Sequential Prophet-6. Finalmente – Seconda parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Al dunque, per capire cosa può fare e cosa può fare meglio il nuovo Prophet-6 targato Sequential, è il momento di analizzare nel dettaglio la sua struttura di voce.

Di Enrico Cosimi

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Il cuore della discussione, il “come può funzionare” uno strumento” è tutto qui: cosa c’è nel canale di voce del Prophet-6? Questa volta, Dave Smith cosa ha mescolato nel pentolone per i nostri palati affamati? Le soddisfazioni non mancano.

Come è facile immaginare, uno strumento che si chiama Prophet-6 rispecchierà i classici canoni della sintesi sottrattiva analogica, quindi troveremo oscillatori e sorgenti sonore “ricche di armoniche”, un buon sistema di filttraggio, un’amplificazione articolabile in durata e inviluppo, una serie di modulazioni più o meno dettagliata tanto a livello “complessivo” che a livello “di voce”. Allacciamo le cinture di sicurezza e partiamo. 

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Oscillatori

Due oscillatori, 1 e 2, in grado di generare segnale variabile con continuità tra onda triangolare, rampa e impulsiva a simmetria progressivamente variabile (gli utenti Moog Voyager si troveranno piacevolmente a casa, gli utenti del vecchio Prophet 5 potrebbero rimanere delusi – nel vecchio strumento era possibile sommare le tre forme d’onda simulteamente generate dal chip SSM/CEM).

La dotazione del primo oscillatore è più spartana e, rispetto al secondo, non offre la regolazione Fine di accordatura (+/- 1 quarto di tono); tutti e due, permettono la gestione di frequenza per oltre 9 ottave, la regolazione progressiva della forma d’onda, la regolazione della simmetria d’impulso.

In aggiunta, Oscillator 1 può essere sincronizzato come schiavo all’intonazione dell’oscillatore 2 (esattamente il contrario di quanto ci si sarebbe aspettati…); Oscillator 2 può essere sganciato dalla tastiera e degradato al comportamento low frequency; vista la possibile natura di controllo affidabile all’oscillatore 2, queste scelte non devono stupire – anzi, sono la chiave per ottenere timbriche particolarmente complesse.

Il funzionamento degli oscillatori analogici targati Prophet-6 è preciso e professionalmente collocabile negli standard del nuovo millennio; a discrezione del musicista, si può rendere progressivamente meno stabile la tenuta di oscillazione intervenendo con il parametro SLOP(PYNESS) Amount. Sic transit gloria mundi. 

 

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Mixer e altre sorgenti sonore

Il segnale dei due oscillatori non rappresenta l’unica scelta timbrica prodotta dalla voce del Prophet-6; nel (pre-filter) Mixer, è infatti possibile aggiungere e dosare i segnali prodotti da un Noise Generator (produce white noise) e Sub Oscillator. Quest’ultimo circuito genera un’onda triangolare costantemente un’ottava sotto l’intonazione dell’oscillatore 1.

La scelta di un sub con triangle wave può essere criticata (gli esempi storici fanno riferimento solo all’impiego di onde quadre, le nuove realizzazioni offrono sinusoide e quadra, ad esempio nel Minibrute); la triangolare, razionalmente, è un buon compromesso tra peso armonico fondamentale della sinusoide e apertura sulle armoniche superiori; non sarà aggressiva come un’onda quadra “sparata” a 32’ nell’impianto audio, ma – a mali estremi – si può sempre usare uno dei due oscillatori accordato all’ottava inferiore. 

 

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Filtri

Qui, ci allontaniamo significativamente dal design dello strumento vintage con lo stesso nome (ricordiamo che questo esercizio di stile nella comparazione Prophet 5 vs. Prophet-6 e, appunto, solamente uno sterile esercizio di stile totalmente privo di realtà strumentale): il nuovo strumento offre non uno, bensì due filtri controllati in voltaggio e collegati tra loro in serie; sono disponibili un Low Pass risonante, con pendenza pari a 24 dB/Oct e uno High Pass risonante, con pendenza pari a 12 dB/Oct. La più morbida pendenza del passa alto permette di rispettare, in banda di transizione, una maggior quantità di basse… utile per produrre comportamenti passa banda personalizzabili.

Tutti e due i filtri offrono un’eguale dotazione di comandi contenente: frequenza di taglio, resonance (anche sul passa alto), envelope amount attenuabile bipolarmente, sensibilità on/off alla key velocity (scala l’envelope amount), sensibilità al keyboard tracking (può essere messa in off, half o full voltage – più che sufficiente).

 

Amplificatore

Come è tradizione, nei polifonici analogici, l’amplificatore non ha grandi controlli di pannello: oltre all’inviluppo dedicato (ulteriori particolari in seguito), non c’è altro.

I controlli della sezione Misc sono – appunto – relativi alle regolazioni master di tutte e sei le voci di polifonia per il Pan Spread e il Program Volume. Ulteriori particolari in seguito. 

 

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Generatori d’inviluppo

Sono due, uno dedicato all’articolazione dell’amplificatore e l’altro normalmente dedicato all’apertura dei filtri (ma utilizzabile come sorgente di modualazione PolyMod indirizzabile); la configurazione è quella classica, priva di brutte sorprese, a quattro stadi ADSR.

Filter Envelope

Offre i controlli di Attack Time, Decay Time, Sustain Level, Release Time. Usando il doppio percorso di modulazione Envelope – Filter e PolyMod Envelope – Filter, si può ottenere un sovraccarico di segnale che porta a una maggior snappyness dell’inviluppo stesso nei confronti della frequenza di taglio. Da provare.

Amplifier Envelope

Sempre ADSR, con in più la possibilità attenuare l’inviluppo nei confronti del parametro Gain. E’ una regolazione che, 99 volte su 100, rimarrà al massimo (per sfruttare, appunto, la massima dinamica in uscita), ma che può portare a risultati interessanti. In antico, era implementata su macchine particolarmente prestigiose come il Roland Jupiter 8. Quando attenuare la quantità di inviluppo sull’amplificatore? Magari, quando si vuole evitare a tutti i costi un’eccessiva aggressività dinamica nel suono, senza alcun genere di clip nell’uscita audio.

L’Envelope Amount nei confronti dell’amplificatore può essere modulato attraverso Key Velocity: suonando con maggior energia sul tasto, si incrementa l’indice di modulazione e – conseguentemente – il livello di uscita del sintetizzatore.

Come argutamente suggerito nel manuale utente, mettendo a zero l’Envelope Amount si lascia l’amplficatore “in balia” dei segnali di modulazione inviatigli attraverso LFO… basta un’onda quadra o una dente di sega e Won’t Get Fooled Again non è mai stato così a portata di mano.

 

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Sezione Effetti

Il Prophet-6 è, sotto molti punti di vista, una struttura omni comprensiva e “elettronicamente indipendente”: negli ultimi decenni del secolo scorso, molti musicisti avrebbero voluto trovarsi sopra un’isola deserta solo con un Prophet-6 e un qualsiasi registratore multitraccia. Tutto il resto (sequencer, arpeggiatore, effetti) è già compreso insieme al sintetizzatore vero e proprio.  Qui, parliamo dei due generatori di effetti.

La tecnologia è squisitamente digitale – l’audio viene gestito a 24 bit con sampling rate pari a 48 kHz, ma – a discrezione dell’utente – si può completamente bypassare il tutto rimanendo sempre con il segnale nel dominio analogico. Insomma, c’è un true bypass che può tornare utile nelle “crisi di purismo”.

I due processori sono dedicati alla generazione di trattamenti diversi; ovviamente, essendoci due unità di elaborazione, si possono avere simultaneamente due trattamenti sul segnale analogico prodotto dal sintetizzatore.

Effect A

Offre algoritmi di Delay 1 (emulazione vintage BBD), Delay 2 (classic digital delay privo di artefatti timbrici), Chorus, Phase Shifter 1 (emulazione di phaser a 6 stadi, con resonance regolata alta), Phase Shifter 2 (lo stesso phaser, ma con una più bassa regolazione di resonance).

Effect B

Delay 1, Delay 2, Chorus, Phase Shifter 1, Phase Shifter 2 (tutto esattamente come nel primo processore effetti); Reverb 1, Reverb 2, Reverb 3, Reverb 4 (rispettivamente, algoritmi hall, room, plate e spring).

Le regolazioni di pannello permettono di dosare il rapporto Dry/Wet di segnale (parametro MIX) e di intervenire su due parametri significativi scelto algoritmo per algoritmo. In questo modo, si accende indidualmente il processore A o quello B, si scelgono gli algoritmi desiderati, si modificano i parametri disponibili.

Gli algoritmi che prevedono un comportamento ritmico sono gestibili attraverso sincronizzazione Clock Sync On/Off. Ad esempio, si può avere il Delay che cammina in battuta con arpeggiatore o sequencer tanto sul Clock interno che su quello ricevuto alle porte MIDI/USB. 

Sotto controllo MIDI Sync, il delay time può viaggiare con le figurazioni ritmiche pari a 1 intero, un mezzo, un mezzo puntato, un quarto, un quarto puntato, un ottavo puntato, un ottavo, un ottavo terzinato, un sedicesimo puntato, un sedicesimo. Il massimo delay time è pari a 1 secondo. 

A seconda dell’algoritmo selezionato, si avranno due parametri scelti dal motore di bordo: BBD Delay/Digital Delay = Delay Time e Feedback Amount; Chorus = Rate e Depth; Phaser 1 e 2 = Rate e Depth; Hall, Room, Plate = Time e Early Reflections; Spring = Decay e Tone.

Quando si cambia in tempo reale il delay time dell’algoritmo BBD, si ottiene il classico “smiagolamento” nell’intonazione del segnale passante; se l’effetto non interessa, non dovete fare altro che caricare l’altro algoritmo di delay.

 

Non è ancora tutto…

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Comments (4)

  • Marcello

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    Buongiorno prof. Cosimi. Una curiosità. So che sono strumenti concettualmente diversi ma, volendo prendere un polifonico analogico di fascia alta, preferirebbe il P6 o l’Andromeda? Oppure un altro? In pratica, qual’è il suo polifonico analogico di fascia alta preferito (moderno o vintage)?

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  • Enrico Cosimi

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    Ringrazio per il “prof”… 😀

    Secondo me, il P6 è il più bel polifonico analogico ATTUALMENTE in commercio; l’Alesis Andromeda, che gli è superiore per complessità e dotazione, non solo non è più commercializzato, ma rientra – purtroppo – in quella classe di apparecchi per i quali, anno dopo anno, diventerà sempre più difficile prevedere la possibilità di avere pezzi di ricambio… :-(

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  • Marcello

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    Lo preferisce anche al Roland JD XA? (anche se quest’ultimo è un crossover analogico/digitale…). Ho sentito delle demo in rete e mi sono piaciute parecchio…

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  • Enrico Cosimi

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    secondo me, il P6 vince a mano bassa come “polifonico analogico puro”; il JD-XA può fare centinaia di cose in più, ma è impostato su una tecnologia ibrida

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