Equalizzatore IGS Audio Rubber Bands 500 Mastering Edition

Written by Emiliano Girolami on . Posted in Gear, Recording

Agli albori dell’audio professionale, negli anno ’50, gli ingegneri del suono erano soliti progettare e costruire da soli i device che poi avrebbero utilizzato in studio.

Tra questi, Ollie Summerland e Gene Shank, realizzarono un equalizzatore che è diventato una pietra miliare di tutte le produzioni audio, il Pulteq EQP-1A.

di Emiliano Girolami

 

Fig1_PultechPassEq

Il circuito (le figure che riportiamo di seguito sono quelle estratte dal manuale originale) è caratterizzato da un insieme di filtri passivi molto semplici (praticamente quelli che si studiano nei corsi di elettrotecnica delle scuole superiori, si veda la figura qui sopra) e da uno stadio di guadagno che compensa l’attenuazione di 16dB causata dalla natura intrinsecamente passiva dei filtri.

L’accoppiamento tra gli stadi (input, eq-ampli e output) è realizzato con tre trasformatori e i componenti usati per l’amplificatore sono (ovviamente, visto il periodo) valvole termoioniche.

 

Fig2_PultechAmp

Ultimamente il circuito è tornato molto di moda (negli studi Pro, in effetti, lo è sempre stato) e molti produttori sia di hardware che di plugin ne hanno proposto una loro versione. Questo tipo di equalizzatore si occupa soltanto di alte e basse frequenze, ne esiste uno specifico per i medi che però è meno famoso. Le basse sono gestite con tre controlli: Boost, Attenuation (continui) e Frequency (a scatti).

 

Fig3_BassCurve

A parte gli ovvi significati dei termini, la particolarità è che applicando contemporaneamente boost ed attenuation si ottiene una curva particolare (vedi immagine qui sopra) che si rivela particolarmente musicale sia in fase di registrazione che di mix/mastering. Nel range delle alte, il Boost è ottenuto con un circuito RCL (proprio come a scuola!) del quale è possibile anche regolare l’ampiezza della campana e l’Attenuation con un filtro passa basso ad un polo (ovvero con una attenuazione di 6dB per ottava). Le curve, anche in questo caso (vedi figura qui sotto), sono dolci e particolarmente musicali ed è difficile far suonare male quello che passa attraverso questo equalizzatore (partendo, ovviamente, da un materiale valido).

 

Fig4_TrebleCurve

L’eufonia di tre trasformatori, due valvole e la bobina del filtro RCL fanno il resto aggiungendo calore e il giusto grado di armoniche. Capirete ora perché questo circuito ha attraversato indenne gli ultimi 65 anni.

Un Pulteq originale (mono) e in buono stato (se ne trovano) può costare anche 15.000€, le alternative sul mercato sono molte e si trovano anche a prezzi più che ragionevoli.

IGS Audio propone sia una versione mono che una stereo (quest’ultima oggetto della prova di oggi). Questa viene definita Rubber Bands 500 Mastering Edition (lo vedete nell’immagine qui sotto) ed è compatibile con lo standard VPR500 di API.

 

Fig5_RB500ME

Il primo particolare che salta all’occhio è che questo equalizzatore è stereo e occupa due unità del lunchbox. Da qui deriva la propensione a trattare mix completi e la conseguente definizione di Mastering Edition, nulla toglie, ovviamente, che il circuito possa essere utilizzato anche per processare segnali monofonici.

Il secondo particolare subito evidente è che il selettore delle frequenze di intervento in gamma bassa è doppio e quindi Boost e Attenuation possono essere applicati su frequenze diverse aumentando la versatilità del sistema.

Uno sguardo all’interno ci fa notare un cablaggio di alta qualità e componenti ottimi. Rispetto allo schema originale, troviamo i trasformatori solo in ingresso e uscita (rispettivamente Carnhill ed Edcor) e due amplificatori a stato solido realizzati attraverso l’operazionale in classe A ibrido denominato HAPI-1 progettato da IGS Audio. L’induttore è realizzato da Feryster. I componenti sono ovviamente selezionati per garantire la coerenza del messaggio stereo.

 

Fig6_Interno

In uso

Come ci aspettavamo, applicato sul mix, il Rubber Bands 500 si fa sentire anche con tutti i controlli in flat. Il suono assume un certo calore senza snaturarsi e rimanendo comunque fedele al timbro originale con un volume appena più elevato. Lavorando sui bassi si da corpo senza perdere il fuoco a meno di non esagerare con il boost. Comoda la possibilità di agire sulle frequenze di Boost e Cut in maniera separata, soprattutto in caso di correzione di difetti del mix o per timbriche particolari. Il filtro risonante sulle acute è fantastico, non c’è modo di farlo suonare male e, in ogni combinazione dei tre controlli, suona bene impartendo sempre la sua personalità. L’attenuazione sulle alte è benvenuta quando si vuole addolcire le armoniche o minimizzare lo hiss. C’è da tener presente che, rispetto all’originale, le frequenze di intervento disponibili sono di più (su tutte le bande), quindi la versatilità è maggiore. Lo abbiamo confrontato con un plugin analogo di una nota casa italiana e… non c’è storia. La versione IGS suona di più e con minore necessità di centrare la regolazione corretta. Ovviamente può essere utilizzato anche su un bus che non sia il master. Lo abbiamo provato anche in mono sia in tracking che in mix e ne abbiamo apprezzato il calore e la capacità di mettere in evidenza il meglio del suono che elabora. Anche in questo caso lo abbiamo confrontato con un equalizzatore in stile Pulteq (questa volta hardware, mono, per system 500 di una classe di prezzo appena inferiore) ottenendo risultati analoghi ma con una migliore focalizzazione sulle acute che, sembra, fatichino meno ad uscire dal mix. Ottimo per la voce, le chitarre (sia elettriche che acustiche), la cassa e il rullante. La cura definitiva per linee di basso deboli. Lo troviamo meno utile sui piatti e invece ottimo (tornando alla configurazione stereo) sul bus della batteria o per trattare i microfoni di ambiente.

 

Conclusioni

Il prezzo di listino è 905€+IVA, meno di 500€ a canale con la praticità del formato e un’ottima qualità dei componenti. Non abbiamo mai avuto la possibilità di giocare con un Pulteq vero ma il Rubber Bands 500 ci è piaciuto molto. Forse l’unico punto su cui si potrebbe fare qualcosa è la corsa dei potenziometri che è continua, magari utilizzare sistemi a scatti (se non proprio commutatori) potrebbe favorire le operazioni in caso di mastering senza alzare troppo i costi. A parte questa considerazione consigliamo l’acquisto su tutta la linea.

 

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Comments (2)

  • Mario

    |

    Ciao,

    solo un refuso: è PULTEC e non PULTEQ.

    😉

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