Qualche riflessione su Arturia DrumBrute – Prima parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Nelle ultime settimane (Ottobre 2016), il mondo della produzione musicale elettronica è stato scosso dalla disponibilità a sorpresa della DrumBrute targat Arturia: mentre tutti si aspettavano il già annunciato MatrixBrute Synthesizer, è arrivata la nuova drum machine analogica che riprende parte delle strutture pionierizzate nelle serie TR e KPR dello scorso secolo, con una forte implementazione di interessanti parametri operativi.

Di Enrico Cosimi

schermata-10-2457688-alle-20-03-56

La natura analogica del progetto e il target di prezzo previsto hanno eliminato, di fatto, la possibilità di automatizzare i valori parametrici relativi al synth engine: non è possibile, come su altre apparecchiature ibride, memorizzare intonazioni o altri parametri variabili. Si perde la comodità del trigless lock, ma si acquisisce tantissima velocità operativa negata a pur blasonate macchine della concorrenza; del resto, se un sistema senza memoria parametrica va bene a Jeff Mills e Carl Cox (quest’ultimo sembra essere un endorser del nuovo prodotto), chi siamo noi per lamentarci?

Di seguito, dopo aver avuto a disposizione l’apparecchio per diverse intense giornate, riportiamo qualche spunto di riflessione. Come al solito, la lettura del manuale disponibile in formato PDF è caldamente consigliabile; allo stesso modo, è consigliabile fare riferimento al blocco di informazioni preliminari pubblicato in precedenza su Audio Central Magazine in occasione della world premiere per lo strumento.

 

Memorie disponibili

Ci son o quattro banchi A-B-C-D, ciascuno da 16 Pattern indipendenti; ogni Pattern può avere lunghezza massima pari a 64 step – in modo Polyrhythm, ogni riga di strumento contenuta nel Pattern può avere lunghezza indipendente. I Pattern possono essere organizzati in 16 Song indipendenti; ciascuna Song può contenere un massimo di 16 Pattern.

 

Programmazione del Pattern

Come accennato in precedenza, ci sono quattro banchi A-B-C-D di Pattern, ciascuno da 16 locazioni, liberamente programmabili dal musicistia; la selezione del Pattern in corsa può rispettare la fine del segmento in esecuzione o avvenire immediatamente (la scelta è disponibile nel MIDI Control Center).

 

Ogni Pattern può essere salvato con un BPM diverso e unico, in alternativa – alla fin fine, è il comportamento più diffuso – si può mettere DrumBrute in modalità Global BPM e uniformare l’esecuzione dei diversi Pattern al singolo BPM “di sistema”.

 

La programmazione del Pattern avviene in due modalità liberamente conviventi: suonando real time sui Pad dinamici o inserendo le conferme StepOn/NoteOn sui sedici tasti Step; il modo di inserimeno Step deve essere acceso usando il tasto omonimo. In tutti e due i casi, si può sfruttare il Metronomo incorporato (che suona a denità variabile, compresa tra ¼ e 1/32).

 

La Time Division definisce – insieme alla lunghezza del Pattern (espressa in numero di Step) – la durata/denità del Pattern; è un modo di concepire la gestione della memoria che differisce sottilmente dal vecchio comportamento Pre-Scale delle classiche batterie TR Series marcate Roland, per cui è necessario prestare un minimo di attenzione: un Pattern la cui Time Division originale pari a 1/16 viene portato a 1/8 suona alla metà e dura il doppio.

 

Registrazione in tempo reale

Si preme Rec & Play, il Metronomo può o non può scandire il tempo e il Pattern (con la durata defalt pari a 16 Step o diversificata dal musicista) inizia a scorrere. Basta suonare più o meno a tempo sui Pad dinamici per catturare l’esecuzione strumento per strumento.

 

I canali di suono “doppi” fanno riferimento a due percorsi di generazione indipendente; in questo modo, la lunga coda del Reverse Cymbal non è troncata dall’esecuzione di Step che contengono lo standard Cymbal. Scusate se è poco.

 

Le note suonate sono incasellate nelle locazioni di Step rispettando la quantizzazione definita dal musicista con il meccanismo SHIFT + Time Division; è comunque possibile lavorare in modalità non quantizzata (realisticamente, non completamente priva di quantizzazione, ma più libera) facendo partire la registrazione con SHIFT+Rec; in questo modo, gli eventi possono traslare avanti o indietro del +/-50% (il comportamento può essere assegnato individualmente a posteriori su ciascuno strumento).

 

Lurkando sotto al cofano dell’apparecchio, appare chiaro come questa decisione sia stata quasi obbligatoria dopo aver definito la possibilità di “swingare” individualmente ogni strumento disallineandolo dall’asse ritmico: una volta che si prevede – ad esempio, per il rullante – la possibilità di suonare “sciolto”, perché non sfruttare creativamente la maggior densità di griglia a fini creativi? Basta entrare in Step Mode – vedi sotto – tenere premuto lo Step che si vuole spostare e usare il controllo Swing per spostare avanti/rushing o indietro/draggin la nota.

 

Durante la registrazione real time, si può usare l’automazione Roller per catturare rullate automatiche in desità crescente ¼, 1/8, 1/16, 1/32; questo comportamento, diffusissimo nelle batterie elettroniche Anni 80 e 90, è curiosamente negato in registrazione negli strumenti prodotti da un blasonato marchio nord europeo. Estote parati.

 

La cancellazione di note inserite in modo non corretto può avvenire in modalità spot, tenendo premuto il tasto Erase e confermando cosa si vuole cancellare con il Pad dinamico dello strumento corrispondente.

 

Comportamenti di Swing e Randomness, applicabili tout cour all’intera programmazione di Pattern o selettivamente sul singolo strumento della current track, sono memorizzati nella scrittura del Pattern; in questo modo, il Pattern può conquistare ghost notes e quanto altro si ritiene necessario usare per arricchire le proprie esecuzioni.

 

Registrazione/Editing in tempo differito

Accedendo alla visualizzazione Step, se ne possono sfruttare i vantaggi tanto per la registrazione/inserimento dati con maggior precisione quanto per vedere “a posteriori” come funziona il Pattern in via di costruzione.

 

Con i due tasti Step e Accent, si conquistano rispettivamente le visualizzazioni On/Off dei singoli Step – traccia attiva per traccia attiva (occorre controllare quale Pad dinamico è stato precedentemente selezionato) e si può caricare su ciascuno Step un livello di Accent indipendente per ciascun Instrument (nel MIDI Control Center, si può modificare il valore di MIDI Key Velocity che corrisponde al cambio di stato Accent Off/On). L’accensione dello Step attivo è confermata dalla retro illuminazione blu, l’inserimento dell’Accent cambia il colore dello Step in rosso.

 

Come si decide cosa inserire nello Step? Come si cambia Instrument senza “sporcare” inavvertitamente lo Step con un inserimento indesiderato? Basta usare la combinazione SHIFT+Pad per selezionare lo strumento con il quale si vuole lavorare.

 

La superficie sensibile del Roller/Looper può essere utilizzata per addensare la programmazione con rimbalzi/ripetizioni di nota perfettamente quantizzati per quarti, ottai, sedicesimi o trentaduesimi: basta tenere premuto lo Step che si vuole arricchire e toccare la superficie Roller/Looper nel punto corripondente alla densità desiderata.

 

Procedure di Edit Pattern

Un Pattern in via di programmazione o scritto in precedenza può essere modificato riccorrendo ai comportamenti di:

 

  • Shift Timing: tenendo premuto il singolo Step e usando il controllo Swing, l’evento viene spostato avanti o indietro rispetto al corretto allineamento ritmico.
  • Step Repeat: tenendo premuto il singolo Step e usando il controllo Roller/Looper, si clonano ripetizioni ritmiche dell’evento.
  • Copy: con il tasto Copy e successivamente con i due Pad “sorgente” e “destinazione”, si clona un disegno ritmico da uno strumento all’altro. Il processo può essere realizzato tra diversi strumenti/Pad nello stesso Pattern, nella loro interezza o Pad per Pad agendo tra Pattern diversi dello stesso banco, tra Pattern diversi di banchi diversi.

 

Le procedure di Copy sono attive “extra Pattern” anche per duplicare i contenuti di memoria da Banco a Banco e da Pattern a Pattern. Va senza dire.

 

  • Erase: si cancella la singola nota/evento, l’intero strumento/Pad, l’intero Pattern.
  • Pattern Length: come nel BeatStep Pro, un Pattern può essere lungo fino a 64 Step suddivisi in quattro pagine da 16 passi cadauna. La visualizzazione durante le funzioni di programmazione di Pattern particolarmente lunghi può rimanere statica sulla pagina selezionata o può scorrere dinamicamente da una pagina all’altra – a seconda dei gusti personali, il musicista troverà più comoda l’una o l’altra delle due procedure operative. Usando il tasto Last Step premuto, i tasti freccia/pagina >> e i tasti Step da 1 a 16, si dimensiona il Pattern secondo le proprie esigenze.

 

Se non si abilita il modo Polyrhythm (SHIFT+Step 16), la durata di Pattern Lenght è comune a tutti gli Instrument/Pad; con la poliritmia (polimetria…) abilitata, ogni Instrument/Pad può sfruttare un numero di Step diverso e indipendente.

 

  • Modifica della Pattern Length: a programmazione già impegnata, un Pattern può essere raddoppiato in lunghezza (da una a due battute, ad esempio) usando SHIFT+>>; il contenuto della seconda battuta sarà identico a quello della prima, pronto per essere personalizzato con una variazione A/B. Ogni volta che si usa la combinazione SHIFT+>>, la lunghezza originale raddoppia. Allo stesso modo, ogni volta che si usa la combinazione Last Step+<< (per dimensioni 64-48-32-16) o Last Step + Step button, si può accorciare la dimensione del Pattern.

 

Gruppi di Mute e Solo

Si possono accorpare tutti gli strumenti desiderati alle logiche di Mute e di Solo; in questo modo, durante il normale playback si possono isolare in ascolto solo Kick 1, Kick 2 e HiHat Open/Closed (per dire) mettendoli in Solo, o si può creare uno special decidendo di chiudere l’ascolto delle due casse e del rullante. I tre comportamenti (full mix, Solo grouping e Mute grouping) sono indipendenti e liberamente alternabili dal musicista.

 

Per evitare che le operazioni di selezione e deselezione degli strumenti dai gruppi Mute/Solo comporti disturbo durante l’esecuzione, si può usare la combinazione SHIFT+Mute o SHIFT+Solo per selezionare/deselezionare o pulire completamente le assegnazioni precedenti senza che ci sia un riscontro in esecuzione.

 

Comportamenti assegnati al tasto SHIFT

SHIFT+ Step 1-5       = Pattern Time Division

SHIFT + Step 15       = Global BPM On/Off

SHIFT+ Step 16        = Polyrhythm On/Off

SHIFT + Pad              = Pad/Instrument Select senza triggerare il suono

SHIFT + Rate             = Incremento/decremento di velocità per centesimi di BPM

SHIFT + Record        = Unquantize Record

SHIFT + Mute           = Clear Mute Group

SHIFT + Solo             = Clear Solo Group

SHIFT + >>                = Estende la durata del Pattern

SHIFT + <<                = Contrae la duraa del Pattern

SHIFT + Bank            = Ricarica il Bank dalla Flash Memory, elimina i cambi temporanei

SHIFT + Pattern       = Ricarica il Pattern eliminando i cambi non salvati

 

Possibili sorgenti di Clock

DrumBrute può lavorare in Internal Clock, in Clock USB ricevuto da Mac/PC, in MIDI Clock ricevuto da apparecchiature esterne o in Sync Clock TTL analogico. In quest’ultimo caso, tramite MIDI Control Center è possibile definire la densità di impulsi che corrisponde all’avanzamento del singolo Step (1 impulso, 2 impulsi – utile per combattere con le KORG Volca – 24 impulsi – vecchio stile Roland PPQ – 48 impulsi – vecchio stile Linn e KORG vintage). Anche se non viene fornito in dotazione, il convertitore di formato TRS 1/8” – DIN Sync già adottato con il BeatStep Pro è utilizzabile per sfruttare comodamente le prese Sync In/Out della DrumBrute.

Quando DrumBrute riceve un segnale di Clock dall’esterno, lo passa in thru mode alle rispettive uscite.

 

Song Mode

Indispensabile negli Anni 80 e 90 dello scorso secolo, molto meno oggi (quando. per intere produzioni, può bastare un semplice Pattern A/B arricchito dai comportamenti Mute/Solo real time), il modo Song prevede la possibilità di concatenare più Pattern per coprire tutte le possibili variazioni di programmazione previste nella produzione. Rispetto alle funzioni di una volta, il Song Mode attuale è più semplice e meno dettagliato: prevede la possibilità di concatenare in un’unica esecuzione fino a 16 Pattern diversi (indipendenti per BPM, se richiesto dal musicista dopo aver disabilitato il Global BPM) che sono eseguiti in sequenza rispettando la lista compilata dal musicista. I pattern possono provenire da Bank diversi, non è obbligatorio che appartengano allo stesso banco.

 

Ciascuna delle 16 Song programmabili può contenere un massimo di 16 Pattern diversi; il codice colore dei sedici Step Button visualizza il numero della Song (blu), l’impegno dei Pattern (in rosso), la disponibilità di Pattern inutilizzati (Step off).

 

La compilazione della Song può avvenire a macchina ferma (DrumBrute in Stop), con la semplice selezione dei Pattern desiderati dopo aver messo lo strumento in Song Mode e dopo aver premuto Record. La selezione del Pattern può essere ripetuta (per eseguire due o più volte il Pattern in base alle esigenze di esecuzione): basta selezionare due o più volte lo stesso Pattern; il computo dei 16 Pattern concatenabili è indipendente dal numero delle eventuali ripetizioni.

 

Se si preferisce – se si ha tempo a disposizione – si può compilare la Song ascoltando l’esecuzione concatenata dei Pattern mano mano che li si sceglie: basterà mettere DrumBrute in Rec&Play e preoccuparsi di scegliere il Pattern giusto, ripetizioni comprese. In questo caso, è meglio andare nel MCC e abilitare il comando Wait To Load Pattern, tanto per non avere sorprese.

 

La prossima volta, parliamo dei suoni… 😉

Tags: , , , ,

Comments (6)

  • Silvano

    |

    Arturia stà facendo le cose molto bene. Se penso a tutta serie *Brute e alle virtualizzazioni dei vecchi analogici… tanto di cappello!

    Reply

  • Enzo

    |

    Non lasciarci con questa curiosità!! recensione suoni subito! 😀

    Reply

    • Enzo

      |

      Grazie 😉

      Reply

  • fabrizio

    |

    Ciao Enrico complimenti per le recensioni sul Drumbrute.
    Nelle vecchie batterie anni 80 della Roland esisteva un comando Roller?
    Come si ottenevano le rullate?
    grazie
    saluti

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    nella MPC 60 Akai, tenevi premuto il pad insieme a timing correct e facevi il rullo quantizzato; la pressione che esercitavi sul pad definiva il volume delle note ripetute (quindi, potevi fare rulli in crescendo o in diminuendo);

    nella R8 Roland, c’era un tasto ROLL fatto apposta…

    Reply

Leave a comment

Inserisci il numero mancante: *