Moog Sub 37 – L’appetito vien mangiando…

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Sin dal momento della sua presentazione (Winter Namm 2014 prima, e Frankfurt MusikMesse 2014 poi), il Moog Sub 37 ha gettato nella compulsione d’acquisto più spietata molti musicisti sparsi per il pianeta. Finalmente, in pieno backorder e in crisi di approvvigionamento, è stato possibile metterci sopra le mani per una giornata di prove ospitate nell’accogliente Demo Room Midiware.  I risultati sono stati più che lusinghieri.

Di Enrico Cosimi

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Intendiamoci: non basta una giornata di smanettamento per apprezzare fino in fondo tutte le funzionalità che il nuovo apparecchio profonde a piene mani sulla già nota struttura Sub Phatty; ma, quantomeno, si è capito tutto il lavoro aggiuntivo che gli ingegneri Moog hanno messo su strada per raggiungere un insieme funzionale praticamente irresistibile. Come al solito, specie con i sintetizzatori, al meglio non c’è mai fine (basta aggiungere un osclllatore qui e un sequencer li…), ma occorre chiudere un progetto tenendolo all’interno dei target economici prefissati, altrimenti non se ne esce vivi. Detto questo, in queste paginette virtuali, elencheremo più o meno alla rinfusa i punti di forza dell’apparecchio, le cose che lo differenziano dalla concorrenza e dai precedenti modelli Moog; le cose, insomma, che dovrete tener d’occhio, dopo aver indossato le cuffie, quando proverete lo strumento dal vostro negoziante di fiducia.

Hardware e dotazione di pannello

Finalmente, il ritorno della tastiera 3 ottave – l’avevamo lasciata col vecchio Little Phatty e avevamo dovuto fare buon viso a cattivo gioco con le 2 ottave del Sub Phatty. Le 37 note sono sensibiii alla dinamica iniziale (key velocity) e alla pressione monofonica (channel aftertouch), ambedue disponibili nella notevole matrice di modulazione (ulteriori particolari in seguito).

I fianchetti in legno e la denominazione Tribute Edition potrebbero far pensare ad una futuribile, ma non suffragata da prove, versione Stage Edition con fianchetti in resina e pannello inverse. Se son rose, fioriranno… Per ora, a fronte di una timida apparizione rendering su web, non ci sono annunci in tal direzione.

La cosa veramente importante è che tutti i comandi significativi sono spalmati sul pannello frontale, a prescindere dalle opzioni di menu (Preset, MIIDI, Global) che non avrebbe senso rendere hardware. La ricca dotazione di pannello rende, di fatto, inutile qualsiasi editor a schermo: potranno esserci in futuro (ah, saperlo…), ma allo stato attuale – onestamente – non ce n’è bisogno.

Anche in questo caso, ovviamente, il margine di crescita è infinito: un compulsivo utente di DAW potrebbe chiedere l’editor su pentagramma per le sequenze, o magari usando i neumi in campo aperto; un producer cresciuto a pane e mouse potrebbe chiedere il dragging sulla matrice di modulazione. Di fatto, Sub 37 alla sua versione firmware 1.0.2 è una macchina completa, programmabile e performabile da chiunque abbia un minimo di buona volontà.

Le connessioni di controllo in ingresso rimangono quelle della famiglia Phatty, facciamo sacrifici agli Dei per avere – in un prossimo futuro – anche le connessioni in uscita della storica Analog Mod.

La tastiera è la classica synth action semipesata, con pesetto incollato sotto al tasto; diciamo subito (come tributo alla “sindrome Jethro Tull”) che non è la stessa meccanica montata nel Voyager: ottusità a parte, sarebbe strano trovare la stessa meccanica di una macchina da 4000 euro in una da 1500 euro. In ogni caso, il passo è regolamentare, il fondo del tasto è solido, la gestione della dinamica e dell’aftertouch sono agibili e professionalmente controllabili. Da display, è possibile personalizzare in maniera raffinata le due risposte.

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Cosa c’è di più nel percorso audio

Semplicemente, la possibilità di lavorare con il feedback non invertito. E’ antica tradizione analogica (il più antico utente documentato, in tal senso, rimane Ian Hammer della Mahavisnu Orchestra), prendere una delle uscite del Minimoog D e ributtarla all’ingresso di filtraggio, per far lavorare in maniera non lineare la distorsione del filtro passa basso e enfatizzare le frequenze più basse del range passante. Il meccanismo è stato recentemente riportato agli onori della cronaca sotto forma di Brute Factor by Arturia.

In questo caso, a differenza di tutti i Phattys precedenti, non solo il Feedback è previsto di pannello, ma è realizzato con un principio apparentemente differente: perlomeno stando a quanto dichiarato nel manuale utente e confermato negli schemi a blocchi, il segnale che viene fatto ricircolare è quello in uscita al mixer di ingresso al filtro. Accettata la nuova interpretazione del circuito, si può azzardare un’ipotesi: in questo modo, l’instabilità e l’arricchimento timbrico rimangono costanti – una volta regolato il livello – e disponibili per qualsiasi regolazione di filtraggio dinamico a valle. E0 un’ipotesi come un’altra: alla prova pratica, il feedback si comporta come qualsiasi brutalizzazione che si rispetti, portando lo strumento alla generazione di timbriche molto aggressive, molto importanti e – tutto sommato – lontane dal classico suono Moog.

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Cosa c’è di più nel percorso di modulazione

Sembra una sciocchezza, ma avere a pannello le regolazioni addizionali degli inviluppi (sensibilità alla dinamica e al tracking di tastiera, comportamento di ripetizione incondizionata, stadi addizionali di delay e hold) fa sbocciare le capacità espressive dello strumento: finalmente, è possibile seguire la propria idea timbrica, l’incastro ritmico che si ha in mente, senza dover aprire editor esterni per poter scendere “sotto al cofano” dell’apparecchio. Non male.

Applauso a scena aperta per l’implementazione ritmica offerta sulle gestioni degli inviluppi: sono le cose che possono fare una differenza in sede performativa.

Oltre alla stesura di parametro per gli inviluppi, salta agli occhi l’altra apertura sul fronte delle modulazioni: non uno, ma due oscillatori a bassa frequenza che – in completa indipendenza tra loro – possono raggiungere diverse destinazioni con amount indipendenti per pitch, filter e modulazione generica. Come nel prestigioso Voyager, è prevista tanto a livello di sorgente, quanto a livello di destinazione, la possibilità di selezionare componenti diverse da quelle serigrafate, scegliendo liberamente nella matrice di modulazione. Le due posizioni PGM corrispondono in fatti a una possibile sorgente diversa per preset e una possibile destinazione diversa per preset. In questo modo, si può fare il giro più folle (perché non modulare il filter slope o la divisione dei valori ritmici nell’arpeggiatore) o meno educato che mente perversa di producer possa concepire. Irresistibile.

Il doppio percorso modulativo risponde alla mod wheel, per la gioia di quanti abbiano già sperimentato la flessibilità in stile Voyager; nessuno impedisce di lavorare con una modulazione sotto mod wheel e l’altra sotto aftertouch; rimane ancora la pitch wheel e l’intero pannello per far cantare lo strumento durante l’esecuzione.

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Arpeggiatore e Sequencer

L’arpeggiatore è diverso da tanti altri arpeggiatori commerciali; questo è un pregio per lo sperimentatore, ma innescherà l’ormai inevitabile “sindrome Jethro Tull” all’intero dei vari forum, con regolamentare dotazione di flame. Sia come sia, le possibilità di Invert e Back/Forth permettono  di sgranare il rosario delle note in arpeggio seguendo organizzazioni di ripetizione differenti da quelli ottenibili con un classico Arpeggiator “di pannello”: come al solito, RPG8 di Reason o altre unità puro software possono risultare altrettanto flessibili. Peccato gli manchi un pannello e vivano solo nell’acquario dietro al monitor.

Lo Step Sequencer è interessante nella sua semplicità d’uso: si programma un passo alla volta, come una qualsiasi bassline da corsa, senza pomelli da ruotare e senza lucette che girano (da questo punto di vista, per gli inguaribili nostalgici rimangono aperte – tra le tante –  le opzioni clone 960 o il venturo R24 di autarchica produzione). La sequenza carica indifferentemente valori monofonici o bifonici (ulteriori particolari in seguito) a seconda di come è regolato il comportamento di accoppiamento tra i due oscillatori e la tastiera. In questo modo, si può avere un alinea monofonica di sequenza contro cui suonare una linea melodica di tastiera (che condivide le articolazioni, ma offre tutto il proprio valore contrappuntale), oppure si può inserire al momento giusto uno o più step bifonici con i quali rinforzare una tonica, confermare un’armonizzazione di sequenza, spiazzare l’ascoltatore.

La sequenza, e l’arpeggio, sono indipendenti per preset. Se non dovessero bastare i 64 passi di sequenza, basta salvare due volte lo stesso suono avendo cura di accoppiargli due pezzi di sequenza diversa; 64 + 64 = 128 step. Il gioco può essere ripetuto quante volte si vuole; superata una certa soglia dimensionale, si fa prima con una traccia MIDI lineare di Ableton, o di Cubase, o di Logic – va senza dire.

Attenzione! Arpeggiator e Sequencer sono creature software. A differenza di oscillatori, filtri e amplificatori – che, una volta costruiti, è difficile migliorare/modificare nel tempo, i due comportamenti di controllo sono puri numeri e righe di codice, quindi riconfigurabili e perfezionabili con ogni aggiornamento Firmware. Per questo motivo, rientra di diritto nella “sindrome Jethro Tull” di cui sopra il lamento preventivo sulla possibilità o meno di fare acquisizione OCR per gli spartiti o di automatizzare l’illuminazione dei led in battuta con la sequenza, o la gestione perfettamente allineata sul clock esterno o altre amenità simili. Quello che non è ancora disponibile oggi, o che oggi non è performativo al 100% del funzionamento, potrà andare liscio nella prossima stretta ai bulloni. Un classico, da questo punto di vista, potrebbe essere lo scroll a display LCD degli eventi memorizzati negli step di sequenza, ma – come al solito – l’incontentabilità è infinita.

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La bifonia

Abbiamo lungamente discusso a proposito delle differenze concettuali tra bifonia e parafonia; sfrondando al massimo il ragionamento, con il Sub 37 si può fare esattamente quello che si faceva quasi quaranta anni orsono con l’ARP Odyssey… ma, in più, si può decidere quale dei due oscillatori va sopra e quale va sotto nel bicordo. Sembra una cosa poco utile, ma quando entra in gioco l’arpeggiatore e/o il sequencer, può fare molta differenza. Uno oscillatore saw a 16” può arpeggiare, o “sequenziare”, mentre l’altro oscillatore square a 4” incastra note di tastiera a discrezione dell’utente.

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I Menu MIDI, Global, Preset

Tutto quello che non si trova sul pannello, tutto ciò che avrebbe poco senso incarnare in hardware da premere, ruotare, accendere, è organizzato nei menu di display. Le procedure di navigazione sono ridotte al minimo e non creano problemi di assuefazione.

Nel menu MIDI, si configura il transito dei dati sulle due porte digitali USB e MIDI DIN, con possibilità di merge, filtraggio, eccetera.

Nel menu Preset, sono concentrate le personalizzazioni per l’arpeggiatore (sempre a proposito di incontentabilità compulsiva, non ci sarebbe dispiaciuto vedere il regolare di Gate Percent migrare su pannello…), le gestioni di gate per gli inviluppi e le priorità di tastiera.

Nel menu Global, oltre alle procedure di calibrazione (non provateci, se non sapete cosa state facendo), ci sono le opzioni di trasposizione e reset del sequencer, e le gestioni local/tune.

 

La famosa matrice di modulazione

Non è una matrice con x ingressi e y uscite, come ippodamicamente ci si aspetta in un modo ad organizzazione ortogonale: oltre alle sorgenti deputate (mod wheel, velocity, aftertouch) è possibile pescare una sorgente a scelta per ciascuno dei due moduli LFO e spararla su una delle tantissime destinazioni di modulazione. Sono talmente tante, le destinazioni, che coprono l’intera pagina 44 del manuale (su due colonne). Scaricatevi il pdf e iniziate a sognare ad occhi aperti.

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Conclusioni

Il sintetizzatore perfetto non può esistere, perlomeno non con dimensioni e prezzi sopportabili da un essere umano; Sub 37 è una gran bella macchina che riesce a concentrare – in tre ottave di pannello e in 1500 e spicci euro di prezzo – tanta roba, tanto suono e tanta versatilità. E’ uno strumento Moog, quindi non ha senso chiedergli filtraggi in serie/parallelo o wavesequencing tabellato o granulazione del segnale; quello che deve fare un solido sintetizzatore analogico, con arpeggio, sequencer, bifonia, timbrica della Madonna (absit iniuria verbis) e un ricco pannello comandi, c’è e si sente. Vista l’iniziale difficoltà di accaparramento, budget permettendo, vi consigliamo di non essere troppo pigri.

Scusate se è poco.

Domani, ascolteremo (e vedremo) qualcosa.

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Comments (29)

  • eugenio

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    grande macchina. io posseggo già il sub phatty…. ed è mitico! …. sarebbe il caso di prendere anche questo???? …..

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    • Enrico Cosimi

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      beh, se non tutti e due simultaneamente, potresti pensare a un upgrade – passando al modello più grosso e vendendo quello più piccolo…

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  • Ric

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    Ciao Enrico, volevo sapere se con il Sub 37 è possibile fare un poly chain con lo Slim party. Grazie

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      ciao Riccardo,
      certo che si può… il meccanismo di poly chain si limita a smistare le note MIDI sulle diverse macchine, non a uniformare le timbriche 😉

      Reply

  • ric

    |

    Cia Enrcio, è diverso dal poly chain tra Prophet 08 e Tetra? ovvero può aumentare la polifonia? Grazie

    Reply

    • Attilio De Simone

      |

      La polifonia poteva essere aumentata sicuramente con i primi Phatty, cioè con il Little e lo Slim. In linea teorica la cosa dovrebbe essere possibili anche sui Sub, anche se della cosa non ne ho sentito parlare in giro.

      Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    il meccanismo è molto semplice: prende le note midi in entrata e le “smista” sui diversi sint che ha aggregato nel sistema di polifonia; se sono tre macchine, le note ruotano così…

    macchina 1
    nota1, nota 4, nota 7
    macchina 2
    nota 2, nota 5, nota 8
    macchina 3,
    nota 3, nota 6, nota 9

    eccetera…

    cambiano il numero delle macchine, cambia lo smistamento 😉

    Reply

    • Francesco

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      Ciao Enrico…ma perchè quando utilizzo un suono arpeggiato del sub37 in logic il suono non va a tempo?

      grazie

      Reply

      • Enrico Cosimi

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        per “non va a tempo” intendi “non è in battuta con il metronomo di Logic” o cosa?
        se la risposta è questa, tieni presente che tutte le unità MIDI collegate tra loro tendono sempre ad accumulare ritardo; l’unico modo per usarle consiste nel registrare l’audio (o il MIDI delle note) e poi riallinearlo “in battuta”…

        Reply

  • Apuleio

    |

    Salve Enrico, complimenti per il bell’articolo innanzitutto!

    Ho una domanda da porti: considerando un quantitativo di denaro limitato (ahi dura realtà!), mi ritrovo davanti al dilemma se optare per una coppia Sub 37 + Arp Odyssey oppure per un Moog Voyager da espandere in seguito (mio fratello, con il quale suono, ha già un modulo). Io possiedo già un Prophet 08, mio fratello sta per comprare un Adromeda A6, ci manca èqualcosa sul fronte monosynth (e un buchla… e un ems vcs3… e un moog modular… e un sunsyn mk ii… e vabbè, come si dice a roma “se semo capiti” 😉 ).

    Reply

    • Apuleio

      |

      P.S.

      Tra l’altro vendendo un altro apparecchio che non mi serve più potrei anche prendermi un convertitore come Analogue Systems rs300 per usare il modulo moog con il sub 37…

      Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      io andrebbe con la classica accoppiata sub 37 + odyssey, tanto per avere timbriche complementari

      Reply

  • francesco

    |

    Ciao Enrico…ma perchè quando utilizzo un suono arpeggiato del sub37 in logic il suono non va a tempo?

    grazie

    Reply

  • fabio

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    buon giorno, ho un problema abbastanza serio col moog sub 37…
    praticamente schiaccio i tasti della tastiera e il suono esce in ritardo o non esce proprio il segnale…
    non latenza via midi, ma suonandolo live da mixer o cuffie collegate al moog…
    ho riaggiornato il firmware ma il problema non si risolve… se avete una soluzione per favore, altrimenti lo porto in assistenza..
    grazie e complimenti per il sito

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      verifica di non aver aperto il delay time su uno o su tutti e due gli inviluppi: se, per dire, hai premuto inavvertitamente il tastino posto tra i due inviluppi, hai convertito il pomello di attack in delay, quello di decay in hold, quello di sustain in velocity amount e quello di release in keyboard tracking…

      nel caso, se pensavi di spostare l’attack, in realtà hai messo del delay sull’amplificatore o sul filtro e ovviamente il sint ti suona in ritardo o non ti suona per niente, a seconda di come giri

      ripremi il tastino e rimetti TUTTO A ZERO (posizione antioraria) il pomello di attack; dovrebbe funzionare

      Reply

  • fabio

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    grazie per la risposta…
    fatto, ma non cambia nulla..
    accendo e riaccendo, cambio preset… ma il problema non si risolve…
    pensavo ci fosse nel menu qualche parametro del delay che mi era sfuggito, ma non cè nulla a riguardo…
    se faccio andare arpeggiatore o sequencer tutto funziona alla perfezione… il problema si verifica solo se suono sulla tastiera

    Reply

  • fabio

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    fatto… non cambia nulla.. messo in off, messo in on… non riesco a trovare informazioni in rete a riguardo

    Reply

  • Marcello

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    Ciao Fabio. Prova a scrivere alla MidiWare di Roma. Sono gli importatori ufficiali della Moog in Italia. Quando ho avuto problemi con il mio Voyager XL (problemi improvvisi, dato che ha funzionato benissimo per 3 anni) mi hanno detto che derivava dall’analog board difettosa e, dato che il problema era conosciuto (e riconosciuto) dalla Moog USA, mi hanno cambiato l’intera analog board. Gratuitamente! Anche se il Voyager non era più in garanzia. Un servizio veramente eccellente. Magari possono aiutarti anche con il tuo problema…

    Reply

  • fabio

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    ciao, grazie marcello… credo che farò così domani..
    mando una mail con in dettaglio il problema e tutte le prove che ho fatto.

    Reply

  • Gennaro

    |

    Maestro buonasera,

    ho acquistato da circa una settimana questo gioiello.

    In quanto da manuale ho letto che l’usb non invia dati audio ma solo midi,volevo chiederle gentilmente,per registrarlo in una DAW ho bisogno di un cavo JACK 6,3 (AUDIO OUT DEL MOOG) / RCA (LINE IN DELLA SCHEDA AUDIO) ?

    Spero di fare al più presto un corso con lei.

    Distinti Saluti.

    GM

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      Caro Gennaro,
      la USB del Sub 37 trasmette e riceve SOLO i dati relativi ai parametri MIDI dello strumento (tra l’altro, ti tornerà utile per quando uscirà finalmente l’editor Mac/PC); per registrare l’uscita audio dello strumento, devi procurarti un cavo audio da collegare alla presa Audio Out. Il terminale sul Sub 37 è di tipo Jack TS sbilanciato 1/4″ (il classico jack da chitarra elettrica, insomma); dall’altra parte, devi avere un connettore adatto a entrare nell’ingresso di linea tua scheda audio… a seconda dei casi, può essere un altro connettore jack 1/4″ o una presa RCA pin.
      Non dovrebbe essere difficile trovare il cavo adatto presso un negozio di strumenti musicali.

      Reply

  • pier felice

    |

    Scusate la banalità…ma esiste un manuale in Italiano del Sub 37?
    Grazie

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      esiste eccome! l’ho tradotto io e l’ho consegnato alla Midiware in tempi non sospetti; ti conviene chiedere direttamente informazioni a loro…

      Reply

  • dag

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    complimenti per gli articoli, sempre molto puntuali. Ho una domanda, magari molto banale : non riesco ad installare sul mac l’editor del sub 37, c’è qualche operazione preliminare da eseguire o qualche app da scaricare tipo (SysEx Librarian) ? Quando cerco di scaricare l’editor mi dice ” verifico moog sub 37 editor ” grazie in anticipo e buona musica a tutti !

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      a seconda delle versioni Mac OsX, alcuni programmi scaricati dalla rete vengono considerati come “sospetti” e il sistema si rifiuta di aprirli; c’è un meccanismo per forzare l’apertura – onestamente, non lo ricordo, ma è un problema ben noto e facilmente risolvibile con una combinazione di tasti al momento dell’apertura stessa.

      Intanto, io proverei a scaricare DI NUOVO l’installer, nel caso fosse effettivamente rovinato…

      Reply

  • dag

    |

    innanzitutto grazie per la risposta. ho provato a scaricare più volte il programma di installazione dell’editor ma non sono mai riuscito ad installarlo nel mac. Non mi rilevava neppure il blocco dovuto a ” programmi di terze parti”. Secondo me manca qualche file. Poi ho provato a installare la versione windows per pc ed è funzionato tutto subito.

    Reply

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