Behringer DeepMind 12. I dati indispensabili

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Finalmente, sono comparse le documentazioni tecniche Behringer  sul tanto atteso DeepMind 12 Analog Synthesizer. In attesa di poter mettere fisicamente le mani sull’apparecchio, ne approfittiamo per immagazzinare informazioni e caratteristiche indispensabili alle successive valutazioni. Buon marzapane a tutti!!!

Di Enrico Cosimi

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DeepMind12 è un sintetizzatore analogico a 12 voci, ispirato al classico dei classici Roland Juno-106, ma molto più potente della macchina originale; la disponibilità Behringer di prestigiosi marchi dedicati al sound processing ha reso facile inserire all’interno dell’apparecchio quattro processori effetti particolarmente succulenti. Le novità accattivanti non mancano, gli spunti di discussione non tarderanno ad arrivare; centotrentacinque pagine di manuale devono pur contentere qualcosa

Lo strumento, in breve

DeepMind 12 è un sintetizzatore polifonico analogico a 12 voci che incorpora algoritmi TC ELECTRONIC e KLARK TEKNIK per il trattamento audio su quattro slot FX indipendenti; la struttura prevede connettività MIDI, USB e Wi-Fi. Ogni voce, delle 12 disponibili, comprende due DCO differenziati per generazione di forma d’onda e corredo parametri, 3 ADSR, 1 VCF a slope variabile, 1 VCA stereofonico, 8 slot di Matrix Modulation con 22 sorgenti e 129 possibili destinazioni. In aggiunta, globale a tutte le voci, ci sono un modulo High Pass Filter (…non vi ricorda nulla?) e due LFO.

Lo strumento offre arpeggiatore programmabile, modulation sequencer altrettanto programmabile, unison, chord, poly chord e un sacco di altre belle cosette. Il tutto, sotto controllo di quattro ottave sensibili alla dinamica e all’aftertouch, con un display grafico generosamente sfruttabile per le procedure di programmazione ed editing.

La natura analogica del canale di voce è confermata dalla presenza di una corposa routine di check/calibration che si prende cura dello slope sawtooth, della simmetria delle onde impulsive, della frequenza di taglio e della resonance dei filtri, del bias voltage negli amplificatori.

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Plancia di controllo

Come in tante classiche apparecchiature dello scorso secolo, l’interfaccia utente occupa tutta la fascia frontale del pannello comandi e localizza i controlli di performance a sinistra della tastiera; qualsiasi musicista che abbia avuto anche minime esperienze con sintetizzatori polifonici vintage si troverà presto a proprio agio; non mancano le consuete scorciatorie hardware (c’è un singolo blocco di cursori ADSR, indirizzabili ai tre inviluppi Filter, Amp e Mod); ogni volta che il pannello comandi “non basta”, è presente un tasto EDIT che rimanda alle opzioni di display per i controlli aggiuntivi. Una fascia di 12 LED rende visibili le voci impegnate nella richiesta di polifonia (finora, i relativamente pochi video che documentano il funzionamento dell’apparecchio, mostrano quasi di default, l’accensione di due voci per ogni nota premuta… marzapane a parte, c’è un motivo molto pratico per accendere due voci sotto ogni tasto; avremo modo di parlarne più avanti).

La disposizione dei comandi è logica e facilmente espugnabile; da sinistra, trovano posto i blocchi ARP/SEQ, LFO1/LFO2, OSC 1&2 (Attenzione! Si tratta di un unico modulo), DISPLAY, POLY, VCF, VCA, HPF, ENVELOPES. Non finiremo mai di lodare a sufficienza la decisione di posizionare nelle vicinanze dell’Amplificatore il modulo HPF globale, per rispettare la realtà circuitale.

A sinistra delle quattro ottave di tastiera, trovano posto le due wheel pitch e modulation (con retro iluminazione controllabile dinamicamente), i controlli di Volume e Portamento, i selettori di Octave Up & Down.

Sul pannello posteriore, sono disponibili l’interruttore On/Off, l’attacco standard per il cavo di alimentazione (l’alimentatore è interno), la griglia per la più esterna delle due ventole di raffreddamento (la loro velocità è regolabile via software), la coppia di uscite audio Left-Right, l’uscita Phones, le connessioni per Sustain Footswitch, Pedal/CV (sono indirizzabili via software), MIDI In/Out/Thu, USB. Non si vede, ma c’è anche la connettività Wi-Fi…

Cosa si può fare con il Foot Pedal/CV? Si può ricevere una qualsiasi sorgente CV esterna compresa tra 0 e +5 V, o si può modulare la tensione generata da DeepMind 12 col potenziometro contenuto nel pedale e usarla per lavorare come Foot Control, Mod Wheel, Breath Control, Volume, Expression.

Allo stesso modo, il Sustain Footswitch può ricevere Gate On/Off +5V/0V, o può funzionare come: Sustain normalmente aperto/normalmente chiuso, Tap aperto/chiuso, Arp+Gate (per avanzare nelle note di arpeggio rispettando la proporzione on/off del gate in ingresso), Arp-Gate (come il precedente, ma usando la porzione 0 V del gate), Seq+Gate e Seq-Gate (come i precedenti, per far avanzare lo step sequencer interno), Arp&Seq+Gate, Arp&Seq-Gate (come i precedenti, ma simultaneamente attivo su arpeggio e sequencer).

Come è possibile che Arpeggio e Sequencer lavorino insieme? Semplice: lo Step Sequencer, anzi il Modulation Sequencer di DeepMind 12 non è costantemente agganciato all’intonazione degli oscillatori: può essere usato come una qualsiasi altra sorgente di modulazione per fornire comportamenti clockati e ripetibili. 

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Organizzazione funzionale

DeepMind 12 è un sintetizzatore polifonico a 12 voci; la sua architettura è mono timbrica, cioè per ora non è possibile fare due o più suoni contemporaneamente. Nell’apparecchio, trovano posto 1024 Programs organizzati in 8 Banks (A-H) da 128 locazioni ciascuno; non ci sono preset protetti in scrittura: il musicista prolifico può cancellare e riscrivere tutto a discrezione; è possibile contare su un Default Program di riferimento, da cui partire per lanciarsi in nuove avventure timbriche.

Chi ha scritto il software di DeepMind12  ha fatto i compiti a casa: nello strumento, ci sono diverse soluzioni che brillano per comodità; la funzione Compare, ad esempio, oltre a permettere il paragone diretto tra programmazione originale e sua variazione editata, offre la possibilità di vedere la posizione originale dei controlli di pannello nei loro valori memorizzati, evidenziando le differenze di posizione controllo per controllo e suggerendo i movimenti da fare per riportare i cursori fisici esattamente come sono disposti in memoria. Mutatis mutandis, una cosa del genere era presente anche nelle prime logiche di automazione parametri dei grossi mixer professionali e. mixaggi a parte, è un ottimo sistema per imparare a programmare.

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Connettività di sistema

DeepMind 12 offre un’implementazione MIDI completa: tutti i parametri di voce sono mappati su MIDI CC e su NRPN corrispondenti e il musicista può decidere se usare la sola porta MIDI (bidirezionale), la sola porta USB (sempre bidirezionale), le due porte USB+MIDI simultaneamente, il sistema Wi-Fi con thru del MIDI per sentirsi moderno ed evitare fili nei quali inciampare. Tutte e tre le porte digitali possono echeggiare sulle altre due. Comodo per determinate configurazioni con DAW esterna, è possibile configurare in modo Soft Thru il funzionamento della porta “ufficiale” MIDI Out; insieme al Local On/Off, è la chiave per evitare pericolosi loop di dati.

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Struttura di voce e controlli

La tastiera a quattro ottave sfrutta l’ormai classica meccanica semi pesata “da sintetizzatore”, con gestione di channel aftertouch e key velocity; si possono decidere le curve di risposta per i due controlli o si può appiattire individualmente il Nota On o il Nota Off su valori di dinamica fissi. Bend e Modulation, oltre alla calibrazione, offrono una retroilluminazione che può essere fissa o dinamica (in rapporto al valore di controllo emesso… sono quelle piccole cose che, sul palco, tra fanatici, possono fare la differenza). I fraseggi eseguiti sulla tastiera possono essere trasposti +/- 2 ottave.

Il percorso audio è analogico: i DCO entrano nei VCF di voce (con il proprio inviluppo dedicato), poi nel doppio VCA con inviluppo dedicato (che predispone il segnale ai successivi trattamenti stereo). Dal doppio VCA, il suono delle 12 voci è sommato insieme e procede verso le sezioni globali di HPF e Bass BOOST. Dopo l’eventuale pompa sulle basse, si attraversa la sezione FX (che può configurare i quattro slot indipendenti secondo una complessa serie di algoritmi e, finalmente, si raggiunge l’uscita. Fino agli effetti, si rimane nel dominio analogico; se li si mette in bypass, si procede analogicamente fino all’uscita; la conversione digitale per gli effetti è gestita a 24 bit/48kHz (il processing DSP interno è a risoluzione 32/40 bit con virgola fluttuante).

Su questa struttura di base, occorre affiancare i controlli ricevuti da Modulation Envelope, LFO 1&2, Control Sequencer e  gli otto percorsi di modulazione arbitraria – la Matrice – organizzati in Sorgente / Amount / Destinazione.

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Sorgenti sonore: Oscillatori 

I due DCO (sono oscillatori analogici la cui frequenza è controllata digitalmente) convivono all’interno dello stesso modulo. In questa parte, si cela uno dei punti che potrebbero dare atto a discussioni: sono due oscillatori, ma di fatto convivono all’interno della stessa struttura e hanno precise disponibilità timbriche complementari e poco sovrapposte.

Detto in maniera più semplice: il primo oscillatore genera rampa e impulsiva a simmetria variabile; il secondo oscillatore genera onda quadra. In aggiunta, c’è un Noise Generator che produce rumore rosa.

Il primo oscillatore può essere controllato nell’accensione delle due forme d’onda (rampa e impulsiva, anche cumulate), nella PWM sull’impulsiva e nel range di Pitch Modulation (fino a 36 semitoni); la sua frequenza è sempre nominale rispetto alla tastiera, ma può essere trasposta a 16’, 8’ e 4’; il suo ciclo può essere subordinato al Key On.

Il secondo oscillatore produce solo onda quadra ed è dotato di un proprio amount di Pitch Modulation indipendente (fino a 36 semitoni); con il comando TONE MOD, si interviene sulla simmetria dell’impulso. La frequenza del secondo oscillatore è regolabile solo portandola a 16’, 8’, 4’: allo stato attuale, non è possibile detunare il secondo oscillatore rispetto al primo.

Ecco svelato perché, tra i fumi del marzapane, nei video finora circolanti, DeepMind 12 è sempre usato con due voci simultaneamente innescate per ogni nota. 

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Interventi sulla polifonia

Dodici voci sono tante, ma dodici voci con un singolo oscillatore – sdoppiato quanto si vuole, ma in grado di lavorare solo per ottave di differenza – possono risultare carenti di corposità; per questo motivo, l’architettura di DeepMind 12 prevede la possibilità di lavorare in modalità Poly, Unison-2, Unison-3, Unison-4, Unison-6, Unison-12 (rispettivamente 2, 3, 4, 6 o 12 voci per ogni nota), Mono, Mono-2, Mono-3, Mono-4, Mono-6, Poly-6, Poly-8; la pila di voci attivate nei diversi meccanismi può essere resa più vivida caricando il parametro di UNISON DETUNE.

I comportamenti monofonici possono privilegiare la nota più bassa, più alta o l’ultima nota eseguita; sono presenti diverse raffinate logiche di interpretazione Trigger Mono/Legato e One-Shot.

In aggiunta al detune di unisono, è possibile impartire una percentuale variabile di deviazione dalla norma tanto come Oscillator Drift, quanto come Parameter Drift applicato praticamente a tutti i punti significativi del canale di sintesi (ogni parametro ha diritto a una densità di micro variazioni indipendente dalle altre). Particolarmente raffinato, il motore di Portamento riunisce il consueto comportamento di integrazione applicata agli intervalli di tastiera con un Auto Bend a escursione e direzione preselezionabile.

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Modificatori di segnale – VCF

Il filtro di voce di DeepMind 12 è un Low Pass risonante che può essere configurato per funzionare a 2 o a 4 poli. Il circuito raggiunge l’auto oscillazione e prevede, di pannello, modulazioni da parte del Keyboard Tracking, del sistema di LFO, dell’Envelope Generator (ancora una volta, qualcuno potrebbe riconoscere qualcosa…). La polarità dell’inviluppo modulante può essere invertita.

Da display, si può controllare l’innesco dell’eventuale Bass Boost, la Velocity Sensitivity, la risposta al Pitch Bend, la scelta del modulo LFO di controllo (sul pannello, c’è spazio per un solo slider nostalgicamente marcato LFO…), la subordinazione della LFO modulaton a Aftertouch o a Modulation Wheel.

Modificatori di segnale – VCA

L’amplificatore, come tradizione, permette di articolare il suono attraverso moltiplicazione per l’inviluppo dedicato e garantisce il bilanciamento di volume tra una Patch e l’altra con il comando LEVEL.

La natura stereofonica del trattamento può essere arricchita attraverso Pan Spread; la Velocity Sensitivity è applicabile al livello di uscita del segnale, così come – attenzione a non commettere errori… – si può dosare la quantità di inviluppo usata per modulare il livello in uscita.

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Modificatore di segnale – HPF

E’ un modulo unico e comune a tutte e 12 le voci di polifonia; riceve il segnale polifonico e ne sottrae progressivamente – in maniera statica, non inviluppata, le frequenze più basse. Il trattamento è utile per evitare fangosità e confusione nella pad timbriche.

La natura tradizionalmente statica del common HPF è rivoluzionata dall’architettura di DeepMInd 12: la High Pass Cutoff Frequency è presente tra le destinazioni di modulazione raggiungibili attraverso Modulation Matrix. Il comportamento dynamic Band Pass è a un passo…

Il circuito contiene il classico Bass Boost di rolandiana memoria.

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Sorgenti di modulazione – Envelope Generator

Sono tre: Filter, Amplifier e Modulation. I primi due, lo si capisce dal nome, sono dedicati all’apertura della frequenza di taglio del filtro Low Pass e alla gestione del VCA Gain; il terzo – quello marcato Modulation – attraverso Mod Matrix, può essere mappato sul parametro ritenuto più opportuno. Sul pannello comandi, i quattro cursori ADSR sono assegnati all’inviluppo desiderato agendo su uno dei tre selettori retro illuminati. In aggiunta, è possibile selezionare comportamenti logaritmici, lineari o esponenziali per le curve di tempo con selezione indipendente su ciascuno stadio.

Cosa fa partire un inviluppo? Tradizionalmente, il Keyboard Gate (o i suoi succedanei MIDI & USB) è l’unica sorgente d’impulso… Nel DeepMind 12, un inviluppo può essere fatto partire da: Key On, LFO-1, LFO-2 (l’inviluppo parte a ogni ciclo di modulazione), Loop (l’inviluppo ripete se stesso in maniera incondizionata – in stile Buchla…), Sequencer (l’inviuppo parte a ogni step).

Gli inviluppi sono sempre unipolari.

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Sorgenti di modulazione: LFO 1 & 2

Sono identici e possono lavorare in monofonia o in polifonia – magie del digitale…

La velocità degli LFO copre un range compreso tra 0.041 Hz e i 65.4 Hz, sottoposto a matrice di modulazione, un oscillatore a bassa frequenza può raggiungere anche i 1280 Hz. Non male.  Se il musicista abilita il parametro ARP-SYNC (ulteriori particolari in seguito), il parametro Rate agisce come divisore di frequenza per la scelta del valore ritmico desiderato (da 4/1 a 1/64).

Il segnale di modulazione può essere subordinato ad un delay iniziale lungo fino a 7 secondi. Ci sono sette forme d’onda selezionabili (sine, triangle, square, ramp, saw, random stepped, random smooth); il ciclo di forma d’onda può essere subordinato al Keyboard Gate (KEY-SYNC) o al valore ritmico calcolato sul Clock di sistema (ARP-SYNC). Ogni forma d’onda può essere smussata con una Slew Rate regolabile e può essere fatta partire da un preciso angolo all’interno del proprio ciclo compreso tra 1 e 254 gradi; il ciclo può essere calcolato indipendentemente per ciascuna delle 12 voci, può essere comune alle 12 voci, può essere sottoposto a SPREAD di n gradi (da 1 a 90) per ciascuna delle voci impilate in Unison Mode.

 

Modulation Matrix

Ci sono otto linee di controllo liberamente articolabili in Sorgente, Amount bipolare e Destinazione di modulazione.

Le sorgenti di modulazione comprendono: Pitch Bend, Mod Wheel, Foot Control, Breath Control, Pressure, LFO 1, LFO 2, Env 1, Env 2, Env, 3, Note Number, Note Velocity, Control Sequencer, LFO 1 Unipolar, LFO 2 Unipolar, LFO 1 Fate, LFO 2 Fade, Note Off Velocity, Voice Numer, MIDI CC X (114), MIDI CC Y (115), MIDI CC Z (116).

Le destinazioni di modulazione comprendono: centoventinove parametri tra tutti quelli disponibili. Il loro elenco sarebbe troppo lungo (potete sempre scaricare il manuale in pdf…). Basterà ricordare, all’interno di tutto il mare magno, la presenza delle Mod Matrix Routing 1-8 Depth, Effects Slot 1-4 Parameters, Effect Slot 1-4 Level. Non male.

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Organizzazione degli Effects

Ci sono quattro elaborazioni indipendenti, true stereo, desunte dal ricco catalogo di marchi afferenti a Behringer (per proprietà diretta, come nel caso di KLARK TEKNIK, o per precedenti alleanze commerciali, come nel caso di LEXICON e TC-ELECTRONIC). I quattro Slot hanno una barca di possibili effetti disponibili e, tra loro, possono essere collegati in 10 diversi algoritmi di configurazione.

Senza riscrivere il manuale, basta consultare la tabella di configurazione per rendersi conto che si possono ottenere risultati assai interessanti; le ultime due configurazioni prevedono l’esistenza di percorsi in feedback loop potenzialmente pericolosi. L’instabilità che ne deriva può essere un formidabile veicolo timbrico espressivo, a patto di mantenere un controllo costante e ininterrotto (come suggeriva Dante Cruciani…); è interessante sapere che i livelli in uscita ai quattro processori sono individualmente gestibili come destinazione di modulazione. Il musicista alla ricerca di piaceri proibiti potrebbe cavalcare il feedback controllandolo negativamente con l’aftertouch di tastiera…

A livello generale, tutto il blocco dei quattro processori può essere utilizzato in Insert (lungo l’uscita del sintetizzatore), in Send (regolando la quantità di segnale da inviare e dosando il conseguente rapporto Dry/Wet); alternativamente, si mettono gli effetti in Bypass e si rimane comodamente all’interno del dominio analogico. Le programmazioni realizzate per un determinato slot di effetto, con un determinato algoritmo, possono essere copiate all’interno di un altro slot per spostare il trattamento audio.

Quali effetti sono disponibili? Ci sono trentaquattro tipi di effetto previsti, caricabili nei 4 DSP di bordo; senza annegare nei dettagli, compaiono riverberi da secondi e secondi e secondi e secondi, delay da 1500 msec, algoritmi di processing, short modulation, equalizzazione, rotary, trattamenti multipli eccetera. Ogni processore ha diritto alla propria pagina di parametri.

Gli hardware (e i software) di riferimento sono tutti nella categoria dei pesi massimi: TC Hall Of Fame, Lexicon 480L, EMT250, Lexicon PCM-70, Lexicon 300/480L, Midas ProX, SPL Vitalizer, Fairchild 670, Tech21 SanSamp, Edison EX-1, Beringer X32, Tel-Ray Delay, Decimator Delay, Roland Dimension D, Leslie. Non sappiamo quanto questa lista di nomi così dettagliata sopravviverà ad eventuali rivalse legali… meglio salvare ora e recuperare in futuro i dati. 😉

 

Chords/Poly Chords

DeepMind12 non si limita a catturare una serie di intervalli usandoli lungo tutta la tastiera, ma propone un’interessante modalità di mappatura multipla con la quale assegnare diversi accordi a note diverse della tastiera. Normalmente, un accordo impostato sulla tastiera può essere catturato – fino a 12 voci – e suonato lungo tutte le quattro ottave eseguendo solo la sua tonica (è il classico Chord Mode degli Anni 80…); ora, nella modalità Poly Chord, si possono scrivere quanti accordi si vuole e mapparli su quanti tasti si desidera… occorre solo tenere d’occhio la percentuale di memoria occupata, perchè – a colpi di 12 note – si fa presto a esagerare con i 49 tasti disponibili (comunque sia, c’è spazio per memorizzare un totale di 216 note, pari a 36 Poly Chord da 6 note ciascuno). Le programmazioni di Chord e di Poly Chord sono mantenute a macchina spenta.

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Arpeggio

Può essere messo in Hold (attraverso comando TAP) e offre controlli dedicati per la velocità RATE e la percentuale legato/staccato GATE TIME.

A proposito di RATE: l’architettura di DeepMind 12 basa molte delle proprie espressività sulla capacità di suddividere o processare diversamente il flusso di clock interno o ricevuto dall’esterno; in questo modo, Modulation Sequencer, Arpeggiator, LFO 1 & 2, i tre Envelope Generator e i processori di Delay FX possono lavorare con precisi incastri ritmici elaborati in rapporto al BPM scelto come “sistema”. 

L’Arpeggio sfrutta un architettura personalizzabile per Key Sync, numero di Ottave (fino a sei), Modo di scansione (undici diversi), Hold, Clock Divider (da 1/2 a 1/48), Rate (internal clock variabile tra 20.0 e 275.0 BPM), Swing e ricorso a un preciso Pattern/maschera di arpeggio.

Quest’ultimo parametro offre un’implementazione grafica ormai tradizionale, con rettangoli/step di altezza/key velocity e larghezza/gate liberamente modificabili dall’utente; sono disponibili 32 pattern fissi e 32 pattern liberamente programmabili dal musicista; ciascun pattern può avere durata massima pari a 32 step.

L’Arpeggio può lavorare col Clock Interno, MDI (riconosciuto automaticamente) o USB (riconosciuto automaticamente); le note arpeggiate possono essere trasmesse sul MIDI Out a discrezione del musicista; se la trasmissione è disabilitata, il MIDI Out trasmette l’accordo che arpeggia internamente.

L’eventuale sorgente di clock esterna (MIDI o USB) può essere sottoposta a compensazione in anticipo o ritardo con i due tasti NO/YES per bilanciare eventuali latenze di apparecchiature esterne. 

Ciascuna Patch può avere il proprio Arpeggio indipendente; in alternativa, si può promuovere l’Arpeggio a controllo globale del DeepMind 12 (in questo caso, un arpeggio in esecuzione potrà continuare a suonare nonostante i program change).

 

Control Sequencer

Lo Step Sequencer di bordo non è limitato al controllo melodico degli oscillatori, ma può essere utilizzato per automatizzare qualsiasi parametro destinazione di modulazione.

Ogni Patch timbrica ha il proprio Control Sequencer personalizzabile in: Enable On/Off, Clock Divider ( da 4/1 a 1/64 per ciascuno Step), Swing, Slew Rate, Key Loop (Loop On per non interrompere la sequenza al Nota On, Key Sync On per ripartire da capo su ogni Nota On, Key & Loop On per unire i due comportamenti).

La sequenza sfrutta un editor grafico abbastanza pratico: gli step, fino a 32, sono visualizzati come rettangoli di altezza proporzionale al valore contenuto.

 

Implementazioni

Tutti i parametri di sintesi di DeepMind 12 sono mappati MSB/LSB, come regolarmente documentato nel manuale operativo.

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Marzapane a parte…

Ovviamente, non è possibile valutare uno strumento senza poterne ascoltare le prestazioni timbriche; non è possibile valutare le prestazioni timbriche di uno strumento senza un’esperienza diretta e non mediata da video o altri media più o meno filtrati. In assenza di esperienza diretta, questo testo è solo un’anticipazioni di prestazioni documentate/dichiarate nella manualistica che accompagna l’apparecchio. Ad oggi, sono già disponibili dei file di Firmware Upgrade, cosa che lascia pensare una fase ancora in fieri per il prodotto: la lettura accorta del manuale e la valutazione preventiva dei parametri dichiarati possono permetterci di avere una valutazione preliminare sulle possibilità offerte da DeepMind 12, il tutto deve essere confermato da un’inevitabile e auspicabile esperienza diretta.

Nel frattempo, abbiamo capito che l’architettura a 12 voci è indispensabile per lavorare con due canali sovrapposti, in modo da sfruttare le peculiarità timbriche degli oscillatori in lieve detune.

Sulla carta, DeepMind 12 sembra dotato di interessanti funzioni: una notevole interazione tra le ritmiche di LFO, ENV, Arpeggio e Sequencer, una semplicità operativa che – partendo dall’archetipo Juno-106 – spreme fino in fondo il bilancio tra linearità e possibili timbriche generabili.

Tutto il resto è marzapane. 

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Comments (14)

  • martino

    |

    L’assenza del detune mi sembra davvero una rinuncia strana, soprattutto perché la macchina è tutto sommato molto complessa e completa. Sicuramente sbaglio, ma non sarà che quello che fanno passare per secondo oscillatore in realtà è un’onda generata per comparazione dal primo oscillatore?

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      anche io temo la stessa cosa; probabilmente, non la generano per comparazione, ma producono (in modo simile al vecchio Alpha Juno) una serie di impulsi a frequenza MOLTO alta; poi, con questi, tirano fuori tutte le forme d’onda che vedi… solo, che sono obbligati alla coerenza di intonazione tra parte ramp/pulse e parte square (che chiamano DCO2). Spero di sbagliarmi e spero di mettere le mani prima possibile sull’apparecchio per capirci di più…

      Reply

  • Francesco

    |

    grazie per l’articolone! letto d’un fiato (e son pure ingrassato 2 Kg con tutto sto marzapane!)
    menata a parte potresti spoilerarci se e quando ti arriverà questo istrumento per un test fisico?
    vorrei gustarmi sta mezz’ora su youtube con spiegazione approfondita e test audio/timbrico…
    :)

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      ah… boh, saperlo saperlo. Per ora, noto una sua preoccupante assenza dai classici canali di approvvigionamento online…

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      • Giovanni

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        Temo sia perché esiste un diffuso pregiudizio sui prodotti di questo marchio, legato all’economicità delle sue strumentazioni analogiche per i musicisti. Ad ogni modo ultimamente trovo abbiano alzato nettamente l’asticella della qualità dei loro prodotti.

        Reply

        • Enrico Cosimi

          |

          no no, mi riferivo al fatto che la nuova politica commerciale di Behringer sembra privilegiare la distribuzione diretta e transnazionale, senza appoggiarsi più a quei canali che prima – geolocalizzati o internazionali che fossero – trattavano il marchio 😉

          Reply

  • Cactusound

    |

    Sulla carta pare già candidato per diventare un classico.
    A mio avviso ha solo un grande difetto di progettazione (evidentemente non risolvibile altrimenti): la ventolina sul retro!
    Dopo anni finalmente ero riuscito a eliminare QUALSIASI ronzio di parti mobili (ventole, PC, HDD), che non fossero le casse audio, e mi seccherebbe non poco introdurne una proprio adesso…

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    puoi fermarle completamente, quella esterna e quella interna, da software – non so se rischi la fusione dell’apparecchio, ma loro prevedono la possibilità di bloccare le due ventole proprio per avere il MASSIMO SILENZIO…

    Reply

    • Cactusound

      |

      Beh, ottima notizia, almeno a fasi alterne si potrà osare il silenzio 😉
      cmq se le hanno messe (sapendo che in fondo è Behringer e se potesse risparmiare… e che, sempre, è Behringer e la durata non è il loro forte…) ci sarà pure un perché.

      Reply

  • Enrico Cosimi

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    guarda che le ventole stanno anche dentro al Synthex Elka e al MemoryMoog…

    Reply

    • Cactusound

      |

      Ah, bene, allora vorrei tanto avere quei problemi 😉

      Reply

  • alex

    |

    grazie a enrico dell’ottimo articolo. La questione del 2° osc “col braccino corto” ne giustifica il prezzo ridotto, e forse la “botta” ne risente o forse no. Comunque finchè non ci si mettono le zampe sopra… restano chiacchiere e distintivo.

    Reply

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