Variphrase – Il dominio del tempo (terza parte)

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Gear, no-categoria, Software, Tutorial

È il momento di quagliare, e di dare in pasto al V-Synth – meglio: al motore VariPhrase del V-Synth – il campione evolutivo realizzato a monte con Zebralette nel rispetto di alcuni semplici paletti: l’altezza del campione è quella del DO centrale, la durata è di 1 battuta a 120 bpm.

Di Jacopo Mordenti

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Importato il campione all’interno del V-Synth, il primo passo che dovremo compiere sarà quello di affibbiargli i punti di loop start e di loop end: più difficile a dirsi che a farsi, non fosse altro in considerazione del fatto che abbiamo costruito il campione apposta per essere inesorabilmente riprodotto dall’inizio alla fine. In Sample > Edit l’inserimento della lettura in loop è evidentemente questione di un attimo.

 

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Dobbiamo ora codificare il campione. In questo senso, per prima cosa interveniamo sul parametro Depth, ovvero sull’accuratezza dell’analisi degli eventi: lo regoliamo sullo 0, giacché in questa sede ci interessa l’evoluzione del campione nel suo complesso.  Ci troviamo poi a dover scegliere fra 4 algoritmi di codifica: optiamo per SOLO, probabilmente il più completo fra essi (ma non necessariamente sempre il più efficace: ecco perché non è il caso di scartare a priori ENSEMBLE e BACKGROUND). Pochi secondi, un salvataggio che-non-fa-mai-male, e possiamo passare alla programmazione vera e propria.

 

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Inizializziamo una patch e dirigiamoci spediti verso il primo dei due oscillatori disponibili. Optiamo per l’accesso ai campioni PCM in memoria e – pensa un po’! – andiamo a selezionare proprio il campione appena editato/codificato/salvato. E ora la prova del nove: disattiviamo il motore VariPhrase e suoniamo su e giù per l’estensione della tastiera il nostro campione. Orrore: il V-Synth si sta comportando come un qualsiasi campionatore, rallentando o accelerando il campione in base alla nota (inferiore o superiore al DO centrale) che gli sollecitiamo; questo getta alle ortiche la ritmicità del risultato, o per meglio dire elimina alla radice tanto la possibilità di agganciarsi agevolmente ai bpm di un pezzo a cui stiamo lavorando, quanto la possibilità di suonare due o più note insieme senza dover assumere un analgesico.

 

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Che fare? Semplice: attiviamo il motore VariPhrase. Torniamo a suonare lungo l’estensione della tastiera e… ci godiamo il risultato: a prescindere dall’altezza della nota, la velocità di riproduzione rimane costante, il che come minimo spalanca le porte alla polifonia. Come ovviare, però, al fatto che il campione si evolve a 120 bpm, mentre il pezzo di riferimento viaggia a 100 bpm? Con l’attivazione di Tempo Sync e la contestuale regolazione dei bpm della patch. Provare per credere: siamo in grado di suonare interi accordi agganciando l’evoluzione del nostro campione ai bpm del caso.

Ovviamente i margini di miglioramento sono enormi, tanto a monte quanto a valle della combinazione VariPhrase + Tempo Sync:

  • Potremmo ottenere in economia altri campioni appoggiandoci non a Zebralette ma – per dire – al già citato Kamioooka o a Firebird. Il primo ha dalla sua un simpatico step sequencer clockabile che può tornare comodo per modulare le varie interazioni possibili fra gli oscillatori (FM, sync, ring modulation, ecc. ecc.: ne abbiamo parlato qui). Il secondo può contare su di una certa flessibilità in termini di lettura dell’oscillatore, nonché su di un set di filtri a loro modo piuttosto particolari (e modulabili: c’è bisogno di dirlo?). La parola d’ordine rimane la stessa: evoluzione.

 

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  • Potremmo rinunciare alla sincronizzazione ai bpm e manipolare manualmente il tempo di lettura. Nulla vieta di ricorrere in questo senso a dei modulatori come inviluppi e LFO (entrambi peraltro a loro volta clockabili), così da accelerare/decelerare il disegno ritmico del campione (scovando magari nuovi, insospettati incastri). Più in generale sarebbe una buona idea investire un po’ di tempo per esplorare i meravigliosi meandri del motore VariPhrase: la parola formanti davvero non vi fa avvertire un solletico alla base del collo?

 

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  • Potremmo attivare il secondo oscillatore. Potremmo lavorare con i filtri COSM (che in realtà sono molto di più che non semplici filtri). Potremmo affidarci alle amorevoli cure della sezione effetti. Eccetera eccetera eccetera: chi ha voluto capire, ha capito.

 

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Prossimamente qualche assaggio sonoro!

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Comments (3)

  • Michele

    |

    …attendo con impazienza gli esempi : mi raccomando!

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  • Michele

    |

    …spero che la parte con gli esempi arrivi! Mi raccomando, sono molto curioso di sentire i risultati! Attendo con impazienza!

    Saluti!

    Michele

    Reply

  • Jacopo Mordenti

    |

    Ciao Michele, dopo APPENA due mesi e mezzo ecco un esempio pratico di VariPhrase all’opera:

    http://www.youtube.com/watch?v=qgE2xikXduM

    La parte di tastiera è il risultato di un layer fra:

    a) Novation Ultranova, filtrata da Moog MidiMurf
    b) Roland V-Synth XT, che rallenta a 110 bpm un campione (tratto da Kamioooka) nato per lavorare a 120.

    Nel corso del pezzo dovresti riuscire a distinguere la ritmicità del timbro del V-Synth, ritmicità che non a caso prescinde dall’altezza della nota suonata. Quello che si è detto in questa serie di articoli 😉

    Buon ascolto!

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