Audulus per iPad – terza (e ultima) parte

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Software

Proseguiamo senza indugio nella nostra nostra attività di reverse engineering del Moog Prodigy in ambiente Audulus. La volta scorsa abbiamo “buttato giù” le patch per oscillatori e filtro. E’ il momento di affrontare il discorso relativo agli inviluppi, per capire, tra le altre cose, cosa va in ingresso al filtro e cosa in ingresso all’amplificatore.

Di Antonio Antetomaso

COPERTINA

Iniziamo a parlare allora del tanto caro “Loudness contour” che, secondo la filosofia Moog, indica sostanzialmente l’inviluppo che regola l’amplificatore. E qui arriviamo subito subito, tanto per rompere il ghiaccio, ad un altro problema legato alla “gioventù” di Audulus: l’inviluppo originale del Moog Prodigy è di tipo ADS con tempo di release attivabile e posto, in tal caso, pari al tempo di decadimento. Questo approccio, derivato sostanzialmente dal fatto (non dimentichiamo) che abbiamo a che fare con una macchina di fascia entry level, è valido anche per l’inviluppo del filtro (Filter Contour).

Il nostro problema è quello di replicare lo stesso tipo di comportamento con i moduli di Audulus ovviamente, sapendo che l’app mette a disposizione UN SOLO inviluppo, fortunatamente di tipo ADSR:

FIGURA 1

Poco male, il problema si risolve mettendo a zero il tempo di Release o regolandolo, manualmente purtroppo, come il tempo di decadimento, di più purtroppo non possiamo fare.

Inseriamo allora due inviluppi, uno per l’amplificatore e l’altro per il filtro ed inviamo al primo il gate di tastiera e il risultato del nodo mixer e al secondo, il gate ancora e una costante pari a 1.

In merito alle uscite, l’output dell’inviluppo dell’amplificatore finisce nel filtro, mentre l’output dell’inviluppo del filtro va moltiplicato per un valore variabile (Contour amount) che possiamo tranquillamente mappare con un nodo di tipo “Constant” da 0 a 10000 (ad esempio).  Il risultato della moltiplicazione va infine sommato ad un altro nodo “Level” che regola la frequenza di taglio del filtro. Quest’ultimo nodo è impostato su un range di valori che va da 0 a metà della frequenza di campionamento (22 KHz nel nostro caso).

Il segnale risultante è uno dei segnali inviati all’ingresso “Frequency” del filtro passa basso. Naturalmente non dimentichiamoci che al filtro va inviata anche la quantità di Resonance desiderata (utilizzando un altro nodo “Level”).

Da notare una caratteristica singolare di Audulus: “Constant”, se non si fosse capito, indica un knob rotativo che va da un valore minimo ad un valore massimo e non una costante numerica come in Reaktor. Per realizzare quest’ultima va usato il nodo “Expr” impostato appunto con un numero fisso. Una volta capito…

Ecco qui come viene la porzione relativa agli inviluppi.

FIGURA 2

Siamo a buon punto non trovate? Cosa resta da affrontare? Poche cose…le modulazioni cicliche, l’intonazione principale, il glide e poco altro.

Cominciamo dall’LFO che per il Prodigy è semplice semplice: due forme d’onda (triangolare e quadra) regolabili in frequenza. Tuttavia anche qui, Audulus ci delude….nessun nodo LFO bello e pronto. Poco male, un LFO altro non è che un oscillatore che lavora in banda sub audio (da 0.3 HZ a 30 HZ di solito), tantovale riadattare una delle patch realizzate per oscillatore 1 e 2. Prendiamo la patch OSC 1, più semplice, tagliamo qui e sforbiciamo là….ecco pronta la nostra bella patch LFO:

FIGURA 3

Basta mandare in ingresso il pitch e il numero corrispondente alla forma d’onda desiderata ed il gioco è fatto. L’output dell’LFO va inviato al pitch degli oscillatori e alla frequenza di taglio del filtro, previa moltiplicazione per un fattore di amount che nello strumento vero è dato dalla modulation wheel ma che in Audulus dobbiamo riprogettare con due nodi “Costant” purtroppo, dato che non c’è la possibilità di avere un nodo “Pitch bending” e uno “Mod wheel”. Anche questa mancanza è stata ovviamente condivisa con Taylor e tali implementazioni seguiranno certamente nelle versioni successive del software. Poco male, ci possiamo concedere una licenza poetica.

FIGURA 4

Parliamo del glide: lì la tecnica è sempre la stessa, filtrare il pitch con un filtro passa basso opportunamente regolato. Aprire il filtro significa di fatto aumentare il glide e viceversa. Il nodo “LowPass” sembra fare al caso nostro. Infine, il controllo di intonazione globale dello strumento: ce la caviamo alla grandissima con un nodo di tipo “Constant” che chiameremo “Tune” e che regoleremo come Moog Prodigy comanda. Tale valore andrà sommato (o sottratto) al pitch generale proveniente dalla tastiera. Il tutto è riepilogato di seguito:

FIGURA 5

Ritorniamo un attimo ai segnali in ingresso alla frequenza di taglio del filtro, manca ancora qualcosa: la quantità di “keyboard tracking”, definita nello strumento originale per due valori discreti, “Half” e “Full”.

Basta usare un nodo “Expr” impostato come costante ai valori 0, 5 o 10, moltiplicare il valore per il pitch e sommare ai rimanenti segnali in ingresso al filtro, segnali che ricapitoliamo per comodità:

  1. Nodo “Constant” governante la frequenza di taglio;
  2. Nodo “Constant” governante il keyboard tracking;
  3. Modulazione a cura dell’LFO;
  4. Modulazione a cura dell’inviluppo.

Bene ragazzi, direi che ci siamo, ecco come si presenta il risultato finale:

FIGURA 6

Da notare come, a dispetto dei moduli aggiunti, siamo ancora allo 0.10 per cento di utilizzo della CPU, niente male!

La patch, attualmente in versione 1.2, potete trovarla sul forum di Audulus e precisamente qui. Vi invito a prenderla dal forum per fruire di eventuali altri aggiornamenti. Sul medesimo forum troverete tantissime patch da utilizzare, un po’ come la User Library di Reaktor, non paragonabile per dimensioni ovviamente, dato che il prodotto è ancora giovane.

Di questa lista di patch vi segnalo il progetto VP-330, una ricostruzione in ambiente Audulus degli effetti tipici di questa String Machine del passato. Date un’occhiata, ne vale la pena.

 

Al dunque

Se non si fosse capito, Audulus, nonostante i suoi peccatucci di gioventù mi è piaciuto e non poco. Fino ad ora ho espresso le mie lodi sulle sue prerogative forse più interessanti: l’interfaccia grafica, la semplicità di programmazione e la possibilità di programmare tanto su dispositivi “mobile” quanto comodamente sul MAC di casa. Si ma….come suona? Suona bene ragazzi…suona davvero bene. Opportunamente programmate, le timbriche non hanno nulla da invidiare a quanto ottenuto con i virtual synth più blasonati per iPad, parola mia. Particolarmente convincenti filtro e oscillatore, un po’ meno gli inviluppi e la sezione effetti, ancora poco fornita (solo un delay, un distorsore, un pitch shift e un riverbero).

In merito all’integrabilità con il mondo esterno, direi che ci siamo: le patch sono perfettamente controllabili via MIDI e mediante procedura di MIDI LEARN possiamo pilotare praticamente tutti i controlli inseriti. C’è da dire che, almeno sul mio dispositivo, si avverte una certa latenza quando si opera mediante un midi controller esterno e messaggi di CC. Segnalato anche questo, speriamo in future revisioni.

Ancora, la compatibilità con Audiobus 2 c’è tutta: Audulus può essere usato tanto come sorgente di input, quanto come effetto (provate il VP-330 come Chorus insieme a Sunrizer, non ve ne pentirete).

A dispetto del costo non proprio contenuto per un’ app, sicuramente vale la pena dargli un’occhiata. Probabilmente, se come me amate i linguaggi virtual modular, ve ne innamorerete.

A presto.

Tags: , ,

Trackback from your site.

Leave a comment

Inserisci il numero mancante: *