Un P.P.G. Modular Synthesizer senza sorveglianza…

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Events, Frankfurt MusikMesse 2012, Vintage

Tra i corridoi del Musikmesse può capitare di tutto… anche d’imbattersi in un venerando P.P.G. Modular Synthesizer abbandonato (o forse, apparentemente abbandonato… o solo non controllato con eccessivo zelo…). L’occasione era troppo ghiotta per non metterci le mani sopra, specialmente per far girare il sofisticato Clocked Sequential Controller Model 314.

di Enrico Cosimi

Il sequencer in questione è, in buona compagnia, uno dei punti di forza del vecchio sistema modulare concepito da Wolfgang Palm agli albori della sua carriera di progettista; è un “8×3”, cioè è organizzato su tre file da otto step ciascuna, che possono essere inviate ad altrettante destinazioni del sintetizzatore vero e proprio. Senza troppa fantasia, si può ruotare la prima fila all’intonazione degli oscillatori, la seconda all’apertura del filtro e la terza agli accenti sull’amplificatore… Ma, come sempre nei modulari, la prima regola è che non ci sono regole da seguire, quindi ogni idea può rivelarsi vincente.

Ciascuna colonna verticale definisce il comportamento del singolo step, nei suoi tre valori programmabili CVA, CVB e CVC, ma soprattutto nella denominazione del suo TIME CV, cioè della durata di step. E’ una caratteristicha che il sequencer 314 di Palm condivide con l’altrettanto raro Sequential Controller Roland 700: in tutti e due i casi, con un selettore a scatti, si definisce la durata dello step esprimendo la frazione di durata corrispondente. Uno step a piena durata è ovviamente 1/1, espresso nei confronti del treno d’impulsi ricevuti per la sincronizzazione dall’esterno o organizzati con il clock interno; ma il musicista può decidere di lavorare a ½ della durata, ¼, ⅛, 1/16 e 1/32… inutile ricordare che, con soli otto step a disposizione, c’è poco da costruire ritmicamente, ma la soddisfazione è comunque garantita.

A differenza del sistema Roland, in cui era possibile dosare e variare con aggiustamenti addizionali le suddivisioni ritmiche, in questo caso, il controllo è “secco” e privo di fine tuning.

In aggiunta, è possibile definire, come shift register, cosa deve fare lo step nel passaggio allo step successivo: si dovrà fermare come end sequence? Oppure dovrà passare “normalmente” allo step successivo? O dovrà tornare indietro?

Niente male, per un progetto che ha decine di anni di vita sulle spalle.

Complimenti a Wolfgang Palm!

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Comments (4)

  • Lettore pigro

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    Che bel suono!
    Per curiosità, questa è una configurazione completa o esistono altri moduli?

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    • Enrico Cosimi

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      purtroppo, è una configurazione incompleta; in rete, ci sono diverse fonti d’informazione sul ppg modular series 300, comunque – tanto per fare un elenco generico, il sistema comprendeva: 301 vco, 302 control panel, 303 vc modifier, 304 noise/lfo, 305 dual lfo, 307 dual envelope, 308 dual envelope, 309 signal mixer, 310 random voltage, 311 power supply, 313 sequential switch, 314 sequencer, 315 dual analog multiplier, 316 freq/env follower, 317 filter, 318 cabinet 1, 319 cabinet 2, 319a cabinet 3, 320 metal cabinet, 321 metal cabinet, 322 duophonic keyboard, 323 multicontrol keyboard, 324 quadraphonic keyboard, 342 steuerrad, 346 steuerwippe, 348 touch sensor…

      un sacco di roba!!! :-)

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  • Lettore pigro

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    Addirittura un touch sensor e un duophonic Keyboard.
    Più mi addentro e più mi rendo conto che in questo periodo storico c’erano diverse strade aperte e non solo la classica divisione fra east e west cost. Peccato non peterci mettere le mani sopra..

    Strano che il mio amico “Miracoloso” non mi abbia mai parlato di questa chicca…daltronde come tu ben sai è molto occupato con il mobilio inglese 😉
    Magari ci vediamo, ognuno con la propria spugnetta e “Fabello”

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    • Enrico Cosimi

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      di sicuro, le strade che c’erano all’epoca erano molto più costose di quelle attuali… 😉

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