Elektron Analog Keys – Prima parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Questo articolo potrebbe sottotitolarsi: “tante cose in poco spazio”. Come già visto nel precedente modello Analog Four, anche in questo caso Elektron ha compresso numerosi comportamenti all’interno dello stesso apparecchio, ponendoli sotto controllo di un’interfaccia utente densa (ci sono comandi in triplice layer shift), ma non priva di fascino. L’importante, è sapere che si vogliono utilizzare – in un colpo solo –  quattro sintetizzatori monofonici analogici, tre effetti, un mixer, uno step sequencer a sei tracce, un motore di conversione/gestione CV/Gate e una tastiera a tre ottave. Insomma, ci vuole pazienza…

Di Enrico Cosimi

A4k front

L’apparecchio, secondo i recenti canoni Elektron, è costruito in maniera solida e affidabile: dimensioni compatte per il box rettangolare schiacciato che si allinea perfettamente all’Analog Four e si allineerà altrettanto perfettamente alla soon to be available Analog Rytm, lunghezza incrementata per ospitare la tastiera.

Parliamo subito di una cosa che ci ha convinto poco: le tre ottave synth action (molto leggere) con sensibilità alla dinamica e all’aftertouch, sporgono dalla plancia di supporto (ma non dall’ingombro complessivo dell’apparecchio) rimanendo sospese per tutta la paletta del tasto bianco; meno rischioso del vecchio montaggio ARP Odyssey, questo tipo di assemblaggio lascia comunque esposti i tasti a possibili traumi durante gli spostamenti più brutali: se non volete investire in un flight case (con 150/180 euro, dovreste cavarvela…), sarà il caso di prestare molta attenzione alle manovre. Detto questo, possiamo partire per l’esplorazione.

 

a4k angled

L’apparecchio

Lo accennavamo in apertura: è solido e compatto, facile da “custodiare” e trasportare in giro per il mondo, perfettamente integrabile in un lineout che comprenda anche RYTM e/o altre apparecchiature Elektron. Lo spazio a disposizione è diviso in zone di pertinenza operativa: in basso, le tre ottave di tastiera, con a sinistra il comodo joystick spring loaded, l’octave transpose e i selettori MultiMap, MIDI Ext eHold. Nella plancia comandi vera e propria, sono raggiungibili i selettori delle sei tracce di sequenza (quattro synth, FX e CV), i selettori per i pattern e i banchi, i tasti di Transport, il display e il relativo corredo di tasti per la navigazione, il blocco dei 10 encoder di editing e dei selettori di (triplice) accesso alle diverse pagine di funzionamento.

Nel pannello posteriore, oltre all’alloggiamento per il cavo di alimentazione a due connettori e l’interruttore On/Off, trovano posto la porta USB (…occhio alle future implementazioni software annunciate da Elektron per tutti gli apparecchi dell’ultima generazione…), la porta MIDI con i connettori In, Out e Thru, le uscite di controllo CV Out A-B e C-D; a queste, devono essere aggiunte le porte Audio In L/R e le uscite Headhpone, Main Out L/R e Individual Stereo Output Track 1-4. Non c’è che dire: una dotazione di gran lusso.

 

ak memory structure

Organizzazione gerarchica dello strumento

Partiamo dal fondo e risaliamo di livello:

  • Di base, ci sono quattro parti timbriche monofoniche, generate da altrettanti sintetizzatori indipendenti; a questi quattro, sotto controllo di quattro tracce di sequenza, si affiancano una traccia per l’automazione degli effetti e una traccia per l’automazione delle tensioni CV & Gate da inviare alle apparecchiature esterne. Ogni timbrica è, nella terminologia Elektron, un Sound programmabile; ciascun Sound contiene tutto il corredo di parametri.
  • L’insieme dei sei blocchi di generazione/trattamento/controllo appena presentati è memorizzabile all’interno di un Kit (ce ne sono 128 a disposizione). Un Kit contiene: i settaggi per le quattro tracce di synth, le regolazioni per la traccia FX e CV/Gate, i Level Settings per le cinque tracce Synth e FX, i parametri di Performance, i settaggi di polifonia.
  • Ciascun Kit può (o non può) essere collegato a uno di 128 Pattern ritmico/melodico programmato nel sequencer interno – tra Kit e Pattern non c’è un vero e proprio “scatto gerarchico”, ma – casomai – ci si mantiene sullo stesso livello.
  • Diversi Pattern possono essere agganciati per il playback sequenziale compilando una di 16 Chain.
  • I 128 Kit, con i 128 Pattern, suddivisi in otto Bank, con tutto l’armamentario dei parametri timbrici dei quattro synth, degli effetti e del CV/Gate sono organizzati in uno di 128 Project, assimilabili grossolanamente alla set list con cui si affronta l’esibizione live.
  • I Project possono fare avanti e indietro, dalla memoria di massa al playback, grazie alle opzioni contenute nella modalità Global. Volendo cercare il pelo nell’uovo, il Project contiene 128 pattern, 128 kit, 16 song, 4 slot global e un Sound pool di 128 timbriche.

 

Quanta memoria c’è dentro Analog Keys? Sufficiente a gestire, attraverso il modulo +Drive, fino a 128 progetti completi di tutto; in aggiunta, il +Drive contiene altri 4096 Sounds pronti all’uso. Per tutto il resto, c’è il trasferimento bidirezionale attraverso porta USB.

 

Se, come probabile, il musicista Elektron addicted si rivolge alla performance live, sarà felice di sapere che, una volta entrato in modo PERF, si possono controllare simultaneamente cinque parametri di traccia, liberamente scelti tra tutti quelli disponibili per le diverse tracce, attraverso la rotazione di un semplice data entry. Chiamatelo macro, se volete, la comodità non cambia.

 

A4k rear

 

La tastiera

Ci sono tre ottave, ma grazie ai traspositori, si può allargare di molto il range utile; una volta superato il limite di due ottave a salire e altrettante a scendere, anche se i LED di segnalazione “sono finiti”, è possibile continuare ad ammassare transpose condando sulla progressiva diminuzione segnaletica dell’accensione LED; in totale, si possono coprire 11 ottave.

La tastiera può lavorare in Multi Map Mode, per accoppiare lungo i 37 tasti le timbriche percussive e un ristretto range di trasposizione melodica assegnata agli altri suoni Bass, Pad, Lead, eccetera.

In External Keyboard Mode, tastiera, joystick e data entry sparano fuori dati MIDI che non influenzeranno il motore di sintesi interno; se avete materiale esterno da gestire, questo potrebbe essere il modo giusto.

In Hold Mode, i tasti diventano a comportamento bistabile: una pressione per catturare l’evento di Nota On, una seconda pressione per liberare l’evento sganciando il Nota Off.

 

La cosa più divertente è la presenza, per ogni tasto, di un LED che segnala il playback della nota corrispondente: selezionando una traccia alla volta, si può capire cosa contiene la griglia di step e farsi un’idea di quello che sta succedendo.

 

assign

Ma Analog Keys è polifonico, tetrafonico o monofonico?

Lo strumento ha quattro canali monofonici di generazione; non necessariamente, devono suonare tutti con lo stesso timbro, ma a prescindere dalla loro sonorità, si possono organizzare in polifonia omo timbrica o multi timbrica per prendere accordi a quattro note sulla tastiera.

In aggiunta, non bisogna dimenticare che lo step sequencer è completamente polifonico, in modo da poter ospitare in ciascuno step di ciascuna traccia, fino a quattro note simultanee (ovvio che se il musicista impila sullo stesso step delle quattro tracce altrettante richieste per quattro voci, non sarà possibile far fronte alle 16 voci complessive richieste con le semplici 14 voci generate dall’apparecchio…).

A seconda delle necessità, pensate ad una traccia di synth kick, si può disabilitare la richiesta polifonica, forzando il canale di sintesi in assoluta monofonia: in questo modo,  il meccanismo di allocazione dinamica dell’apparecchio tralascerà, nei suoi diabolici artifici, il canale in questione, senza che la elektro kick sparisca dal mixaggio.

A proposito di allocazione dinamica: le regole sono sempre quelle, reset, rotate, reassign e unison; quest’ultimo è dotat di parametri per lo spread e il pan spread. Slurp!

 

…e la tastiera? In base alla traccia selezionata (con i tastoni a sinistra), si sintonizzano le tre ottave al controllo della “parte timbrica” corrispondente; ovviamente, potrebbero nascere dei conflitti di attribuzione se, durante il playback, un’esecuzione a quattro voci dovesse fare i conti con la richiesta real time di tetracordi eseguiti dal musicista. Come al solito, vince “chi arriva ultimo”…

 

La prossima volta, parleremo del sequencer.

 

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Comments (2)

  • Giovanni

    |

    Salve, inizio col dire che Elektron mi ha stupito con la potenza delle sue macchine e ciò che mi viene spontaneo chiedermi dopo aver visionato la analog four e la analog keys è la differenza tra queste consiste nei tasti e la manopola x/y oltre che alle 4 uscite separate dei track o c’è qualcosa in più per quanto riguarda suono e capacità che mi sfugge?

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  • Enrico Cosimi

    |

    loro dicono di aver riprogettato completamente la scheda analogica delle voci, per dare alla analog keys la possibilità di suonare meglio sulle basse frequenze, cosa difficile da ottenere – sempre loro, dicono – sulla analog four…

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