Sequencing: come gestire pause e intonazioni

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Durante la produzione dei video che accompagneranno la prova del Moog Minitaur, ci siamo imbattuti nel classico problema che affligge buona parte degli analog heroes alle prese con gli step sequencer: come gestire correttamente note e pause? E, meglio ancora, come evitare che – durante le pause – le intonazioni degli oscillatori, complice il VCA Env con Release troppo lungo, non vadano a spasso incuranti del gate off desiderato? Di seguito, il resoconto dell’esperienza portata avanti sul Synthesizers.com System 110, per l’occasione, sottoutilizzato come semplice “generatore di sequenza” ad opera del 960 Sequential Controller.

Di Enrico Cosimi

Un sequencer, uno step sequencer di fattura analogica, presuppone la volontà da parte del musicista di ripetere all’infinito una quantità ridotta di note (8, 12, 16…); la loro ripetizione è governata – in velocità – da un clock interno che fa letteralmente avanzare la lettura della sequenza un passo dopo l’altro, rendendo attive le diverse colonne verticali di controlli programmabili.

Ciascuna colonna, cioè ciascuno step, ha una serie di parametri che formano il corredo delle regolazioni modificabili; nel model 960 Sequential Controller, ciascuno degli otto step ha tre regolazioni di valore (che confluiscono sulle uscite di Row A, B e C), una regolazione di modo (normal, skip, stop, restart )  e una coppia di connettori con cui richiamare lo step a distanza o generare, per ciascuno step, un gate di percentuale on prefissata al 90%.

Fintanto che il musicista vuole tutte e otto le note, non ci sono problemi; ma quando diventa necessario alternare note e pause, le cose iniziano a farsi più complicate, perchè la struttura originale del 960 non prevede la differenziazione gate on/off sugli step; uno dei modi per uscire dall’impasse è utilizzare il modulo Q963 Trigger Bus, una modifica messa in atto da Roger Arrick (mente pensante dietro il marchio Synthesizers.com) che permette di ruotare individualmente il gate di ciascuno step su due possibili bus indipendenti.

Per semplicità grafica, l’immagine qui sopra riproduce un solo trigger bus, ma nella realtà hardware, il modulo Q963 ne ha due…

In questo modo, ciascuno step potrà essere indirizzato come gate sul bus A, sul bus B o su nessuno dei due, rimanendo inutilizzato; se all’uscita del bus A si collega un generatore d’inviluppo con cui aprire un VCA, ecco che diventa possibile articolare indipendentemente gli otto step in base alla selezione di assegnazione o meno sui due bus. Come è ovvio, se uno step è assegnato su A, non potrà andare anche su B e viceversa. Come nel vecchio Sequencer ARP, la destinazione di gate può essere una e una sola, ma tanto basta.

Uno step alla volta

Fintanto che la condizione gate on è vera, lo step sequencer impegna gli inviluppi che aprono filtro e ampli, lasciando passare il suono dell’oscillatore a sua volta controllato dal valore programmato per lo step di sequenza… tutto fila liscio come l’olio. Ma se lo step successivo è in gate off, cioè non impegna gli inviluppi, non dobbiamo  dimenticare che l’oscillatore riceverà comunque la nuova informazione di pitch.

“Poco male!” dirà il musicista: l’inviluppo non è triggerato, quindi l’amplificatore non si apre, quindi – ancora – la variazione d’ìntonazione non sarà avvertita. Tutto questo è vero se l’inviluppo ha un release time sufficientemente corto. Ma, se per caso, il tempo di release è diverso da zero, durtante la sua chiusurà sarà purtroppo riconoscibile il cambio d’intonazione dell’oscillatore. Invece di uno step di pausa, ci sarà uno step non articolato come emissione, ma impegnato come variazione di nota. Insomma: un piccolo dramma…

Un problemino piccolo piccolo…

Quando due step contigui sono sintonizzati sullo stesso bus, il modulo Trigger Bus li fonde in un unico evento di gate prolungato… la conseguenza di tale, deprecabile, decisione, è che l’inviluppo non è riarticolato per lo step contiguo. L’unico modo per risolvere il problema e far si che – anche selezionando tutti e otto gli step – non si ottenga un’unica nota lunga otto volte lo step originale, consiste nell’utilizzare un modulo logico AND in cui inviare l’uscita del Trigger Bus (cioè la sequenza programmata di conferme gate on/negazioni gate off) e l’uscita diretta del clock di sequencer.

Il modulo AND provvederà a congiungere logicamente i due segnali e solo quando tutti e due sono veri (clock costante e conferma di Trigger Bus) provvederà a innescare gli inviluppi collegati alla sua uscita; in questo modo, due o più step vicini e confermati – che, all’uscita del Trigger Bus, sarebbero fusi in un unico evento di gate doppio – risulteranno convertiti, nel modulo AND, in due tensioni di gate ritmicamente indipendenti.

In ultimo, per meglio sagomare il gate e poter giocare con le variazioni Legato/Staccato, si può implementare un modulo Q961 Interface con cui restringere la percentuale di Gate On rispetto alla durata complessiva dello step.

Congelare l’intonazione

Diventa necessario prolungare il valore d’intonazione contenuto nello step precedente, quello ufficialmente articolato dall’inviluppo, fino a che non sia passato anche lo step di pausa. Nel mondo analogico, la maniera più semplice per catturare e congelare un valore di tensione consiste nell’utilizzare un modulo Sample & Hold, un apparecchio in grado d’immagazzinare un segnale (sample) e trattenerlo invariato (hold) fino a nuovo ordine.

Il Q117 Sample & Hold risponde ai nostri requisiti: basterà collegare al suo ingresso l’uscita CV dello step sequencer e (attenzione), far innescare “la cattura” del valore direttamente dai gate abilitati nella sequenza. In questo modo, ogni volta che il sequencer passa per uno step “che deve suonare”, la tensione di gate aprirà gli inviluppi e abiliterà il congelamento del valore CV all’interno del modulo Sample & Hold. Se gli step successivi (che conterrebbero note diverse) sono stati impostati come pausa, cioè emettono un gate off, gli inviluppi non si apriranno e il Sample & Hold prolungherà il vecchio valore d’intonazione “legandolo” sulle durate degli step di pausa; in questo modo, l’oscillatore collegato al sequencer non smiagolerà su altre note e il musicista potrà utilizzare tutto il release time ritenuto necessario.  Semplice, no?

Trasporre la sequenza in tempo reale

Macchine come il Minitaur (e sequencer come il 960) non prevedono la possibilità di ampi spostamenti d’ottava per le tensioni di CV, ovvero sono vincolate alla trasposizione ricevuta dall’esterno. Nel mondo analogico, questo significa dover inviare all’ingresso Pitch CV del sintetizzatore la somma delle tensioni di sequenza più il valore tensione della nota base (cioè della tonalità) in cui la sequenza dovrà suonare.

E’ necessario dissipare un possibile dubbio: quando si sommano insieme le tensioni del sequencer e della tastiera, si presuppone che il tasto Do1 – che manda 0V – corrisponda a zero transpose quale che sia la tonalità programmata per il pattern di sequenza; suonando il tasto Re1, il pattern suonerà un tono sopra, suonando il tasto Sol 1, il pattern suonerà una quinta sopra, ma non suonerà “in Sol”, a meno che – in origine – non sia stato programmato “in Do”, facendo cioè coincidere la propria tonalità con i valori di tastiera usati per la trasposizione.

Un qualsiasi mixer, come il Q112 può funzionare adeguatamente per sommare i due controlli; si noti che, nel Q112 (ma anche all’interno di diversi linguaggi di programmazione object oriented), è prevista la differenza tra ingressi non processati, dove cioè non si può alterare in alcun modo la quantità di segnale ricevuto, e ingressi processati, cioè dotati di una vera e propria regolazione di livello.

Nel nostro caso (sequenza + tastiera), sarebbero andati bene due ingressi non processati, perchè tanto la tastiera quanto i valori di sequenza non devono essere in alcun modo alterati nella loro grandezza originale, pena la stonatura dello strumento controllato.

Qui sopra, la patch utilizzata per realizzare il video allegato.

Buona visione.

Post Scriptum: per dare maggior margine di manovra, distaccandosi da quanto dichiarato nello schema grafico, sono stati utilizzati due moduli 962 Sequential Switch con cui prolungare a 16 note (e 16 gate on/off) la sequenza.

 

 

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Comments (10)

  • Antonio Antetomaso

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    Davvero affascinante! Un zinzino complicato (mi sembra di essere tornato all’esame di reti logiche) ma d’altronde la materia è quella. Domanda da inesperto: in regime virtual analog, specie quello realizzato dai vari prodotti software a tema (Arturia Modular V ecc….), le problematiche sono le stesse o, di fatto, le fondamenta digitali risolvono alcune di queste magagne?
    Grazie.

    Antonio.

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      la risposta più corretta è: dipende…

      in certi linguaggi di programmazione, ad es. reaktor, i problemi sono tali e quali vista l’estrema libertà/complessità della gestione; stesso discorso per clavia nord modular g2… in altre strutture più semplici, molto spesso le decisioni più impegnative sono prese direttamente dal programmatore e quindi il musicista fatica meno 😉

      Reply

      • Antonio Antetomaso

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        Thx. In realtà penso che l’emulazione di tali di tali comportamenti faccia proprio la differenza tra un prodotto software di qualità elevata e uno di qualità inferiore. E’ proprio il caso di dire “imperfection is a feature”, no?

        Reply

  • Claudio Bertoncini

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    Mi sembra di aver capito che nel mondo modulare 5U, con opportuni moduli, si riesca a risolvere il problema.

    Io con il mio Oberkorn, se voglio lavorare con Release lungo, devo per forza tenere il valore di intonazione dello step in pausa allo stesso valore della nota attiva, non ho trovato altri sistemi… E’ un pò laborioso e macchinoso, però funziona.
    Nel mondo Eurorack esistono moduli che possono imitare il comportamento dei moduli del tuo System.110?

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  • Enrico Cosimi

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    fai una prova con oberkorn:

    a) collegalo al sint (cv su osc e gate su env) e programma un suono con release LUNGO
    b) programma in oberkorn una sequenza da 16 step qualsiasi
    c) nell’uscita X di gate – presupponendo che sia quella che stai usando – inizia a “fare dei buchi”, lasciando aperto i gate degli step 1, 5, 9, 13 e chiudendo tutti i gate dei rimanenti 12 step

    se senti – come penso – l’oscillatore che nel release lungo esegue le note 2, 3, 4, 6, 7, 8, 10, 11, 12, 14, 15, 16 anche senza articolazione d’inviluppo, l’unico modo è collegare il sample & hold sull’uscita CV di oberkorn, facendolo “aggiornare” dal Gate X e poi mandandone l’uscita agli oscillatori

    in euro rack trovi TUTTO, ma proprio tutto tutto tutto, senza neanche andare tanto lontano: diciamo che già nel catalogo Doepfer (che è il più antico produttore euro rack) c’è tutto quello che serve…

    a paragone, il mondo 5U è molto più limitato, come disponibilità 😉

    fammi sapere…
    buon divertimento!

    Reply

    • Claudio Bertoncini

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      Esatto, si sentono tutti gli altri step chiusi, è normale. Quindi con la semplice accoppiata Telemark Oberkorn dovrò continuare così, non vedo alternative se non con un modulo S&H esterno…che per adesso non ho.

      Grazie Enrico 😉

      Reply

      • Enrico Cosimi

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        potresti, in un momento di follia, prenderti un minicase doepfer – quelli che chiamano “beauty case” grezzo, con l’alimentatore, e schiaffarci un dual sample/hold doepfer… penso che con 200 euro te la cavi…

        e, a quel punto, hai ancora altro spazio libero nel beauty case per aggiungere altre coserelle

        😉

        Reply

        • Claudio Bertoncini

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          Ho già preventivato l’acquisto di un case standard, poi come dici tu un pò alla volta metterò dentro quello che serve. Non pensavo di partire con un dual S&H, ma la vita è piena di sorprese! Ah ah..

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  • Enrico Cosimi

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    NON sottovalutare il mercato dell’usato: gira una quantità spaventosa di moduli euro rack a prezzi veramente interessanti!!!
    su mercatino musicale o su ebay, si possono fare belle operazioni…

    in bocca al lupo!!!
    enr

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