Arturia MiniBrute 2 – Seconda parte. Il Sequencer

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Abbiamo visto il funzionamento del sintetizzatore compreso nel cabinet MiniBrute 2, ci siamo rassicurati al pensiero che le stesse funzioni sono reperibili nel modello MiniBrute 2S. Ora, è il momento di affrontare il primo grande blocco di differenze tra i due modelli, relativi ai comportamenti di sequenza – strettamente imparentati con il precedente modello KeyStep – incarnati nel sintetizzatore a tastiera.

Di Enrico Cosimi

Schermata 2018-02-18 alle 12.06.32 Schermata 2018-02-18 alle 12.06.32

La doppia illustrazione dovrebbe ricordarci che ci troviamo di fronte a una seconda puntata, quindi andatevi a rileggere anche la prima e – strada facendo – ringraziate come di consueto Midiware per la cortesia dimostrata.

MB2 Right Panel Control

MiniBrute 2. Sequencer

E’ possibile memorizzare otto sequenze indipendenti (selezionabili con il comando Seq/Arp Mode) lunghe fino a 64 step ciascuna; durante il playback, la sequenza può essere trasposta in tempo reale usando le due ottave di tastiera (basta uscire dal modo Record e la tastiera è pronta per impartire gli intervalli di deviazione dalla tonalità originale, ottave comprese).

 

Registrazione Step By Step

Basta accendere Record, dopo aver deciso l’intervallo ritmico desiderato per gli step (con il comando TimeDiv) e premere una nota alla volta; se necessario, è possibile inserire pause usando il tasto Tap/Rest. Terminata la registrazione, premendo nuovamente Record, si può passare all’esecuzione e all’eventuale trasposizione in tempo reale.

Se si usa Tap/Rest tenendo premuta una nota sulla tastiera, durante l’inserimento dati, si lega lo step attuale allo step successivo.

Registrazione in Real Time

La procedura può essere facilitata sfruttando il metronomo interno (premere SHIFT+Sync). Per iniziare la registrazione, occorre premere simultaneamente Record Play; la durata della sequenza non viene espansa durante la registrazione in tempo reale, quindi se si lavora su una sequenza precedentemente programmata, i confini risulteranno invalicabili.

In base alla quantizzazione TimeDiv, stando sul metronomo, si possono inserire le note desiderate suonandole direttamente sulla tastiera: l’avanzamento a loop della sequenza in registrazione permette di accumulare eventi nei successivi passaggi… o di cancellare, per nuova inserzione, note eventualmente indesiderate.

La registrazione nel sequencer è di tipo isoritmico, cioè gli step non possono accumulare durate diverse tra loro; è possibile collegare due eventi in Tie Mode, per prolungare una tenuta d’inviluppo, ma la griglia ritmica definita con TimeDiv rimane unica per tutta la sequenza.

Se non deciso diversamente attraverso MIDI Control Center Arturia, la sequenza memorizza intonazione Pitch, articolazione Gate, percentuale di Swing e dinamica di tastiera. Quest’ultimo comando, a seconda del patching e della programmazione di pannello può o non può risultare attivo nella struttura di sintesi.

 

Modifiche alla sequenza

Usando la combinazione SHIFT+Rec, si aggiungono nuovi eventi in coda alla sequenza esistente; la procedura di Append  può quindi essere usata per elongare la durata di sequenza originale incrementando il numero complessivo di eventi al suo interno. Non è possibile superare il valore massimo di 64 passi per sequenza.
Eventuali errori di programmazione devono essere immediatamente corretti con la funzione Clear Last ottenibile attraverso combinazione SHIFT+Stop.

La prossima volta, affronteremo le differenza tra struttura MiniBrute 2/2S e, successivamente, affronteremo il ben più complesso meccanismo di trattamento Arpeggiator/Sequencer del modello senza tastiera.

 

Tags: , , ,

Comments (7)

  • Gianluca

    |

    Uhm, capisco che la potenza del sequencer unita all’ampia matrice di modulazione può portare a risultati interessanti, ma non mi sembra paragonabile alla programmabilità di un analog four (per dire), o mi sbaglio?

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      per non parlare di quello che puoi fare con un reaktor…

      Reply

  • Attilio De Simone

    |

    I Minibrute (in tutte le loro salse) sono strumenti riusciti, con una propria personalità sonora perfettamente riconoscibile. Questa evoluzione è sicuramente bene accetta. Mi fa storcere il naso solo il secondo inviluppo AD/AR, che dà poca flessibilità di programmazione sul volume. Sarebbe stato meglio un classico ADSR con funzione di loop integrata.

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    calcola che un ADSR messo in loop ti obbliga a mettere al minimo il sustain e il release, altrimenti cammina “storto”… a quel punto, tanto vale lavorare con la configurazione AD :-)

    Reply

    • Attilio De Simone

      |

      Però su alcune sequenze io uso attacco zero, decay basso, sustain basso e release medio (della stessa lunghezza del release del filtro) per ottenere effetti particolari molto interessanti con il delay a tempo. Capisco che per quasi tutti un AD/AR sul volume non cambi più di tanto, ma a me questo inviluppo limita molto. È solo una questione personale, nulla da dire su questa evoluzione dei Minibrute. Il primo Minibrute l’ho “consumato” per quanto l’ho usato. In un mercato pieno di analogici, talvolta banalotti e scontati, Arturia è riuscita a “bucare” con una famiglia di strumenti davvero riuscita.

      Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    le sequenze sono un conto: usi l’inviluppo in maniera transiente; ma quando inneschi la ripetizione loop dell’inviluppo, contano solo i tempi e non i livelli e – dei tempi – principalmente lavori con attack e decay, visto che release finisce per andare in conflitto e prolunga solo la durata complessiva rallentando il ciclo

    ad ogni modo, puoi patchare l’inviluppo adsr su tutti e due i circuiti di filtro e amplificatore, o invertirli nei collegamenti

    Reply

Leave a comment

Inserisci il numero mancante: *

ga('send', 'pageview');