Moon Modular 553 MIDI to Clock Converter

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Quando il protocollo MIDI si è abbattuto sul mondo della musica elettronica, diverse apparecchiature analogiche sono finite in soffitta a prendere polvere; specialmente i vecchi sintetizzatori modulari, che basavano il proprio funzionamento sulle tensioni CV e i codici logici TTL si sono trovati, di colpo, disoccupati e – peggio ancora – inutilizzabili nei confronti del nuovo formato di controllo digitale. La situazione è stata in parte corretta a colpi d’interfaccia MIDI-CV che, ad opera di diversi fabbricanti, ha rappresentato e ancora rappresenta l’unico modo per integrare vecchi sistemi nelle nuove strutture di produzione musicale. Moon Modular, la dinamica firma di Gert Jalass, con base a Berlino, ha da qualche tempo messo in catalogo il modulo M553 con cui è possibile convertire il “normale” Clock MIDI in più nobile e storicizzato sync clock di titpo analogico TTL. Per la gioia dei musicisti elettronici più anziani…

di Enrico Cosimi

Il meccanismo è relativamente semplice da mettere in piedi, ma – come al solito – deve essere realizzato con la giusta dose di competenza e sicurezza funzionale; doti che non mancano nel know how Moon Modular.

Da un clock all’altro

Il protocollo MIDI prevede, nei Real Time Message, l’esistenza di un codice F8H che viene sparato inesorabilmente ventiquattro volte ogni quarto in modo da consentire il corretto allineamento cronologico ai sequencer o agli arpeggiatori eventualmente presenti nel network di apparecchiature utilizzate. La scelta dei 24 impulsi a quarto è dettata dalla praticità di poter dividere /3 e /4 il valore numerico ottenendo una buona copertura di tutte le figure ritmiche normalmente utilizzate nella musica occidentale come sottomultipli del quarto.

Inutile ricordare come, con soli 24 impulsi a quarto, la sensibilità e il dettaglio ritmico sia inevitbilmente sottoposto a un compromesso: in epoche recenti, diversi storici MIDI sequencers iniziarono ad addensare i ticks disponibili per la singola nota da un quarto, passando da 480 a migliaia di eventi sufficientemente densi per coprire ogni nuance dell’esecuzione realtime.

Comunque, restiamo con i piedi per terra e con il battere ben allineato su 1, 2,  3 e 4; dicevamo che il MIDI spara 24 impulsi a quarto; quei ventiquattro impulsi hanno un senso funzionale per agganciare i sequencer messi in MIDI external clock comprendo quarti (24), crome (12), crome puntate (12+6=18), crome terzinate (24/3=8), sedicesimi (6), eccetera.

Il vecchio clock TTL, quello ottenuto alternando velocemente un’analogicissima tensione composta da valore 0 e + 5 Volt (per dire), poteva essere alternato a densità per quarto definite dal arbitrariamente dal costruttore: 24 impulsi TTL per Roland (su connettore din), 48 per certe macchine KORG e Linn, 96 per Oberheim, 64 per PPG e 384 per Fairlight. Differenze di clock a parte, in questo caso, è l’aggancio sul fronte ripido verticale di una ogni n onde quadre a garantire l’avanzamento dei sequencer e arpeggiatori analogici.

Serve un qualcosa che converta i codici MIDI F8H in impulsi TTL, meglio se con possibilità di variarne la densità.  Fate entrare il modulo M553.

M553

L’apparecchio riceve codici MIDI  all’apposito ingresso MIDI In (e ne fornisce copia conforme alla presa MIDI Thru) e provvede alla loro conversione/estrazione delle informazioni metronomiche richieste.

Di base, il sistema analizza il flusso F8H (24 ppq) e lo divide per 6, ottenendo i quattro impulsi a quarto necessari per produrre un treno analogico di sedicesimi; quest’informazione è costantemente disponibile alla porta di uscita Clock Out 1/16. La scelta è logica, vista la planetaria diffusione delle sequenze in sedicesimi come ossatura di buona parte delle produzioni musicali.

Parallelamente al fixed 16th out, è disponibile un secondo canale di uscita sottoposto ad un divisore di frequenza arbitrariamente regolabile per ottenere figurazioni ritmiche diverse: in base al coefficiente di divisione specificato attraverso il selettore di pannello, è possibile emettere al Cloc Out Variable impulsi per quarti (24 ttl), ottavi puntati (18 ttl), ottavi (12 ttl), sedicesimi puntati (9 ttl), sedicesimi (6 ttl), trentaduesimi puntati (4.5 ttl), trentaduesimi (3 ttl), quarantottesimi  (2 ttl), novantaseiesimi (1 ttl).

Inutile notare come, nella pratica di gestione sequencing, le figurazioni utili con maggior ricorrenza saranno quelle contenute entro i sedicesimi; l’impiego simultaneo di fixed 16th e variabile – magari su un valore terzinato, magari per innescare un inviluppo d’accento – permette di ottenere interessanti trattamenti poliritmici.

Le figurazioni più veloci e la conversione diretta dei novantaseiesimi (cioè di 24 impulsi a quarto) in formato analogico permette di sincronizzare con agilità vecchie apparecchiature Roland, a patto di avere la piedinatura del din pentapolare con cui collegare il sistema.

In aggiunta, M553 elabora dal flusso di dati MIDI i codici di Start Stop e li converte in due tensioni con cui far partire e bloccare eventuali sequencer analogici o batterie elettroniche esterne. Cliccate sull’immagine qui sotto, per vederlo – senza alcuna velleità artistica – all’opera…

Non è tutto…

M553 può essere usato per convertire in impulsi adatti allo step advance qualsiasi nota MIDI ricevuta all’ingresso del modulo, con in più la possibilità di diversificare due flussi di dati relativi a note sopra e sotto il do centrale MIDI C3 #60; in questo modo, lo stesso modulo può pilotare, con incastri ritmici liberi, due sequencer a step o due arpeggiatori (o due serie di inviluppi) in base alle figurazioni ritmiche eseguite sui tasti a destra e a sinistra del do centrale. Da non sottovalutare…

Insomma, se lavorare con gli step sequencer e dovete sincronizzare il vostro modulare 5U al clock MIDI, semplicemente, non avete alternativa. 

 

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