Waldorf Streichfett: non solo string machine!

Written by Attilio De Simone on . Posted in Gear

Meno di 10 anni fa, l’azienda Waldorf era data per spacciata: i grandi cambiamenti nella tecnologia degli strumenti musicali degli anni precedenti avevano messo con le spalle al muro i produttori apparentemente incapaci di innovare e di reagire ai fortissimi stimoli esterni. Poi venne lanciata l’ancora di salvezza, il Waldorf Blofeld, che, oltre a cambiare in positivo il destino del produttore tedesco, diede il via ad una serie di prodotti particolarmente interessanti. Questa volta è il turno dello Streichfett

di Attilio De Simone

Cosa significa Streichfett? Il termine è un mix di due termini tedeschi: Streich deriva da Streichinstrument che significa strumenti ad arco (dal verbo “streichen”, sfregare, accarezzare) e fett che è l’equivalente del termine anglosassone phat, termine  che i musicisti usano quando vogliono descrivere un suono bello grasso. Fatta la traduzione del nome dello strumento, non ci sarà difficile inquadrare il mondo sonoro che promette di rappresentare lo strumento: quello delle string machine.

Per i lettori interessati ad approfondimenti suggerisco di andare a rileggere gli articoli da me realizzati per ACM a proposito di strings machine e tecnologia a divisori di frequenza.

Uno

Due

Tre

Lo Streichfett fa proprio questo: emula con un processore digitale la tecnologia particolare dei divisori di frequenza, la cui “animazione” tramite una linea di chorus BBD generava le tipiche sonorità di archi elettronici che hanno accompagnato la musica dalla metà degli anni ‘70 fino all’inizio degli anni ‘80.

Va detto che la Waldorf va a coprire un buco sonoro lasciato scoperto da oltre trent’anni (la produzione degli strumenti basati sulla tecnologia a divisori di frequenza è stata abbandonata nella produzione su larga scala ad inizio degli anni ‘80) e ci ha restituito quelle sonorità spaziali e lussuriose che hanno sempre affascinato gli ascoltatori.

Dato che la tecnologia dei divisori di frequenza è condivisa sia dalle string machine che dagli organi combo (chi è interessato alla genesi delle string machine può rileggersi gli articoli summenzionati) con lo Streichfett sarà possibile riprendere anche le sonorità degli organi combo.

 

Vediamo come funziona lo strumento

Come prima cosa suggerisco di correre immediatamente ad aggiornare il firmware alla versione presente sul sito della casa madre (attualmente la versione disponibile è la 1.08), l’ultimo firmware risolve un problema di asprezza del suono che determinava fastidiosi crepitii e distorsioni sulle frequenze acute, problema che aveva deluso alcuni visitatori della scorsa fiera di Francoforte, quando lo strumento era stato presentato.

Lo Streichfett è suddiviso in quattro sezioni.

01

La prima sezione denominata Strings è la più importante, in quanto proprio in essa imposteremo la timbrica di base dello strumento. Partendo dalla sinistra, il primo controllo con cui abbiamo a che fare è lo switch dell’ottava dello strumento: con “Base” abbiamo l’ottava base, con “8va” alziamo il suono di un’ottava, mentre con “Both” su ogni nota avremo contemporaneamente l’ottava fondamentale e l’ottava superiore (la pratica era molto usata sulle string machine vintage per riempire il suono e per poter coprire con un accordo ad una sola mano intere sezioni orchestrali, il Logan String Melody 2 per esempio permetteva di arrivare a gestire fino a tre ottave per nota).

Il secondo comando, denominato “Registration”, consente di muoverci tra i differenti registri appartenenti alle famiglie timbriche generabili con le string machine, cioè violino, viola, violoncello, ottoni, organi e coro. La cosa nuova rispetto agli strumenti vintage consiste nel fatto che gli strumenti possono essere combinati tra di loro ruotando il potenziometro, mentre con i vintage le combinazioni tra gli strumenti erano ottenibili solo tramite switch on/off dei ben noti pulsantoni colorati. Nel momento in cui posizioniamo il potenziometro all’altezza delle lineette verticali abbiamo il suono di una sola famiglia sonora, nell’immagine, per esempio, il potenziometro è posizionato sul suono della viola. Per ottenere una mistura molto ricca dobbiamo spostare il potenziometro al valore del 100%. Questo potenziometro consente di sviluppare timbriche molto ricche e modificabili in tempo reale in modo non drastico come accadeva con l’on/off di analogica memoria.

Subito dopo abbiamo accesso all’”animatore”, tramite uno switch a tre posizioni abbiamo accesso, switch a sinistra, al comando di “String” che ci fornisce un’emulazione fedele del comportamento del chorus BBD utilizzato sulle string machine vintage, switch a destra, al comando “Chorus”, che ci offre delle sonorità più moderne e liquide (quindi meno intense del BBD), mentre posizionando lo switch al centro abbiamo accesso ad una mix dei due effetti.

In basso abbiamo la sezione inviluppi a due stadi, con il comando “Crescendo” (ossia “Attack”) e “Release”.

02

La sezione denominata Solo ci dà accesso a quelle sonorità disponibili sulle string machine di seconda generazione, tipo i bellissimi Elka X-605 e X-705, Arp Quadra (giusto per citarne un paio, ma l’elenco è lungo) che garantivano l’accesso a ulteriori famiglie sonore e caratterizzate da un decay del suono molto ristretto come le timbriche di basso, pianoforte, clavicembralo e synth, utilizzabili in dua layer con la sezione “Strings”.

Con il potenziometro “Tone” selezioneremo la famiglia sonora di riferimento (il timbro Bass è splittato un’ottava più bassa), con il “Tremolo” possiamo gestire sia l’intensità che la velocità dell’effetto (un vero e proprio auto pan), impostando il controllo al valore di 0%, l’effetto non interviene sul suono. Con il comando “Split” possiamo decidere di eseguire le timbriche della sezione “Solo” o lungo tutta l’estensione della tastiera (posizionando lo switch su “Layer”) o solo sulle ottave basse (“Low”) o sulle ottave alte (“High”); il punto di split dello strumento verrà determinato tenendo premuta la nota a partire dalla quale si attiverà la sezione di split posizionando contemporaneamente lo switch nel settaggio desiderato.

Gli ultimi tre comandi sono dedicati all’inviluppo della sezione. Il primo comando è un switch che consente di selezionare la tipologia di inviluppo desiderato. Posizionando lo switch a sinistra abbiamo un’inviluppo a due stadi, costituiti da “Attack” e “Decay”, posizionando lo switch a destra con il potenziometro di Decay possiamo gestire il Release (mentre il decay del suono sarà sempre al 100%).

Tra la sezione Strings e la sezione Solo troviamo il potenziometro di “Balance” che ci permettere di regolare il rapporto tra i volumi delle due sezioni. Al valore di 0% ascoltiamo solo la sezione Strings, mentre al valore 100% ascoltiamo solo la sezione Solo. Al 50% i volumi di entrambe le sezioni saranno gli stessi.

Quando colleghiamo una tastiera midi allo strumento, tramite la modulation wheel inseriamo un vibrato ad entrambe le sezioni. Il vibrato ha un suo tempo di rate, se nella sezione Solo attiveremo il Tremolo, i rate del vibrato e quello del tremolo verranno sincronizzati.

03

La sezione Effect ci consente di gestire tre effetti contemporaneamente.

Posizionando lo swtich su “Reverb” con il potenziometro possiamo regolare l’intensità di intervento del riverbero, che può incidere molto sul suono, donandogli una spazialità psichedelica.

Quando lavoriamo in modalità “Phaser” con il potenziometro regoliamo contemporaneamente intensità e velocità di questo effetto storicamente abbinato alle string machine. L’effetto è molto ricco di sfumature e dona al suono un colore molto caldo. Spostandosi verso destra, diciamo intorno a ore 14:00, il phaser non ha più una ciclicità ma si ferma in posizioni statiche, per scolpire il sound in maniera molto precisa.

Quando lavoriamo con “Animate” il potenziometro servirà per controllare intensità e rate del comando “Registration”, cioè ci consentirà di muoverci tra i vari registri con un andamento ritmico preciso. L’effetto dona un sapore molto moderno allo strumento e consente di ottenere degli effetti fluido di morphing molto interessanti. Da sperimentare per esempio questa funzione sui registri sonori dei cori.

Manca un effetto di delay stereofonico, utilissimo per donare maggiore spazialità al suono, ma nulla ci vieta di abbinare allo strumento un bel delay, semmai digitale per ottenere delle sonorità più cristalline.

L’ultima sezione è denominata Memory e ci serve per memorizzare i suoni che abbiamo creato. Abbiamo tre sezioni (A, B e C) e per ogni sezione possiamo memorizzare fino a 4 preset, per un totale di 12 preset complessivi, non molte ma sufficienti per gestire una performance live o per avere il nostro set di suoni base a cui apportare delle modifiche in tempo reale.

Premendo contemporaneamente i 4 tasti gialli della sezione Memory attiviamo la funzione “panic”, molto utile nel caso in cui ci dovesse essere qualche nota che resta “impiccata” a causa di qualche cavo midi con qualche piccolo problema.

04

Sul fronte delle connessioni, lo strumento offre il minimo indispensabile per fronteggiare i tempi moderni; abbiamo (da sinistra verso destra) Midi out, Midi in, USB (per interfacciarsi col computer o per l’alimentazione) uscita audio right/mono, uscita audio left/stereo, e uscita per cuffie.

Di seguito potete ascoltare tre video demo che rappresentano le sonorità ottenibili con lo Streichfett.

Schermata 09-2456919 alle 18.46.57

 

Schermata 09-2456919 alle 18.48.51

 

Schermata 09-2456919 alle 18.50.12

Ho deciso di suddividere i video sulla base delle famiglie sonore:

  1. il primo video è destinato alle famiglie degli organi combo,
  2. il secondo agli archi,
  3. il terzo è destinato a varie combinazioni di suoni.

In un articolo successivo proverò a fare un confronto tra il Logan String Melody 2 e lo Streichfett.

 

Conclusioni

Uno strumento molto interessante, che colma una lacuna sonora importante. Forse qualche comando in più per gestire in maggiore profondità lo strumento non sarebbe guastato, ma visto che il prezzo di acquisto è molto interessante, da qualche parte hanno dovuto risparmiare. Lo strumento può interessare a chi cerca una macchina dedicata esclusivamente ai pad e agli strings, a chi cerca una emulazione credibile delle string machine (che sono sempre molto pesanti da portare in giro) e a chi si sente ispirato dalla musica della metà degli anni ‘70: musica psichedelica, rock elettronico, krautrock, musica elettronica, disco music anni.

 

Curiosità

Lo Streichfett è caratterizzato da un colore inusuale, il rosa shocking. Anche in fiera, lo strumento è stato presentato su dei pianoforti Waldorf Zarenbourg con il case dello stesso colore così come identico era il colore delle t-shirt del personale Waldorf. Questo perché la Waldorf ha voluto dedicare lo Streichfett alle colonne sonore dei film soft-porno di fine anni ‘70, inizio anni ‘80? Le colonne sonore di quei film erano piene zeppe di string machine, uno strumento in grado di fornire un suono affascinante, romantico, lussurioso e in grado anche di far risparmiare in produttori delle colonne sonore, perché con un solo strumento (semmai arricchito da una batteria elettronica) si riusciva a realizzare un’intera colonna sonora, realizzando musica molto facile, sottofondo ideale delle scene che accompagnava.

Un’ultima considerazione: quando valutate il suono di organo combo che offre lo Streichfett bisogna considerare il fatto che le sonorità che siamo abituati ad ascoltare dai dischi sono il frutto di vari passaggi di trattamento sonoro. Di solito l’organo combo entrava in un amplificatore (spesso per chitarra) che aveva una equalizzazione propria e la registrazione avveniva tramite ripresa microfonica, che colorava ulteriormente il suono.

Tags: ,

Trackback from your site.

Comments (13)

  • Antonio Antetomaso

    |

    Debbo dire che, a causa delle demo on line non troppo convincenti dal punto di vista timbrico, avevo sottovalutato questa macchinetta.
    Che dire, mi ero decisamente sbagliato….una dimostrazione decisamente convincente e ben spiegata. Grazie Attilio.

    Reply

  • Ric

    |

    Ho letto sulla sua scatole che forniscono un the Waldorf Edition LE sa di cosa si tratta. Grazie

    Reply

    • Attilio De Simone

      |

      è un bundle di plugin Waldorf da attivare online: PPG Wave 2, Attack e D-Pole.

      Reply

  • ric

    |

    Grazie del chiarimento. Ho acquistato lo strumento oggie voleso chiederti se sai come si fa a vedere che firmware ha prima di aggiornarlo? Grazie

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      uhm… sul manuale o sul sito Walforf non c’è nulla a riguardo?

      Reply

    • Attilio De Simone

      |

      Ciao, purtroppo non credo sia possibile conoscere il firmware installato sullo strumento perchè non c’è un diplay e la waldorf non ha sviluppato alcun software per fare l’aggiornamento (dal quale presumibilmente dovrebbe essere indicato il firmware già installato). Considera però che l’ultimo aggiornamento alla versione 1.08 è molto recente, quindi presumibilmente non sarà installato sul tuo strumento. Ti conviene scaricarlo, collegare lo streichfett al computer, lanciare il suo sequencer, caricare il file .mid nel sequencer, assegnare lo streichfett dal midi out della traccia a cui hai attribuito il file midi e far partire il play del sequencer. Se, mentre avviene il play, vedi le quattro lucine dei preset che lampeggiano, vuol dire che l’update sta avvenendo con successo.

      Reply

      • ric

        |

        grazie per la risposta. Nel frattempo ho ricevuto la risposta dalla Waldorf che ti fornisco e che può essere di aiuto a tutti, in modo particolare ai chi
        utilizza MAC:”PC or Windows OS do not give the necessary informations. On a PC its not possible. You can only update to the latest version and than to be sure that you have the latest. When you have a mac too, so one mac you can see it in the System Profiler. Simply click on the USB Connections.”

        Reply

  • ric

    |

    no, nessun riferimento. si parla solo del file che contiene i 12 presets salvati sulo strumento.

    Reply

  • manfred

    |

    Piccola stupida domanda:
    Le uscite audio sono bilanciate o sbilanciate?
    Grazie mille

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      nessuna domanda è stupida… :-)

      le uscite audio sembrano sbilanciate; di solito, con i segnali di linea, non è un grosso problema – a meno di non dover far viaggiare il segnale per decine e decine e decine di metri

      Reply

  • Camillo

    |

    Interessantissimo….vorrei chiedere bsolo a chi ne capisce, come metterlo in un setup con Volca Beats, Arturia Beatstep, Arturia Microbrute, e SubPhatty.

    Chiedo perché ci sto perdendo il sonno per connettere queste bestie.
    Buon Anno a tutti.

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      dipende da quello che vuoi ottenere: se devi mettere tutto sotto controllo di un unico programma/daw, non ti rimane che prendere l’uscita MIDI dal computer, buttarla in una thru box e collegare tanti cavi MIDI da questa a ciascuna delle macchine in tuo possesso…

      tieni presente che l’unico modo per usare completamente il BeatStep, con tanto di clock esterno e transito dati, è attraverso USB, quindi potresti dedicare a lui la connessione di questo tipo, in modo da farlo dialogare bidirezionalmente da/per computer

      ah, non è detto che tutto debba sempre essere per forza attaccato e raggiungibile 😉

      Reply

  • Camillo

    |

    Grazie Prof. sempre gentile.

    Veramente arrivare ad un DAW su computer, é un passo successivo.
    L’idea é di creare un setup dove jammare e praticare, basandomi su suoni simil Pink Floyd (ecco il perché della scelta del Waldorf da unire ad una base drum sia essa proveniente da una Drum Machine Volca….o addirittura da una patch del SubPhatty).
    A proposito…il Microbrute (anche senza Midi Out, ma con CV out) che ho provato in vari setup….é molto piú flessibile del SubPhatty, ecco perché avevo pensato di buttarlo nella mischia.

    Reply

Leave a comment

Inserisci il numero mancante: *