ME & MY MODULAR 09 – Navigare tra i comportamenti

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Il titolo apparentemente sibillino cela una domanda angosciosa: ho veramente bisogno di tutto quello che il progettista si affanna ad infilare nel proprio circuito? Come faccio a isolare, nella massa di modelli offerti dal mercato, il tipo di modulo – cioè di comportamento – che mi serve?

Di Enrico Cosimi

MM 09 MakeNoise STO

La domanda non è delle più facili e, se sottovalutata, può portare a spese folli, talida azzerare velocemente il budget più generoso. E’ vero che, per certi musicisti, la disponibilità funzionale diventa un motore irresistibile per la creazione e la composizione (come dire: compongo in un certo modo perché posso fare certe cose), ma è anche vero che maggior consapevolezza porta a maggior controllo sul risultato finale.

Per questo motivo, inizieremo ad interrogarci sulle funzioni più generiche dei circuiti più indispensabili, verificando – caso per caso – le possibili variazioni sul tema, le loro conseguenze sull’operatività e (ove applicabile) le condizioni ottimali di utilizzo. Tanto per non sbagliare, inizieremo dall’oscillatore.

Un oscillatore è un oscillatore è un oscillatore

Il compito principale di un oscillatore è produrre un segnale audio sufficientemente ricco di armoniche, sufficientemente controllabile in frequenza, sufficientemente gestibile come – appunto – sorgente sonora.

Da un punto di vista minimale, assai caro a storici produttori della costa West americana, anche in inviluppo messo in loop può produrre, se tirato sufficientemente sui tempi, una forma d’onda audio triangolare, o rampa, o dente di sega, atta ad essere successivamente filtrata e gestita nel resto della circuitazione. E’ ovvio che usare un looped envelope come sorgente sonora principale è consigliabile solo se il musicista non considera “quel” segnale come la propria arma principale.

MM 09 MakeNoise STO

Gestione della frequenza

Se un oscillatore “base” (come, ad esempio, il MakeNoise STO riprodotto qui sopra) offre solo una coppia di pomellone e pomellino per la regolazione della frequenza, è chiaro che tornerà comodo solo a chi non è particolarmente interessato alla ripetibilità accurata delle proprie programmazioni. Se improvvisate live electronics, se lavorate in studio facendo sound chasing o sample fooding, se non avete necessità di centrare velocemente e accuratamente i 432 Hertz (le persone serie ringraziano…), vi troverete a vostro agio anche con un design di questo tipo.

MM 09 Doepfer osc

Se invece avete bisogno almeno delle ottave, per un riferimento visivo veloce al range di frequenze nel quale lavorare, dovrete almeno ricorrere ad un design come quello proposto da Doepfer con il suo A-110-2  Basic VCO, che offre un corredo minimo (ma non troppo) di funzioni, compreso un bel selettore a tre posizioni per lavorare a -1, 0 o +1 ottava di trasposizione. Una volta definita l’ottava, potrete agire sul controllo di Tune per azzeccare l’intervallo desiderato.

MM 09 aion

E’ poco? E’ necessario avere maggior controllo e dettaglio nell’intervento di accordatura? Si potrebbe pensare a una soluzione di lusso, come quella proposta da Aion Modular per il proprio modello 921 Voltage Controlled Oscillator, di evidente ispirazione Moog. In questo caso, è possibile regolare il Range per ottave (comprese tra 32’ e 1’), la Frequency fine tra -12 e +12 semitoni oppure, agendo sul selettore Scale, sacrificare l’intervento fine per usare il potenziometro Frequency con una corsa da ben sei ottave. In questo modo, a seconda delle necessità, si potrà realizzare uno sweept di frequenza drammatico al punto giusto o si potrà controllare e ripetere il risultato desiderato agendo con la maggior accuratezza possibile. Non male.

MM09 tiptop

Ma se la precisione assoluta fosse indispensabile (o, perlomeno, fosse necessario arrivarci il più vicino possibile…) è proprio obbligatorio ragionare con pomelli e tacchette serigrafate? Non necessariamente: a condizione di accettare il controllo numerico, si può entrare trionfalmente nel mondo dell’esattezza adottando circuiti che, come il TipTop Z3000 MkII, usano display a quattro cifre per indicare, in maniera inequivocabile l’intonazione espressa per valore assoluto di frequenza in Hertz, per nomenclatura anglosassione della nota, per numero di ottava.

Ovvio che, prima o poi si avvicinerà verde di bile per l’invida repressa il solito scrotoclasta affermando “ma è digitale”… quando i soccorritori gli avranno portato il ghiaccio per fermare l’epistassi causata dal vostro pugno sul naso, potrete abbaiargli in faccia: è analogico sotto controllo digitale!

Tiriamo le somme

Un parametro banale come la regolazione della frequenza può creare già dei problemi nella scelta del modulo più adatto (ci siamo concentrati su Euro Rack, ma la stessa cosa può avvenire negli altri formati).

Come al solito, la scelta è tra la velocità e la precisione: a seconda dei contesti, può essere necessario privilegiare l’una rispetto all’altra; comandi dedicati e costosi garantiscono maggior controllo e dettaglio, ma rallentano le procedure e dal vivo possono risultare scomodi; comandi più grossolani possono essere suonati con maggior divertimento e relax, a patto di non dover cercare per forza quella frequenza.

Per tutto il resto – non stiamo scherzando – c’è il digitale.

La prossima volta, ragioneremo sulle forme d’onda e sulle possibilità offerte. Poi, purtroppo, avremo modo di tornare a parlare della frequenza come destinazione di modulazione. Sigh…

 

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Comments (17)

  • clod

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    ottimo è la domanda che sto facendo al mio flusso creativo…ho 8hp libere e sto vagliando decine di possiilità..

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  • Attilio De Simone

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    La mia opinione è che prima di passare ad un modulare bisogna avere le idee MOLTO chiare altrimenti finisce in un bagno di sangue per correggere eventuali errori di impostazione dovuti a scarsa conoscenza.
    Bisogna aver sperimentato molto sui synth tradizionali, sui modulari virtuali (Arturia Modular, Reaktor, ci sono anche ottimi freeware) per farsi un’idea precisa di ciò che realmente serve, di ciò che si usa per i progetti che si hanno nella propria testa. Una domanda: in ambito modulare esistono inviluppi analogici che superano i 40 secondi per singolo step?
    Faccio un esempio: si reaktor lavoro molto con inviluppi che abbiamo la funzione di loop con gli step delay, attack, decay e release che si aggirano intorno ai 40-60 secondi. In ambito modulare, esistono inviluppi analogici con queste caratteristiche, oppure si possono sviluppare solo in ambito digitale?
    Fatta questa considerazione, mi viene da pensare che ci sono varie macchine analogiche (o ibride) che pur non essendo modulari, dovrebbero consentire l’accesso a quasi tutte le sonorità ottenibili coi modulari (ovviamente con varie limitazioni), penso al Moog Sub37 e al Dsi Pro2, giusto per citare un paio di esempi.

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    • Enrico Cosimi

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      inviluppi così lunghi sono molto rari, se non impossibili, in ambiente full analog; un sano oberheim xpander, o un monofonico sufficientemente evoluto, può produrre timbriche molto complesse… 😉

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  • pierpaolo

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    buongiorno!!! ho un problema nel collegare un pedale effetti behringer buc 400 chorus a un korg volca bass…….. avendo un atastiera m audio axiom air 25 una scheda icon cube e una device icon neomidi 2

    ( ho provato a fare qualche collegamento per cercare di suonare il volca bass con l effetto del behringer buc400ma aime’ niente, si sente solo un rumore di fondo tipo fischio di trenooo!!…. se mi potrebbe dare qualche consiglio affinché questo acquisto non sia andato perso .. grazie!!

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    • Enrico Cosimi

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      prendi l’audio out della Volca e mettilo nell’ingresso del BUC 400; poi esci dal BUC e entri nella scheda audio icon… :-)

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  • pierpaolo

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    Grazie prof.cosimi……consigli sempre preziosi

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  • Pierpaolo

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    Salve prof cosimi.. ho seguito il suo consiglio ma ….. con le casse monitor accese si sente solamente un tac tac tac tac continuo…e un forte ronzio… ho un pedale effetti nux time core delay… e un begringer buc 400 ultra chorus… che presenta gli stessi sintomi.. ronziii e ticchettii una volta che lo collego…. non so. Sara la scheda audio o ho sbagliato io qualcosa:-):-(

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    • Attilio De Simone

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      All’interno di quale software ascolti l’audio?
      Hai settato correttamente la latenza della scheda audio?
      Hai attivato correttamente tutte le impostazioni dal software per ascoltare in tempo reale l’audio in ingresso?
      Il problema si presenta con tutti i suoni in ingresso o solo con il buc 400?
      Hai letto il manuale della scheda audio?
      Hai letto il manuale del software che usi per registrare l’audio?

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  • Pierpaolo

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    Ciao ti ringrazio… della tua attenzione…. allora utilizzo ableton 9 con quella scheda audio da quasi un anno.. mai avuto problemi. Collrgando il volca keys in uscita all in del buc 400 e dall out del buc 400 all in della scheda audio succede questo….. forse e come consigli te…. cioe di verificare i parametri della latenza…. pero se fosse cosi. Mi chiedo come potrebbe un berhinger chorus buc400 creare un cosi tale inconveniente fruscio ticchettio ……me lo fa anche il nux time core delay su tutti i 7 settaggi di delay….. non so proprio riuscire a immaginare da cosa potrebbe dipendere gia avendo fatto numerose prove co cavi e cavetti collegatii e ricollegati…………( poi parlavi di settaggi per ascoltare il suono di entrata in tempo reale….Cosa significa???? …

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    • Attilio De Simone

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      Il problema non ė del segnale audio in ingresso ma della scheda audio che non è settata. Hai settato la latenza in modo corretto?
      Hai assegnato in Ableton il driver asio corretto? Hai assegnato l’ingresso audio giusto sulla traccia Ableton da cui stai gestendo il segnale in ingresso? Hai abilitato il monitoraggio in tempo reale del segnale in ingresso sulla traccia audio di Ableton?

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      • Alberto Battaglia

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        Salve Pierpaolo, salve Dott. Enrico e Sig. Attilio.
        Riguardo i problemi di ronzii, ho notato che i due pedali sono entrambe a 9v, ho quindi una domanda da rivolgere a Pierpaolo, i pedali Li fa funzionare a batteria, oppure come sarebbe più consono pensare, Li alimenta a parete con un trasformatore 9v? Quest’ultimo (trasformatore) è originale, oppure è un aftermarket? Se è un after market Ha un 70% di probabilità che questo non sia filtrato, e da quì derivano fruscii tic tac e moltre altre cose, compresi messaggi da entità non necessariamente parallele.
        Se non è nemmeno questo, proverò a simulare la Sua configurazione, possiedo anch’io, sia Ableton 9, che il Volca Bass.
        A proposito, visto che il trasformatore non viene fornito nella scatola del Volca, ne ha uno originale oppure un aftermarket? Se possibile provi ad alimentare Volca e pedale modulante, con le batterie, sapendo perfettamente che sotto questo aspetto il Volca è da leasing.
        Mi perdoni per le millemila domande, spero di esserLe stato di aiuto.
        Saluti

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        • Enrico Cosimi

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          non ho capito: cosa c’entra con i modulari?

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  • Pierpaolo

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    Giusto prof cosimi… effettivamente con i modulari questo discorso non ci azzecca niente:-):-(……. comunque il pedale lo uso con la batteria da 9 volt…. e il volca bass con le 6 batterie stilo……

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  • Antonello

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    Complimenti Prof. Cosimi, finora ho letto con grande attenzione tutta la rubrica, una rassegna così esaustiva non l’avevo mai trovata (neanche in inglese).
    Non vedo l’ora di leggere il resto!

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    • Enrico Cosimi

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      ci vorrà del tempo, ma conto di portare avanti l’argomento… :-)

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  • Tony

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    Enrico per me che mi sto avvicinando ai modulari questa guida era fantastica!!! Ma arrivo qui e scopro che è ferma …. C’è possibilità che continui???

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