Analogue Solution Vostok MatrixSynth: a un passo dalla storia

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Vintage

Anni orsono, in un’affollata edizione della Frankfurt Musikmesse, fummo contagiati dal Vostok Matrixsynthesizer e, inevitabilmente, scoppiò amore a prima vista. Ci vollero molti anni e, non ultime, i buoni uffici di Alex Cecconi, ma alla fine riuscimmo a convertire diversi litri di sangue in un esemplare Mk II, particolarmente aggressivo nel look e nelle prestazioni. Oggi, ad un passo dalla storia, quando sembra che tutto dovrà cambiare con la nuova versione Deluxe, è il momento di una retrospettiva approfondita.

Di Enrico Cosimi

Apertura

Lo strumento è passato attraverso diverse fasi evolutive: la prima versione era alloggiata in un cabinet in resina plastica (non particolarmente robusto, non troppo costoso, non tanto rassicurante), con paraspigoli sempre in plastica e maniglia in stile valigiona economica; al suo interno, trovavano posto due oscillatori analogici ed un terzo oscillatore wavetable caricato con un certo numero di forme d’onda digitali ottenute per sintesi additiva e con altri meccanismi di compilazione che, a fronte di un’oggettiva blindatura, garantivano al musicista la possibilità di affrancarsi abbastanza velocemente dalle sonorità tipicamente analogiche.

Purtroppo, l’oscillatore digitale – coadiuvato da uno sfiziosissimo indicatore numerico a bolla, di sapore Fifties, nascondeva una pericolosa insidia legata alla possibilità d’intonare non la frequenza fondamentale, ma quella delle armoniche superiori, mandando a pallino ogni tentativo di esecuzione a corista. Successivamente, anche per colpa di un difficile reperimento della componentistica necessaria, Tom Carpenter decise di sostituire la circuitazione wavetable con un più tradizionale design analogico.

La versione Mk II offriva, finalmente, case metallica con robusta maniglia dal look aggressivo, tre oscillatori full analog – comunque diversificati per prestazioni e dotazione circuitale – e, in un momento successivo, la possibilità di scegliere diverse livree per la verniciatura esterna (nera, bianca, rossa) e per le grafiche di pannello (bianche e rosse su fondo nero o nere e rosse su fondo bianco).

E’ notizia di questi giorni la chiusura della linea produttiva Mk II (l’apparecchio è destinato a divenire un instant classic praticamente in tempo reale…) e l’annuncio di una versione Deluxe che dovrebbe rinnovare i fasti. Avremo modo, più avanti, di elencare le (per ora poche) informazioni relative alla versione potenziata. Come dicevamo in apertura, questo è un approfondimento delle funzionalità – invero sfiziose – della versione MkII.

 

Vostok

Intendiamoci: Vostok Matrixsynth non è una macchina perfetta; l’impostazione abbastanza spartana si traduce, sotto determinati punti di vista, in una scomodità imposta all’utente e certe scelte d’impaginazione (ad esempio, la deprecabile decisione di scrivere sulla destra le corrispondenze delle righe orizzontali di matrice…) si traducono in una fatica operativa da non sottovalutare. Comunque sia, l’apparecchio ha fascino da vendere, suona in maniera particolare e riconoscibile, offre molta flessibilità operativa per il doppio sistema d’interfacciamento (mini jack e patchbay Ghielmetti), è dotato di step sequencer incorporato, si porta in giro che è un piacere, grazie alla sua interfaccia MIDI incorporato è praticamente universale nelle capacità di essere gestito dall’esterno. Un instant classic, appunto.

 

La struttura

Diciamo subito che Vostok, senza connessioni, non suona neppure sotto minaccia: la sua struttura full modular obbliga, da subito, il musicista a progettare una circuitazione di generazione, modifica, trattamento e gestione del suono elettronico. A questo proposito, al suo interno, sono disponibili un’interfaccia MIDI, tre oscillatori analogici, una coppia di oscillatori a bassa frequenza (con S&H incorporato), uno step sequencer a otto passi, un joystick, due inviluppi ADSR con loop, un noise generator, un sommatore unity gain con invertitore incoirporato, due multipli 4x, un filtro high pass e un filtro low pass a 12 dB/Oct, un vca, una densa matrice 22×22 e una coppia di adattatori mini jack/ jack standard. Ah, c’è anche un Signal Meter, per la lettura (relativa) dei livelli audio e di controllo.

Andiamo per ordine.

 

Moduli Audio

Stiamo parlando di tre oscillatori, un noise generator, due filtri collegati in serie, un amplificatore, un mixer.

oscillatori

VCO 1

Produce forme d’onda triangolare (non particolarmente raffinata, in realtà è più una mistura di triangolare e dente di sega in stile Model D…), rampa e quadra.

VCO 1 Saw

Ciascun segnale ha la propria uscita indipendente (sul pannello) e il proprio controllo di ampiezza; nella matrice, la prima fila orizzontale corrisponde all’uscita del segnale saw wave.

VCO 1 Trng

L’intonazione dell’oscillatore può essere gestita attraverso controllo Tune (con scatto push/pull per l’offset all’ottava inferiore); qualsiasi segnale collegato alla porta Pitch è sottoposto all’integratore Glide con tempo regolabile. Sulla matrice, i segnali collegati alla colonna verticale F entrano nel sommatore FM Exponential In.

L’oscillatore accetta un segnale di Hard Sync.

 

VCO 2 e 3

Sono tra loro identici; generano onde dente di sega, impulsiva a simmetria variabile e tre suboscillazioni una, due e tre ottave sotto alla frequenza nominale (i segnali di suboscillazione sono onde quadre ottenute per divisione, ma il circuito è in qualche modo sensibile alle variazioni di simmetria dell’onda impulsiva ufficiale che corrispondono a percepibili variazioni nell’intonazione di suboscillazione).

VCO 2 Sqr

Il percorso audio prevede regolazioni di out level (e uscite hardware mini jack) indipendenti per dente di sega e impulsiva; ltre tre suboscillazioni hanno altrettante uscite dedicate, ma escono sempre full level. La regolazione d’intonazione agisce in un range più basso di quello dedicato al VCO 1; una sorgente di tensione (ad esempio, uno dei due assi del joystick interno) può portare facilmente all’unisono i tre oscillatori.

VCO 2_3 Pls

Oltre agli ingressi di Pitch e di Hard Sync, sono presenti due porte per la Pulse Width Modulation.

VCO 2_3 saw

Sulla matrice, sono disponibili i segnali audio Pulse Wave VCO 2 e VCO 2 (rispettivamente, sulle row 2 e 3) e gli ingressi di controllo per le due intonazioni (colonne G e H) e le due simmetrie (colonne I e J).

noise & mixer

Noise Generator

Dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) produrre rumore bianco, con regolazione di volume da pannello, ma il segnale generato è bello energico sulle basse… diciamo che è un rumore bianco con qualche sfumatura rosata. Oltre all’uscita di pannello, è disponibile sulla matrice in corrispondenza della fila orizzontale numero 6.

filter & amp

Low/Band/High Pass Filter

Una delle cose che salta immediatamente agli occhi è la somiglianza di questa struttura di filtraggio con quella storicamente resa popolare dal KORG MS-20; anche in questo caso, infatti, abbiamo un filtro passa alto 12 dB/Oct collegato in serie con un filtro passa basso 12 dB/Oct. Ma, passata la somiglianza fisica, l’impressione timbrica è completamente diversa: il filtro del Vostok è cattivo in maniera diversa, con notevoli capacità distorsive affidate alla regolazione di Input Level e minor tendenza alla peaking distortion che, da sempre, ha segnato le sorti “acide” del monofonico nipponico; l’impatto, insomma, è più muscolare. Le due strutture condividono l’unico ingresso audio (non è possibile entrare direttamente nel passa basso) e offrono controlli di Cutoff e Q completamente indipendenti. Sul pannello frontale, oltre alle quattro regolazioni di funzionamento, sono disponibili due Amount indipendenti per i CV collegati al controllo delle frequenze di taglio; il livello del segnale audio in ingresso può essere facilmente portato alla saturazione attraverso l’energico comando di Input Level.

La matrice offre l’accesso alle due frequenze di taglio (colonne orizzontali K e L) e all’uscita filtrata in serie (riga orizzontale 4).

 

Amplificatore

Come è logico, permette di articolare il segnale moltiplicando la sua ampiezza per il valore del controllo CV ricevuto dall’esterno; in aggiunta, il circuito è dotato di due controlli statici relativi a Initial Gain (cioè il livello diverso da zero da utilizzare in condizioni di “non controllo dall’esterno”) e il Volume finale di uscita. Sul pannello comandi, sono disponibili le connessioni audio In, Out e CV Input; sulla matrice, sono raggiungibili l’ingresso di controllO VCA Level (colonna verticale U) e l’uscita audio VCA Signal (riga orizzontale 5).

 

Mixer

Più che di un mixer vero e proprio, si dovrebbe parlare di un semplice unity gain adder, cioè di un sommatore dove tutti e sei i segnali collegati all’ingresso sono ammassati sulle due uscite (in polarità normale ed invertita) dove, rispettando i livelli individuali, sono pronti per essere successivamente processati. Inutile dire che, lavorando sui livelli in uscita ai diversi circuiti, si può evitare la distorsione (sempre che si desideri evitarla…) e, da questo punto di vista, la logica progettuale del Vostok rivela diverse coserelle in comune con quella, ben più antica, del vecchio E.M.S. Synthy A.K.S.

L’uscita in polarità positiva è internamente collegata al Signal Meter; sulla matrice, è disponibile l’uscita positiva del Mixer (riga orizzontale 7) e un percorso d’ingresso indifferenziato (colonna verticale E); a questo proposito, ricordiamo che – almeno teoricamente – la colonna verticale offre 22 possibili ingressi al Mixer. Inutile dire che, utilizzandoli tutti, la distorsione potrebbe essere significativa.

 

Attenzione! Il circuito del Mixer è in grado di gestire la miscelazione di segnali audio, segnali di controllo e segnali logici di Gate. Ovviamente, non simultaneamente…

 

Ring Mod

Privo di trabocchetti, il circuito di modulazione ad anello permette di effettuare la modulazione bilanciata tra le due sorgenti sonore collegate agli ingressi X e Y; per ciascuna componente armonica rilevata al loro interno, verrà effettuata la somma e la sottrazione di frequenza X+Y e X-Y, con risultati caoticamente interessanti. Se si collega due volte lo stesso segnale, occupando gli ingressi X e Y, si ottiene un salto all’ottava superiore; se uno dei due segnali scende a velocità sub audio, il Ring Mod si comporta come un amplificatore di medie prestazioni, facendo pulsare il segnale audio alla velocità e con il profilo d’ampiezza del segnale modulante più lento.

Nella matrice, le prime due colonne verticali A e B corrispondono agli ingressi audio X e Y; manca – in matrice – l’accesso diretto alla sua uscita combinata.

 

La prossima volta, affronteremo il pericoloso blocco delle generazioni di controllo.

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Comments (2)

  • Jack Monegato

    |

    Riguardo la scrittura dei dati sulla destra della matrice… ben venga! firmato, un mancino 😉

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