KORG MS-20mini: vecchio e nuovo a confronto

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Era da mesi che se ne parlava: il nuovo MS-20, targato mini, sembrava destinato a far dimenticare i pregi vintage del vecchio sintetizzatore – che, su certi mercati second hand, aveva raggiunto quotazioni prossime ai 1800 euro… Poi, sembra che il nuovo fosse un fake clamoroso, più un semplice controller che un sint vero e proprio; poi ancora, tutto era stato nuovamente smentito e, nella ridda di voci, non si capiva più chi avesse ragione e chi torto. Per fortuna, complice la solerte disponibilità di EKO, l’importatore italiano del marchio KORG e – nello specifico – di Simone Giacchetti e Giovanni Matarazzo, siamo riusciti a mettere le mani su uno dei nuovi MS-20mini. Di seguito, il risultato del confronto A/B tra le due apparecchiature, vintage e nuova.

Di Enrico Cosimi

MS-20 & mini

Perchè tanto clamore attorno ad un semplice sint monofonico, neppure tanto ricco di circuiti perlomeno per gli standard attuali? Perchè, da sempre, il KORG MS-20 incarna un certo tipo di suono – del tutto alternativo al testosterone statunitense – che ha fatto buona parte della produzione elettronica degli ultimi decenni; perchè il modello MS-20 possiede, nella sua impostazione con pochi fronzoli, alcuni circuiti destinati a non passare inosservati (ad esempio, la tossica interazione tra high pass e low pass o la capacità di processare segnali esterni attraverso la sezione ESP); infine perchè, forse in maniera infantile, ogni volta che un costruttore si accinge a realizzare una riedizione, tutti sognano il riscontro 1 ad 1 con modelli e prestazioni storiche, quasi a voler fermare il tempo.

Di seguito, un resoconto (speriamo) sufficientemente dettagliato, che organizzeremo in diverse puntate; a questo proposito, vi invitiamo a recuperare i vecchi articoli. già apparsi su ACM, che hanno avuto per oggetto il prestigioso monofonico nipponico vintage.

MS-20mini patch

Considerazioni costruttive

Il nuovo KORG MS-20mini riprende parte delle soluzioni utilizzate per la costruzione del controller USB reso disponibile per la Legacy Collection Analog Edition, ma questa volta il cabinet dimensionato all’ottanta per cento della grandezza originale comprende un sintetizzatore analogico vero e proprio, non solo un controller USB enabled.

In pratica, l’apparecchio è un MS-20 rimpiccolito e ridimensionato attorno a due componenti facilmente identificabili: la connettività in formato mini jack ⅛” (gli stessi connettori dello standard Euro Rack, per intenderci) e la tastiera di passo mini, già sfruttata con successo da KORG per diverse apparecchiature degli scorsi anni.

La connettività su ottavo di pollice è stata adottata in maniera indifferenziata, tanto sulle porte audio (main out e phones out) quanto sulle prese di patch programming; il passo della tastiera mini è sufficiente a garantire una buona accessibilità durante i fraseggi. L’escursione di tre ottave è la stessa del modello storico.

MS-20mini Wheel

Come nel modello storico, la scocca è in lamiera metallica verniciata, di colore nero con serigrafie bianche, con fianchi in plastica stampata – tenuti in posizione con numerose viti; a differenza dell’apparecchio storico, l’alimentazione è esterna (con power pack fornito in dotazione) e può essere desunta attraverso porta USB… si, perchè KORG MS-20mini è un figlio del 22° secolo ed è dotato, seppure per ridotte capacità di dialogo, di due porte MIDI In e USB; in questo modo, è garantita la connessione di controllo e il dialogo con Mac/PC tanto in forma di ridotta periferica, quanto come immediato meccanismo di riconoscimento e gestione.

KORG ha riprodotto lo stampo dei vecchi knobs fluted, con riga indicatrice bianca e flangia sporgente che hanno fatto la storia dei modelli vintate; il passo è ridotto e, a differenza delle vecchie strutture, ora ciascun pomello si installa push/pull su potenziometri dall’alberino in plastica direttamente saldati sulla scheda componenti; nel vecchio strumento, i potenziometri erano con alberino in metallo, imbullonati al pannello comandi… con questo nuovo, occorre essere più delicati nelle manovre (come si conviene nei confronti di un apparecchio tecnologicamente evoluto).

A differenza della vecchia costruzione, portata avanti in circuitazione discreta, l’elettronica di MS-20mini è realizzata su un’unica board popolata di componentistica SMD e connettori minijack di pannello; oltre allo schedone componenti e alla scheda MIDI/USB, nell’apparecchio non c’è altro. L’alimentazione esterna permette di contenere il peso al di sotto dei cinque chili.

Fatta salva la doverosa cautela nei confronti dei comandi di pannello – si tratta pur sempre di uno strumento musicale, non di un polipo da sbattere sullo scoglio… – è il momento di elencare le caratteristiche uniche del MS-20mini.

MS-20mini rear conn

Funzionalità proprie della versione MS-20mini

Andiamo per ordine:

  • la circuitazione full analog dell’apparecchio riproduce fedelmente quella della macchina storica, con particolare attenzione alle prestazioni del filtro IC35 – della cosiddetta prima serie – che qui sono accuratamente restituite in componentistica SMD; ma – ed eccoci al dunque – il modulo VCA è stato ridisegnato per potenziarne la dinamica: MS-20mini suona significativamente più forte del modello storico (collegato al mixer, il suo segnale, a parità di guadagno in ingresso, è più alto di diverse tacche);
  • l’apparecchio è di default, regolato per effettuare un auto off dopo quattro ore d’inattività: niente note eseguite sulla tastiera, o codici ricevuti al MIDI In o alla porta USB faranno spegnere lo strumento; per riaccenderlo, occorrerà agire sull’interruttore/volume posto in alto a destra sul pannello comandi;
  • l’implementazione MIDI è molto scarna: sono ricevute le note comprese tra 11 e 92; la key velocity non è gestita (è bloccata d’ufficio sul valore 64) e il canale MIDI disponibile è solo il numero 1; niente pitch bend, niente modulation, niente clock, niente altro;
  • in assenza di transpose, le tre ottave gestiscono le note MIDI comprese tra 48 e 84 per la trasmissione USB;
  • sono gestiti i codici MIDI CC 120 All sound off e il codice All Notes Off.

Per il resto – manuali operativi compresi – è tutto come nella macchina storica. Punto.

 

Un bilancio veloce

Abbiamo avuto le due macchine (vecchia prima serie e nuova) a disposizione per diversi giorni e, come è facile immaginare, ci siamo messi con la lente d’ingrandimento a verificare le minime tracce (superando, da un certo punto di vista, la naturale puntigliosità propria del musicista elettronico, per sfociare nella preoccupante paranoia del collezionista fine a se stesso).

Tutte le visualizzazioni sono state realizzate con un simpatico (e costoso, e prestigioso) oscilloscopio digitale Agilent Technologies; in tutte le immagini, lo strumento vintage (quello vecchio) corrisponde alla traccia di colore giallo, lo strumento nuovo corrisponde alla traccia di colore verde – in basso nello schermo. Questi i risultati:

MS Cmp Saw W

Onda dente di sega

E’ il prodotto più “vero” di un sint analogico; ascoltata con il filtro tutto aperto e senza ulteriori trattamenti, corrisponde al ciclo di carico e scarico del condensatore che è alla base di tutto. Le due macchine lavorano in antifase; quale sia quella “giusta” e quale quella “sbagliata”, non è dato sapere. Timbricamente, non c’è differenza.

MS Cmp Sqr W

Onda quadra

La macchina nuova è più precisa, la sua onda quadra ha meno piegature (ma ha anche 35 anni di tensione AC e componenti DC sulle spalle).

MS Cmp Trng W

Onda triangolare

La macchina antica è molto più imprecisa nel trattamento che estrae la triangolare dall’onda saw di base. La macchina nuova è più fizzlling, il suono è più triangolare di quello – morbido – della vecchia apparecchiatura.

MS Cmpt Impls W  MS Cmp Rect W

Onda impulsiva e onda rettangolare

Nessuna variazione di rilievo tra i due circuiti. Come al solito, la macchina nuova è più precisa.

MS Cmp Noise W

Noise

Nessuna variazione di rilievo.

MS Cmp Ring W

Ring Modulator

Come sopra, fatte salve le differenze attribuibili alle onde quadre di base. 😉

MS Cmp LPF Peak Open

Filtro LP

Strilla come un’aquila; tra i due esemplari in nostro possesso c’era una differenza quantitativa per il Peak level, ma è facilmente spiegabile tanto con l’età dell’apparecchio vintage quanto con la facile differenza nel trimmer di regolazione per il ricircolo.

MS Cmp HPF Peak Close   MS Cmp HPF & LPF

Filtro HP

Cattivo, aggressivo, acido, pericoloso, selettivo, collegato a stretto filo con il livello degli oscillatori nel mixer. Dobbiamo continuare?

versus

 

Conclusioni

Vecchio e nuovo sono due macchine spaventosamente attraenti, ma cerchiamo di rimanere con i piedi per terra:

  • il nuovo strumento è costruito sfruttando i cambiamenti che ci sono stati nella tecnologia elettromeccanica (componenti smd, potenziometri con alberino in plastica, saldatura su scheda componenti senza avvitatura sul pannello comandi, eccetera); in tutti i casi, deve essere trattato con cura, senza prenderlo a calci;
  • il nuovo suona (molto) più forte, il livello di uscita è più alto e, conseguentemente, c’è più rumore di fondo;
  • il nuovo ha più ampiezza sonora, ha più basse (lettura strumentale) di quanto non ne abbia l’esemplare vintage in nostro possesso.

A questo, occorre però aggiungere che due KORG MS-20 vintage, anche lasciando stare le differenze tra prima e seconda serie, non suonerebbero comunque uguali tra loro; quantomeno, non suonerebbero più diversi di quanto non possano sembrare diversi il nuovo e il vecchio apparecchio.

panel

Per la nostra modesta opinione, 660 euro ci sono tutti; anzi, ce ne sono di più…

Speriamo che alla KORG entrino nell’idea di rifare MS-50 e SQ-10.

Prossimamente, ci occuperemo delle peculiarità di filtraggio e di inviluppo. Stay tuned.

 

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Comments (74)

  • Pietro taucher

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    Proprio quello che si sperava!!! Grazie Korg.
    E questo da il tanto atteso colpo di grazia ai (falsi) collezionisti, veri “rigattieri”. Speriamo davvero Korg rifaccia tutta la serie, sarà di aiuto a tutti i 16/20enni che non hanno i soldi per mettere le mani su vere tastiere.
    Grazie mille ad Enrico Cosimi per la consueta chiarezza, aspettiamo le prox puntate!

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  • darek S

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    X pietro: a si rigattieri ci sono eccome.. come quelli che mettevano fianchetti di legno di dubbio gusto?!

    Colpo di grazia? a me non sembra che il voyager abbia dato il colpo di grazia al D… cosa che tutti i “rosiconi” si auguravano.

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    • Enrico Cosimi

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      ho l’impressione che ci sia un discorso aperto tra voi due, quindi – non conoscendo gli antefatti – sicuramente dirò cose banali e fuori contesto; comunque, quando la polvere si è posata, ci si è resi conto che voyager e model D sono due macchine MOLTO diverse (a livello di struttura e, quindi, di suono)… :-)

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  • cactusound

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    certo che almeno il CC per cutoff e resonance lo potevano implementare… non credo che sarebbe costato più di 10$ in più su tutto il progetto -_-
    sarebbe stato bello poterlo usare anche come controller per i soft synth.
    probabilmente la piena implementazione MIDI se la terranno per la versione 2.0 che uscirà tra 2 anni 😉

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  • Enrico Cosimi

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    il problema è che, per trasmettere e ricevere i CC quando giri i controlli di pannello, devi mettere un convertitore AD per ciascun controller, cioè devi rifare tutta la scheda componenti…

    non credo che se la caveranno facilmente con una revisione soft 😉

    Reply

    • cactusound

      |

      sì ma ce l’avevano praticamente già fatto…

      Reply

  • Enrico Cosimi

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    ma non con un convertitore sotto a ciascun controllo di pannello… 😉

    Reply

  • Antonio Antetomaso

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    Bella cattiva non c’è che dire….piccolo ma a naso ben più cattivo del trisavolo!! Per 660 euro poi..

    Per caso hai avuto modo di provarlo con il Dark Time per vedere come va?

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  • Enrico Cosimi

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    ho collegato Dark Time e “vecchio” MS-20 e, con poco di fatica, li ho fatti dialogare “esponenzialmente”; non dovrebbero esserci problemi per il nuovo… le specifiche elettriche sono le stesse.

    magari, questa volta passo attraverso la sezione ESP, per uniformare almeno i Gate 😉

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  • vitruviano

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    attualmente sul mercato esistono varie alternative:
    1) gli analogici storici, che vengono direttamente dal passato e costano cifre che arrivano anche a 30.000 € (a questo prezzo ho visto muro di modulare moog completo di tutti i moduli)
    2) gli analogici moderni che costano pochissimo (le versioni rack o desktop di un monofonico anche buono, come mopho, dark energy o arturia costano sotto i 500€)
    3) i virtuali da computer che offrono possibilità sonore infinite, spesso il suono è identico all’hardware replicato (semmai le basse frequenze di un analogico sono più presenti) con una gestibilità e affidabilità migliori (i software non devono riscaldarsi prima di cominciare a suonare intonati). Il costo di questi virtuali sarà pari a zero € in molti casi perchè ci sono pacchetti freeware di altissima qualità come il pacchetto elektrostudio, che è una suite di repliche vintage assolutamente prefessionale
    4) i synth digitali o virtual analog che funzionano più o meno come i virtuali da computer ma hanno un impatto di costo maggiore.

    Fatto questo elenco delle maggiori alternative, il maestro Cosimi potrebbe esprimere la sua opinione? Gli analogici degli anni ’70 hanno un suono davvero così irraggiungibile come si dice, e tale da giustificare delle quotazioni da automobile d’epoca? Come mai i nuovi analogici che cominciano a spuntare come funghi costano così poco? E i nuovi analogici sono in grado di competere con gli analogici storici?
    In molti synth vst non avverto alcuna differenza sonora rispetto alle sonorità che escono fuori da un analogico, o per lo meno rispetto al suono che viene fuori da un LP, cioè all’interno di un mix. Forse ho fatto troppe domande, ma è da molto tempo che cerco un poco di chiarezza. Grazie per l’eventuale risposta.

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      il maestro (gulp!) ha le seguenti opinioni che elenca per punti – per non confondersi:

      a) esistono analogici eccellenti e realizzazioni analogiche economiche; recentemente, il mercato è stato travolto da un piccolo analogico che suona come una belva (non dirò MAI il nome), ma che è progettato tagliando tutti gli angoli possibili, al punto da risultare poco controllabile e poco affidabile, ad esempio durante le procedure di taratura… Non necessariamente, il dominio analogico è sinonimo di supremazia timbrica e funzionale.

      b) il software, a prescindere da madornali errori di compilazione, suona per quanto è buona l’interfaccia attraverso cui passa; non dimenticherò tanto facilmente la differenza – in termini di impatto, calore, profondità, tridimensionalità – che i plug in di Logic hanno svelato quando, per la prima volta, li ho ascoltati attraverso il Virus TI (usato come scheda audio 96 Khz / 24 bit): ascoltati pigramente dalla porta audio del Mac (16 bit lineari / 44.1 kHz) erano tutta un’altra cosa.Specie se “paga papà”, ho il sospetto che potendo passare attraverso interfacce blasonate (Metric Halo, Apogee, RME – cito alla rinfusa) la qualità sonora “dei numeri” possa diventare stupefacente.

      c) nella valutazione di un prodotto commerciale “moderno”, occorre – specie se virtual analog – tenere presente non solo la qualità audio, ma anche l’implementazione dei controlli di pannello; passata la sfuriata dell’epoca DX-7, a me piacciono i pannelli zeppi di controlli, ma ogni controllo (a partire dalla foratura della lamiera, fino al montaggio del componente ed allo stampaggio della manopola) ha un costo aggiuntivo. Insomma: ci può essere un motore di sintesi della madonna (con rispetto parlando) che però ha un’interfaccia utente al limite della sufficienza (mi vengono in mente certi moduli tabletop costruiti da un iperblasonato produttore californiano) e possono esserci apparecchi così così che invece ti sciorinano sotto tutto lo spippolabile…

      d) il prezzo degli apparecchi vintage è il risultato di diverse motivazioni, che interagiscono tra loro in maniere spesso impensabili:
      – il valore storico di un determinato oggetto
      – le oggettive sue prestazioni timbriche
      – la rarità e reperibilità del medesimo
      – la qualità costruttiva
      – l’esclusività di determinati componenti oggi introvabili
      – l’essere collegato a fenomeni di moda o di “ricorso timbrico”
      – filoni di richiesta sul mercato second hand, che spingono verso l’altro le valutazioni
      – furbesche operazioni di pushing and bouncing fatte ad arte per far salire i prezzi

      tutto questo porta a valutazioni che possono essere sganciate da qualsiasi considerazione “seria”, ma contro le quali non c’è niente da fare. E’ così e basta. 😉

      Poi, c’è l’errore opposto: un mio carissimo amico ha il vezzo di sottovalutare commercialmente qualsiasi apparecchio vintage gli capiti per le mani, valutandolo in base a considerazioni anticommerciali che non stanno in cielo e non stanno in terra. E’ ovvio che non si può fare un’operazione di questo tipo: 1) il Korg MS-20 costava 800.000 lire, quindi 400 euro; 2) oggi è un pezzo di ferro usato che, conseguentemente, non può costare più di 200 euro nel migliore dei casi…

      Cioè, puoi anche fare un discorso del genere, ma non puoi pretendere che poi qualcuno si senta obbligato a venderti il proprio MS-20 vintage a 200 euro.

      Relativamente alle IPERVALUTAZIONI, non me ne preoccuperei più di tanto (basta non comprarle): anni orsono, si era agli albori del Mercatino Musicale (all’epoca era ancora cartaceo), c’era un fenomenale personaggio emiliano che era divenuto leggendario per le assurde offerte che pubblicava… autentici scassoni, spesso mal riparati o retolexati o (peggio ancora) ricostruiti dentro scatoloni di legno grezzo, che nella magia della comunicazione divenivano “introvabile KORG PS-3100 Deluxe, modello custom proveniente dalla collezione privata di Pinuccio Ciuccia”. In quei casi, il pernacchio di eduardiana memoria ci sta tutto. 😉

      e) possono gli strumenti odierni funzionare meglio di quelli antichi? Certo! Dipende da come sono costruiti; se sono fatti bene (e, quindi, non te li regalano…) possono tranquillamente competere con gli “irraggiungibili” miti di una volta; se sono costruiti con un occhio all’economia reale, probabilmente potrebbero risultare deludenti…

      Hai visto quante opinioni ha il “maestro”? :-)
      Bacio le mani

      Reply

      • synthy

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        a questo punto un sano…ma sti kazzi…ce sta proprio!

        Reply

    • Enrico Cosimi

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      oggi, c’è materiale analogico – di prezzo importante, ovviamente – che suona come tante cose deificate in passato…

      Reply

  • vitruviano

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    Grazie per la risposta, celere e competente. Avere molte opinioni su un argomento complesso come questo vuol dire avere la consapevolezza della complessità. Alla fine gli ingredienti da mettere sul piatto sono tanti e avere un parere autorevole, che alla fine si avvicina all’idea che io mi ero fatto, non fa che aggiungere chiarezza.
    Mi piacerebbe sapere il nome del synth che suona come una bestia, se non si può dire per motivi “commerciali” o di concorrenza, si potrebbe semmai dare la comunicazione via email?
    Grazie in anticipo,
    spasiba1@libero.it

    Reply

  • Giovanni

    |

    Ci piace…assai!!!

    Reply

  • Claudio Bertoncini

    |

    Vitruviano, il Maestro mi sa che si sta riferendo a quel synth che si chiama Piccolo Bruto per dirla in italianico… Aspettiamo un cenno dall’alto 😉

    Io ce l’ho quel synth che suona come una bestia e non posso lamentarmene, anzi! E’ vero, svirgola un po’ a intonazione, ma per il resto mena come un fabbro e per quel prezzo non farei troppe storie. Ci si può sempre prendere un Macbeth se si vuole l’eccellenza!! Giusto?

    Reply

    • Davide

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      Potrei star delle ore a leggere o sentir parlare Enrico Cosimi…
      Questo è l’effetto che mi ha la gente che parla sapendo quello che dice e soprattutto lo fa in maniera semplice e accessibile a tutti…

      Reply

  • Douglasp

    |

    Secondo me, chi cerca un synth anni 70 é perchè vuole una macchina di quell’epoca, conosco persone che non vorrebbero mai un voyager (moog eccellente secondo me), poiché troppo moderno, invece per esempio accettano di buon grado un qualsiasi buchla o macbeth benché moderni invece delle loro controparti vintage (arp 2600 o vari moog modulari solo per citarne alcuni). Ma il discorso, quanto riguarda il piccolo ms20, differisce un tantino, in quanto é praticamente uguale al vecchio, come da recensione eccellente, in alcuni aspetti migliore, ma non é stato stravolto oriempito di cose assurde come accade per il voyager per esempio. Ad esempio il mio sogno é sempre stato l’ems synthi, di pinkfloydiana memoria, perché il mio primo strabuzzamento oculare l’ho avuto ascoltando quel synth, così come il mitico riverbero a nastro binson echorec mi scombussoló egualmente le meningi.
    Il fatto che sia instabile, un vecchio synth intendo, costituisce il suo fascino e se, come qualcuno ha scritto non si sente la differenza con un virtual synth, non c’é nulla di male ad usarlo in vece della macchina antica, ma posso assicurare che la differenza, sia in termini di suono emesso che successivamente registrato c’é eccome.

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      anche se, superata una certa soglia di instabilità, le cose diventano inutilizzabili…

      Reply

  • Douglasp

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    @enrico cosimi
    Ma certo che si, ovviamente, io parlavo di una macchina in ordine, e che già di suo se a posto, abbastanza stabile. Per alcuni synth vintage, sono meglio davvero le emulazioni, ove esistenti, esempio il cs80 o il polysix, mono/poly ecc. O anche l’arp 2600, trovarne uno che funga bene, anche restaurato oltre che costoso non é neanche troppo facile, almeno per me.
    Stesso vale per l’ems, che se trovassi a condizione/prezzo giusti, userei solo per inebriarmi la mente, l’intonazione, ehehee, sarebbe veramente l’ultima cosa.

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      purtroppo, quando parliamo di macchine che hanno – nel migliore dei casi – quarant’anni di vita “elettrica” sul groppone, non è facile trovare materiale in buone condizioni, a meno di non pagarlo cifre imponenti (7500 euro per 2600 e aks, 4000 per model D, eccetera…)…

      insomma, c’è una percentuale di speculazione antiquaria che è innegabile, ma una parte della iper valutazione è inevitabile quando si vuole la cosa vecchia tenuta bene e anche in stato funzionale che rientri nei canoni professionali;

      l’intonazione insufficiente era un problema presente già 40 anni orsono su certi progetti e, in DETERMINATI generi musicali, non è mai stato un limite :-)

      Reply

  • Franco Galasso

    |

    X Pietro Taucher ed Enrico Cosimi:
    Pietro, eri tu che non molto tempo fa hai venduto a cifre STELLARI tutta le serie Korg MS con l’opzione fianchetti in legno? Non mi sono molto simpatici i negozianti rigattieri, soprattutto quelli pentiti che reputo scorretti facendo per motivi nostalgici personali cattiva informazione. Non sei il primo che conosco, tuttavia si tratta solo di opinioni, don’t worry!
    I vecchi Korg MS sono affascinanti a vederli e comunque sono macchine storiche da rispettare, Ehh…. cosa importante che dopo 30 anni + sono ancora funzionanti e revisionati o no, sono spesso riparabilissimi rispetto le nuove riedizioni fatte molto spesso con nuove schede smd con frmware ecc, vorrei vedere i loro potenziometri cheap dopo 20 anni o peggio qualcosa SMD & Firmware all’interno.
    Cmq. non sono un collezionista ma conosco chi ha macchine del genere, furono davvero fatte bene, dai Mellotron, Moog, Arp finendo ai Korg MS, credo il loro valore attribuito caro Cosimi non è causato da “giochetti” fatti da rigattieri ma da persone che cercano il vero, l’originale, come succede anche con i dischi dove per questione di filosofia e fascino l’orginale vale 100 e una ristampa zero.
    Qualcuno per esempio ha già capito che un vecchio Minimoog dal valore crescente è un “Must” in tutti gli studi affiancato spesso a sintetizzatori e nuova strumentazione.
    Anche il famoso Synthesizer.com spacciato come clone Moog nonostante suoni davvero bene (ne posseggo uno nel mio modesto studio), che non è nemmeno al 2% identico ad un vero Moog Modular, ne ho visto e sentito uno… ragazzi da paura!!! Materiali usati di elevata qualità, dai pannelli ai componenti di originle militare statunitense.
    Poi c’è il caso della Roland TR-808, 909 & 303 …vi pare che da due anni a questa parte siano triplicati di prezzo in tutto il mondo specie negli States nonostante esistano decine e decine di validissimi cloni?
    Il fatto è che le persone, collezionisti o musicisti che siano preferiscono gli originali che magari affiancheranno poi a nuovi smd synthesizers, virtual o software vari.
    Tale scelta è basata sull’irripetibile qualità tra materiali usati in passato e una incomparabile magia nel suono ed estetica, nonchè dalla loro crescente rarità..
    Ripeto non sono un collezionista e non potrei farlo per questione di soldi, l’opinione nasce dalla propria esperienza ma non per convenienza o fenomeni di “synth capitalismo” ^__^ BUONA MUSICA A TUTTI !!!

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      Caro Franco,
      premesso che mi sfugge “il tono” della conversazione – ma, probabilmente, è il classico malumore da lunedi mattina piovoso…

      Quando ho messo in piedi la prova A/B tra vecchio MS-20 e nuovo MS-20mini, oltre a impegnare strumenti di misura che costano bei soldoni (e a farli usare da gente che, non come il sottoscritto, di mestiere analizza, verifica, compara e confronta), mi sono premurato di anticipare che nulla umanamente possibile poteva bilanciare, nel nuovo, i trenta e passa anni di accensione/spegnimento che avevano, come dire, “pettinato” il comportamento del vecchio MS-20.

      Ciò nonostante, tra macchina vecchia e macchina nuova ci sono formidabili simmetrie di funzionamento e di comportamento timbrico, con le stesse variazioni che sono riscontrabili tra due esemplari di macchine vecchie; in un caso, l’amplificatore di cui tanto si è parlato negli ultimi mesi, è percepibile (molto) più rumore di fondo, ma – a fronte di una precisa domanda che ho avuto la fortuna di porre al progettista – mi è stato confermato essere un’effetto collaterale dell’adozione di nuovi componenti; semplicemente, quelli vecchi non ci sono più e, con quei valori, non sono disponibili per il montaggio in formato SMD.

      Per il resto, a me sembra un’operazione pienamente riuscita: se vuoi il fascino antico, spendi dai 1200 ai 1500 euro sopra un vecchio MS-20; se vai al sodo e non hai tanto margine, con 600 euro ti prendi il nuovo MS-20mini e sei subito proiettato in quel mondo timbrico. :-)

      A presto!
      enr cos

      Reply

  • Attilio De Simone

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    Mi inserisco in questa interessante conversazione. Sicuramente le macchine di 30, 40 o 50 anni fa sono state realizzate con componentistica di altissimo livello (non sempre, comunque). Oggi sono cambiate le tecnologie, i componenti non sono più gli stessi, esiste la miniaturizzazione, c’é stato un evidentissimo calo dei costi. In passato un Minimoog era uno strumento destinato ad un’elite di professionisti, alla gente che acquistava un synth e con quella macchina ci doveva passare assieme almeno un decennio di concerti e di registrazioni. In passato un synth era come un pianoforte, ne compravi uno e ci andavi avanti per vari anni. Questo per i professionisti del settore (musicisti live, produttori e studi di una certa qualità). Si trattava di macchine che costavano quanto un monolocale nel centro di Roma, quanto un’automobile di lusso e i comuni mortali queste macchine non se le potevano permettere. Oggi c’é la possibilità di accedere a suoni che fino alla fine degli anni ’90 ce li sognavamo soltanto e stavamo a sbavare sui dischi di ELP, Pink Floyd, ecc. In passato il musicista “normale” (l’appassionato, il non professionista e il professionista di serie B, cioè il valido turnista che operava in ambito regionale) sognava l’hammond ma si comprava il farfisa (con cui ci lavorava e tirava avanti la carretta), pensava al minimoog ma poi si comprava lo jen sx-1000 o il davoli synth. Poi sono venuti gli anni ’80-’90 e si è cominciato a puntare sulla sintesi a wavetable e ci si è allontanati di molto dai suoni originali. Infine dalla fine dei ’90, la sintesi virtuale e gli strumenti virtuali hanno riportato in vita tutto quello che si era perso negli anni in cui i produttori facevano dei “riassunti” poco personalizzabili dei suoni che furono (e in quel periodo chi voleva un analogico o andava a pescare nell’usato, pagando quello che sappiamo, o si comprava un analogico nuovo, tra i pochissimo prodotti disponibili e pagandoli quasi come un vintage). Adesso invece viviamo un momento molto bello. La sintesi virtuale ha restituito ai musicisti e agli appassionati tutto il mondo sonoro che si erano persi nel ventennio precedente, con tutta una serie di vantaggi (automazione parametri, modulazioni e delay a tempo, straming diretto su HD, ecc.) e ha rilanciato anche l’hardware analogico, ma stimolando l’abbassamento dei costi, i prezzi sono dovuti essere competitivi e ragionevoli al confronto dei synth virtuali, e ci sono vst dal suono pauroso che non costano nulla, essendo freeware, ed evitiamo di parlare della pirateria, che consente anche ad un tredicenne di accedere gratuitamente (ma illegalmente) ad un parco macchine virtuali che nel passato nemmeno i più grandi professionisti hanno mai nemmeno osato desiderare. Ora la vita dei musicisti mi sembra molto migliore di qualche anno fa. In passato anche un buon professionista il Minimoog o il Prophet V (cito queste essendo delle icone più che dei synth) se li poteva solo sognare. Oggi, tra sintesi virtuale e nuovi analogici, quei suoni ce li abbiamo e ce li abbiamo davvero tutti. Si sa che il Minimoog ha un suo suono molto potente ma bene o male ai suoni del Minimoog siamo più vicini oggi rispetto a 30 o 40 anni fa, perchè il Minimoog se lo potevano permettere solo pochissimi eletti e chi non se lo poteva comprare quel suono non ce lo aveva e stava a impazzire dietro ai filtri dello Jen SX 1000. Dal piccolo della mia esperienza, tutti i possessori/collezionisti di strumenti vintage che ho conosciuto vivevano costantemente con soli tre stati d’animo: il terrore che l’amato synth non si accendesse più, il panico che un eventuale problema non fosse risolvibile (andate a sostituire un componente che non si fabbrica più da 30 anni….), la disperazione nel momento in cui il tecnico comunicava che il componente non è più prodotto più e che deve iniziare il “viaggio della disperazione” alla ricerca del componente sul mercato dell’usato (ricordo ancora i listini di componenti disponibili che arrivavano dalla Germania ai tecnici italiani negli anni ’80-’90, quando internet non esisteva, e agli interminabili tempi di attesa, fare il vaglia internazionale, sperare che qualche altro nel frattempo non avesse “rubato” il componente prendendolo sul posto, spedizioni, corrieri, dogane, passavano mesi). Io ho un amico che attende una riparazione da 13 anni. Ogni volta che lo vedo va peggiorando, ormai parla solo del synth di cui è rimasto orfano. E tutto questo ovviamente non gratuitamente, il vintage costa molto e non è esente da rischi. Suona benissimo, non ci sono dubbi (ma non sempre, cosa suona bene? il calore del suono, la bellezza del filtro o l’instabilitá generale del moog? i filtri del prophet v o la tastiera, che non era di altissima qualità e che abbisogna di una revisione completa? gli string del mellotron o la sua intonazione che definire capricciosa è ottimistica?) ma ci sono pro e contro, e visti i costi bisogna valutare soprattutto i contro. La mia opinione è che tra un MS20 vintate ed uno moderno, prenderei per sempre quello moderno. Anche se non suonasse al 100% identico all’originale (non è questo il caso, visto che il suono è identico, strumenti alla mano) i vantaggi del nuovo sono troppi: midi, usb, componenti di ricambio facilmente reperibili, tre anni di garanzia sul prodotto. E se si dovesse distruggere per un incidente? Alla fine sono stati spesi “solo” 600 €, che sono sempre molti soldi, ma si tratta di un importo comunque gestibile anche per il più povero dei musicisti. Io la penso in questi termini. Il suono vintage è bello, ma oggi un musicista è più vicino a quel suono rispetto ai musicisti che in quell’epoca ci hanno vissuto e che quel suono non se lo sono mai potuto permettere.

    Reply

  • Attilio De Simone

    |

    Vorrei aggiungere un’ultima cosa, scusandomi per essermi dilungato. È vero che le macchine analogiche sono ricercate, ma è anche vero che l’elemento sonoro non è l’unico elemento che incide sull’andamento del mercato. Ci sono il piacere feticistico di acquisire un’oggetto icona della storia della musica, il collezionismo, la speranza che tramite l’oggetto suonato da x o da y si riesca ad ottenere lo stesso suono (senza però fare nulla di nuovo dal punto di vista artistico perchè alla fine riproponi un suono già ascoltato), il piacere di possedere un oggetto che ha stimolato la nostra fantasia quando abbiamo visto da ragazzini i primi video delle band rock degli anni ’70. Ultima suggestione: per ogni musicista che sta comprando un vintage c’é un altro musicista che quello stesso vintage se lo sta venendo e come l’acquirente ha mille buoni motivi per comprarlo così il venditore ne ha mille altri altrettanto validi per comprarli.

    Reply

  • mirko

    |

    Domanda: l’MS20 Mini ha il midi out per essere suonato da un pianoroll?

    Grazie

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    casomai, il MIDI IN per essere suonato “da fuori”…

    si si, MS-20mini è dotato di MIDI Input e riceve SOLO i codici nota on/off per le tre ottave di tastiera, senza dinamica, senza pitch bend, senza modulation, senza key velocity (se non ricordo male; ma nell’articolo c’è scritto tutto).

    in assenza di MIDI Out, ovviamente, non può controllare nulla – se non attraverso le connessioni analogiche di pannello

    Reply

  • mirko

    |

    Ma si può registrare il segnale audio in un sequencer tipo Cubase?
    Solo che le automazioni vanno fatte al volo e non possono essere scritte giusto?

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    col segnale audio, fai quello che vuoi, è ovvio :-)

    non ci possono essere automazioni, perché il pannello è analogico… l’unico modo è “suonare con una mano sulla tastiera e con l’altra sui comandi” mente si registra

    oppure, far suonare il sintetizzatore a una traccia MIDI realizzata in precedenza, catturare il suo audio in una traccia audio e, MENTRE si registra, girare i pomelli con le due mani libere…

    ogni volta che sbagli, devi riprendere da dove hai sbagliato… :-)

    Reply

  • mirko

    |

    Ma scusi 600 euro per una macchina che nel 2013 non permette di:

    1- salvare un preset

    2- senza editor software

    3- senza possibilità di registrare in MIDI parametri fondamentali quali Cutoff e Pitch bend.

    Reply

  • Attilio De Simone

    |

    Siamo in ambito analogico e l’obiettivo della Korg è quello di riproporre il Korg MS20 in scala ridotta ma che replicasse esattamente il suono storico. Si paga per il suono. D’altra parte se prendi il Korg MS20 originale (quello di fine anni ’70) ti costa almeno il triplo e hai più o meno lo stesso suono. Pagare 600 € per avere il suono dell’MS20 è già tanto, pretendere l’implementazione midi dei parametri avrebbe fatto salire il prezzo dello strumento di molto e probabilmente si sarebbe avvicinato molto al prezzo dell’analogico originale rendendo l’operazione commerciale sostanzialmente inutile. I parametri li memorizzi come si faceva 40 anni fa: con le mascherine o segnando i parametri sui foglietti. Diciamo che qui hai un synth analogico dal suono vintage con tutti i pregi e i difetti del vintage, ma dal costo molto contenuto. In questo caso non ci sono alternative, o ti piace il suono e ti prendi la macchina così com’è o ti orienti verso un prodotto più consono alle tue esigenze.

    Reply

  • mirko

    |

    Infine sono andato nel negozio di strumenti della mia città, l’ho provato ed è stato subito amore: timbri bellissimi!
    Non sono ancora un esperto e quindi vi chiedo:
    collegando i patch cord nei vari percorsi sul pannello frontale, c’è qualche pericolo di danneggiare lo strumenti facendo qualche percorso di segnale errato?

    Grazie

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      non puoi rovinare nulla; al massimo, realizzi una connessione che non funziona 😉

      Reply

  • mirko

    |

    Un’altra cosa scusate: sapete se esite forse un supporto stand per posizionarlo?
    In rete non trovo niente.

    Ancora graze

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      uhmmm, supporti “dedicati” non se ne trovano più – tanti anni orsono, KORG aveva in catalogo un supporto il modello MS-20 “grande”

      oggi, ti conviene adattare un supporto di quelli “ad X” mettendoci sopra una tavoletta di legno

      Reply

  • Diego Caponera

    |

    Salve prof.,

    oramai quando cerco la review di qualche macchina scrivo il nome della medesima seguito dal suo, e anche stavolta la ricerca ha recato frutto.

    Voglio un giocattolino mono-analog, e sono diviso tra MS-20 mini e Minibrute: il Korg in questione mi pare 8734628734volte più appealing da un punto di vista estetico [considerazione che lascia il tempo che trova…ma anche no], e credo la componente [semi]modulare più accentuata del prodotto in questione valga i 50 sacchi di differenza.

    Ora vivo nella città di Klaus Schulze, e posso provarli anche dal tabaccaio, credo che in settimana faro’ un salto in negozio e mi togliero’ i dubbi.

    Spero di rivederla presto, un abbraccio e faccia un fischio qualora passi per il Brandeburgo!

    D.

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      speriamo di vederci presto!!!
      io opterei per un MS-20 mini E POI, più avanti, anche per un MiniBrute… 😉

      Reply

  • mirko

    |

    Buongiorno,
    mi inserisco per chiedere una cosa: esiste un editor software per il Korg ms20 mini che permetta di controllare la macchina da un sequencer?
    Io non ho trovato nulla in giro

    Grazie

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    purtroppo, no; il modello MS-20mini gestisce solo nota on/off e pochissimo altro su MIDI e su USB, proprio per la sua natura di circuito completamente analogico – senza conversioni ADC e DAC dietro al pannello comandi.

    l’unico modo per avere una forma di editing a video consiste nell’usare le versioni virtuali dello strumento previste per la Legacy Collection Analog Edition (su Mac/PC) o usare iMS-20 su iPad.

    non c’è scampo 😀

    Reply

  • Bruno DC

    |

    Buonasera (anzi notte). Innanzitutto, visto che è la prima volta che scrivo, faccio subito i dovuti complimenti a tutta la redazione; non scherzo quando dico (che da quando ho scoperto il sito) la prima cosa che faccio al mattino quando accendo il PC è leggermi l’ultimo, sempre succulento, articolo (e per le prove audio, mi tocca aspettare la sera)….
    Detto questo, ecco la domanda:
    visto che MS-20 mini (purtroppo) non riceve i CC tramite midi, ipotizzando di avere un Beatstep (Arturia) che ha un solo CVout continuo, si potrebbe pensare di controllare il filtro del Korg con tale CVout ed, invece, le note in midi tramite USB ? tutto questo al fine di registrare/automatizzare anche il controllo del filtro con una DAW ?
    Saluti
    Grazie

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      Gulp! Quanta dedizione!!! :-)

      Venendo al MS-20mini: teoricamente, il sistema può funzionare; le note viaggiano su USB e innescano oscillatori + inviluppi, il CV cammina su mini jack, entra nell’ingresso cutoff del passa basso (o del passa alto, o di tutti e due, se hai uno sdoppiatore multiple…) e ti permettono di accentare diversamente ogni nota.

      Ovviamente, stiamo parlando di due sorgenti DIVERSE: un flusso di note USB (o MIDI, per il KORG è la stessa cosa al fine della ricezione) provenienti da una traccia registrata in precedenza e un flusso di tensione CV proveniente dal Beatstep, che viene fatto avanzare allineato alla traccia MIDI, giusto?

      Reply

      • Bruno DC

        |

        Esatto, l’idea di base è quella di eliminare il problema del controllo dell’altezza delle note tramite CV (quindi dei vari problemi dovuti all’imprecisione del sistema, oltre a quelli dell conversione Hz/V – V/ottava) e dell’innesco della nota tramite GATE (quindi del segnale invertito) demandando tali controlli al fidato MIDI e dedicare il controllo tramite tensione CV (in questo caso generato dal Beatstep controllato in MIDI da un’altra traccia della DAW) al suono;
        quindi, con lo stesso principio potrei pilotare in MIDI le note di più synth che non supportano il controllo dei parametri tramite MIDI/CC
        (ipotizziamo un MS-20 mini ed un Microbrute) ed, allo stesso tempo, controllarne i parametri del suono tramite CV, utilizzando ad esempio un convertitore MIDI/CV come il Doepfer MCV4 tramite dati di CC; il tutto gestito da diverse tracce della DAW (o sequencer e/o arpeggiatore software che sia, magari pilotato in tempo reale da altri controller USB)… è corretto ?
        Forse è un pò complicato ma dovrebbe funzionare.
        Dopo 30 anni di MIDI mi sto affacciando all’affascinanente mondo del CV/Gate (non è mai troppo tardi) e sto cercando di capirci qualcosa….
        d’altronde con tutti questi gioiellini analogici che stanno uscendo sul mercato come si fa a rimanere impassibili !?
        Grazie delle risposte.
        Saluti.

        Reply

  • mirko

    |

    Buongiorno a tutti,
    potreste aiutarmi a risolvere un problemino?
    Sono due giorni che tento di far suonare il mio Korg MS20 mini via MIDI attraverso il pianoroll di Cubase ma non funziona.
    Prima ho provato ad usare il cavo MIDI e poi ho provato con il cavo USB (installando i driver come da manuale) ma la macchina non riesce a leggere i segnali di nota ON/OFF, mentre se la suono in tempo reale funziona. Per scrupolo ho provato ad usare anche Ableton come sequencer ma non funziona comunque?
    Dove sbaglio?

    Grazie

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      ora, sono lontano dalla macchina e non posso fare prove dirette in relazione al CANALE MIDI, ma mi sembra di ricodare che MS-20 riceva solo su ch1… controlla di inviare i dati su quel canale.

      l’altra cosa da tenere presente è che MS-20 risponde a nota on/off dal DO 36 per tre ottave a salire E BASTA, cioè ha una “finestra di ricezione” molto ridotta – in pratica, solo le sue tre ottave di tastiera; se gli stai mandando note fuori range, semplicemente non le suona…

      fammi sapere

      Reply

  • mirko

    |

    Buongiorno,
    grazie Lei è sempre gentilissimo.
    Confermo che l’ MS-20 riceve solo sul CH1 come specificato nel manuale. Questa sera proverò nuovamente a ricontrollare e la aggiornerò.
    Davvero grazie
    Saluti

    Reply

  • mirko

    |

    Buongiorno,
    cambiando cavo MIDI l’MS20 funziona ma via USB non ne vuole sapere.
    Mi conferma che attraverso il solo collegamento via USB la macchina dovrebbe ricevere segnali note ON/OFF?

    Grazie

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    se il computer lo vede come “generic MIDI device” o addirittura come MS-20 attraverso il solo cavo USB, non si scappa: deve ricevere le note sulle tre ottave

    ma se il computer, per qualche motivo, non riesce a gestire la tensione USB, il sistema non funziona – prova a cambiare ANCHE il cavo USB…

    Reply

  • mirko

    |

    Buongiorno,
    niente da fare via USB non funziona. Ho provato con 4 cavi diversi (anche in lunghezza e diametro), su porte 2.0 e su porte 3.0. Ho provato a reinstallare i driver e la procedura va a buon fine ma di suonare non ne vuole sapere. Qualcuno che usa Cubase ha avuto questo problema forse?
    Nel frattempo manderò una mail alla Korg.
    Saluti e grazie per il supporto

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    premesso che ignoro COMPLETAMENTE il funzionamento di Cubase, ma come MIDI funziona? cioè se gli mandi i dati MIDI “normali” usando una qualsiasi interfaccia, riesci a pilotarlo?

    Reply

  • mirko

    |

    Mi sono spiegato male, mi scuso.
    Intendevo dire che con un normale cavo MIDI funziona. Quindi: MIDI out della scheda audio dentro al MIDI IN dell’MS20 e riesco a suonarlo dal pianoroll di Cubase.
    Via cavo USB, senza cioè cavo normale cavo MIDI, non c’è verso.

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      scartando “al priore” l’ipotesi che il cavo USB sia rotto – ma, per sicurezza, una sostituzione la proverei comunque… – non rimane che controllare la stabilità/integrità del driver e, eventualmente, procedere a installarlo nuovamente

      http://i.korg.com/SupportPage.aspx?productid=657

      Reply

  • mirko

    |

    Ahimé già provate entrambe le soluzioni…
    Driver installati più volte e cambiati 4 cavi.
    Ho in sospetto però che ci voglia una procedura particolare per far vedere a Cubase una macchina via MIDI ma con collegamento USB.
    Vediamo cosa risponde la Korg.
    La ringrazio comunque per il supporto.

    Reply

  • MrBrownstone

    |

    Buonasera, innanzitutto complimenti per la recensione, mi inserisco nella conversazione per chiederle se c’è molta differenza tra il Korg MS 20mini e il controller che uscì insieme al Korg Legacy analog, magari una differenza di suono o qualcos’altro, inoltre il Korg MS 20 Mini posso utilizzarlo insieme ad Ableton???
    Grazie in anticipo

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      il controller USB non suona “di suo”, ma pilota i software che risiedono nel tuo mac/pc; invece, il korg ms-20 mini è un sintetizzatore autonomo, che suona “di suo” senza necessità di software esterno

      altra differenza importante: mentre il controller usb (quello che non suona) tira fuori tutti i codici di controllo ogni volta che ruoti una manopola sul suo pannello comandi, il modello mini “che suona” NON TIRA FUORI NIENTE… le sue porte USB e MIDI IN servono solo per essere controllato con nota on, nota off e pitch bend (quest’ultimo, se non ricordo male)

      quindi, per usarlo insieme a Ableton, forse – generazione timbrica autonoma a parte – è più pratico il controller USB affiancato alla legacy collection analog edition di korg… 😉

      Reply

  • Eugenio

    |

    Ma possibile che ci sia così tanto rumore di fondo? Mi sembra che sia dovuto al Modulation Generator. Comunque è un rumore bianco che a me personalmente da fastidio… c’è un modo per baipassarlo, toglierlo? Grazie :)

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    Purtroppo, il rumore è generato dai componenti impiegati per costruire il VCA. Non c’è modo di toglierlo ed è tipico del MS-20 Mini; le altre versioni Kit e Module hanno MOLTO MENO fruscio… :-(

    Reply

  • matteo

    |

    Scusate ma non ho capito una cosa (tra le tante, sono neofita dei synth):

    voglio un sintetizzatore come il Korg MS20 mini ma ho bisogno di registrare tutto quello che esce da questa meravigliosa macchina, tutto, su una traccia di ProTools.

    Si può o non si può?? Se si può, cosa e come devo connettere?

    E soprattutto, se non si potesse, che synth devo comprare per poterlo fare?? (stessa qualità o migliore di questo Korg e della stessa fascia di prezzo).

    Oggigiorno credo sia basico che un synth sia catturabile da un DAW in un modo o nell’altro, altrimenti come lo si registra??

    Grazie mille e complimenti prof Cosimi, è di grande aiuto ogni sua lezione/tutorial/commento!!

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      esci dall’audio del sintetizzatore e entri nell’ingresso audio che hai a disposizione sul tuo computer (scheda, interfaccia, eccetera); poi apri una traccia audio, le fai ricevere l’audio del sintetizzatore e registri :-)

      Reply

  • Sara

    |

    Buonasera
    Se connetto il korg ms20 mini con un jack dal signal out all entrata della scheda audio o al mixer che poi va alla scheda audio, posso registrare una traccia audio sul Daw? Il daw in questione è il pro tools HD10.
    Grazie professore!

    Reply

  • Il Pazzo

    |

    Innanzi tutto ringrazio il Maestro per questa puntuale recensione, come sempre d’altronde.

    Ne approfitto per una domanda fuori tema: mi piacerebbe sfruttare l’MS-20mini per una performance analoga alla storica Caos degli Area a Parco Lambro, ovvero vorrei tendere un cavo proveniente dall’MS-20mini e attaccarci i corpi che assisteranno alla performance come “cortocircuitante” per far suonare l’aggeggio. Quale potrebbe essere il migior metodo? Un suggerimento di patch?

    Se sono risultato un po’ troppo oscuro, aiutatemi! :)

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      in realtà, quella patch era una mezza baracca… il filo, per lunghezza e per tensioni disponibili nel serge modular, non è che avesse tutta questa possibilità di intervento sul circuito (superata una certa soglia, finiva per diventare tutto caotico e basta); con il korg ms-20, si potrebbe intervenire sull’ingresso TOTAL, in modo da poter influenzare simultaneamente l’accordatura degli oscillatori e le frequenze di taglio dei due filtri; l’ingresso Total chiede una tensione compresa tra +5 e -5V; collegare una persona a un cavo scoperto NON produce tensione, a meno di non mandare prima una tensione da +5V sul cavo, prendendola da una sorgente “x” (potrebbe essere la wheel del Korg MS-20), spellare un lungo tratto di cavo, farlo toccare a una persona e usare le sporcizie e le cadute di tensione “a destinazione” come evento creativo…

      Reply

      • Il Pazzo

        |

        Lo spunto è davvero ottimo, vediamo se non salta fuori una baraccata.
        Sempre gentilissimo, Maestro!

        Reply

  • RIccardo

    |

    Ciao,
    ma è possibile che io abbia generato un rumore di fondo che è rimasto dentro l’ms20?
    Mi è appena arrivato e mi sono messo a giocare coi cavi… peccato che adesso quando premo i tasti, tenendo il volume degli oscillatori a zero si sente un rumore di fondo che riesco a modulare fino a farlo diventare un terzo oscillatore… ma il problema è che non riesco più a eliminare il rumore di fondo, che è comunque molto presente anche a volume dell’oscillatore 10 rendendo il suono veramente brutto. Grazie e complimenti!

    Reply

    • RIccardo

      |

      ovviamente ho provato a spegnere e riaccendere…

      Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      è il ben noto problema (se ne discute OVUNQUE e se ne è parlato anche qui) relativo al rumore di fondo “di sistema” presente nel korg ms-20 mini. non è risolvibile dall’utente, a meno di non voler alterare il circuito originale ed è causato – stando a quanto dichiarato dall’ingegnere che ha concepito il progetto originale (ho avuto modo di intervistarlo anni orsono…) – dalla indisponibilità di un determinato componente originale, nel VCA: mancando quello, sono stati costretti a scegliere se cambiare suono allo strumento per avere un miglior rapporto S/N o rispettare la timbrica originale peggiorando il rapporto S/N. hanno scelto la seconda opzione… :-(

      Reply

  • RIccardo Barboni

    |

    Ciao, mi sono appena avvicinato al mondo dei synth analogici.. grandi soddisfazioni ma grandi sbattimenti! Avevo paura di aver fatto qualche danno, nonostante avessi letto i commenti sul rumore di fondo e nonostante in uno dei video del tuo canale YT spiegavi chiaramente che danni non se ne possono fare patchando a caso… Ad ogni modo il dubbio di aver fatto qualche cagata mi era passato per la testa!!
    Grazie della risposta… ma soprattutto grazie per tutti i video che hai messo su YT! sei un grande!

    Reply

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