Yamaha Reface CP

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Il Compact Piano CP-70 Yamaha ha, letteramente, rivoluzionato lo spazio dimostrando come fosse possibile – con un minimo compromesso – portarsi sul palco un vero pianoforte a coda potendolo caricare, opportunamente smontato, nella regolamentare Citroën Dyane. Da quel momento, si era all’inizio degli Anni 80, la sigla CP ha sempre rappresentato qualcosa di “importante” nel catalogo Yamaha.

Di Enrico Cosimi

Yamaha Reface CP

Per questo motivo, quando si è capito che uno dei quattro strumenti Reface era dedicato proprio alla riproduzione del mondo compact piano, molti hanno trattenuto il respiro pensando all’inevitabile scontro che ci sarebbe stato tra timbriche e suonabilità sulla mini tastiera a tre ottave.

Diciamo subito, in tutta franchezza, che tre ottave di tastiera polifonica, sensibile alla dinamica, ma di passo mini ridotto non sono il massimo della vita per eseguire Chopin o, più banalmente, per accompagnare in modo completo l’esecuzione di un solista. Insomma, le dimensioni Reface sono quelle che sono, non è lecito dimenticarlo. Ma, per nostra fortuna, c’è Santo MIDI cui indirizzare le nostre preghiere di ringraziamento, perchè la tastiera mini sarà quello che è, ma il suono prodotto dalla Reface CP è grosso grosso grosso grosso.

Inutile perdere troppo tempo sulle caratteristiche fisiche dell’oggetto; ne abbiamo parlato a lungo quando avvrontavamo il modello Reface DX. Ora, è il momento di entrare direttamente nell’argomento CP per verificare le sue funzionalità.

Reface CP

Il motore di sintesi sfrutta la tecnica SCM Spectral Component Modeling per la ricostruzione modellata e la tecnica AWM2 per la lettura dei multicampionamenti; può generare 128 voci di polifonia. L’apparecchio è dotato di collegamento per un Sustain Pedal non fornito in dotazione; in dotazione, invece, ci sono alimentatore e convertitore a Y per le connessioni MIDI In/Out. Eventuali segnali esterni possono essere collegati alla porta AUX; oltre alla connessione MIDI, è presente una porta USB con al quale dialogare con eventuali Host esterni.

Il punto chiave dello strumento è il grosso selettore rotativo a sei posizioni, che permette di sceglier una di sei timbriche residenti all’interno dell’apparecchio:

  • RdI, nasconde il classico suono del Rhodes, nella sua caratterizzazione Mark I, dal suono rotondo, non elaborato per l’enfatizzazione delle armoniche acute, bensì per tirare fuori il solido timbro della fondamentale. Perfetto per un sospetto di phaser e per armonizzazioni raffinate.
  • RdII, ancora una volta il Rhodes, ma questa volta nella caratterizzazione Mark II, con le tines opportunamente centrate in modo da enfatizzare le armoniche acute. Il campanello che esce fuori sembra fatto apposta per cantare sulle ottave più acute, in sospensione di sustain pedal durante le ballad più magiche.

Inutile dire che se, nella vostra esperienza diretta, avete avuto a che fare con Rhodes ben tenuti, ma magari regolati in maniera personalizzata, le cose potrebbero risultarvi diversamente. Rimane il fatto che RdI è tondo e corposo, RdII è aperto e squillante. De hoc, satis.

  • W, come Starsky & Hutch, dove c’è Rhodes non può mancare il Wurlitzer A200, caratterizzato dal classico barking tone direttamente conseguente alla generazione timbrica adottata. Le la lamine metalliche, ancorate ad un’estremità, sono messe in vibrazione dal martelletto e producono un suono inconfondibile, aggressivo se usato con energia, fermo – ma sempre meno rotondo del Rhodes – se suonato con maggior tranquillità. Perfetto per una pennellata di Tremolo.
  • Clv, il Clavinet Honer – magari, un bel D6 con le regolamentari bruciature da sigaretta – è la tastiera più adatta a scatenare gli istinti funk del tastierista veloce di dita e solido di ritmica. Ovviamente, nell’edizione Reface CP, non è possibile avere tutte le vcaratterizzazioni ottenibili con i quattro filtri e i due pick-up alternativamente in fase o in controfase; il suono scelto nel CP è comunque rappresentativo, facile da suonare, puntuto quanto basta per giocare con batteria, basso, chitarra ritmica e groovare come non ci fosse un domani.
  • Toy, chi non ha mai sognato, almeno una volta, di suonare un’ipnotica melodia sul pianoforte giocattolo trovato nella soffitta infestata dai fantasmi? Come resistere al tossico fascino del terrore? Siete tipi più solari? Magari, volete solo far addormentare il nipotino? In tutti i casi. niente di meglio di questo pianoforte giocattolo, con tutte le acute e le vibrazioni simpatetiche proprie delle metal bars percosse. Non è il glockenspiel dello sprinsteeniano Federici (una grande perdita del tastierismo internazionale), ma ci si può andare molto vicino.
  • CP, ed eccolo in tutta la sua maestà storica. Il suono CP-70 (prima) e 80 (poi), con il caratteristico timbro asciutto ottenuto attraverso ripresa piezo, con le basse ferme ferme ferme (frutto delle corde corte e incicciottate dal rivestimento in rame), le medie ineccepibili e le acute croce e delizie di ogni accordatore. Dategli un poco di compressione, un chorus e un tremolo e sarete pronti per spaziare tra le ballad pop e le più intricate esecuzioni jobsoniane in perfetto stile UK.

Occhio a non dimenticare mai una master keyboard regolare, meglio se pesata, di dimensioni generose (almeno 73 note), un buon cavo MIDI e il convertitore MIDI a Y fornito in dotazione con la Reface CP. Altrimenti, potrete giocare solo “in punta dei piedi” con le tre ottave mini. 

Oltre i suoni, i controlli

Reface CP fornisce due grossi blocchi operativi relativi alla personalizzaione delle sonorità “di pannello”: l’impostazione dell’ottava e la caratterizzazione attraverso gli effetti di bordo. Data per scontata la presenza dell’amplificazione (stereo) di bordo, e altrettanto scontata la presenza della regolazione di volume, è possibile per il musicista selezionare +/-2 ottave di trasposizione rispetto alle 37 note mini offerte dallo strumento.

Come è facile immaginare, il bello è nella…

… Sezione effetti

Ci sono quattro effetti insert disponibili per il funzionamento simultaneo; ciascun blocco operativo offre una selezione dei parametri più significativi, pronti all’uso e regolabili direttamente con le manopole di pannello. Caso per caso, è facile verificare come si sia tenuto sempre il livello operativo su standard elevati, professionalmente accettabili, coniugando il tutto con una facilità di utilizzo che trova conferma nell’immediata modifica. Applauso a scena aperta.

Ai quattro effetti principali, deve essere aggiunta – preliminarmente – la possibilità di distorcere il suono, scaldandolo o arruffandolo, attraverso la sezione Drive posta vicino al selettore di timbrica.

Tremolo/Wah

Il primo blocco operativo permette di lavorare sulla modulazione d’ampiezza del Tremolo o sulla variazione timbrica dell’effetto Wah. Il Tremolo sposta il suono alle estreme posizioni dell’arco stereofonico, mentre il Wah apre o chiude automaticamente il contenuto armonico regolando il filtro interno in base all’intensità del segnale passante – più forte si suona (il Clavinet), più aspro è il suono. Di pannello, è possibile regolare la profondità Depth dell’effetto e la velocità della modulazione Rate.

Attenzione! Il Tremolo lavora in maniera diversa a seconda del tipo di suono selezionato: Rhodes e CP usano un tremolo dosabile in ampiezza di panning, mentre Clavinet, Wurly e Toy usano un tremolo dosabile in intensità d’intervento. Il comando Rate, con la funzione Wah, è convertito in Resonance Amount. 

Chorus/Phaser

Le due modulazioni permettono di allargare il suono (chorus) o sfruttare espressivamente le cancellazioni timbriche (phaser); in tutti e due i casi, un lento “giro di modulazione” aiuta le esecuzioni lente, una modulazione più veloce renderà liquido e ipnotico il fraseggio; è meglio non esagerare con la quantità di effetto, per evitare la perdita di messa a fuoco.

I parametri di pannello comprendono, anche questa volta, profondità della modulazione Depth e velocità dell’intervento Speed.

Digital Delay/Analog Delay

Qui, i tastierai più sensibili alla costruzione del fraseggio “atmosferico” potrebbero provare attimi di assoluta esaltazione: il motore effetti offre due trattamenti – digitale e analogico – differenziati per la risposta in frequenza delle ribattute e per le sottili (micro)variazioni nella tenuta timbrica.

Depth e Time (profondità dell’effetto – ovvero, quantità delle ribattute – e tempo di ritardo) sono regolabili in maniera individuale.

Con l’algoritmo Analog Delay, smanettando selvaggiamente sul Delay Time, si ottengono i classici smiagolii nell’intonazione delle note. Da non perdere.

Reverb

Semplice, ma efficace, il riverbero di bordo permette la regolazione del parametro Depth. Meglio non esagerare.

Considerazioni

Quando lo provate, in negozio, provatelo con una buona cuffia e godetevi corposità del suono nativo ed efficacia degli effetti di bordo; se possibile, insistete per avere la possibilità di controllare Reface CP con una master keyboard esterna di passo standard: sotto le dita, avrete una gran bella sorpresa.

 

 

Tags: , ,

Comments (5)

  • Camillo

    |

    Prof, ero entrato in negozio per prendere il DX Reface…troppi menu, alla fine se dovevo mettermi gli occhiali tanto vale accendere il laptop e giocare con Operartor….
    Per curiositá, ho provato il CP Reface…il suono stupendo, l’immediatezza di esecuzione, i vari giochi armonici da fare con i vari effetti…alla fine sono uscito dal negozio proprio con il CP…messo accanto al divano, é il mio nuovo compagno di viaggio, é un gioiellino per provare nuove melodie, nuove progressioni, accordi strani…

    Adesso devo iniziare ad integrarlo con Ableton, e buttare giú in ambito DAW le creazioni fatte estemporaneamente sul divano.

    A proposito, grazie per l’articolo su questo CP.

    Reply

  • Attilio De Simone

    |

    A pesare un poco è l’assenza di un suono di pianoforte acustico. Avrebbero potuto inserirlo invece del toy piano, che sempre “toy” rimane. Con il piano acustico avrebbe potuto essere un modulo definitivo di semplice utilizzo da destinare alle semplice a tutte le timbriche di pianoforte.

    Reply

  • Camillo

    |

    Sig.Attilio, ero della stessa opinione…questo “Toy Piano” messo lí al posto di un pianoforte acustico…Dopo pero usando questo Toy Piano con la miriade di effetti a disposizione…. si possono creare immediatamente sonoritá nuove che sono uno spasso.

    Reply

    • Attilio De Simone

      |

      Non lo metto in dubbio che il toy piano tirerà fuori sonorità interessanti, però sempre il pianoforte acustico manca….

      Reply

      • Marco Zoppi

        |

        Mah per me vista l’ottica con cui è stato concepito l’acustico sarebbe stato una forzatura e sopratutto per un acustico valido ci vuole maggiore potenza

        Reply

Leave a comment

Inserisci il numero mancante: *