funzionalità meno evidenti, più nascoste o – in assenza di editor esterno – meno immediate offerte da Zarenbourg: stiamo parlando di layer e catena effetti.

Di Enrico Cosimi

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Con il termine “layer”, intendiamo la possibilità di sovrapporre due timbriche scelte tra quelle residenti dentro Zarenbourg e dosarle nel bilanciamento di livello in modo da privilegiarne una nei confronti dell’altra. Inutile dire che la sovrapposizione impegnerà il doppio della polifonia, perché ogni nota premuta farà riferimento a due canali di voce.

La catena di effetti, invece, fa riferimento alla possibilità di selezionare non un singolo algoritmo per processare il suono del timbro desiderato, ma una sequenza di più trattamenti, scelti uno per uno e mantenuti in memoria con il suono. Andiamo per ordine.

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Layer


Ci sono 28 timbriche residenti (i Preset “di pannello” e le variazioni depositate nei banchi A, B, C); Zarenbourg fa riferimento al suono corrente come alla timbrica di base; posizionando il selettore di effetto sulla posizione Adjust, si possono impiegare i due controlli della sezione effetti per scegliere la timbrica secondaria (il sistema passa in rassegna tutte le sonorità mano mano che si ruota il potenziometro) e poi dosare il bilanciamento crossfade tra i due suoni.

Specie le prime volte che si prova la procedura, non è difficile scoprire (con orrore) di aver spostato anche il timbro di partenza…

Quando ci sarà l’editor esterno, sarà tutto più facile.

 

Effetti e catena di effetti


Zarenbourg offre diversi algoritmi di trattamento audio, selezionabili uno per volta (e accoppiabili alle timbriche precedentemente scelte, creando un unico bundle sonoro) o inanellabili in catena timbrica, per trattamenti cumulativi. Di base, è possibile lavorare con:

  • chorus: regolabile in detune e velocità di modulazione; un must sul piano elettrico, specie per le ballad più magiche;
  • flanger: sdoppiamento del segnale originale e modulazione della versione ritardata; i controlli sono mappati su velocità di rotazione/delay time e intensità dell’effetto; come per il precedente chorus, si può usare il Tap Tempo per sincronizzare facilmente la modulazione alla propria velocità di esecuzione;
  • phaser: la terza classica short modulation è controllabile in velocità e profondità; anche in questo caso, il piano elettrico chiede a gran voce di essere processato nell’effetto;
  • echo/reverb; qui, ci sarebbe piaciuto vedere qualche sforzo in più… l’algoritmo funziona come delay come riverbero, anche se – nel mondo occidentale – la presenza simultanea di delay più riverbero è assiomatica e non messa in dubbio (un pochino come burro e alici, pizza bianca con i fichi, Beethoven e ritmo… ooops); invece, l’algoritmo proposto da Waldorf può svolgere i due compiti solo alternativamente, previa selezione con Effect Button; i due parametri di pannello sono automaticamente mappati a delay time + feedback level o room size ed effect level. La qualità dei due trattamenti è notevole, ma (a parte la possibilità di averli simultaneamente combinati in un unico trattamento compattato per l’occasione) non ci sarebbe dispiaciuto avere un delay time con le stesse idiosincrasie delle vecchie apparecchiature analogiche, salti d’intonazione e glitches compresi invece del pudico fade out/in che accompagna ogni delay time change. In ogni caso, il massimo tempo di ritardo è ipnoticamente superiore al secondo e anche il riverbero è generosamente denso;
  • auto wah; hai un clavinet e non vuoi metterci il wah pedal? Ragazzo, hai sbagliato strumento… Scherzi a parte, tanto nella versione automatizzata come modulazione, quanto in quella controllabile a pedale, l’effetto è fatto a posta per tirare fuori tutta l’aggressività funk dai suoni residenti. Provare per credere;
  • equalizer; quattro bande d’intervento selezionabili per tagliare a 120 Hz +/- 18 dB, 750 Hz con stesso range, 3000 Hz con -18/+10 dB e 6000 Hz con -18/+6 dB;
  • overdrive; distorsione energica, regolabile in colore e quantità; attenzione al voicing degli accordi…

Come si crea una catena di effetti? In maniera abbastanza semplice; supponiamo di voler mettere overdrive, phaser e delay al piano elettrico: dopo aver selezionato il timbro di Rhodes che più si adatta alla nostra esecuzione, con il selettore multi posizione della sezione effetti, scegliamo la distorsione overdrive per scaldare un pochino il suono.

A questo punto, se spostassimo il selettore sulla posizione “phaser”, Zarenbourg sarebbe autorizzato a credere che – da parte nostra – ci sia la semplice volontà di cambiare effetto per provare qualcosa di nuovo… ma, se prima di ruotare il selettore degli effetti, avremo cura di tenere premuto il tastino Hold, lo strumento capirà che deve “trattenere in memoria” l’effetto precedentemente selezionato (con le sue regolazioni di parametro) e inserire nella catena audio il nuovo effetto, cioè il Phaser, pronto per essere editato nei suoi parametri di pannello. Allo stesso modo, serialmente, saremo poi pronti per selezionare – a colpi di Hold – il terzo effetto Delay, con cui costruire le ribattute a tempo sull’esecuzione.

Schermata 08-2456524 alle 17.52.34

Buona visione.

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Comments (3)

  • fabuloso

    |

    presentazione bella da leggere e bella da ascoltare..
    molto interessante la possibilità di delineare una serie di effetti.
    domanda: nel suonare con una timbrica secondaria, anche questa è processata dagli effetti di bordo?

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    sono contento che la presentazione sia piaciuta;

    la sezione effetti è unica per lo strumento, quindi non possono esserci DUE riverberi diversi, ma probabilmente – se ci si muove con cautela – si possono sommare in layer due timbriche che usano effetti diversi e non sovrapposti (una con riverbero, l’altra con flanger, ad esempio)…

    comunque, fino a che non c’è l’editor esterno, molte cose sono ancora poco definite 😉

    Reply

    • fabuloso

      |

      Dati i tempi di gestazione di waldorf per questa macchina, speriamo che l’attesa per l’editor non costituisca un travaglio ancor più faticoso.
      Intanto grazie per la risposta sempre rapida e cortese :)
      butto un idea: sarebbe bello confrontare questo zarenbourg coll’sv-1, mi sembrano due progetti commerciali pensati per utenze differenti ma, non so se sbaglio, mi sembra abbiano in comune qualcosa in più del richiamare lo stesso immaginario collettivo di paste sonore… che ne pensa?

      Reply

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