Una semplice struttura per fare drone

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Con il termine “drone”, si intende una particolare struttura musicale che non ha bisogno di articolazioni ritmiche e che basa buona parte della sua (ipnotica) comunicativa sui microcambiamenti armonici che, in tempi assai dilatati, intervengono nella configurazione apparentemente immutabile (bello, eh?).

Di Enrico Cosimi

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Il drone si può fare in milioni di modi; il più semplice – molto Seventies – consiste nel bloccare una nota della tastiera con il cappuccio della penna Bic e, a blocco meccanico effettuato, lavorare lentamente con la frequenza di taglio e la resonance del sintetizzatore.

Ma, in maniera meno brutale (o, se si preferisce, con un diverso taglio di grossolanità), si può costruire una semplice struttura auto generativa che offra quel minimo di regolazioni necessarie alle micro variazioni di cui sopra e, in maniera meno subliminale, agli indispensabili controlli sul livello e sull’andamento generale.

La struttura che suggeriamo è la versione virtuale di una fortunata combinazione di collegamenti emersa durante le prove fatte sul nobile Analogue Solutions Vostok Matrixsynth, una sintetizzatore che ha diverse frecce al suo arco…

schema

Struttura fonica di base

Il meccanismo con cui si lavora in questa struttura drone è composto dal contrasto comportamentale applicato ai danni di un oscillatore Slave: la sua intonazione di base, sganciata dalla tastiera e regolata a -24 semitoni rispetto al valore nominale, è forzata su valori casuali grazie ad un Sample & Hold che analizza (ogni 0.48 Hz) il segnale prodotto da un Noise Generator.

Per evitare sbalzi eccessivamente furiosi nella produzione del S&H, la sua uscita è processata con un modulo di Glide, cioè è integrata attraverso blando filtraggio 6 dB/Oct Low Pass – in ambiente di costruzione elettronica fisica, si potrebbe parlare di LAG Generator, come nel vecchio ARP 2600…

Se ci si limitasse a questo, ascolteremmo l’uscita dell’oscillatore Slave che viene sbatacchiata senza pietà dal valore imprevedibilmente elaborato dal S&H; ma per rendere meno prevedibile il meccanismo – ed eccoci al contrasto di cui sopra – l’intonazione dell’oscillatore Slave è forzata dall’azione hard sync di un oscillatore Master, opportunamente accordato un’ottava sotto allo schiavo. Il contrasto tra le variazioni casuali e la forzatura sull’intonazione del padrone si risolve nella generazione di formanti spurie che, nella tenuta generale dell’accordatura, spiazzano l’ascoltatore, ma non lo spaventano più di tanto.

Nel Vostok originale, ogni stadio, specialmente quelli di filtraggio, possono fare affidamento sull’analogico comportamento di input saturation che interviene ogni qual volta il musicista non si sa regolare con i livelli; all’interno del linguaggio di programmazione che stiamo utilizzando, sarà necessario ricorrere generosamente all’azione distorsiva di moduli Overdrive, con cui squadrare e forzare i livelli audio per renderne il comportamento meno lineare.

 

Trattamento audio

Il filtraggio impartito all’oscillatore Slave è ottenuto con due moduli indipendenti in serie: un primo High Pass 12dB/Oct e un secondo Low Pass con egual pendenza. I distorsori Overdrive sono posti rispettivamente a monte degli stadi d’ingresso (quindi, la connessione è la seguente: oscillatore – distorsore – passa alto – distorsore – passa basso). Occorre regolare con cautela la catena audio per non ottenere la torrida distorsione alla “The Barbarian”: l’effetto deve essere molto più subdolo di quanto si possa pensare… semplicemente, deve rendere meno statico il comportamento del linguaggio di programmazione.

Come regolare i due filtri? Facendoli lavorare al di fuori dello standard abituale: Resonance molto alta, eliminazione di qualsiasi tipo di Gain Compression, per generare formanti che caratterizzino il segnale passante in corrispondenza delle due frequenze di taglio. Il collegamento in serie high pass – low pass produce (è cosa nota) un filtraggio passa banda che può essere rinforzato in ampiezza con le due Resonance alle estremità di banda. Il risultato grafico, osservato in un analizzatore di spettro, potrebbe ricordare il cappuccio di Batman…

Dopo aver regolato secondo gusto le due frequenze di taglio (nel nostro caso, 61 e 311 Hz), si può decidere se impartire una minima quantità di S&H modulation anche a loro tenendo presente che, ovviamente, la modulazione sbatacchierà in lungo e in largo le frequenze di taglio dei filtri, cioè i valori in Herz delle due formanti impartite attraverso le Resonance. A seconda dei casi e delle convenienze, si può decidere di mandare in contrasto le formanti hard sync spostate dal S&H contro le formanti fisse – non modulate – dei due filtri o se mandare a spasso le tre formanti sotto controllo (con intensità differente) del modulo S&H. Inutile dire che, in quest’ultimo caso, il rapporto tra le tre frequenze Pitch, Cutoff LP e Cutoff HP rimane praticamente costante quale che sia lo spostamento impartito grazie agli indici di modulazione.

Non rimane che avviluppare il segnale con un buon riverbero – tanto interno, se disponibile, quanto esterno, se conveniente. Servire caldo.

 

Articolazione

Come fare per regolare il livello complessivo del meccanismo e gestire ingresso/uscita dell’intero drone? Sempre nei lontani Anni 70, si sarebbe lavorato sul Master Volume dell’apparecchio, sperando che la polvere depositata nel potenziometro non scegliesse proprio quel momento per vendicarsi alle nostre spalle… oggi, è più facile realizzare un meccanismo di “tapering” o, se preferite, di fade in/out programmabile.

Basta prendere un inviluppo Attack/Release, regolarlo su tempi di ingresso e uscita sufficientemente rilassati (cinque, dieci secondi, senza paura di esagerare) e poi innescare l’inviluppo per tenere aperto l’amplificatore attraverso cui faremo passare il segnale della nostra Drone Machine.

Ma… chi tiene aperto l’inviluppo? Di solito, il compito è svolto da un Gate On di tastiera sufficientemente elongato nel tempo. Sta tornando alla ribalta il cappuccio della penna Bic precedentemente evocato? Non necessariamente: basterà creare un interruttore bistabile On/Off con cui tenere sempre aperto l’inviluppo finanto che il drone deve esistere.

Quando si preme l’interruttore, l’inviluppo apre in cinque secondi, portando il segnale audio passante nell’ampli al livello “di crociera”; quando si preme nuovamente l’interruttore, l’inviluppo sgancia e chiude in dieci secondi il volume del segnale passante.

A seconda delle necessità, si può inserire – come nel nostro caso – un Mixer audio mono canale con cui attenuare il segnale passante, per evitare saturazioni indesiderate lungo il percorso d’uscita.

 

Punti critici

Per caratterizzare il funzionamento della drone machine, è necessario ricordare che:

  • la velocità di scansione del Sample & Hold definisce la densità dei cambiamenti armonici nella struttura; più lenti sono, più ipnotico diventa il tutto;
  • l’ampiezza di modulazione sulla frequenza dell’oscillatore Slave definisce l’intensità del cambiamento formanti e la loro drammaticità;
  • l’ampiezza di modulazione sulle due frequenze di taglio dei filtri definisce la (macro)variazione “di sapore” nel flusso audio finale; meglio usare la massima accortezza…
  • la quantità di Overdrive deve essere regolata con consapevolezza, per evitare di schiacciare tutto sotto tonnellate di torrido chitarrismo in libera uscita;
  • il livello del segnale che entra nel Reverb deve essere regolato, ancora una volta, per evitare distorsioni non gradite;
  • il Reverb Time deve essere dosato in maniera tale da non annegare il tutto in un tunnel siderale; come al solito, gusto personale e convenienze di esecuzione permetteranno di evidenziare i comportamenti più adeguati.

 

Buon lavoro.

 

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Comments (6)

  • enrico michieli

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    Buongiorno Enrico ! Una domanda semplice (spero) :Volendo usare solo i Moogerfooger è possibile lavorare in questa tecnica ? Se la risposta è OK , con quale configurazione minima posso iniziare ? Poi, come espanderla , (prima in ambito Moogerfooger) sempre usando materiale ” hardware” ? Grazie.

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  • Enrico Cosimi

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    certo che si può!

    puoi usare il FreqBox come sorgente sonora/oscillatore, lo butti dentro il LowPass Filter e poi entri nel Delay; per dargli un minimo di movimento (e per non stare sempre con le mani sulle manopole…), puoi collegare alla frequenza – sotto sync – del FreqBox il modulo SH (opportunamente attenuato) del CP-251 😉

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    • Daniele Bonanno

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      Accidenti sogno o son desto?Qualche giorno fa chiedevo al Sig. Cosimi come potessi iniziare a imparare a fare un po’ di semplice drone music…
      Purtroppo lo spazio dei messaggi di Youtube non poteva bastare per farmi capire come inziare da zero.A quanto pare il mondo e’ piccolo e in questo momento anche il web mi pare un po’ piu’ piccolo.Finalmente ho avuto la risposta a quello che vedevo sapere.Ho solo dovuto cercare e perseverare.Grazie tantissimo per questo tutorial.Mi avete dato un altra spinta e sto capendo che dopo 20 anni di chitarra ho voglia di dedicare la stessa passione ai synth.Anche l organo mi piacerebbe ma forse il fatto che amo la chitarra solista mi rende piu’ propenso verso gli assoli di synth.Ho da qualche mese il mio primo primo vero synth hardaware (un roland jp 8000 di seconda mano,arturia minimoog e modulare)e vi sono grato x come mi state facilitando l apprendimento di questo strumento.
      Grazie davvero Signori..Daniele B.

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    • enrico michieli

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      CI provo ! ! ! ! ….E restando sempre su questo esempio ,MF-102 ring modulator assieme al MF-103 t.s.phaser , possono essermi utili ? In quale punto della catena li inserisco ? Grazie ancora.

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  • Enrico Cosimi

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    beh, si potrebbe sdoppiare il segnale audio del freqbox e mandare un ramo al filtro e l’altro al ring mod; poi, con il mixer, si miscelano i due segnali da buttare nel phaser e poi nel delay…

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