Yamaha Reface YC

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

La terza Yamaha Reface è dedicata al mondo degli organi, elettronici, a transistor o elettrofonici, e prende – giustamente – nome dalla gloriosa famiglia YC degli strumenti Yamaha; quelli, per intenderci, che hanno fatto sognare generazioni di appassionati emuli di Terry Riley. Nalla sua fiammante livrea rossa, la Reface YC offre cinque diversi modelli di “organo” pronti per le più psichedeliche improvvisazioni.

Di Enrico Cosimi

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La struttura di base è sempre la sollita: costruzione in plastica, auto amplifcazione stereofonica, tastiera di passo mini lunga tre ottave, spring lever questa volta dedicato alla regolazione del rotary speaker. Come di consueto, le uscite audio sono di passo standard e il MIDI può essere gestito bidirezionalmente attraverso cavo a Y fornito in dotazione. L’apparecchio può essere alimentato a batteria.

Plancia comandi

Da sinistra verso destra, superata il sistema di auto amplificazione, troviamo lo spring lever che agisce sul rotary speaker virtuale (Off, Stop, Slow, Fast); le regolazioni di Volume e Octave occupano le posizioni più vicine e poi, in tutto il suo splendore, trova posto il selettore Wave, che fornisce accesso al tipo di organo che si vuole suonare (ulteriori particolari in seguito).

Nove cursori sono liberamente regolabili per dosare “i piedaggi” (in ambiente hammondistico) o i suoni di base (negli strumenti di origine transistorizzata) a disposizione del musicista; come è facile immaginare, se nessuno dei nove cursori è aperto, Reface YC non suona.

Non c’è organo che si rispetti che sia privo di Vibrato/Chorus e Percussion: per questo motivo, a prescindere dal modello selezionato, Reface YC fornisce una placchetta Chorus/Vibrato, con cursore Depth d’intensità effetto e una sezione Percussion rigorosamente articolata in On/Off, A/B (gli hammonisti, leggano “second/third”) e cursore Lenght. Per finire, c’è la sezione Effects, con dosaggi indipendenti per distorsione e riverbero. Born To Be Wild.

Schermata 2016-02-02 alle 13.58.10

I modelli di organo

Ed eccoci al dunque; Yamaha Reface YC produce/riproduce timbriche di:

  • H (Hammond); il leggendario elettrofonico usabile tanto in modalità linfaticamente clean che piena di testosterone distorsivo.
  • V (Vox); il suono dell’organo a transistor basato principalmente su onde quadre e triangolari; adatto per la psichedelia o… per lo ska.
  • F (Farfisa); pinkfloydiani di tutto il mondo, “Echoes” non è mai stata così vicina. Compreso il boost sul volume di alcuni registri.
  • A (AceTone); prodotti originariamente in Giappone da Iketaro Kakeashi prima di diventare Roland, è uno strumento caratterizzato da suono brillante, assimilabile a onde dente di sega.
  • Y (Yamaha); A Rainbow In A Curved Air  e In C. Il classico suono del classico organo Yamaha. Enough Said.

 

I piedaggi

Quale che sia il modello di organo scelto per la virtualizzazione, i nove tiranti fanno sempre riferimento alle armoniche dei drawbar Hammond; in questo modo, procedendo dal più basso al più alto, gli slider aprono: 16’, 5 1/3’, 8’, 4’, 2 2/3’, 2’, 1 2/5’, 1 1/3’, 1’. Come è facile immaginare, non tutti i piedaggi hanno senso con tutti i tipi di organo; ad esempio, una corretta emulazione Farfisa privilegerà le armoniche in ottava 16’, 8’ 4’, 2’ (trascurando le armoniche dissonanti); una corretta emulazione Vox baserà la propria efficacia sul 16’ (di fondazione) corroborato dalle armoniche 8’, 4’ , 2’, 1’ consonanti e dalle armoniche 2 2/3’, 1 3/5’.

 

Considerazioni

Come al solito, con la serie Reface, il suono è molto più grande dello strumento: l’errore ricorrente consiste nel sottovalutare i quattro apparecchi, considerandoli alla stregua di giocattoli buoni come regalo per il nipotino… con buona pace del moccioso di turno, opportunamente amplificati (e pilotati da una sana tastiera MIDI di passo standard), le quattro Reface sono letteralmente in grado di staccare la testa all’ascoltatore più schizzinoso. Il suono è vivo e potente, facilmente collocabile all’interno di una qualsiasi produzione musicale “seria”.

L’importante è non prenderle sottogamba.

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Comments (18)

  • Alessandro Romano

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    bellissimo, ma quello che mi chiedo riguardo a tutta la serie Reface è: perchè non fare direttamente un modulo senza tastiera?

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    • Enrico Cosimi

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      così, vendono anche a chi vuole una tastiera per suonare senza troppo impegno…

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  • Marcello

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    Concordo. Una Reface YC o CP a modulo sarebbe molto interessante. Dover pagare una tastiera a 3 ottave che non userò mai (nella CS o nella DX può avere un senso ma nella YC e ancora di più nella CP, per un tastierista, no…) non è il massimo… IMHO

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  • Marcello

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    Ho sentito alcuni demo su Youtube. Certo che la YC e la CP suonano veramente che è una meraviglia…. Complimenti a Yamaha!!!

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  • Andrea

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    Professor Cosimi, io ho da tempo un dubbio su questa YC. Posto che non ho ancora avuto la possibilità di provarla da vicino, e i video servono fino ad un certo punto, cosa si intende esattamente per produzione seria? Ovverosia, io ho sostanzialmente due “standard” per le emulazioni hammond: il Numa e i B3 integrati in Logic X e Kontakt. Quanto si può avvicinare a questi livelli la nuova nata di casa Yamaha?
    Si potrebbe pensare che, pur costando poco, in realtà per quei soldi si ha “solo” un organo (stesso principio del Numa Organ che è forse anche più accurato di un Nord Electro nella sezione Hammond) in un case fatto con materiali economici e tastiera da pilotare esternamente.
    Che ne pensa? Potrei evitare di usare così iPad in live solo per l’emulazione Hammond (physical gear is always better). Grazie in anticipo!

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    • Enrico Cosimi

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      beh, nella Reface ci sono 9 armoniche, un chorus/vibrato abbastanza semplificato e un motore che genera le percussioni; più un distorsore con riverbero e rotary simulato…
      purtroppo, un buon hammond simulato deve convincere in base al genere musicale che si vuole suonare, quindi è indispensabile ascoltare la Reface di persona e vedere se, a colpi di tastiera MIDI esterna, può andare bene per le proprie esigenze

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      • Andrea

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        Ok, questo organo è fantastico, ha un suono di gran lunga migliore di quello che immaginavo. Gli effetti sono molto buoni (tranne forse il click, ma poco conta), a partire dalla simulazione Lesile.
        A questo punto, vorrei chiederle un ultimo parere: per quel che si può confrontare, Reface YC o Ferrofish B4000 (che pur non avendo una tastiera, abbastanza inutile, presenta molte più opzioni, un po’ come in Logic)?
        Grazie ancora

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        • Enrico Cosimi

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          dipende dal genere musicale e da quanto i due suoni si avvicinano a quello che hai in mente; non posso dire “meglio questo o meglio quello” 😉

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        • Marcello

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          Sono due strumenti diversi. Il B4000 simula solo l’Hammond, l’YC anche il Vox, Farfisa, l’Acetone e il vecchio YC Yamaha. Dipende cosa ti serve…

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          • Andrea

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            Ah personalmente solo il B3, tentavo un paragone solo sotto quell’aspetto. Anche sentendoli resta difficile scegliere, soprattutto per l’impossibilità di provare il Ferrofish dal vivo. Aggiungi poi che due minuti di YC dicono poco, e che nei video la gente la suona senza master keyboard (ma come si fa?). Boh.

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  • Andrea

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    Ho capito. Forse per suonare davvero bene servirebbe qualcosa come la Neo Ventilator, ma a quel punto il Numa vince 10-0 per il prezzo totale.
    Tuttavia per i generi che faccio fuori casa potrebbe essere più che sufficiente, mentre per il progressive rock ormai punto solo al top di gamma software, lavorandoci da casa.
    In ogni caso andrò a provarlo di persona a questo punto, grazie mille!

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    • Attilio De Simone

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      Hai mai pensato all’Hoax HX3? Praticamente un hammond in una scatolina.

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      • Andrea

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        Non lo conoscevo, l’ho appena visto. Il suono è ottimo, quindi grazie per il suggerimento, ma un circuito scoperto non mi dà un grande senso di robustezza, lo ritengo inadatto al live. E se aggiungo il minimo sindacale per usarlo, ossia il drawbar controller venduto separatamente, arrivo quasi al prezzo del Numa Organ, e allora…
        Credo che, in attesa di comprare una tastiera apposita, mi convenga a questo punto comprare l’adattatore bluetooth Yamaha e usare l’ottimo B3 dell’iPad.
        Del resto il Reface mi sembra troppo digitale e “finto”, mentre il Ferrofish, seppur molto fedele e meno aggressivo, mi convince poco perché ne parlano malissimo (anche se molti pretendono di fare il paragone col Roland VK8 o con prodotti che non esistono più e sono tecnologicamente superati; diciamo che se il Ferrofish costasse di più avrebbe più fans, forse).

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        • Attilio De Simone

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          Io lo uso dal 2013 per il live e lo studio e non ho mai avuto problemi, il case dentro cui viene fornito è abbastanza solido. come suono, non esistono paragoni con nessun clone. hai proprio il suono dell’hammond. Il ferrofish lo avuto e l’ho rivenduto quando ho preso l’Hoax. Non era assolutamente male, ma come tutti i cloni, non strilla e non dà la risposta hammond.. Ma di tutti i cloni che ho provato l’unico che su certe frequenze ti dà la stessa identica risposta dell’hammond è l’Hoax. Tutti quelli che lo hanno sentito sono rimasti della mia stessa opinione. Hoax è un hammond dentro una scatolina. Sfruttando le decine di miglia di porte logiche disponibili all’interno della scheda è in grado di gestire tutta la struttura che sta alla base della componentistica dell’hammond. Per fartela breve. Tutti i cloni “riassumono” il suono di hammond partendo dalle forme d’onda sinusoidali inserendo degli elementi di “disturbo” per rendere le sinusoide sporche. Con l’hoax non si parte dalle forme d’onda, ma dalla strutturazione virtuale della componentistica che poi genera le forme d’onda. Sembra una sfumatura ma invece non lo è perchè cambia tutta la filosofia dell’approccio alla generazione del suono di hammond e la differenza si sente perchè su un clone basato su software (praticamente tutti i cloni hardware e software non basati sui campioni, tecnica che tra l’altro non si usa più) il suono esce piatto come livello di volume, se passi alle ottave più acute, manca sempre grinta (anche se qualche buon vst riesce a cavarsela anche in questo). In questo caso invece hai la stessa identica risposta dell’hammond. Un altro elemento fondamentale è costituito anche dal fatto che tutti i cloni, hardware e non, essendo basati su software hanno una latenza intrinseca, che sotto i 10 ms non si avverte ad orecchio, ma che comunque incide sul suono. Se ascolti il suono della percussione su un software la latenza rende questo elemento del suono poco scoppiettante. Si perdono feeling e groove, non hai lo stesso effetto. Con l’Hoax invece hai una latenza che non raggiunge i 3 millisecondi, che è praticamente la latenza della comunicazione midi e quindi inaudibile. E questo fattore ti cambia radicalmente non solo la risposta sonora. Con questo non voglio assolutamente convincerti a prendere l’hoax ci mancherebbe, ti sto semplicemente spiegando perchè hoax e gli altri sono tipologie di macchine che si trovano su dimensioni differenti e che il prezzo non può essere l’unico elemento su cui ragionare.

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          • Andrea

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            Molto, molto, molto interessante. Aiutami, facciamo una simulazione. Mettiamo che voglio comprare Hoax, vado al sito che linkasti nella tua recensione. Cosa devo comprare? In che “case” è compreso? O intendi quello da prendere a parte? Se non ho capito male, non sono incluse drawbar ecc. no? Che sono indispensabili anche solo per usarlo.
            Grazie mille!

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          • Attilio De Simone

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            Ciao, circa la modalità di acquisto non sta a me dire qualcosa. Io lo comprai semplicemente mandando una email allo sviluppatore. Attualmnte credo ci siano varie opzioni.
            L’Hoax inteso come scheda priva di qualsiasi copertura da montare all’interno di qualche vecchio clone di hammond per sfruttarne la struttura fisica dello strumento (doppia tastiera e comandi di hammond) ma eliminando il motore sonoro interno e utilizzando quello dell’hoax. In questo caso piloti l’hoax dal clone opportunamente modificato.
            L’Hoax all’interno del suo case, hai un oggetto della dimensione più o meno di quella di un masterizzatore dvd e poi pilotare l’hoax sfruttando i due pulsanti e il controllo rotativo oppure tramite tastiera midi provvista di fader, pulsanti e controlli rotativi (io ho optato per questa soluzione, tramite la mia tastiera con 9 fader, 8 pulsanti e 5 controlli ritativi controllo tutti i parametri dell’Hoax).
            L’hoax pilotato dal controller dello stesso sviluppatore con i 9 drawbar e tutti i pulsanti di controllo delle vari comandi dello strumento.
            L’Hoax montato all’interno del controllo completo con nove drawbar per l’hupper, nove per il lower e due per il basso, oltre a tutti i comandi dell’hammond. Questa è la soluzione deluxe.
            Particolare interessante: l’hoax ha due uscite audio che possono essere utilizzate per particolari configurazioni (un’uscita per il suono di organo e leslie e una per il basso che non passa per il leslie, oppure un’uscita organo+leslie e una organo+ampli, ecc.). L’aggeggino è sstudiato davvero bene. Ovviamente devi ascoltarlo per fartene un’idea. Alla fine bisogna prendere lo strumento che più ci convince. Per l’hammond, non esiste un vero e proprio suono standard, ogni musicista ha il suo suono di hammond nella testa, che è frutto di musica ascoltata, generi preferiti, strumenti suonati e/o provati e/o posseduti e quant’altro. Davvero sull’hammond non ci sono regole di riferimento. Anzi più imperfetto è il suono e meglio è.

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          • Andrea

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            Grazie mille, davvero. Ora vedrò la soluzione più comoda per sfruttare l’Hoax e tenterò di ascoltarlo il più possibile, soprattutto se qualche venditore di buon cuore ha la possibilità di ordinarlo per farmelo provare!

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          • Attilio De Simone

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            Non credo ci sarà una distribuzione in Italia, il progetto è troppo di nicchia. Si tratta di uno sviluppatore indipendente. Ci sono però alcuni produttori che hanno implementato la tecnologia all’interno di cloni. http://www.magorgans.com
            Questo è italoceco. Se hai la possibilità di passare da loro prova un organo. La scheda interna è quella hoax, quindi ti fai un riferimento sonoro preciso di quello che può offrire lo strumento.
            Oppure se passi da Roma, ti faccio ascoltare il mio.

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