Ripeto quindi sono. I sequencer “cartesiani”

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Uno step sequencer, da che Buchla è Buchla (simpatico terminus post quem…) nasce, vive e sopravvive principalmente per ripetere quasi all’infinito un determinato numero di step precedentemente programmati; il contenuto degli step e la destinazione dei medesimi – parametri lasciati a discrezione del musicista – fanno la differenza nei confronti del risultato finale. Ma, a parte qualche piccola variazione geografica, in tutto il mondo il sistema è piacevolmente prevedibile e ricorrente. Fino a che non entrano nel campo visivo i cosidetti “sequencer cartesiani”.

Di Enrico Cosimi

Con questo neologismo, si intende un numero (invero) ristretto di realizzazioni commerciali che basano la propria natura di sequencer analogico non più sul semplice tragitto/lettura di step unidimensionale da sinistra verso destra (o, a scelta, da destra verso sinistra), ma permettono al musicista un’organizzazione a matrice che garantisce la navigazione tanto da sinistra verso destra e viceversa (asse orizzontale X), quanto dall’alto in basso e viceversa (asse verticale Y), recuperando quindi la ben nota definizione dello spazio cartesiano che tutti noi abbiamo imparato ad apprezzare (o a temere, a seconda delle attitudini personali) durante i lontani giorni delle scuole  medie…

Un sequencer cartesiano, quindi, permette la navigazione orizzontale, verticale e – se sono forniti due ingressi di clock sincronizzabili tra loro – anche obliqua ovvero procedente per gradini; il tutto permette una maggior libertà espressivo/funzionale e scardina, se vogliamo, uno dei punti chiave di qualsiasi sequencer tradizionale, ovvero la pressochè non modificabile ripetitività dei valori programmati in sequenza: se i 16 (4×4) o 25 (5×5) o altra quantità di step sono leggibili in ordine diverso dal solito sinistra-destra, è chiaro che, fermo restando la programmazione originale, i risultati melodici (termine da prendere con le molle) o di controllo (termine da prendere con molle ancora più lunghe…) saranno volta per volta differenti. In bene e in male. A margine, segnaliamo come questa tipologia di strutture possa essere tranquillamente identificata come sequencer a matrice senza mancare di rispetto a Cartesio.

Serge TKB: un antesignano

Da un certo punto di vista, il primo sequencer cartesiano, o assimilabile a cotal comportamento è il costoso, potente, raro e affascinante Serge Touch Activated Keyboard, per gli amici TKB, uno step sequencer 16×4 (quindi, con sessantaquattro – dicasi 64 – step programmabili) che integrava in maniera fluida ed elegante superficie di controllo (una sorta di tastiera a sfioramento composta da 16 piazzole rese sensibili al gate ed alla pressione) e programmazione per file e colonne. Qual’è lo scatto in avanti del modulo Serge TKB? Semplicemente, la presenza di due ingressi di clock differenziati per l’avanzamento orizzontale di step (da sinistra verso destra, per le quattro file di 16 potenziometri, eventualmente in un range numerico delimitato tra due delle 16 touch plates sottostanti) e per l’avanzamento verticale degli step (dall’alto verso il basso, per le sedici colonne di 4 potenziometri). Se il musicista riesce a organizzare il corretto incastro tra i due impulsi di clock – giocando con divisori, invertitori e un altro sequencer– il TKB avanza in diagonale, sequenziando A1, B2, C3, D4, A2, B3, C4, D5, eccetera. Niente male, specie se calcoliamo l’età dell’apparecchio.

 

Cartesio per Euro Rack

Da un certo punto di vista, Dieter Doepfer ha facilitato la vita a molti musicisti e, grazie alla sua pionieristica attività con il formato Euro Rack, oggi la comunità degli electro-addicted può contare su un significativo numero di costruttori. Tra questi, spiccano per visione dei propri prodotti MakeNoise e TipTop Audio che – guarda tu quando si dice il caso – producono due interessanti sequencer cartesiani.

TipTop Audio Z8000 Matrix Sequencer

Sviluppato anche grazie ai suggerimenti di benemeriti operatori di settore (basterebbe citare Alessandro Cortini, Andreas Schneider, Richard Devine e Surachai Sutthisasahakul, tra gli altri…), Z8000 offre notevoli funzionalità di gestione.

Z8000 è un sequencer a matrice dotato di 16 potenziometri organizzati su quattro file; in questo modo, si possono sfruttare quattro uscite di controllo indipendenti dedicate alle quattro file orizzontali 1-2-3-4 e quattro uscite altrettanto indipendenti collegate alle colonne verticali A-B-C-D; giocando con le connessioni di servizio, il sistema può lavorare in configurazione 4×4 (orizzontale e verticale) o 16×1 (orizzontale e verticale). In totale, il modulo prevede dieci uscite di controllo simultanee (quattro orizzontali, quattro verticali per file e colonne, due complessive per tutti e sedici gli step in orizzontale o in verticale).

Ciascuna uscita, cioè ciascun modo di funzionamento può essere controllato dall’esterno inviando tensioni adeguate ai tre ingressi di Reset, Direction e Clock; di queste, la connessione di clock è normalizzata – pertanto, basterà collegare una sorgente esterna di clock all’ingresso 1 per controllare tutte e quattro le file simultaneamente; ma se necessario, si può pilotare ciascuna fila (o ciascuna colonna) con un clock diverso, godendo di velocità d’esecuzione indipendenti che, nel limite dei quattro step disponibili, possono così  viaggiare indipendentemente.

La massa dei trenta ingressi di controllo permette quindi di definire:

  • Clock, la velocità d’esecuzione dei singoli step;
  • Reset; ogni volta che l’ingresso riceve una tensione sufficientemente elevata, forzerà la fila o la colonna a ricominciare dal proprio step di partenza;
  • Direction; in base alla tensione di gate high/low, le file o le colonne cammineranno in avanti o all’indietro, cioè sinistra-destra/alto-basso o destra-sinistra/basso-alto.

Per garantire maggior chiarezza all’assegnazione – e al comportamento – dei sedici step comuni, è stato adottato un codice colore LED che permette di navigare con minor incertezza; in questo modo, quando il LED è rosso, gli step sono accoppiati alle sequenze da quattro, se il colore diventa verde, vuol dire che gli step fanno riferimento alla sequenza clockata da sedici; eventuali incroci tra comportamento(i) da quattro e da 16 sono visualizzati con led di colore giallo. Inutile ricordare che, quale che sia il modo, il valore parametrico impostato per lo step sarà comune a tutte le possibili uscite di sequenza.

Non è tutto: èpossibile definire il comportamento bustrofedico (cioè la lettura alternata di file e colonne al dritto e al rovescio) in maniera indipendente per l’andamento verticale e orizzontale; avendo sufficienti impulsi di clock e divisori a disposizione, le sedici manopole di step possono produrre permutazioni e variazioni ipnoticamente infinite.

MakeNoise Rene

Rene è più potente dello Z8000, ma alla maggior funzionalità corrisponde una maggior complessità d’impiego che non deve essere sottovalutata; per almeno tre buoni motivi (grafiche al limite della leggibilità – nel classico stile MakeNoise, menu edit nidificati, funzionalità nascoste), il musicista che voglia domare Rene deve mettere in preventivo un lungo periodo di apprendistato.

Anche in questo caso, i potenziometri (cioè gli step) sono solo 16, organizzati in quattro file da quattro, ma svolgono diverse funzioni di gestione CV/Gate e attorno al loro funzionamento sono stesi numerosi menu di complessa organizzazione.

La lettura dei valori programmati in sequenza avviene attraverso spostamento orizzontale e/o verticale, in base agli impulsi di clock collegati ai rispettivi ingressi XClock e YClock; ogni impulso ricevuto corrisponde al passaggio dalla locazione 0 a locazione 3 (da sinistra in alto verso destra o verso il basso). Oltre alla matrice di 16 potenziometri, c’è una seconda matrice di touch grid che permette di selezionare diverse funzioni o, a seconda del menu in cui ci si trova, di influenzare determinati comportamenti degli step. A differenza dello Z8000, il pannello di comandi di Renè è il suo circuito stampato, e questo permette una complessa interazione basata sulle funzioni capacitive (a patto di non avere guanti o dita sudate…). Anticipando, si può raggiungere direttamente uno step toccando la sua posizione corrispondente sulla matrice, si possono isolare step dall’articolazione di gate, si può definire il comportamento dell’intera sequenza scendendo nei menu di programmazione. Tutto in punta di dita, facendo riferimento al (complesso) sistema di LED colorati. Diciamo subito che un musicista “modulare” alle prime armi potrebbe trovare qualche difficoltà nella navigazione dei numerosi parametri: la mancanza di un display può rendere complicato capire cosa sta succedendo, specie se le connessioni non sono state fatte prevedendo tutte le (numerose) possibilità offerte dalla macchina. Del resto, apparecchi del genere – per prezzo e scarsità numerica – non sono destinati a finire nei rack di tutti…

A fronte di una tensione d’uscita che copre quattro ottave, Renè offre uscite quantizzate in semitoni e non quantizzate; in maniera indipendente sui due assi X e Y (attenzione! Per un identico set di controlli fisici…), si può definire il comportamento di Gate On/Off di ciascuno step e quindi realizzare sequenze che comportino note e pause. Durante l’esecuzione, lo step può essere messo in latch, prolungandone arbitrariamente la durata. Su base individuale, si possono spegnere gli step ritenuti non necessari, eliminandoli dal playback; si può definire una di quattro possibili scale di quantizzazione scegliendo i semitoni che si vuole utilizzare ed eliminando tutti gli altri.

Lungo i due assi, si può avanzare in modalità forward, backward, pendulum (senza ripetizione delle note terminali) e snake; in quest’ultimo modo, le sedici locazioni sono passate in rassegna con andamenti grafici che esulano dal già raro percorso bustrofedico, e che possono coprire losanghe, spirali orarie e antiorarie, andamenti obliqui, eccetera. La gestione del gate può essere sottoposta agli operatori booleani AND, OR e XOR nei confronti del treno d’impulsi ricevuto su ciascun asse. In questo modo, Renè emetterà gate per gli inviluppi esterni solo quando riceve clock e conferma gate (AND), indifferentemente da clock e gate (OR), indifferentemente, ma non in sovrapposizione da clock e gate (XOR).

Qualche considerazione

I sequencer a matrice non sono circuiti d’immediata comprensione, specie se ci si aspetta da loro il classico comportamento tum tum tum tum dei “normali” step sequencer ad andamento lineare. Per questo motivo, il loro impiego deve essere concentrato in situazioni dove si voglia andare oltre lo standard; tra l’altro, non deve essere sottovalutata la complessità di gestione obliqua dei due clock X e Y (per dirla alla Renè…), che richiedono possibilità di divisione, flip flop e inversione molto spesso negate ai modulari di configurazione basica. Inutile dire che, una volta corredati di tutto punto, i sistemi di sequenza a matrice aprono un mondo d’imprevedibilità dove, per ore, si può pescare nel serbatoio di 16 regolazioni – non necessariamente cv da inviare agli oscillatori… – combinando e ricombinando a piacere le cose.

Un consiglio: prima di considerare un acquisto, meglio studiarsi per benino i manuali in pdf regolarmente disponibili sulle homepage dei produttori. 😉

 

 

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Comments (20)

  • astrolabio

    |

    scusa l’ignoranza, ma chi è Surachai Sutthisasahakul?

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  • Enrico Cosimi

    |

    è un parente di Trobocka Siesselcsokbsby! :-)

    scherzi a parte, è un programmatore/musicista elettronico abbastanza attivo in determinati contesti della mooosica elettronica…

    Reply

  • riccardo

    |

    Grande Surachai!!!!!!!!!

    Reply

  • riccardo

    |

    E anche grande articolo, Enr!!

    Reply

  • Kindon

    |

    Maestro Cosimi, riemergo dalla mia caverna (sono quello della polfonia paleolititca) per ringraziarla semicommosso per l’articolo.

    Ci voleva una panoramica in italiano su questi due “cosi” infernali.
    Leggevo in giro che il TIpTop avrebbe bisogno di moduli aggiuntivi per essere completo.
    In particolare l’ho visto spesso accoppiato ai vari uStep / uScale della intellijel o alla controparte 4ms.

    Posso chiederle che limitazioni avrebbe in versione stand-alone e se i moduli di cui sopra sono sufficienti se non indispensabili?

    Anticipansi ringraziamenti.

    K

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    • Enrico Cosimi

      |

      beh, senza clock esterni (almeno 2), semplicemente il TipTop non cammina…
      diciamo che ti servono due generatori di clock o due LFO che tirino fuori onde quadre; poi devi poter decidere come incastrare i due clock, se mandarli in passo, alternati, in inversione o come ti pare…

      insomma, rimando la palla: ma tu che ci vuoi fare? :-)

      Reply

  • Kindon

    |

    Non vorrei abusare troppo della sua disponibilità, comunque cerco di spiegarmi.
    Mi interessava un sequencer in grado di gestire varie “melodie” in maniera indipendente.

    In particolare mi avevano incuriosito questi due signori.
    Il primo utilizza ustep e uscale, il secondo un semplice lfo per mandare il clock al titptop. Se non ho capito male, lo z8000 invia varie sequenze simultanee (melodiche o percussive) ai vari vco.

    http://www.youtube.com/watch?v=VfbbSCFRsEE&sns=em

    http://www.youtube.com/watch?v=xikunpTeDx8&sns=em

    Detto questo, posso tornare progettare la ruota.

    K

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      eh, ma nel primo video c’è un clock divider e nel secondo ci sono due generatori di clock che fanno camminare una fila verticale e l’altro movimento al doppio…
      insomma, per sfruttare lo Z8000 fino in fondo devi avere almeno 2 lfo con possibilità di reset/restart, un invertitore (per fare ping pong), un divisore per mandare la cose alla metà, a un un quarto, eccetera e poi devi avere sufficiente “sintetizzatore” per poter generare almeno le quattro parti indipendenti…

      😉

      Reply

  • Kindon

    |

    Sospetto di aver capito, ho ancora molto da studiare.
    Grazie mille per la pazienza.

    K

    Reply

  • Lorenzol

    |

    Professore grazie dell’articolo

    Reply

  • Francesco

    |

    Salve a tutti,
    sono nuovo del forum.
    Ho da poco preso il tiptop z8000 per ampliare il modulare, ma ho fatto la grande biiiiiiip di non informarmi prima.
    Da quello che leggo, servirebbero almeno 2 lfo (ne ho già uno, l’A-147).
    Chi mi può consigliare la migliore soluzione?
    Sarebbe sbagliato prendere un altro 147?
    E poi, chi mi può dire come posso chiudere la catena per renderlo funzionante? Servono altri elementi necessariamente, divisori, inverter?
    Grazie in anticipo.

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      perché non un A-143-3 doepfer, quadruplo lfo? 😉

      Reply

  • Francesco

    |

    Si, grazie Enrico per la risposta tempestiva.
    Evidentemente 4 lfo fanno comodo, ma il avrei ugualmente la possibilità di reset/restart?
    E aggiungo, servono necessariamente altri moduli? Inverter, divisore?
    Oppure con 2 lfo posso comunque farlo lavorare?
    Scusa per l’ignoranza, ma è il mio primo modulare, e la scelta del seq cartesiano forse dovevo farla più in là. Ma ormai :) ahahah

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      come è facile immaginare, un modulo che fa quattro lfo, sicuramente lascia qualche comando per strada…
      per sicurezza, consulta la pagina http://www.doepfer.de e verifica con le descrizioni dei moduli se c’è quello che ti serve veramente

      Reply

  • Francesco

    |

    Grazie sempre per la disponibilità, ma penso di optare per il 147 che ha anche il comando di cv.

    Ad ogni modo, non ho ancora capito se servono altri moduli per far girare lo z8000 oltre i 2 lfo..

    Vado sul sito doepfer e mi faccio un pò più convinto, anche se trovare info su questi sequencer cartesiani è difficilissimo.. Perfino il manuale dello z8000 è difficile da capire e non tanto esaustivo..

    Grazie sempre

    Reply

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