Studiologic Sledge Polyphonic Synthesizer – In action

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Ogni volta che un nuovo sintetizzatore vede la luce, i musicisti – e non solo quelli elettronici – dovrebbero accendere una candela e innalzare preghiere di ringraziamento: l’impegno strutturale, economico, progettuale e culturale che c’è dietro questa (apparentemente) semplice operazione è una conferma della salute del mercato. Come si diceva negli Anni 80: alive and kickin’. Se poi lo strumento in questione – pur con un cuore tedesco – nasce nei patrii lidi, le cose diventano ancora più interessanti.

Di Enrico Cosimi

Ci eravamo già occupati di Sledge in occasione del Winter NAMM e della presentazione europea tenutasi in concomitanza con la Frankfurt Musikmesse 2012; le caratteristiche sono note e, da questo punto di vista, basterà un veloce riassunto prima di tuffarci nella materia viva. Sledge è un sintetizzatore polifonico virtual analog, che sfrutta il motore di sintesi prodotto da Waldorf per il ben noto Blofeld Synthesizer. Da questo a dire che Sledge sia uguale a Blofeld, alla luce dell’esperienza diretta, ce ne corre e – con il capo cosparso di cenere – anche noi dobbiamo fare ammenda di diverse imprecisioni frutto delle (all’epoca) scarse informazioni che circolavano.

Che significa che Sledge è powered by Waldorf ? In pratica, così come negli Anni ’80 ci fu una fioritura di sintetizzatori costruiti attorno agli integrati Curtis Electro Music – CEM, oggi c’è una serie di sintetizzatori (Blofeld, Blofeld Keyboard, Sledge…) che prendono il via dallo stesso componente di base; ovviamente, così come il suono del Prophet 5 è diverso dal timbro del Memorymoog, anche in questo caso è il suono del Blofeld (o, meglio ancora, le sue capacità operative) è diverso dal timbro dello Sledge.

Si, perchè lo stesso DSP può essere inserito all’interno di n apparecchiature elettroniche, ma poi il risultato finale lo faranno le scelte poste in essere dai progettisti che hanno concepito le diverse apparecchiature; come dire quindi che sarà la visione a fare lo strumento, a fronte di un potenziale di base virtualmente identico.

Non è la prima volta che l’industria musicale ricorre a stratagemmi simili: basterebbe pensare alla gran quantità di modelli KORG e Elka costruiti utilizzando gli integrati custom Yamaha che implementavano la FM lineare…

Nel caso di Sledge, si è preferito privilegiare la semplicità operativa, impostando l’apparecchio su uno standard di “una funzione-un controllo” che non prevede, perlomeno per ora, comandi parcheggiati in doppia fila e raggiungibili con shift o altre scomodità funzionali; l’apparecchio, nella sua inconfondibile livrea gialla, è veramente molto semplice da utilizzare e fatte salve le funzionalità MIDI o di scrittura dati, potrebbe anche non avere il display alfanumerico a due righe da 16 caratteri. Una macchina che si candida naturalmente per una clientela che non vuole complicazioni… ma (attenzione…) una macchina che, per forza di cose non potrà tirare fuori timbriche iper sperimentali o ai confini della sintesi conosciuta. Come al solito, la contrapposizione è tra immediatezza d’utilizzo e risultati inediti: o si sceglie una cosa, o se ne privilegia un’altra. E’ facile ipotizzare che, in sede di progettazione, Sledge sia stato pensato per favorire tutti i musicisti che vogliano sotto le mani un polifonico virtual analog dove tutto è facilmente raggiungibile a colpi di manopola, dove non ci sono menu nascosti (perlomeno, nella V 1.0), dove la prima impressione deve essere quella di trovarsi a casa. Gli sperimentatori potranno rimanere delusi? Peggio per loro, il mercato è pieno di macchine molto complesse.

 

Primo approccio

Sledge genera sedici voci di polifonia monotimbriche, cioè tutte con lo stesso suono, messe sotto controllo di tastiera 61 note sensibile alla dinamica e all’aftertouch; l’action è di tipo synth e, insieme alla costruzione – interamente in plastica – contiene il peso generale dell’apparecchio, che (dimensioni a parte) è a prova di trasporto pubblico. Tutte le connessioni sono organizzata sul lato sinistro (USB, MIDI In/Out, Phones, Audio Left/Right, Expression, Hold), sul pannello posteriore ci sono solo l’interruttore On/Off e l’attacco per il cavo di almentazione a due poli. La plancia comandi è affossata rispetto al profilo generale della macchina e riporta, in serigrafie bianche su fondo nero, le diciture di tutti i controlli (potenziometri, selettori chicken head, interruttori retroilluminati); rare scritte in inverse fanno riferimento alla gestione delle wavetable; ulteriori particolari in seguito.

La struttura di voce è rassicurante nella sua impostazione sottrattiva: tre oscillatori audio (uno dei quali è abilitato alla lettura delle wavetable Waldorf), più un noise generator, che confluiscono in un filtro multimodo e, da questo, nell’amplificatore; due effetti selezionabili dall’utente possono arricchire la timbrica generale, mentre le modulazioni sono fornite da una coppia di inviluppi ADSR (dedicati a filtro e amplificatore), una coppia di LFO multiwave e un bus ausiliario di ModWheel/Aftertouch. Senza un filo di grasso…

L’implementazione MIDI prevede la possibilità – a discrezione del musicista – di trasmettere e ricevere tutte le operazioni compiute sul pannello comandi e convertite in CC non reindirizzabili dall’utente; in questo modo, apertura di filtro, variazioni nell’intonazione o altri interventi estemporanei possono essere catturati nella DAW MIDI esterna e riprodotti in un secondo momento.

Sledge Vs. Blofeld

Pur condividendo lo stesso processore, sono due macchine molto diverse, che ha relativamente poco senso paragonare; velocissimamente, quali sono le differenze d’implementazione? Blofeld offre un’architettura politimbrica a 16 parti, con gestione di un’area sample configurabile con relativa libertà di manovra. Da qui in poi, le decisioni prese dai due gruppi di progettisti divergono: nello strumento tedesco sono stati implementati modulatori ad anello, diversi modi di filtraggio, una grossa implementazione grafica, diversi tool di elaborazione per gli arpeggiatori on board, una maggior quantità di generatori di controllo (inviluppi con loop, eccetera), una nutrita serie di pagine/parametro organizzate per valori assoluti; nello strumento italiano, si è scelto – ad oggi, con la Versione 1.0 – di spostare l’attenzione sul pannello comandi, sfrondando la struttura di tutto quello che può avere bisogno di riscontro su display. Ripetiamo: a fronte del poco senso di cotanto confronto, Sledge è oggi nella sua Versione 1.0…. magari, con la 2.0 arriveranno granulazione, samping, convoluzione, sequencer a 3200 tracce, politimbricità a 16 parti, cappuccino più o meno cremoso e funzionalità GPS. Who knows? :-)

Scherzi a parte: il motore è comune, ma è utilizzato in maniera assolutamente indipendente nei due apparecchi; un conto è Blofeld, altro conto è Sledge. Punto.

 

Struttura di voce

Ed eccoci al dunque…

Sorgenti sonore

Tre oscillatori audio, non perfettamente uguali nelle caratteristiche; possono essere accordati entro un range compreso tra 64” e 1” (l’ampia escursione ha senso tanto epr realizzare timbriche nelle tessiture estreme, quanto per lavorare in Lineare FM nei diversi ruoli carrier/modulator; l’intonazione può essere alterata per semitoni e detune. Il corredo di forme d’onda disponibili comprende sinusoide, triangolare, quadra al 50%, impulsiva a simmetria variabile; il solo OSC 1 può fare riferimento a 66 possibili wavetable, ciascuna delle qualic omprende 99 cicli differenziati di forme d’onda. La posizione all’interno della tabella, ovvero la wave in esecuzione può essere oggetto di modulazione esterna. Gli OSC 2 e 3 sono dotati di indice di modulazione FM per dosare, rispettivamente, il segnale modulate di OSC 1 su OSC 2 e di OSC 2 su OSC 3; in questo modo, in maniera per ora non dinamica, è possibile utilzzare Sledge come sintetizzatore FM a tre operatori: l’unico algoritmo possibile è di tipo stack, con gli oscillatori 1, 2 e 3 che comunque raggiungono il mixer audio (ovvero, agiscono come carrier), ma che svolgono doppia funziona carrier/modulator nelle posizioni OSC 1 e 2. Frequenza, simmetria dell’onda impulsiva e – solo per OSC 1 – posizione wave nella wavetable, sono destinazioni raggiungibili da modulazione esterna.

Oltre ai tre oscillatori, è possibile sfruttare il Noise Generator, che produce rumore bianco e rosa. Tutti e quattro i segnali audio confluiscono nell’ audio Mixer e posseggono regolazioni indipendenti di volume e di On/Off.

Trattamenti audio

Sledge offre un unico filtro a comportamento selezionabile Low, Band, High Pass; la ripidità di Slope può essere selezionata tra 4 poli/24dB o 2 poli/12 dB; le regolazioni sono auto esplicative e comprendono: Cutoff, Resonance, Keyboard Tracking, Drive e Envelope Amount.  La frequenza di taglio è espressa – di pannello – in valori di frequenza assoluti espressi in Hz; in tutti gli altri casi, si è preferito semplificare la visualizzazione ricorrendo ai valori relativi 0-127; per raggiungere il perfetto rispetto del temperamento equabile con il Keyboard CV, è necessario impostare il Keytrack sul valore 96 di 127 disponibili. Il filtro raggiunge l’auto oscillazione con un certo ritardo nella reazione e non risponde al pitch bend. Non ci sarebbe dispiaciuto, specie durante l’auto oscillazione, poter inflettere l’intonazione a colpi di rotella… la presenza delle sinosoidi pure nel repertorio di forme d’onda disponibili permette di aggirare la limitazione.

Tanto il filtro multimodo, quanto l’adiacente Amplifier sono controllati da due generatori d’inviluppo ADSR dedicati, con buona scalatura dei tempi disponibili; non sappiamo se sia voluto in funzione di Hold o meno, ma mettendo l’Amplifier Release al massimo – cioè a 127 – il suono permane indefinitamente… utile per produrre droni interminabili. I due inviluppi possono essere innescati dal triggeraggio singolo o multiplo, selezionabile nel modulo Mode. L’amplificatore può essere sottoposto alla Key Velocity Modulation attraverso una linea di controllo dedicata; in aggiunta, Cutoff e Volume sono destinazioni di modulazione deputate.

Il segnale in uscita all’amplificatore è processato con i due moduli Effect 1 e Effect 2; il primo modulo è dedicato alle short modulations (Chorus, Phaser e Flanger), con controlli regolabili di Rate e Depth; il secondo modulo è dedicato a Delay e Reverb, con controlli di Time e Level; nell’attuale revisione di software non ci sono altri parametri di effetto raggiungibili nel display, cosa che  – specie per un’utenza no frills che bada al sodo – potrebbe non essere un difetto; comunque, non sarebbe male in una prossima revisione avere la possibilità di utilizzare contemporaneamente Delay e Reverb, magari prevedendo un terzo algoritmo “di compromesso” raggiungibile accendendo tutti e due i modelli disponibili nel modulo… I tempi di riverberazione e ribattuto sono giusti.

Modulazioni

Ci sono tre buss di controllo che permettono di mettere in collegamento sorgenti e destinazioni di modulazione; in maniera logica, due di questi sono occupati dagli LFO 1 e 2, il terzo è condiviso (nella V 1.0) da Modulation Wheel e Channel Aftertouch.  I due LFO generano onde sinusoide, triangolare, quadra, rampa ascendente e S&H; l’ampiezza di modulazione è regolabile in maniera bipolare, la velocità di modulazione (regolabile con il controllo Speed) è visualizzata dalla retro illuminazione degli interrruttori LFO 1 e LFO 2 quando il musicista li seleziona per l’editing; non è possibile vedere a colpo d’occhio le due velocità di modulazione simultaneamente (e, del resto, per quanto comodo, non sarebbe corretto, visto che il selettore premuto serve a sintonizzare i comandi di pannello sulla porzione di circuito che si vuole utilizzare…)

In aggiunta alle forme d’onda sopra elencate, è disponibile un comportamento modulante di Ramp con il quale si può sfruttare un generatore d’inviluppo a singolo stadio (una rampa, appunto) governabile in tempo e in escursione bipolare. Con questa, si può – ad esempio – realizzare l’autobend che inflette inizialmente l’intonazione degli oscillatori presenti nelle patches di synth brass, o le intonazioni controllate.

Il ModWheel bus permette di controllare una delle possibili destinazioni di modulazione attraverso la Mod Wheel posta sulla sinistra della tastiera; in questo caso, il valore di Depth bipolare corrisponde alla massima escursione raggiungibile con la wheel tutta ruotata in avanti; ricordiamo che su questo bus è parallelato anche il segnale di controllo prodotto dal sensore di Channel Aftertouch.

Altre modulazioni possono essere impartite attraverso Expression Pedal (ruotabile a Cutoff, e Volume (attraverso menu Global) e attraverso Hold Pedal, per congelare il release time.  L’intonazione degli oscillatori è smussabile con il controllo di Glide.

L’Arpeggiatore interno è controllabile in comportamento On/Off e Latch, in tempo, direzione, Range (da 1 a 5 ottave), dimensione dello step, percentuale legato/stacato e ordine di sorteggio per le note (come suonate, in ordine inverso, dal basso verso l’alto, dall’alto verso il basso).

In uso

Butti la mano, trovi il il controllo giusto, giri e atterri sul suono che hai in mente… da questo punto di vista, l’impostazione essenziale di Sledge si rivela vincente e consigliabile a quanti non vogliano annegare in menu editing e in oceani di funzioni ammassate sotto pannelli di comandi striminziti. Il suono di base è assai carnoso e conferma, se ce ne fosse bisogno, la qualità dei synth engine Waldorf. Un poco come per le motociclette Royal Enfield, quello che non c’è non si può rompere… questo è il senso con cui affrontare la struttura di voce del sintetizzatore giallo e nero; del resto, negli Anni 80, una dotazione come quella offerta da Sledge avrebbe fatto la gioia di centinaia e centinaia di tastieristi professionisti. Da non dimenticare, inoltre, che la Versione 1.0 è sicuramente destinata a crescere e maturare con successive espansioni funzionali e correzioni di tiro; uno dei vantaggi della natura virtual analog è proprio la fluidità del progetto interno che, a fronte di un hardware definitivo, permette successive modifiche/espansioni/correzioni del software di gestione.

Quali sono i possibili margini di crescita? Beh, come al solito – fatti salvi i limiti pratici del progetto e i vincoli di carattere economico – il cielo è il limite, nel senso che si possono affastellare prestazioni e complicazioni in maniera via via crescente: si potrebbe prevedere la possibilità di usare come destinazione di modulazione di frequenza anche il solo OSC 2, per giustificare i classici Sync Sweep di analogica memoria; si potrebbe evitare lo zippering sul controllo di Envelope Amount; si potrebbe prevedere la possibilità di ruotare l’inviluppo ADSR del filtro al posto del Ramp Generator – magari lasciando all’utente la scelta di cosa avere in quella posizione di modulation source; si potrebbe arricchire la dotazione parametrica relativa a Effect 1 e Effect 2, aprendo adeguati menu di parameter display per la personalizzazione dei trattamenti d’effetto; sempre per restare in carattere, si potrebbe creare un effetto integrato di Delay+Reverb, per spazializzare e ribattere il segnale; e perchè – già che ci siamo – non prevede la possibilità di MIDI Sync anche per il Delay? E gli LFO sotto MIDI Sync? E creare un bus di modulazione – via display – per il solo Channel Aftertouch, differenziandolo dal routing della modulaton wheel? E differenziare i range positivo e negativo per la pitch bend? E questo… e quello… e quell’altro ancora? Come dicevamo prima, l’appetito vien mangiando e alla fine, occorre qualcuno che dica Stop! Il progetto è chiuso.

Di fondo, Sledge è una macchina con le carte in regola per dare soddisfazioni a quanti cercano un polysinth che faccia il sintetizzatore, senza troppi grilli per la testa: prezzo (contenuto), peso (ancora più contenuto) e look (inconfondibile) ci sono. Il suono, vista la generazione sonora, lo diamo per scontato, non rimane che vedere come maturerà.

Ad maiora!!!

 

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Comments (33)

  • Riccardo Galatolo

    |

    buongiorno Enrico:
    tralasciando il fatto che il giallo imperante è odioso, ma son gusti personali, niente multitimbricità all’orizzonte?
    il suono e la facilità di programmazione sono allettanti ma mi piacerebbe almeno che facesse 8 timbri diversi…

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      giro paro paro paro paro il quesito allo staff Studiologic… sulla multi timbricità è solo questione di scelte; il dsp interno – sulla carta – è in grado di fare 16 suoni diversi contemporaneamente con 100 voci di polifonia…

      vediamo come evolve in futuro…

      Reply

  • carlo

    |

    ….provato oggi il phaser klippa…ogni cambio patch clippa…un bug unico in pieno waldford style

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      che c’entra waldorf? il software è stato scritto in Fatar/Studiologic…

      comunque, è una macchina NON FINITA: vediamo se riescono a risolvere tutti i problemi e a chiudere tutte le questioni rimaste aperte 😉

      Reply

  • carlo

    |

    ENGINE sonoro della waldford—api (i/o) customizzate fatar/studiologic…

    Reply

  • blobbolobbo

    |

    ciao Enrico, ho appena preso uno sledge usato e sembra avere un bug nel delay, nel senso che il tempo non si può variare mentre si suona a costo di una serie spaventosa di glitch digitali per ogni variazione del poteziometro time. ti risulta? grazie mille per la risposta!

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      sei sicuro che nella macchina ci sia caricato l’ultimo software? Mi sembra di ricordare che tempo addietro sia stata annunciata la release aggiornata; per sicurezza, verifica cosa dice la macchina al momento dell’accensione e poi contattali per sapere se è l’ultimo sistema operativo. Comunque, tieni presente che variando il delay time “a nota premuta” è pressochè inevitabile sentire glitch e scrocchi vari… perchè la dimensione della RAM impegnata dal delay viene fatta variare mentre la memoria è ancora carica di dati……..

      Reply

  • andy

    |

    salve..
    avrei una domanda…ho appena acquistato lo sledge il mio primo synth.
    ho letto che ha 256 suoni ma io scorrendo con la manopola value ne trovo solo 100.
    dove sbaglio?
    grazie..

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      sul manuale non c’è la procedura per passare da un banco all’altro? probabilmente, quella è la soluzione del problema…

      Reply

      • andy

        |

        Ciao grazie per il consiglio… Il manuale dice solo di scorrere la manopola value o digitare il numero del suono…ma dopo il 100 nulla…
        Spero nn sia un mal funzionamento.
        hai un’altro consiglio?

        Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    boh, la cosa più semplice che mi viene in mente è: magari, dopo aver annunciato che c’era una certa quantità di locazioni di memoria, poi – in corso d’opera – hanno preso un’altra decisione

    mi dispiace non aver letto prima questa segnalazione: tutto ieri e l’altro ieri sono stato a contatto di gomito non solo con lo staff Eko/Studiologic, ma anche con Gianluca Tagliavini, che è product specialist e uno dei mastermind all’interno del progetto Sledge… :-(

    Reply

  • andy

    |

    Grazie ancora per il tuo aiuto.
    Tu avresti la possibilità di accertarsi quanto detto fin ora?
    grazie ancora..

    Reply

  • Mario

    |

    Risegnalo(l’ho fatto anche nel vecchio articolo dello sledge) questo articolo:

    http://www.ekomusicgroup.com/viewdoc.asp?co_id=93869

    Dicono che la polifonia sia stata raddoppiata ma nelle release notes non c’è scritto. Han fixato un bel pò di bug!

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      il raddoppio di polifonia è notizia di oggi…

      Reply

  • Franco

    |

    Sul sito della Eko è riportato aggiornamento per aumentare la polifonia a 16 note. Domanda per chi lo possiede: le 8 (o 16 note von il nuovo S.O.) sono da intendersi con 1 oscillatore, si dimezzano con 2 e diventano un terzo con tre o si intende polifonia a 8 o 16 note anche con te oscillatori ? Grazie.

    Reply

  • Franco

    |

    Sul sito della Eko è riportato aggiornamento per aumentare la polifonia a 16 note. Domanda per chi lo possiede: le 8 (o 16 note von il nuovo S.O.) sono da intendersi con 1 oscillatore, si dimezzano con 2 e diventano un terzo con tre o si intende polifonia a 8 o 16 note anche con tre oscillatori ? Grazie.

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      no no, le sedici note rimangono strutturalmente identiche alle otto di prima: tre oscillatori e tutto il resto… :-)

      Reply

  • Gil

    |

    Salve professore, volevo chiederle se esistono altri synth (recenti o non..) che abbiano un pannello comandi: “una funzione-un controllo” (più o meno..) come dice lei, e “che non prevede comandi parcheggiati in doppia fila e raggiungibili con shift o altre scomodità funzionali” !!
    Insomma, di facile utilizzo e programmazione !
    Non so, avevo pensato ad un waldorf q (+, magari !), saprebbe indicarmene qualcun altro per cortesia?
    La ringrazio anticipatamente per la disponibilità, anche e soprattutto per tutte le sue recensioni !
    A presto

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    ringrazio per il titolo; :-)

    Waldorf Q ha MOLTE cose in shift mode, sicuramente più di quante non si possano apprezzare ad un primo sguardo; stesso discorso per Clavia e massimamente per Virus TI

    non vorrei sbagliare, ma a parte le macchine ANTICHE, tipo Oberheim ObXa o Jupiter 8, lo Sledge è quella più favorevole nel rapporto funzione/controlli

    a presto!

    Reply

  • Gil

    |

    Grazie dell’interessamento e soprattutto per la rapidità con la quale ha risposto!!
    Il titolo è dovuto, visto che sono stato un suo “felice” allievo quest’anno alla NuT :)
    Comunque, rimanendo in ambito Waldorf Q, che a me piace tantissimo…e da quel che ho visto cercando sulla rete, anche lei lo preferisce ad un “mostro” come l’Andromeda (spero di non aver detto una fesseria a riguardo..), è vero che la versione “+” ha i filtri analogici??
    O comunque, ci sono sostanziali e diverse differenze tra le varie e tante versioni (non solo x colore) del suddetto synth?

    Chiedo scusa per l’OFF TOPIC ma non sapevo dove altro scrivere questo!
    Grazie ancora e buona giornata,…prof. !!!!!!! :)

    ps
    é stato un piacere e un onore averla conosciuta ed aver peso dalle sue labbra!
    Le auguro un buon inizio per il nuovo corso Empro !

    a presto !

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      si si, il Waldorf Q+ ha (anzi, aveva) 16 filtri analogici, utilizzabili per una delle sue parti timbriche; lo strumento genera 100 voci full digital; di queste, solo 16 possono utilizzare altrettanti filtri analogici liberamente configurabili.

      andromeda, che ho venduto lo scorso anno, è una GRANDE macchina: difficile da usare, con qualche problema di gestione, ma – per ora – è l’ultimo grande progetto analogico polifonico.

      a presto! :-)

      Reply

      • synthy

        |

        concordo con Enrico, GRANDE macchina l’andromeda ma non facile davvero, comunque è una macchina con un controllo/una funzione, per quanto riguarda osc-mix-filtr-mixi-EG-VCA, e non è poco

        Reply

  • Giovanni

    |

    Sign.Cosimi volevo che mi spiegasse la procedura per aggiornare lo Sledge tramite il cavo usb dal Pc una volta scaricati gli aggiornamenti dal sito Studiologic.Grazie.

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      non ho esperienze dirette sulla procedura di aggiornamento – anche perché, quando ho provato lo strumento, era ancora in una fase preliminare – e quindi non posso essere dettagliato

      di solito, il file di aggiornamento scaricato deve essere inviato allo strumento o sotto forma di eseguibile “autonomo” (potrebbe bastare cliccarci sopra, per poi fargli fare tutto da solo…) o sotto forma di file sysex (ciòè da inviare allo strumento usando un qualsiasi gestore di sistema esclusivo

      in tutti i casi, SICURAMENTE ci sarà un’adeguata documentazione allegata al file di aggiornamento!!!

      Reply

      • Giovanni

        |

        Grazie per le delucidazioni.

        Reply

    • Gil

      |

      Ho anch’io lo stesso problema :( ….non riesco ad aggiornare.
      E adesso cosa si fa?!

      Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    come dicevo nel commento precedente: non ho avuto modo di sperimentare la procedura, perché quando ho avuto lo strumento per la prova, era ancora alla versione 1.0 (o forse, addirittura 0.9) e – semplicemente – non era ancora disponibile alcun file di aggiornamento

    sono convinto che – vista la serietà del distributore – per risolvere il problema, basterà contattare il loro servizio di assistenza

    probabilmente, se è un file sysex si tratta di mandarlo allo strumento o con un sysex librarian o attraverso un qualsiasi sequencer

    Reply

  • sledger

    |

    ma le 66 possibili wavetable sono quelle del blofeld? sul manuale non ci sono dettagli…nella parte inglese c’è scritto “66 different waveform are available and a more complete description of their harmonic content will be made available separately.”
    Di questa disponibilità in separata sede però non mi risulta nulla…qualcuno sa aiutarmi?

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      tutto tace sul fronte della documentazione ufficiale; è probabile che le wt siano le stesse (non penso si siano messi a riprogrammare tutto per confezionare Sledge…); però, ripeto, manca una conferma ufficiale

      Reply

  • Alessio

    |

    Ciao.
    Nel manuale pdf di 27 pagine vi è scritto salvataggio suoni ma non viene descritto COME salvare…anzi parla del MIDI…
    esoiste il manuale aggiornato?
    Grazie

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      dei contattare la EKO e chiedere al loro servizio assistenza; di solito, sono molto rapidi…

      Reply

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