Qualche riflessione su Arturia DrumBrute – Ultima parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Ora, parliamo del suono. Ogni volta che il mercato propone un nuovo strumento basato su tecnologia evoluta, c’è una grande massa di utenti che spera di trovare in esso la soluzione di tutti i propri problemi, compresa la varietà timbrica e la possibilità di fare a meno – definitivamente – di qualsiasi altro hardware precedentemente desiderato. È facile immaginare come questa sia una pia illusione destinata alla costante, e ricorrente, frustrazione; detto molto semplicemente: lo strumento perfetto, lo strumento che risolve tutti i problemi non esiste e – probabilmente – non esisterà mai. Ogni macchina incarna infatti visione e obiettivi del proprio creatore: anche se esiste un patrimonio di competenze e di prestazioni che, dopo decenni, diventano standard irrinunciabili, ogni progettista riversa nel proprio prodotto le aspirazioni e preferenze individuali che (auspicabilmente) rendono il suo strumento unico e alternativo.

Di Enrico Cosimi

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È il caso delle timbriche presenti all’interno della DrumBrute: prima ancora che fosse disponibile un esemplare per qualsiasi forma di ascolto, prima che su YouTube circolasse il minimo contributo video sul quale farsi una – fallace – opinione, in rete circolavano opinioni, proiezioni e discussioni basate più sulla concretizzazione dei propri desideri che sulla realtà circuitale dell’apparecchio.

L’esempio più evidente è rappresentato dalla coppia Kick 1 e Kick 2: in totale assenza di prove a suffragio della teoria, velocemente si è sparsa nella comunità dei musicisti elettronici la convizione che fossero, rispettivamente, la Kick della 909 e la Kick della 808. Non è così.

Le timbriche in questione riprendono taluni concetti inevitabili nella costruzione delle timbriche percussive analogiche (ad esempio, la presenza di un impatto-click iniziale, l’impiego di onde sinusoidi e il pitch envelope), ma la somiglianza si ferma a questo: così come due sintetizzatori dotati di oscillatore, filtro low pass e amplificatore non necessariamente suonano allo stesso modo, anche la DrumBrute può generare timbriche riconducibili ai blasonati modelli sopra citati… ma può fare centinaia di suoni differenti ottenibili con la semplice regolazione dei parametri di sintesi disponibili sul pannello comandi. Da questo punto di vista, un sintetizzatore è un sintetizzatore e come tale non ha senso rimanere impiccati ad un modello timbrico desiderato: i comandi sono sotto le dita di tutti, basta decidere cosa fare.

La dotazione timbrica della DrumBrute offre 17 sonorità analogiche; di queste, 15 sono completamente indipendenti per articolazione e incastro ritmico mentre la coppia Closed/Open Hat condivide lo stesso motore; se, per dire, Conga e Tom condividono lo stesso Pad dinamico, possono essere caricati in programmazione Pattern all’interno della stessa griglia rispettando l’indipendenza timbrica.

Che suoni sono disponibili? Le due Kick (caratterizzata da impatto, pitch sweep, decay la prima; regolabile in pitch e decay la seconda) sono differenziate per gommosità e “fattore di devastazione”.

Personalmente, reputiamo più divertente la Kick 2, dotata di quell’impatto sinusoide adatto a fracassare i woofer da 18”, con la possibilità di regolare su durate assurde il Decay Time; per le produzioni mid tempo, l’effetto può essere devastante. Si può fare ancora di meglio (o di peggio, a seconda dei punti di vista) con la Acidlab MIAMI, ma la Kick 2 di Arturia è destinata a diventare un nuovo riferimento timbrico della boominess controllabile.
La Kick 1 è più versatile, può essere configurata con maggior libertà operativa, accorciandola in maniera full impact, che ovviamente perde la componente bassa, o privilegiando la natura sintetica conferita dal pitch sweep regolabile in intensità del trattamento; lo ricordiamo: un sintetizzatore è un sintetizzatore.

Lo Snare offre i classici componenti analogici: impatto iniziale, tono pitchato non modificabile, cordiera Snappy; le regolazioni sono ampie, concentrate su Snap Level, Decay e Tone, con in più la possibilità di variare il Drum Tone principale. È molto di più di quanto non sia mai stato disponibile sulla epocale 808, ci si possono tirare fuori cose decisamente notevoli – a patto di imparare il funzionamento dei parametri e di non fermarsi al primo risultato. Come è facile immaginare, ogni parametro in più è un’incognita che può risultare pericolosa in mani poco esperte.

Nulla da dire sul Clap: meglio degli originali storici, bello come il sole. Può essere modificato timbricamente grazie ad una sezione di filtraggio Peak/Band che è stata concepita con grande sensibilità e maestria.

Stessa valutazione positiva per Rim e Clave: suoni classici nella tenuta analogica, adattissimi tanto alla puntualizzazione ritmica quanto alla creazione di glitches subliminali (meglio se gestiti in punta di Roller/Looper).

Closed e Open Hat sono strutturalmente identici tra loro – giustamente, del resto: sfruttano lo stesso motore di sintesi dando due corredi indipendenti di parametro al musicista: mal regolati, suonano uguali (la rete, e nello specifico, famigerati social network vibrano di accanite discussioni in merito); è possibile/obbligatorio regolare durata di Decay/articolazione e Pitch (in realtà è la frequenza di taglio dei sistema di filtraggio multiplo Band/High che caratterizza il suono) per dare il giusto “taglio” al suono, liberando le frequenze medie a favore dello Snare. Personalmente, non ci sarebbe dispiaciuto poter raggiungere ancora più zzzzzing scavando “sotto”, ma la disponibilità delle uscite separate rende questa e altre espressioni d’incontentabilità a dir poco obsolete. Se suonati insieme, la logica di DrumBrute privilegia sempre il canale Closed nei confronti dell’Open… e se si vuole privilegiare la struggente lunghezza del charlie aperto? Basta usare il canale Closed per programmare un lungo suono open usare il canale Open per programmare un corto suono closed; del resto, i margini operativi sui parametri servono a questo.

Tom Hi/Low e Conga Hi/Low funzionano alla grande; hanno un range d’intonazione differente dai canonici modelli analogici del secolo scorso, sono solo due contro tre, ma bastano ed avanzano per interagire-disturbare-arricchire il disegno delle due Kick. Provare per credere.

Un disorso a parte per il Cymbal: nel vecchio mondo analogico dello scorso secolo, il suono metallico dei piatti era ottenuto con due costose strade basate sull’impiego di un cluster di sei oscillatori square wave opportunamente accordati o attraverso un network di fm reciproche tra due o tre oscillatori; non sappiamo quale delle due strade sia stata scelta da Arturia per la loro DrumBrute (da musicisti militanti, guardiamo sempre con sospetto chi si arma di cacciavite per lurkare sotto le gonne altrui…) ma, in ogni caso, il suono del Cymbal è bello e carnoso come poche volte nella nostra analogica vita. Per di più, con un raffinato gioco di inviluppi, è disponjbile anche una versione Reverse Cymbal che farà la fortuna di più di una produzione elettronica: l’inesorabile, struggente, apertura dello swooosh in reverse è quanto di più irresistibile possa anticipare un serrato groove tutto kick and snare.

Maracas/Tamb lavorano con ineccepibile correttezza; le frequenze medio acute ci sono tutte, pronte – ancora una volta – per suggerire incastri glitchanti. La timbria Tamb potrà far brillare gli occhi a più di un producer CR-78 equipped: ci limitiamo a caldeggiare la sperimentazione con il comando dedicato al suo Decay.

Per finire, Zap: ricordate il classico synth tom che prima ha caratterizzato il Brit Pop Anni 80 (a colpi di pad esagonale), e poi è migrato verso più seri lidi reggae? Bene: è lui, con ampie possibilità di personalizzazione Pitch (basso e cavernoso-quasi-come-la-cassa o acuto e penetrante come ogni buon disco volante in atterraggio dovrebbe essere) e Decay. Anche in questo caso, la sperimentazione è d’obbligo. Il divertimento è assicurato.

È possibile automatizzare i parametri dei suoni? In una sola parola: no. DrumBrute è una batteria analogica – full analog – e non prevede, per la fascia di prezzo impegnata, la conversione ADC dei valori di pannello e la loro successiva restituzione DAC. Esistono, sul mercato, batterie elettroniche “analogiche” che offrono questo comportamento e, non a caso, costano 3 o 5 volte quanto la DrumBrute. Ad ogni modo, se Carl Cox (ci giunge notizia di un endorsement di CC nei confronti DrumBrute… staremo a vedere) e – su altra macchina – Jeff Mills suonano e suonano e suonano girando pippoli in tempo reale, privi di automazione, chi siamo noi per lamentarci?

 

Regolazioni “default timbrico” per DrumBrute (ad horas)

Di seguito, suggeriamo un’impostazione di default per gli strumenti interni, utile per portare la DrumBrute in condizioni timbriche di facile gestione, simili a quelle ottenibili con storiche apparecchiature analogiche vintage dello scorso secolo.

 

Kick 1

  • Level              = Ore 5
  • Pitch              = Ore 10
  • Decay             = Ore 1
  • Impact           = Ore 5
  • Sweep            = Ore 8

 

Kick 2

  • Level              = Ore 5
  • Pitch               = Ore 3
  • Decay             = Ore 5

 

Snare

  • Level               = Ore 5
  • Snap Level     = Ore 12
  • Snap Decay    = Ore 11
  • Snap Tone      = Ore 12
  • Drum Tone    = Ore 12

 

Clap

  • Level              = Ore 5
  • Tone               = Ore 12
  • Decay             = Ore 1

 

Rim/Claves

  • Level              = Ore 5
  • Rim Tone       = Ore 12

Closed Hat

  • Level              = Ore 5
  • Pitch               = Ore 7
  • Decay             = Ore 8

 

Open Hat

  • Level              = Ore 5
  • Pitch               = Ore 7
  • Decay             = Ore 1

 

Tom Hi

  • Level              = Ore 5
  • Pitch               = Ore 2

 

Tom Low

  • Level              = Ore 5
  • Pitch              = Ore 12

 

Cymbal

  • Level              = Ore 5
  • Tone               = Ore 7
  • Decay             = Ore 2

 

Maracas/Tamb

  • Level              = Ore 5
  • Tamb Decay = Ore 1

Zap

  • Level              = Ore 5
  • Pitch               = Ore 9
  • Decay             = Ore 7

Filtro

Il filtro Steiner incorporato nella DrumBrute può lavorare come LowPass (scurisce progressivamente il suono, lasciando solo Kick e Low Tom prima di chiudere ogni cosa) o High Pass (schiarisce progressivamente il suono, lasciando HiHat e Cymbal, prima di chiudere ogni cosa), con Resonance variabile.

Non è previsto un meccanismo di Envelope Follower, per cui occorre suonare manualmente il parametro Cutoff senza possibilità di automazione. Allo stesso modo, sarebbe stato – incontentabilmente – comodo avere anche un percorso di Brute Factor attraverso reiniezione del Main Out all’interno del percorso di filtraggio.

 

Da canali privilegiati di informazione, direttamente dal quartier generale Arturia, sembra che l’opzione Brute Factor sulla DrumBrute sia stata provata e scartata per apparente scarsa utilità; personalmente da sempre affezionati fan del Metal Muff Electro Harmonix, non avremo problemi a distruggere esternamente la timbrica residente…

 

Personalizzazione dei parametri attraverso MIDI Control Center

Come consuetudine Arturia, il MIDI Control Center (di seguito, indicato come MCC) serve sia per trasferire bidirezionalmente firmware e/o programmazioni, sia per personalizzare il corredo di parametri con i quali – anche senza riscontro sul pannello comandi – si può influenzare il comportamento degli apparecchi.

Per la DrumBrute, a prescindere dalle consuete operazioni di Sync tra i contenuti della memoria nel PC e nell’apparecchio, si lavora sul duplice fronte della programmazione di Pattern – con ausilio grafico drum grid – e della personalizzazione vera e propria dei parametri.

 

Parametri

Si interviene su:

  • Global MIDI Channel; il canale MIDI della DrumBrute.
  • Clock In/Out Density; un unico parametro in ingresso e in uscita, con valori disponibili pari a 1, 2, 24 e 48 impulsi per Step.
  • Auto Sync; automatizza il passaggio di funzionamento tra clock esterno (appena ne viene rilevata la presenza) e clock interno (appena cessa l’impulso esterno).
  • Tap Tempo; la precisione/arrotondamento del calcolo effettuato su 2, 3 o 4 impulsi esercitati sopra il Tap Tempo Pad.
  • Global BPM; abilitazione dell’unico BPM di sistema, cui fanno riferimento tutti i Pattern e tutte le Song – come nelle batterie elettroniche di una volta.
  • Wait To Load Pattern; il cambio di Pattern può avvenire alla fine del Pattern attualmente in esecuzione o interrompere qualsiasi altra cosa si stia eseguendo.
  • Accent Velocity Threshold; il valore di Key Velocity corrispondente alla soglia che separa Accent Off da Accent On.
  • Pad Send MIDI Notes; abilitazione o meno della trasmissione di note MIDI per ciascun Pad della batteria elettronica. Ogni Pad/Instrument è sintonizzabile sulla nota MIDI desiderata dall’utente.
  • Metronome; scelta della densità di metronomo desiderato; sono presenti densità non raggiungibili da pannello comandi.
  • Step Repeat Randomizer; la quantità di randomizzazione applicata alla programmazione originale; valori più alti corrispondono a inserimento di note eseguite con strumenti più distanti da quelli di partenza.
  • Step Repeat Probability; la probabilità variabile che ci sia una nuova nota casuale.
  • Vegas Mode; dopo cinque minuti di inattività, DrumBrute accende gli special.
  • Pause Mode; quando si riprende il playback dopo una pausa, DrumBrute può riprendere da dove ci si era fermati o ripartire dall’inizio.
  • Next Bank; per passare fluidamente dall’esecuzione del Pattern #12 nel Bank A al Pattern #12 nel Bank B.
  • Transport Settings; definizione indipendente dei MIDI CC necessari all’automazione bidirezionale dei comandi Start, Stop, Continue, Pause, Rec. Si possono scegliere comandi MIDI Machine Control, MIDI Control Change o tutti e due.
  • Drum Map; la mappatura di note MIDI selezionate, una per una, per l’accoppiamento con i Pad/Instruments della DrumBrute.

 

Drum Grid Sequencer

La finestra grafica riproduce il contenuto del Pattern ritmico: ogni riga orizzontale corrisponde a un diverso Pad/Instrument, con regolazione individuale di Swing e Randomness. Ciascun Pattern è personalizzabile separatamente in:

 

  • Time Division
  • Swing %
  • Randomness %
  • Polyrhythm On/Off
  • Tempo

 

Se Polyrhythm è in Off, la lunghezza del Pattern (ovvero, il numero degli Step) è comune tutti gli Instrument/Pad; se il parametro è in On, ogni Instrument – ogni riga orizzontale nella grafica del MCC – può avere lunghezza differente.

L’evento programmato in griglia può essere spostato nella cella desiderata, può essere copiato e personalizzato nella sua dinamica, è sottoposto a shift timing e può essere fatto rimbalzare (ratchet, o roller, se preferite…) 1, 2, 3 o 4 volte suddividendone la durata complessiva. Ricordiamo che il rimbalzo per tre non è disponibile da pannello comandi hardware.

DrumBrute è una gran bella batteria elettronica analogica. Usatela.

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Comments (16)

  • enzo

    |

    sei eccezionale!

    Reply

    • Igor

      |

      Vorrei proprio comprarmela! Ma piccola domanda: come la collego al pc? Ho bisogno di una scheda audio oppure un semplice cavo midi-usb può bastare?

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      • Enrico Cosimi

        |

        per acquisire il segnale audio, hai bisogno di una scheda; per controllare l’apparecchio e “farlo suonare dal computer”, puoi usare direttamente un semplice cavo USB

        Reply

    • enzo

      |

      fai sempre ottime e imparziali recensioni, come già detto, annulli le distanze e le attese!

      Reply

  • Bolz

    |

    Sono molto tentato…da quello che sento nei vari test, mi pare che Arturia stia tentando di mettere sul mercato una macchina che vuole andare oltre l’emulazione dei vecchi standard (diversamente da altri Brand che si sono buttati su nuove versioni più o meno clonate dal passato), riuscendo comunque ad ottenere un prodotto di qualità (idea su cui altri Brand, diversi da quelli più cloni-oriented invece non sono riusciti a spuntare di tanto)…

    Reply

  • enzo

    |

    preordinata 😉

    Reply

  • Bolz

    |

    Enrico scusa un’altra domanda. Ho visto la presentazione che hai fatto della suddetta macchina per la Nut accademy. Tralasciando i commenti negativi più o meno divertenti (tipo il fenomeno che definisce PENOSI i SAMPLE …Qualcuno ha parlato di Sample???Mi sfugge qualcosa???) …volevo chiederti se la macchina essendo analogica, avesse bisogno di un periodo di rodaggio e se i suoni che si sentono hanno un margine di miglioramento!

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  • Enrico Cosimi

    |

    ah ah ah, il mondo è bello perché vario… :-)

    seriamente, gli unici strumenti che hanno bisogno di un periodo di rodaggio e assestamento sono quelli acustici; le apparecchiature elettroniche sono quelle e rimangono quelle nel tempo – casomai, peggiorano con l’invecchiamento dei componenti

    Reply

  • Manfred

    |

    Professore, ho da qualche giorno la drumbrute. La ho accoppiata come master al BeatstepPro slave. Ho notato dopo diverse prove che il sinc tramite midi la BSP sballa, mentre invece funziona benissimo tramite l’ingresso cloc analogico. Le volevo fare gentilmente 3 domande:
    1. Come è meglio settare il sinc analogico 1, 2, 24 o 48
    2. Naturalmente lo devo settare uguale per entrambe le macchine
    3. Volendo collegare tramite sinc analogico anche il korg monologue, è possibile reperire in commercio sdoppiatori di segnali o multipli in questo caso stereo?
    Grazie mille anticipatamente

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    devi caricare l’aggiornamento firmware: risolve praticamente tutti i problemi, ti conviene comunque usare il clock MIDI

    per korg, devi usare 1, 2 o 48, a seconda dei modelli; il segnale di sync è di tipo TRS, cioè “stereo”… e, purtroppo, sdoppiatori stereo non è facile trovarne in giro; puoi provare a cercare quelli per le cuffie con connettori mini da ⅛”

    in ogni caso, se usi il MIDI OUT con il suo Clock, non dovresti avere problemi

    non dimenticare l’aggiornamento firmware!!!

    Reply

    • Manfred

      |

      Professore grazie per la celere risposta.
      Ho già aggiornato la DB all’ultimo firmware e nel ftattempo ho anche trovato il duplicatore su Amazon. Ha 5 uscine TRS 3,5.
      Purtroppo il problema midi persiste.
      “Prima mi impazzisco e poi mi sparo”
      Spero di risolvere il problema. Semmai ci riuscissi, Le faccio sapere.
      Buon fine settimana

      Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    non ho capito la configurazione che stai usando; quando mandi il clock midi DB, ti ricordi ovviamente di metterla in clock midi, vero?

    Reply

  • Manfred

    |

    Eureka, la pistola non mi serve più, ho scoperto l’arcano.
    Mi sono accorto che anche se se una delle 2 è in slave, continua ugualmente ad inviare il clock midi.
    Avendo nella mia configurazione le 2 Arturia che entrano entrambe in una pathbay midi, per il motivo di cui sopra, il clock si raddoppiava mandando in tilt l’apparecchio in slave.
    Tolto il midi out della BSP, che è in slave, tutto perfetto in sincronia. L’unica pecca che la BSP ha quando arresto la DB è che mi rimane in pausa e se riavvio la DB la BSP non riparte dall’inizio ma da dove si era fermata.
    Comunque no problem.
    Saluti e grazie della pazienza che ha avuto nei miei problemi

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      controlla, sul MIDI CONTROL CENTER, la disponibilità di un parametro per avere restart da capo o continue da dove si era interrotto il playback… a seconda dei modelli, potrebbe essere disponibile

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