Waldorf Rocket Synthesizer

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Frankfurt MusikMesse 2012, Gear

Alloggiato in un compatto scatolotto in plastica, con strategici comandi ospitati sul pannello in lamierino metallico e il classico look sofisticato che, da sempre, caratterizza gli strumenti targati Waldorf, il nuovo Rocket Synthesizer offre funzionalità parafoniche alla portata di tutti. Il prezzo è assai contenuto, l’accoppiata sorgente sonora digitale/filtro analogico colpisce secco e duro, come tradizione Waldorf.

Di Enrico Cosimi

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In questo periodo, costellato da realizzazioni analogiche, virtual analog, full digital e – peggio ancora – periodicamente spazzato da nuovi modelli polifonici e monofonici, le domande principali (a parte “quanto costa”) sono sempre quelle:  che tecnica di sintesi è utilizzata? E, quante note può generare simultaneamente? A queste, e ad altre domande, cercheremo di trovare risposta analizzando il funzionamento del simpatico apparecchietto che, detto tra noi, è parafonico. Niente male, nevvero?

La conquista della polifonia (un barboso, ma concentrato, excursus storico)

Nella notte dei tempi, gli strumenti musicali elettronici erano inevitabilmente monofonici (Theremin, Ondes Martenot, Trautonium), anche se – prima ancora – il Telharmonium, a fronte di un massivo apporto hardware, permetteva esecuzioni in polifonia. Dopo la ripresa di Hammond, che miniaturizzò il meccanismo del Telharmonium fino a renderlo vagamente “portabile”,  sulla soglia degli Anni 50 e 60 iniziarono ad arrivare le prime apparecchiature polifoniche; la polifonia poteva essere realizzata in due maniere:

  • utilizzando una struttura a divisione di frequenza (come negli organi Vox o nelle prime macchine polifoniche KORG), in cui l’ottava più acuta ospitava fisicamente 12 oscillatori indipendenti e, successivamente, le ottave inferiori erano generate dividendo /2 /4 /8 /16 il segnale prodotto in alto;
  • utilizzando un numero ridotto di voci (quattro, cinque, sei, otto) composte ciascuna da un sintetizzatore indipendente e completo, inizialmente dotato di un pannello comandi separato (come nel Four Voice Oberheim) o posti sotto controllo di un unico pannello comandi (come nel Roland JP-4).

 

Nessuna delle due tecniche è priva di effetti collaterali (il suono sgradevole nella divisione di frequenza e l’elevato costo, oltre alla limitazione numerica, nella struttura a voci indipendenti); motivazioni di carattere commerciale spinsero, nei lontani Anni 70, diversi costruttori (ARP e Roland, tanto per citarne qualcuno…)  a tentare la strada della parafonia, cioè ad accumulare un certo numero di voci ottenute da oscillatori (per divisione o meno) indipendenti portandone il segnale all’interno di un unico percorso di filtraggio, amplificazione ed articolazione d’inviluppo.

In questo modo, il musicista poteva ottenere accordi, ma nel caso di un’esecuzione polifonica, ogni nuova nota innescava il restart dell’inviluppo di filtraggio e amplificazione, con la conseguente riarticolazione di tutte le note eventualmente impegnate in polifonia. Per avere un’idea del tipo di effetto, basterà ascoltare l’introduzione di The Model dei Kraftwerk…

Successivamente, la disponibilità di componentistica performante a costi più contenuti permise di standardizzare la produzione nella direzione che ben conosciamo, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Waldorf Rocket ha un singolo oscillatore digitale, che – proprio per la sua natura digitale – può simulare la presenza di otto versioni sfasate dello stesso segnale (utili per ottenere massivi unisoni) o può organizzare su precisi intervalli diatonici le clonazioni di voce, oppure ancora (attenzione) può mettere le voci “artificiali” sotto controllo dell’intonazione di tastiera, permettendo l’esecuzione di accordi a otto note che confluiscono nell’unico filtro disponibile. Parafonia, appunto.

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Lo strumento

Dotato di alimentatore esterno, Waldorf Rocket è alloggiato in uno scatolotto quadrato di plastica con pannello frontale in lamierino metallico; tutti i controlli sono alloggiati sulla plancia superiore, mentre le connessioni sono logicamente ordinate sul frontalino esterno. Una serie di quattro incassi arrotondati praticati sul retro dello strumento danno adito alle peggiori ipotesi complottistiche (un meccanismo per agganciare tra loro più Rocket? Un sistema per suonare il Rocket direttamente dal manubrio della propria motocicletta?).

Di fondo, i pochi controlli di pannello svolgono molto spesso una doppia funzione evidenziata dalla scelta cromatica: funzione principale serigrafata in inchiostro bianco, funzione secondaria serigrafata in inchiostro verde. L’apparecchio offre un oscillatore parafonico, un filtro analogico multimodo, una sezione di booster particolarmente energica, un inviluppo semplificato per filtro e amplificatore, un oscillatore a bassa frequenza per le modulazioni cicliche, un arpeggiatore. Non disponibile da pannello, ma controllabile esternamente, un secondo oscillatore a bassa frequenza è dedicato alla realizzazione del vibrato attraverso modulation wheel.

Non c’è possibilità – perlomeno, per ora – di memorizzare preset on board: tutto quello che viene elaborato è disponibile per il MIDI CC transmit e la successiva documentazione su tracce MIDI esterne; è però disponibile una .app con cui pilotare tutti i parametri da fuori (ulteriori particolari in seguito).

Iniziamo dalle…

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Connessioni

Rocket è monoaurale: ha una sola uscita Audio Out e un solo ingresso VCF In con cui convogliare segnali esterni alla volta della sezione di filtraggio; l’unico controllo di volume presente sul pannello comandi è relativo alla regolazione per la presa (stereo) Phones Out; il segnale diretto dello strumento esce costantemente non attenuato, al massimo della dinamica.

L’apparecchio dialoga con il mondo esterno attraverso la porta MIDI In/Out e attraverso il connettore bidirezionale USB; il settaggio del MIDI Channel avviene tenendo premuto un minuscolo tastino incassato e inviando, successivamente, un codice Nota On sul canale desiderato; la regolazione è mantenuta anche a macchina spenta.

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Controlli

Come accennato in apertura, Rocket ammassa funzioni sapientemente selezionate mettendole in doppia fila sui pochi controlli di pannello; questo obbliga, da una parte il musicista a fare i salti mortali, ma – dall’altra – permette di contenere il prezzo in maniera assai apprezzabile. La struttura di sintesi è quella classica oscillatore – fltro – amplificatore.

 

Oscillatore

Produce onda rampa e dente di sega, in formato monofonico, sdoppiato fino a 8 clonazioni, con possibilità di sfruttare armonizzazioni predefinite (terze, quinte, raddoppi di ottava, eccetera…) o controllabili attraverso codici MIDI Nota On inviati dalla master keyboard. Il controllo di Glide permette l’integrazione nei passaggi tra una nota e l’altra; se l’apparecchio è posto sotto controllo dell’Arpeggiatore interno, il Glide è permanentemente acceso e può essere controllato in velocità; alternativamente, può essere disinserito a discrezione dell’utente.

I due parametri di pannello Wave e Tune cambiano funzione in base alla forma d’onda selezionata ed offrono, ciascuno, due comportamenti differenti, simmetricamente mappati nell’escursione bipolare del potenziometro.

In questo modo, con onda rampa selezionata, il comando Wave permette di definire il numero, la qualità, l’armonizzazione delle otto clonazioni di ramp wave generate internamente (escursione oraria del controllo, a partire dallo zero centrale) o la velocità di decay con cui una clonazione in hard sync produrrà la tradizionale cascata di armoniche (escursione antioraria del controllo). Al minimo di quest’ultima regolazione, il decay time è esteso al massimo e – di fatto – assimilato ad un sustain level che permette di sommare la quantità desiderata di armoniche estranee al timbro di base. Se non si vuole avere effetto hard sync o clonazione/armonizzazione/parafonia delle otto onde parallele, basta tenere il comando Wave allineato a ore dodici.

Lo stesso comando, se si seleziona l’onda quadra, permette di definire la simmetria pulse width della medesima (dal minimo antiorario alla posizione centrale) o di sfruttare una progressiva animazione pwm (con LFO fantasma dedicato al parametro) nell’escursione oraria del potenziometro.

La regolazione di Tune permette di definire l’escursione del pitch envelope applicato alla clonazione di rampa in hard sync (maniera antipatica per dire “l’ampiezza dello sweep di armoniche”) o, superata la mezzeria del controllo, di impostare la quantità di deviazione dall’unisono per tutte le voci clonate; quando Tune e Wave sono tutti aperti, Rocket entra in Unison ode e sovrappone le otto clonazioni di rampwave in un massivo unisono a detune variabile. Non male.

Se si seleziona l’onda impulsiva, il controllo di Tune varia il detune progressivo delle clonazioni.

 

Filtro

Il comportamento è selezionabile attraverso interruttore Type, con accesso diretto alle modalità low pass, band pass e high pass; la circuitazione è analogica e strilla come un’aquila tanto nel rapporto Cutoff/Resonance quanto nell’interazione con il Boost.  Accennavamo in precedenza alla possibilità di filtrare segnali esterni con il Rocket: per lavorare comodi (a meno che non si desideri rinforzare la tonalità del segnale esterno con l’oscillatore del sintetizzatore), è meglio impostare la forma d’onda Pulse e regolarla sulla minima simmetria pw, in modo da eliminarne il segnale.

La frequenza di taglio può essere gestita al 50% o al 100% attraverso Keyboard Tracking; ovviamente, la modulazione dell’inviluppo è controllata attraverso Envelope Mod Amount.

Il Boost, posizionato a valle del filtro, è molto cattivo e permette di arricchire in maniera impegnativa il contenuto armonico prodotto dal sintetizzatore: se vi servono timbriche penetranti, questo è il comando da tenere sotto controllo.

 

Inviluppo

Anche qui, si fa sentire la semplificazione strutturale: ci sono due inviluppi indipendenti per filtro e amplificatore, ma il set di controlli è unico e permette la regolazione continua del solo Decay Time, mentre Sustain e Release sono gestiti unicamente attraverso una coppia di interruttori On/Off.

In questo modo, dando per scontato che l’Attack Time sarà sempre su valori immediati, è possibile decidere se il suono permane costante o è percussivo (Sustain On/Off), se avrà un alone dopo che il tasto è stato rilasciato o se deve chiudere immediatamente (Release On/Off) e se deve avere andamento molto percussivo, moderatamente percussivo, appena percussivo (Decay Time short, mid, long).

L’interazione tra inviluppi lunghi, cioè dotati di Sustain e Release, e riarticolazione dell’Arpeggiator può aprire interessanti scorci melodico/ritmici che meritano un approfondimento; come è facile immaginare, occorre regolare con cura la durata d’inviluppo in base alla velocità di arpeggio.

Con il tasto Launch, si può triggerare la coppia d’inviluppi, aprendo il passaggio del segnale interno (oscillatore) o esterno alla volta dell’audio out; può risultare comodo in assenza di master keyboard.

 

Arpeggiator/LFO

La velocità di avanzamento è una sola per tutti e due i comportamenti, regolabile attraverso il controllo Speed (se Rocket riceve un segnale MIDI clock dall’esterno, il comando funziona come divisore di clock); al minimo della frequenza, il circuito emette un valore random di modulazione ad ogni codice Nota On ricevuto. La velocità di arpeggio è compresa tra un minimo di 24 e un massimo di 600 bpm, con gli step che avanzano per ottavi.

Il comportamento è definito con il selettore Target: Arp suddivide gli accordi eseguiti su tastiera in andamento forward, forward/backward, random; VCF e OSC inviano la modulazione ciclica a bassa frequenza verso l’intonazione o la frequenza di taglio.

Il comando Depth/Range permette di dosare l’escursione di arpeggio (ma anche l’innesco di determinati pattern melodico/ritmici) e l’ampiezza di modulazione.  L’oscillatore a bassa frequenza lavora con onda quadra unipolare (perfetta per i trilli), triangolare, dente di sega (adattissimo a comportamenti di modulazione percussiva sul filtro).

Ancora una volta, la doppia fila dei parametri obbliga il musicista a qualche acrobazia per gestire i parametri: la profondità della modulazione può essere quantizzata in semitoni se la si applica al VCO, è fluida e non quantizzata se la si aggancia al controllo della frequenza di taglio del filtro. In tutto questo, occorre tenere presente che l’eventuale channel aftertouch ricevuto da Rocket è ruotato al controllo sulla frequenza di taglio – utile durante arpeggi veloci ad andamento berlinese…

L’escursione dell’arpeggio può essere dosata tra 1 e 4 ottave; in alternativa, si possono utilizzare otto pattern ritmici di arpeggio non modificabili dall’utente.

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Gestione delle memorizzazioni

Quasi ogni cosa che viene spostata sul pannello comandi (Phones Volume, Filter Type, Boost e polvere a parte…) produce un MIDI CC all’uscita MIDI Out; in questo modo, si può automatizzare il comportamento dell’apparecchio e godere delle variazioni parametriche durante il playback delle tracce programmate.

In aggiunta, si può sparare fuori uno snapshot dell’intero stato di regolazioni prolungano la pressione sul tasto Launch; lo snapshot è paragonabile alla memorizzazione di preset: facile da scrivere nella traccia MIDI (uno per battuta, magari all’inizio dei quattro fuori…), è facile da inviare al Rocket per predisporlo alla regolazione timbrica necessaria brano per brano.

rocket ipad

…e l’iPad?

Qui, è possibile scaricare a gratis la .app che fornisce accesso immediato a tutti i parametri di pannello e semplifica le operazioni di mappatura/salvataggio preset. Non è indispensabile, ma vista la tendenza globale a digitare su una superficie in gorilla glass, perchè non approfittarne?

 

Il suono

Waldorf Rocket mena come un fabbro. Forte della sua natura ibrida (oscillatore digitale e filtro analogico – a proposito: attenti alle procedure di taratura…), può fornire densi comportamenti timbrici articolati senza troppi complimenti in synth bass, lead, effetti (nei limiti dei parametri disponibili) e arpeggi intricati.

Le otto clonazioni di forma d’onda aprono interessanti squarci al peso sonoro e/o all’armonizzazione tanto presettata e parallela quanto controllabile in real time attraverso tastiera MIDI. Attenzione! Rocket non è l’acquisto giusto se state cercando un polisynth tradizionale; da questo punto di vista, meglio cercare un Blofeld Desktop di seconda mano… ma per tutte le altre applicazioni timbriche ad andamento monofonico, c’è parecchia carne per i vostri denti. Il prezzo è più che vantaggioso.

 

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Comments (91)

  • Riccardo Galatolo

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    Grande Enrico…presentazione accurata + escursus storico/didattico!
    A quando una bella prova audio?

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      …appena smaltisco la sbornia francofortina! :-)

      Reply

  • Antonio Antetomaso

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    Ma che bel giocattolino!! Sentite le demo su Youtube, effettivamente pesta di brutto. Non ho capito una cosa, non ci sono effetti on board giusto?

    Al prezzo che costa poi…quasi quasi…

    Enrico, qualche particolare punto di attenzione per chi decidesse di acquistare questa macchinetta? Cose che non ti hanno particolarmente convinto e che potrebbero far optare per un’altra soluzione..

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      nulla da dichiarare… mena di brutto; appena torno sull’italico suolo, cerco il tempo per fare un videozzo…

      Reply

  • danilo

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    Ma l’alimentazione non’e’ solo usb?!?!?

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      no no, c’è anche l’alimentatore in dotazione :-)

      Reply

  • danilo

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    Bene,se posso fare un ot comunque penso che la korg sta’ x fare soldi a palate con la serie volca……ci sto’ già facendo un pensierino.mi sa’ che il mio pc dovrà lavorare ancora questo e il prox anno. X poter prendere quelle macchinette……..

    Reply

  • Cactus

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    Se non ho capito male quindi è una struttura simile a, a parte la più versatile gestione dell’oscillatore a quella del vecchio poly800 della korg, che anche lui montava disponeva di un economico oscillatore digitale ma di un valido filtro analogico. Giusto?

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      praticamente, è il modo di lavorare del vecchio ARP Omni: tanti oscillatori (realizzati nelle diverse tecniche disponibili) che finiscono in un’unica catena con filtro, amplificatore e inviluppo comune per tutte le voci

      comunque, se sopravvivo, oggi faccio qualche videozzo…

      Reply

  • Fabio

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    ciao,volevo utilizzare il Rocket per la mia pedaliera dei bassi,
    pensi che sia indicato per suoni tipo Taurus?
    Grazie

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      uhmmmmm, perché no?
      (non volendo/potendo prendere il Moog Minitaur…)

      Reply

  • danilo

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    Mi e’ arrivato ieri,domanda:quando muovo il potenziometro del tune mi sembra che quando ritorno al valore zero ritarda a farlo il suono….difettoso o può dipendere da qualcosa??

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      ma il comportamento ritardato è “all’interno della stessa nota” o lo avverti anche retriggerando il tasto?

      Reply

  • danilo

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    Nella stessa nota lunga.quando retriggero riparte giusta…

    Reply

  • Enrico Cosimi

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    probabilmente, quel parametro viene aggiornato al nota on… 😉

    Reply

  • Enrico Cosimi

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    comunque, controlla sui sito waldorf: se non ricordo male, ci sono degli aggiornamenti (e degli editor esterni) da scaricare!!!

    Reply

  • danilo

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    Grazie maestro.. :)

    Reply

  • danilo

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    Un’altra domanda,ho notato che il led sopra la manopola speed dell’lfo si illumina quando retriggero una prima volta poco,al secondo retrig un po di più e al terzo retrig ancora di più…..possibili cause oltre al mio disagio mentale??dimenticavo con manopola speed a valore zero

    Reply

  • Enrico Cosimi

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    se stai con lo speed a zero, stai dicendo al modulo LFO di fare un ciclo talmente lungo e lento che, retriggerando la nota, ti trovi in punti diversi del suo ciclo ascendente…

    dal momento che il led si accende con intensità proporzionale all’ampiezza della forma d’onda, se questa NON è una quadra, ma una triangolare, o una rampa ascendente, è facile che avrai tre o quattro più accensioni progressivamente più luminose…

    😉

    Reply

  • danilo

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    Lei e’ un genio del male 😀

    Reply

  • danilo

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    Altra domanda,ho notato che lo strumento con note lunghe e effettuando tutte le possibili regolazioni sembra avere sempre senza possibilità di eliminare la pulsewith modulation o qualcosa d’altro sul suono..in pratica se si pigia un tasto il suono si “muove” sempre…abbiamo anche analizzato con un oscilliscopio digitale le forme d’onda.ad esempio la rampa non’e’ mai rampa,mi chiedevo se e’ normale oppure difetto dello strumento..comunque così come e’ messo va’ molto bene x fare lead molto belli e “acidi”,un po’ meno x fare bassline di un certo tipo..

    Reply

  • danilo

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    il tutto con detune a zero

    Reply

    • danilo

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      Lo fa’ sempre,allora e’ difettoso….stasera ricontrollo ma ho provato già come dice lei ma e’ sempre uguale…anche collegandolo via midi piuttosto che usb,oppure scollegato con il tasto launch…mi sa’ che si deve fare un viaggio in Germania….mado’ e che sfiga con gli apparecchi che ho…

      Reply

      • Enrico Cosimi

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        per sicurezza, scaricati l’editor e prova a rimettere a zero i controlli tramite editor, magari è rimasto qualcosa aperto…

        Reply

  • Enrico Cosimi

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    controlla gli amount dell’oscillatore a bassa frequenza e assicurati, midi monitor alla mano, di non mandare inavvertitamente qualche midi cc di troppo all’apparecchio.

    prova a staccare tutto, spegni, riaccendi e inneschi il play con l tasto fire, senza midi input… vedi se con i comandi di pannello “messi bene” rimane la modulazione

    Reply

  • danilo

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    L’editor aimeh e’ solo ipad,io nn lo posseggo…posso chiedere a qualcuno…anche io penso sia un problema di software..magari aggiornando il firmware??

    Reply

  • Enrico Cosimi

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    ma in che posizione sono i comandi di wave e unison?

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      ovvero: ovviamente, tanto con l’onda dente di sega che con l’onda quadra
      – il controllo di wave è posizionato tra il minimo valore antiorario e la posizione centrale
      – il controllo di tune è sempre al minimo valore antiorario

      vero?

      Reply

  • danilo

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    Scusi il ritardo,il wave e’ posizionato al centro,il tune al minimo valore antiorario..domenica pomeriggio faccio una prova con l’editor x ipad da un mio amico..in questa settimana nn ho proprio avuto tempo causa stanchezza da lavoro…

    Reply

  • Enrico Cosimi

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    attento a quando metti il Wave al centro: la posizione di zero effettivo è MOLTO ridotta… potrebbe essere quello il problema 😉

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    per non sbagliare, metti anche wave tutto ruotato antiorario

    Reply

  • danilo

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    Problema risolto,o meglio non era un problema del rocket ma piuttosto del novation mininova del mio amico ove era collegato.probabilmente aveva la modulation wheel sempre un po’ aperta e dava quell’effetto di movimento.mi consola che non solo io ero convinto fosse un problema del rocket.ma mi viene da pensare che in due non ne facciamo mezzo 😀

    Reply

  • Maurizio

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    Ciao Enrico, sono un felice possessore del Rocket. Volevo solo esporti un dubbio. Quando suono con la master e utilizzo il pitch bend, la variazione dell’intonazione avviene a scatti, con un risultato alquanto sgradevole.
    Pensando che fosse la mia master M-audio Axiom, ho provato a suonare sia tramite l’editor per Ipad sia tramite Reason 7, ma il risultato muovendo la pitch bend wheel virtuale è lo stesso.
    Il problema sarebbe meno evidente se si potesse regolare l’escursione, che è fissa di +- un’ottava, a +-2 semitoni, però al momento, a meno di futuri aggiornamenti, non sembra possibile.
    Non so se hai ancora il Rocket sottomano e se magati puoi fare una prova per capire se è un problema generale o solo il mio è difettoso.
    Grazie. Un saluto

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      controlla, con un MIDI editor qualsiasi, che l’escursione del pitch bend non sia limitata a 0-127, ma abbia una sufficiente escursione numerica

      hai modo di controllare anche attraverso l’editor per iPad?

      Reply

  • Maurizio

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    Grazie per l’aiuto.
    Ho controllato con Midi Monitor, l’escursione del pitch bend è 0-16382, quindi sembra ok.
    Inoltre suonando con la stessa master gli strumenti di Reason non rilevo scatti nell’intonazione.

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      appena ho un attimo, provo col Rocket che gira da queste parti e ti dico!!!

      Reply

  • danilo

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    Buongiorno,volevo chiedere visto che qualcun’altro ha lo strumento oltre a me se anche x lui ha un comportamento a volte sgradevole..bene se si passa dall’osc da onda triangolare a quadra con il selettore a levetta noto che nn subito prende la variazione o meglio anche azionando il tasto x lo snapshot in prima battuta ma anche in seconda nn “ritorna”alla quadra giusta diciamo molto volgarmente..poi lo fa’…i valori sono tutti impostati giusti…ora nn capisco se sia un problema solo mio oppure insito nello strumento cioè proprio l’osc digitale waldorf del rocket si comporta così….x il resto perdonatemi il termine fa’ delle Elektrate da paura belle taglienti..l’unica cosa veramente odiosa dello strumento e’ la nn possibilità di avere almeno un pot x l’attack e uno per la release separati…grazie

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      probabilmente, il passaggio da una forma d’onda all’altra non è immediato e ha bisogno di tempo per aggiornare il suo stato; del resto, immediatezza e circuiti non sempre vanno d’accordo

      sulla scelta di semplificare AL MASSIMO l’inviluppo, probabilmente pesa il taglio “percussivo” che si vuole dare allo strumento

      (come dire che, se Rocket ti va stretto, devi metterti le mani in tasca e prendere il Blofeld o un altro apparecchio di fascia più alta nel catalogo Waldord)

      Reply

  • danilo

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    No no timbricamente lo adoro farà parte del mio set up x moltissimo tempo…e ora ho in mente e x ora solo li un bel secuencer hardware un mpc e devo già risparmiare x quello….no il razzo mi va’ strabene……..ha un filtro micidiale all’orecchio 😀 e si ha qualche difettuccio ma mi piace così,anzi in live mi piacciono queste cose dettate dall’hardware..molto più personali che qualsiasi software no?? :)

    Reply

  • john

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    salve a tutti ho da comprato da poco worldorf rocket ma ho tentato in tutti i modi a collegarlo a logic 9 ma non succede nulla.ho tentato di collegarlo con la usb. ho provato anche a collegarlo tramite via midi alla scheda audio rme fireface 800 ma nulla.sapreste aiutarmi……..grazie a tutti

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      ma Logic non lo vede proprio o è un banale problema di canali MIDI?

      hai provato a cambiare cavo USB?

      Reply

      • Attilio De Simone

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        Allora…. devi prima escludere che il rocket abbia qualche problema hardware. La periferica viene rilevata una volta collegata al computer? In Logic hai attivato nelle impostazioni midi il Rocket come midi out? Nella traccia midi hai attribuito il midi out al Rocket precedentemente attivato nelle impostazioni?

        Reply

  • Elisa

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    Ciao a tutti!! é un paio di giorni che sto litigando ferocemente col mio rocket perchè non arrivo a capire come mai non mi trasmette segnali midi… mi spiego meglio: collegando il midi a cascata arturia Beatstep pro (la quale mi fa da master), rocket e successivamente microbrute, quest’ultimo non mi suona nel seq. del beatstep pro che ho impostato col canale del microbrute! Se invece collego per dire a cascata la mia tb-3 e il rocket arrivo tranquillamente a suonarli dal beatstep… purtroppo non posso invertire microbrute e rocket perchè chiaramente il brute ha solo un ingresso midi e non un uscita! :( Qualcuno può cortesemente illuminarmi prima che lo prenda a calci? 😛 😀 grazie 😉

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    ciao Elisa,
    se non vado errato, il Rocket ha solo MIDI In e MIDI Out, ed il suo Out non funziona come Thru; quindi, il collegamento…
    – BSPro Out – Rocket In funziona, ma
    – Rocket Out – MBrute In non può funzionare come trasmissione perché i dati che escono da quella porta sono solo quelli generati dal Rocket e non quelli ricevuti dal BS Pro.

    per raggiungere dal BS Pro tutti gli altri strumenti, devi procurarti un MIDI Thru Box (se ne trovano di usati a poche decine di euro e fare questo tipo di collegamento:

    BS Pro Out – Thru Box In
    Thru Box Out A – Rocket
    Thru Box Out B – Minibrute
    Thru Box Out C – altro sint
    eccetera eccetera

    :-)

    Reply

  • Elisa

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    Mannaggia… speravo non fosse così! Ho pensato anche alla seconda alternativa… infatti adesso proverò così! Speriamo bene! 😉 Intanto grazie mille di avermi risposto! :)

    Reply

  • Elisa

    |

    Niente! Sto usando la Thru Box ma a quanto pare dalla BS non arrivo a controllare gli altri due!Non me li suona! Chiaramente ho dato le varie uscite ed entrate anche sulla configurazione midi audio! C’è per caso un’impostazione da dare al BS che mi sfugge? O.o

    Reply

  • Enrico Cosimi

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    col MIDI Control Center, devi verificare che SEQ 1 e SEQ 2 siano sintonizzate sugli stessi canali MIDI di Rocket e Minibrute; calcola che, di default, SEQ 1 è su Ch1 e SEQ 2 su Ch 2… sempre che tu non abbia spostato qualcosa 😉

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      altrettanto ovviamente, STAI USANDO il convertitore per il MIDI, NON QUELLO PER IL SYNC, giusto?

      Reply

  • Elisa

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    I canali sono sintonizzati! Infatti non arrivo a capire come mai non suoni! (non è un problema audio di quello sono certa) Ti dico, se li uso singolarmente è tutto ok! Mannaggia!

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      fammi capire bene:

      a) attacchi uno strumento alla volta al BS Pro e funzionano, ciascuno legge il proprio canale e la propria sequenza
      b) attacchi il BS Pro al thru box e i due sint a quest’ultimo e non funziona niente?

      allora, c’è qualcosa che non va nel thru box (volendo escludere cavi difettosi, ma tu avrai sicuramente provato a scambiarli…)

      Reply

  • Elisa

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    Ok…. ce l’ho fatta… l’ho fregato… Approfittando del fatto che avrei usato Live per la Drum, ho impostato un canale midi per il rocket, usando la scheda audio della motu Traveler che ha anche un’ingresso e un’uscita midi (quindi out moto – in rocket), impostato le varie porte midi in Live ed ora risulta tutto perfettamente sincronizzato e controllato da Beatstep! Una manovra un po’ freudiana… ma la soluzione si trova sempre! yuhuuu!! 😀 Happy!!! 😉 Grazie anche a te Enrico per aver pensato ad una soluzione! 😉

    Reply

  • Elisa

    |

    Ad ogni modo si, avevo provato anche con altri cavi… Però il mistero della Thru box rimane… Solitamente la uso con altre macchine però funziona! mah! 😉

    Reply

  • Pierpaolo

    |

    Sig. Cosim inon saprei cosa acquistare tra l arturia microbrute. Il waldorf rocket.. o il. Microkorg synth….. mi aiutiiiiiii. :-)

    .

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      il più semplice da usare è il microbrute
      l’unico col vocoder è il microkorg
      quello più cattivo (ma anche il più blindato) è il racket

      scegli tu :-)

      Reply

  • Pierpaolo

    |

    Sig. Cosimi grazie dei suoi preziosi consigli!!!!!!

    Reply

  • Pierpaolo

    |

    Ciao enrico ho un problema con il Volca bass in ableton ti spiego .. partendo dalla sezione settaggio impostazioni in preferenze nel menu di ableton attivo le tre preferenze audio sync e traccia riferito al volca bass. . Quando registro sul piano roll e sul ,sequencer e vado a smanettare sui potenziometri del volca bass. Tipo cut off e lfo. in play noto che le variazioni cioe le automazioni Non me le registra
    Se effettuo automazioni con l effettistica di ableton
    Tipo delay o reverberoMe le registra le automazioni ma con direttamente il volca bass niente il taglio al suono che do all inizio della registrazione è quello se vado sul cut off. O regolazioni varie sul volca non registra niente….. help !!!!!:-)

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  • Pierpaolo

    |

    Suonando con il volca bass in ableton.mentre registro andando a manipolare i controlli dell oscillatore e del filtro. Quando metto in play mi accorgo che quello che ho suonato si sente ma senza le variazioni di filtro e oscillatore …al contrario pero se registro utilizzando es degli effetti di ableton tipo riverbero me la registra l automazione………scusa per l illegibilita di prima

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      controlla, sul manuale della VolcaBass, che i potenziometri di pannello (i potenziometri, NON gli interruttori eh?) trasmettano codici MIDI… se non lo fanno, non è possibile automarizzarli!!!

      Reply

      • Enrico Cosimi

        |

        e dove lo trovo tutto questo, sul manuale? devi guardare nella “MIDI Implementation Chart”, che puoi scaricare direttamente dal sito korg

        Reply

  • Pierpaolo

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    Sono agli inizi…..e ne ho di cose da imparare ti ringrazio …dei consigli importanti da un professionista così di esperienza affermata…….

    Reply

  • Pierpaolo

    |

    Buonasera prof. COSIMI alla fine ho acquistato un waldorf rocket. Possiedo una scheda audio icon con due entrate su jack 6.3 trs ( spero di aver detto bene)… le posso chiedere come posso collegare il rocket alla scheda audio?… poi forse la dovrei connettere al pc con l usb per usarlo in ableton 9 … e se voglio farlo suonare con una tastiera lo dovrei connettere in midi in sul waldorf?… mi aiuti:-) per favore2

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    una cosa alla volta…

    1) per collegare l’AUDIO che esce dal Rocket, bastano due cavi dallo strumento agli ingressi della scheda Icon;

    2) per pilotare lo strumento, facendogli suonare le note programmate dentro Ableton Live, basta mandargli il MIDI o tramite connessione USB diretta dal computer oppure, volendo fare giri più lungo, usando un cavo MIDI e un’interfaccia sempre MIDI

    :-)

    Reply

  • Pierpaolo

    |

    Buonasera prof Cosimi.. per quanto riguarda il colleg. Audio non ho capito bene.. ho visto chesul rocket c e un uscita jack 3.5 stereo.. edue uscite mono una audio output e una vcf in… non ho capito bene come fare Professore.. cioe collegare due cavi mono in uscita alle due uscite …o collegare un cavo jack 3.5 all uscita stereo headphone del waldorf……

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    meglio un cavo mono, dall’uscita audio dello strumento all’ingresso della scheda

    Reply

  • Pierpaolo

    |

    PROF. COSIMI ma poi l audio lo sento su tutte e due le casse?….

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    basterà aprire una traccia audio MONO, che prende il segnale dall’ingresso della scheda al quale è collegato il cavo che proviene dal Rocket; la traccia audio mono dovrebbe suonare indifferentemente “para” sulle due casse

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    (ovviamente, sempre con un occhio al panpot in posizione centrale…)

    Reply

  • Pierpaolo

    |

    Scusi PROF COSIMI ma non si farebbe prima a collegare il rocket alla scheda audio dall uscita headphone 3.5 stereo?… una mia curiosita..

    Reply

  • Pierpaolo

    |

    Buongiorno professore grazie delle informazioni….e spero di aver fatto un buon acquisto….

    Reply

  • pierpaolo

    |

    Buon giorno Professor Cosimi…. ho acquistato da svariati mesi un waldorf rocket lo suono con una key m audio axiom air 25…… Professore dietro il rocket c.e una vcf in … da quello che ho capito posso collegarci qualcosa in entrata, ma non ho capito di preciso cosa, forse un modulo FILTRO?…. HO ANCHE UNA arturia mini brute, volendo posso collegarci il minibrute?…. e come collegarlo…. e poi professore ho difficolta a tirare fuori il suono che vorrei sentire modulando i parametri del Rocket, che direi essere un po, come lo defini’ lei blindato!!!!! . …Professore scusi se la terminologia tecnica non è all’ altezza ….

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    L’ingresso VCF-In serve a “infilare” segnali esterni dentro al filtro del Rocket; per sentire qualcosa, comunque, devi suonare una nota nel Rocket in modo che gli inviluppi di filtro e amplificatore siano impegnati e lascino passare il segnale.

    Ovviamente, puoi collegarci il Minibrute, magari prendendo il Midi Out del Brute e collegandolo al Midi In del Rocket, dopo aver collegato l’uscita audio del primo all’ingresso VCF-In del secondo.
    :-)

    Reply

  • Pierpaolo

    |

    Quindi professore. Cosi facendo suono il minibrute. E se lavoro con i filtri posso usare anche quello del rocket.. o viceversa?…..

    Reply

  • pierpaolo

    |

    Comunque Professore la ringrazio delle preziose delucidazioni tecniche!!!!! e con l occasione le faccio gli auguri di un Felice e sereno Anno Nuovo!!!

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      puoi usare il filtro del Rocket “sopra” al suono del Minibrute; ovviamente, sentirai insieme Rocket e Minibrute…

      Reply

  • Fabrizio Mura

    |

    Buongiorno Enrico,

    è possibile sfruttare l’arpeggiatore del rocket collegandolo al midi in del microbrute?

    Sto valutando l’acquisto visto che possiedo già un microbrute…

    Grazie mille,
    Fabrizio

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      non mi sembra che l’arpeggiatore del Rocket “esca” in MIDI; per sicurezza, controlla sul suo manuale…

      però, puoi mandare I DUE arpeggiatori sotto clock MIDI ricevuto da una terza macchina: ognuno suona il proprio strumento rispettando la velocità richiesta

      Reply

  • Diego

    |

    Ciao a tutti, mi accodo a quest’ultimo dubbio:

    è possibile applicare l’arpeggiatore del Rocket ad un sample interno di una tastiera? se sì, come?

    Ho una Nord Electro 4 che mi piacerebbe far accoppiare con un bel Rocket 😉

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      Non mi sembra che l’arpeggiatore del Rocket “esca” sul MIDI o sulla USB… per sicurezza, meglio scaricarsi il manuale pdf e controllare nella pagina MIDI Implementation Chart.

      Reply

      • Diego

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        Grazie mille Enrico, sul manuale ci sono questi “MIDI Controller Numbers” dedicati all’arpeggiatore:

        14 Arp Tempo 0…127
        12 Arp Range 0…127
        13 Arp Direction 0: random, 1: alt, 2: up

        Inoltre viene specificato che “The following controls can not send MIDI Controller data: Headphone Volume, Filter Type switch, Boost
        switch and the Launch button.”

        Quindi deduco che l’arpeggiatore possa uscire via MIDI, giusto?

        Reply

        • Enrico Cosimi

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          uhm… in realtà dice solo che li riceve; taglia la testa al toro e manda una email direttamente a waldorf… 😉

          Reply

  • Fabio

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    Ciao a tutti!Sono neofita di hardware e mmi ritrovo tra le mani questo giocattolo.Dubbio:lo comando da ableton con traccia midi external instruments (corretto?) e scrivo correttamente una partitura potendo controllare i parametri?Come salvo il suono che ho generato?Intendo,all’aprire di nuovo del progetto,senza il synth inserito,come riascolto il suono?Ho solo la partitura che ho scritto ma che non suona(suppongo manchi la sorgente audio che faccia suonare midi).Grazie

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      devi controllare, manuali alla mano, che il Rocket trasmetta e riceva i midi cc necessari all’automazione del preset timbrico che hai creato; poi, vedi se è prevista una modalità snapshot per “sparare” fuori tutti i codici in una volta sola, documentando lo stato di fatto, o se invece è necessario inviarli uno per uno “spostando” i comandi e scrivendo le automazioni (spero di no, altrimenti sarebbe una cosa spaventosa da realizzare).

      Per riascoltare il suono che esegue le note midi, ti conviene mandare prima una traccia midi al rocket, fargli eseguire le note e registrare in una traccia audio la sua esecuzione; poi, riascolti quella – sarà necessario riallineare SICURAMENTE il file audio al midi generato in precedenza, perché avrai accumulato un inevitabile ritardo dell’audio nei confronti del midi

      Reply

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