Linee guida per la programmazione dei sintetizzatori – quarta parte

Written by Redazione Audio Central Magazine on . Posted in Tutorial

Archiviato l’argomento synth strings, con tutte le limitazioni inerenti le articolazioni e le arcate (ci mancherebbe…), è il momento di affrontare l’altro grosso blocco di timbriche sintetiche dedicate al “supporto armonico”.

Di Enrico Cosimi

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Anticamente, si chiamavano tappeti e, con questo termine frangiato, si indicavano appunto i suoni che pur senza essere eccessivamente invasivi, garantivano una buona tenuta armonica e d’insieme all’interno del brano, in modo da lasciare un notevole margine operativo alla linea melodica vera e propria.

 

05 SYNTH PAD – La teoria

La differenza di fondo, tra un timbro Pad e uno Synth Strings è nell’ingombro che i due suoni sviluppano all’interno del mixaggio: fatto salvo il compito squisitamente armonico di tutti e due, la timbrica Pad dovrà essere per forza di cose meno invasiva, cioè povera di armoniche superiori (o di basse rombanti…), in modo tale da consentire la massima libertà di manovra allo strumento solista o alla voce che il musicista deciderà di adagiarvi sopra.

In aggiunta, venendo a cadere la necessità imitativa, si può lavorare con gli inviluppi di ampiezza e filtraggio potendo contare su una maggior libertà operativa.

Di seguito, la consueta dose di linee guida generiche:

  1. La scelta del contenuto armonico di base è importante ai fini della collocabilità nel mixaggio: forme d’onda troppo dense o ricche di armoniche (rampa e quadra, ad esempio) possono risultare eccessive e richiedere comunque un filtraggio particolarmente intenso. A quel punto, tanto vale partire con qualcosa di più povero – magari, non essenziale come la pura sinusoide… – per facilitare le fasi successive.
  2. Eccessive modulazioni di frequenza possono risultare dannose all’impatto timbrico; a differenza dello String Synth, dove la necessità è simulare una massa orchestrale, il timbro Pad può essere fermo, ma può anche essere (micro)modulato attraverso un Chorus o uno sfasatore. Come al solito, se la modulazione è eccessiva, può distrarre l’ascoltatore. Ricordiamo che il compito principale della Pad è il supporto armonico che non si fa notare troppo.
  3. Il filtraggio può essere, come al solito, Low Pass o Band Pass; esempi ormai tradizionali (come In The Air Tonight) hanno reso celebre il trattamento Low Pass applicato al supporto armonico; mai come con le Pad – mai il discorso potrebbe essere riportato anche alla famiglia Synth Strings – è importante scegliere le tessiture con cui realizzare le parti armoniche. Maggior selettività nel filtraggio 24 dB/Oct corrisponde, ovviamente, a minor quantità di armoniche acute in uscita, perlomeno nel comportamento Low Pass, con un incremento nello spazio di manovra per il fonico.
  4. La scelta dell’inviluppo può essere più libera e meno vincolata da esigenze di tipo imitativo; un normale ADSR, un più schematico AR, può andare benissimo purchè regolato su una relativa consistenza del livello di Sustain. Le note devono durare il giusto per sorreggere l’armonia creando “il tappeto” lungo tutta la battuta; la velocità relativa di attacco e rilascio deve essere calcolata in modo da non affastellare note vecchie e note nuove durante il fraseggio (casomai, sarà l’esecuzione o la programmazione legata a facilitare le cose).
  5. E’ meglio evitare l’intonazione degli oscillatori a intervalli di ottava: inevitabilmente, risulterà un effetto liturgico che potrebbe portare fuori strada l’ascoltatore.
  6. Quanti oscillatori? Due possono essere sufficienti, tenendo presente che – come è facile immaginare – il grado di relativo detune assume molta importanza per la tenuta del suono e/o per la sua animazione.
  7. Può essere utile prevedere uno stadio di equalizzazione a valle della struttura di sintesi: il controllo diretto per basse, medie e acute permette di correggere facilmente eventuali preponderanze timbriche, specialmente nei confronti di altri strumenti.

 

PAD – Modelli di riferimento

Tanto per capire di cosa stiamo parlando, elenchiamo due esempi meat and potatoes di suoni synth con cui tenere l’armonia; in un caso (l’epocale Bette Davis Eyes cantato da Kim Carnes nell’album “Mistaken Identity”…), il pad assume a livelli di protagonismo coadiuvati tanto dal contenuto armonico quanto dall’articolazione vera e propria. Nell’altro caso, la quintessenza del suono pad è l’archetipo timbrico messo a punto da Phil Collins per il suo In The Air Tonight, dall’album “Face Value”.

 

PAD – Una patch semplice semplice

La canonica coppia di oscillatori produce onde dente di segna, appena messe in battimento per animare il segnale prima ancora che raggiunga la sezione effetti composta da Chorus e Reverb. Il filtraggio può essere di tipo cupo e selettivo (24 dB/Oct) o maggiormente aereo (12 dB/Oct) in base al tipo di impiego e alla necessità di lavorare con maggiore o minore margine di manovra all’interno del mixaggio.

pad 1

Si noti come la programmazione del Filter Envelope sia, in realtà, praticamente assimilata al solo livello di Sustain; tutta l’articolazione “a tappeto” del suono è infatti demandata all’Amplifier Envelope che, per l’occasione, è un semplice AR caratterizzato da ingresso e uscita progressivi (cioè, non percussivamente immediati); in questo modo, la tenuta del segnale è garantita (e, con essa, la realizzazione del tappeto armonico).

Con la sottostante sezione d’equalizzazione si possono correggere eventuali preponderanze timbriche su diverse fasce sonore.

Se necessario, come evidenziato nell’immagine successiva, è possibile prevedere la possibilità dubstep di articolare la timbrica di Pad in base a un effetto keying ottenuto con un compressore stereo; logicamente, la tenuta del suono dovrà essere maggiore, ovvero si sostituiranno le progressive aperture e chiusure di Attack/Release sull’amplificatore con velocità più reattive, adatte ad essere poi “catturate” dal keying del compressore, a sua volta pilotato da un qualsiasi segnale di figurazione ritmica.

 

Un’alternativa interessante è rappresentata dalla estrema modulazione e caratterizzazione d’inviluppo ottenibile, ad esempio, per riprodurre timbri “storici” come quello utilizzato in Bette Davis Eyes del 1978.

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In questo caso, la timbrica – che nella versione originale è doppiata con una chitarra elettrica – è approssimata utilizzando shaping oscillator che, per quanto pecularità pressochè esclusiva della piattaforma Clavia Nord Modular G2, permettono di raggiungere velocemente una componente armonica di base abbastanza simile al complesso impasto timbrico.

In aggiunta, il segnale è pesantemente modulato da Chorus, Short Delay e Medium Reverb, per il rinforzo timbrico.

 

Punti chiave:

  • scelta della forma d’onda come scelta di contenuto armonico …troppo o troppo poco?
  • filtraggio low pass o band pass per massa timbrica o per asciugare le basse frequenze
  • chorus o battimenti?
  • chorus o PWM?

 

Patches di riferimento nella sound library Clavia

  • 1-24 BIGPad NL2
  • 1-27 PadMaschine DLX
  • 1-43 Groovepad
  • 1-79 Mellow&Icy
  • 1-94 Suspad
  • 1-105 SilkStrings

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