Buonasera, Monsieur Martenot

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Software

Capitolo irrinunciabile della storia degli strumenti musicali del Novecento, l’Onde Martenot non si direbbe godere attualmente della popolarità di altri affascinanti strumenti pionieristici quali – a puro titolo di esempio – l’eterofono di Lev Sergeevič Termen o l’organo elettromeccanico di Laurens Hammond. Però, cercando con il lanternino…

Di Jacopo Mordenti

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… Qualcosa si trova. Qualcosa che, pur dovendo prescindere da quella specifica interazione fisica con lo strumento originale che non è affatto secondaria in termini di risultato, permette di farsi almeno un’idea di massima del funzionamento della creatura di Maurice Martenot: Vertigo Waves, un ensemble per Reaktor sviluppato – e distribuito gratuitamente: alleluja! – da Boscomac.

Non è il caso di lasciarsi intimorire dall’adozione – filologicamente squisita – della lingua francese: Vertigo Waves adotta a ben guardare l’architettura logica di qualsivoglia sintetizzatore, o meglio: ripropone l’anticipazione da parte dell’Onde Martenot di quell’architettura logica che qualsivoglia sintetizzatore dotato di generazione, filtraggio, amplificazione, modulazione e controllo assumerà più o meno come standard qualche buon decennio più tardi. Cosa abbiamo per le mani?

  • Sonorité / Timbre: la sorgente del segnale. L’equivalente, più o meno, di un oscillatore dotato di sei forme d’onda fra cui scegliere. Una seconda sorgente è di fatto rappresentata da Souffle, vale a dire soffio: sostanzialmente del rumore rosa, come si affrettano a puntualizzare le note di Boscomac.
  • Feutre: uno stadio di filtraggio passabasso, ancorché evidentemente blando. La risonanza della frequenza di taglio, tanto per dire, non è contemplata.
  • Modes de diffusion: lo stadio di amplificazione del segnale, o meglio: di amplificazione E filtraggio, giacché si può indirizzare il segnale verso più diffusori che differiscono per comportamento e colore. Il diffusore Principal gode di controllo di ampiezza dedicato; così pure Résonance, Métallique e Palme, che però sono alternativi fra loro (dando dunque adito a combinazioni P+R, P+M o P+P, ma non ad esempio R+M: chiaro?). Particolarmente interessanti le note a corredo, che permettono di fatto di ricostruire una certa cronologia dello sviluppo dell’Onde.
  • Réglage du Vibrato: lo stadio di modulazione del segnale: dell’intonazione del segnale, per la precisione. Non c’è trucco, non c’è inganno: il tutto si gioca su tre parametri che più standard non potrebbero essere quali ritardo, velocità, intensità di modulazione.
  • Voies / Modes de jeu: la possibilità di godere di una polifonia di 8 voci – al pari di quella di aprire il segnale sul fronte stereo – rappresenta evidentemente una deroga all’architettura originale dell’Ondes. Pregevole il controllo d’intonazione in modalità Ruban (ribbon), che implementa il legato e subordina il tempo di portamento alla velocity.

Come suona Vertigo Waves? Con tutte le riserve del caso, stante l’opportunità di approfondire la voce e la suonabilità dell’affascinante creatura di Martenot, segnalo qui che una precedente versione della virtualizzazione di Boscomac – meno filologica e più spartana – è stata tempo addietro impiegata dall’Invisibile Unicorno Rosa nel corso di una sua apparizione live.

vertigo[1]

A monte l’arpeggiatore di Live!, a valle una pennellata del Character di Novaltech e – soprattutto – le ipnotiche ripetizioni dell’Echoes di Nomad Factory. Buon ascolto, buona visione!

Schermata 2017-02-13 alle 09.16.17

 

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